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Diritto romano

Fonti

Permettono di conoscere il diritto stesso, di produzione, cognizione e anche archeologiche. Epoca monarchica non abbiamo fonti di produzione a parte le leggi regie, ovvero le leggi che gli storici attribuiscono ai vari re e il mos (usi e costume antichi). Il diritto privato romano si è sempre studiato anche prima delle codificazioni (medioevo studiato come diritto vivente). Il diritto pubblico, invece, a causa delle invasioni barbariche, ma anche nel medioevo a causa del sistema feudale, le istituzioni romane erano poco fruibili, è diventato più attuale dopo la rivoluzione francese.

Panoramica storica

Monarchia

753 a.C. (nascita di Roma) posta da Terenzio Varrone e c’è anche chi la fa coincidere con la nascita di Cartagine 814 come Plinio il Vecchio, Cincio alimento, fino al 509 a.C. I re venivano eletti da qualcuno, non era una successione dinastica. I re di Roma sono sette, però probabilmente non sono esistiti tutti veramente, solamente la dinastia etrusca. Ovvero Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, sconfitti in due battaglie: quella di Ariccia nel 506 a.C. e quella vicino a Cuma la sconfitta definitiva. Diritto ancora poco formato nel periodo della monarchia.

Repubblica (res publica)

Periodo che va dal 509 a.C. fino al 31 a.C., ovvero la fine della Repubblica e l'inizio del principato (governata dal princeps= primo tra gli altri). 31 a.C. abbiamo la vittoria di Ottaviano su Marcantonio nella battaglia di Azio; 27 a.C. finita Repubblica, inizio principato, Cesare diventa Augusto.

Età imperiale

Dal 27 a.C. al 285 d.C. Augusto diventa princeps primo tra gli altri, poi si susseguono tutti gli altri imperatori fino al momento in cui viene proclamato Diocleziano con il Dominato dove l'imperatore è dominus et deus con impostazione assolutistica del potere. Fase sempre dell’impero chiamata 284 d.C. abbiamo Diocleziano, dominato (fase che viene dopo l’impero) l’imperatore comincia ad essere l’unica 285 fino al 565 d.C. fonte del diritto, poi Costantino, poi un susseguirsi di imperatori fino all’ascesa di Giustiniano 527-565 d.C.

Giustiniano

Obiettivo politico: ristabilire il diritto dominato (impero) lui governa dal 527 al 565 (fine del dominato) chiarezza delle norme giuridiche (si rende conto che ci sono stati sei secoli di giurisprudenza ovvero l’attività dei giuristi). L’attività dell’imperatore si manifesta attraverso le costituzioni imperiali, Giustiniano si trova davanti norme che non hanno ancora raggiunto una codificazione.

Opere giuridiche: leggi di Giustiniano

Corpus iuris civili 530-533 d.C., voleva dare omogeneità alla giurisprudenza, quest’opera è anche chiamata Digesto (riporta le norme dal III secolo a.C. al III secolo d.C.). Il digesto è un complesso di iuris, nome del giurista e opera di riferimento.

Codex novus: Tentativo di riunire tutte le costituzioni imperiali fino al 529 d.C., risale ad un anno prima del digesto.

Codex repetite eletionis: Codice aggiornato, riunisce in ordine cronologico tutte le costituzioni imperiali (12 libri).

Istituzioni: facoltà di giurisprudenza 533 d.C. modifica il piano di studi della facoltà di giurisprudenza, guardando al passato, prende come modello Gaio un giurista nel IV secolo d.C.

Tutte queste opere hanno valore di legge 534-565 d.C. procede la sua attività, scrive cose al di fuori del codice, saranno poi raccolte nelle novelle costituzionali.

Raccolta greca o Marciana: Detta raccolta ottima di 168 novelle, tenuta a San Marco a Venezia.

Autentica Bologna: 134 novelle.

Epitome iuliani: 124 novelle scritte in greco e latino.

La differenza tra il codice e le novelle è che nel primo troviamo le costituzioni massimali, ovvero solo il principio, mentre nelle novelle troviamo tutto il procedimento. Importante novella 22.

Livio e Dionigi di Alicarnasso

Due storici dell’epoca augustea, hanno raccontato la Storia di Roma con degli elementi non arcaici anticipando storicamente avvenimenti successivi. Come farà anche Plutarco nelle "Vite parallele". Livio Andronico ha scritto gli Annales e De urbe condita, quest’ultima è scritta annalistica riferendosi agli annales dei pontefici. Mentre Dionigi ha un approccio epocale descrive prima l’antefatto, poi l’avvenimento e poi le sue conseguenze.

L’interesse a trovare un collegamento tra le fondazioni di Roma e la caduta di Troia, nel primo libro del De urbe condita, Livio rappresenta la figura di Enea eroe e antenato nobile.

Leggenda di Enea

Enea nel Lazio trova i latini, una popolazione guidata da un re latino, inizialmente c’è uno scontro poi si arriva ad un accordo, Enea sposa Lavinia e insieme fondano Lavinio. Suo figlio Ascanio sposa una donna latina e insieme fondano Albalonga, in seguito a una lunga dinastia di 12 generazioni si arriva a Numitore che ha un fratello di nome Amulio, il quale spodesta Numitore e fa diventare sua figlia Rea una vestale (sacerdotessa devota alla dea vesta). La ragazza però si unisce comunque con il Dio Marte e dà luce a due gemelli Romolo e Remo. Essendo due gemelli non sappiamo chi è nato per primo quindi si riferiscono agli auspici Romolo prevale e uccide Remo poiché ha valicato il suo confine. Fondazione tipica etrusca.

Monarchia etrusca

Romolo e gli altri re di Roma probabilmente non sono esistiti veramente, solo i tre re etruschi: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo saranno esistiti veramente. Si parlerà infatti di monarchia etrusca.

VIII secolo a.C. non abbiamo ancora una città ma un agglomerato di pagi (villaggi primitivi sul colle Palatino), popolazione che si accumula dall’esterno e che si avvicina ai Pagi, i quali si basavano sul Mos, questa "popolazione alluvionale" dei raminghi forma perciò un rapporto di Patronato-Cliente, poiché non conforme al mos, che porterà poi alla distinzione patrizi e plebei.

Pagi e struttura sociale

I Pagi vivevano sotto un coordinamento da parte del pater familia, ovvero colui che non ha nessuno al di sopra di lui è il capo del pagus. I rapporti tra pagi e questa popolazione alluvionale sono eteronomi (questo può portare quindi a delle malformazioni) si può parlare di sinecismo. Gens è un gruppo politico-economico-sociale e parentale condividono il nome ma si tratta di una situazione di parità tra membri senza parentela per gradi o un capostipide come la famiglia e le famiglie si distinguevano perché avevano un diverso cognomen. Avevano delle norme sia dalle decisioni di gruppo (decreta gentilizia) che dai mores.

Mommsen e la monarchia

Mommsen, uno storico nato nel 1800, sostenne che la derivazione delle magistrature repubblicane è dal ceppo dell'antica monarchia, negando la loro derivazione da una forma di delega del popolo stesso. Seguendo il pensiero di Hegel, dice che non bisogna occuparci di definire la monarchia, la monarchia è una e lo stato si impersonifica nel monarca che, quando muore, viene scelto dall'impersonificazione del senato. Per Mommsen bisogna evitare la divisione dei poteri e la sovranità popolare, anche nell'epoca repubblicana ritiene che la magistratura sia sempre un potere dello stato.

Teorie sulla fondazione di Roma

  • Teoria del sinecismo: Organizzazione tra gruppi di famiglie. Esse abitavano vicino al Tevere in una posizione favorevole agli scambi e si sono unite nella necessità di una difesa comune.
  • Oltre alla teoria del sinecismo, nel corso del Novecento sono state proposte altre teorie sulla fondazione di Roma:
    • Secondo la tesi patriarcale di Vico, lo Stato si è sviluppato come evoluzione della famiglia, della gens.
    • Secondo la tesi di una realtà superiore da cui diramano le realtà minori le famiglie si sono diramate dallo Stato (tesi di Stato nazionale della stirpe).

La storia si scrive in funzione del presente, concetto di stato come evoluzione.

Caratteristiche monarchia

I dati certi non sono la durata di 250 anni (divisi per 7 con 35 anni per ogni re) ma sono tre:

  • Si trattava di una monarchia elettiva, non dinastica. Alla morte del re, si stabiliva l'interregnum e il potere veniva temporaneamente assunto dal più anziano dei patres (gli anziani del villaggio, che costituiranno poi il Senato, durante l'interregnum, ciascun pater governava per cinque giorni e si consultavano gli auspicia per la scelta del nuovo re) fino all'elezione del nuovo re. L’interrex sceglieva il nuovo re (spesso affidandosi agli auspicia) e la scelta veniva poi ratificata dall'assemblea dei cittadini maschi della città, il comizio curiato. La carica veniva attribuita con la LEX CURIATA DE IMPERIO, un atto di volontà popolare così chiamato dal luogo dove si riunivano i comizi (Curia viene da "coviria", ossia "unione di uomini"). Ogni tribù ovvero l’istituzione territoriale per istituire la cavalleria e secondo Livio abbiamo i Ramnes - latini in senso stretto, Tities - forse dal re sabino Tito Tazio e Luceres - forse di derivazione etrusca che davano un contingente di dieci curie, per un totale di trenta. Struttura ternaria: artificiale con una divisione.
  • Spesso il monarca veniva chiamato da fuori e non era necessariamente latino (un esempio sono i re etruschi).
  • Il monarca ha un imperium che gli viene affidato dal popolo; pertanto, non gode di un potere assoluto. Di fatti, quando l'ultimo re, Tarquinio il Superbo, assunse un potere tirannico, venne destituito e nacque la Repubblica. E anche l'estremo sacerdote.

Pomerio: Striscia di terra che fissava il limite spaziale tra potere di imperio e auspicio in città e in campo militare.

  • Popolo comuni narni maschili
  • Assemblee dei Patres: Un Patres in veste di Inter Rex sceglie il nuovo Rex e l’Imperium gli viene conferito dai comizi curiate attraverso la Lex curiate di Imperium, attraverso anche gli auspicia (giuramento di fedeltà)
  • Clientes: Colui che ascolta e obbedisce, patronato cliente

Organismi statali della monarchia arcaica

Gli organismi statali dell’età monarchica sono stati istituiti dai re etruschi:

Rex

Ha carica elettiva ed è il perno del potere monarchico. Considerato il primo tra i sacerdoti e capo militare della civiltà, garante principale della pax deorum. Era incaricato di prendere gli auspici quindi interrogava gli dei, munito dell’Imperium militiae e domi (detiene il potere politico e militare). Eletto secondo Livio dai comizi curiati; emanava norme giuridiche, amministratore della giustizia. Aveva degli ausiliari: nella giurisdizione criminale i duoviri perduellionis e i questores parricidi; il magister populi e il magister equituum. Mommsen ripercorrendo attraverso la sua opera (diritto pubblico e penale romano) la storia lo fa in funzione della sovranità statale e non popolare dice che il rex è scelto da una istituzione, il console prende i poteri dal suo predecessore e non dal popolo, il magistrato vota su proposte di altri magistrati.

Curie (comizi curiati)

Alcuni con questo termine intendevano il territorio, ma è più probabile che per curie si intenda l’insieme di uomini armati. Il comizio curiato conferisce i poteri al Rex eletto, quando muore il potere torna al Senato ovvero al Patres. Attraverso la lex curiata de imperio le 30 curie ratificavano la scelta del nuovo re. Il sistema di proclamazione del Rex è elettivo non di successione. I comizi curiati non si occupano solo dell’elezione del Rex ma anche dell’adrogatio (adozione) il Pater familia può essere adottato da un’altra. Il testamento era orale ma attraverso un calator (soggetto che segna le volontà del decus) in questo caso prendevano il nome dei comizi calati (convocati due volte l’anno presieduti una volta dal rex e una dal Pontefice massimo). I Comizi centuriati rappresentano chi è economicamente più forte perché divisi per censo. Le curie furono sostituite dalle centurie quali distretti di leva e censitari, determinandosi questa struttura del comizio centuriato timocratica che va a rompere le oligarchie gentilizie. 18 centurie di cavalieri (censo più alto di 400 mila sesterzi e hanno un’armatura più pesante) poi 5 classi di censo da quello più alto a quello più basso quindi piramidale: prima classe 40 iuniores e 40 seniores, II; III;IV 10 iuniores e 10 seniores e V 15 e 15 più 2 fabri. Restava 1 centuria di proletari, esclusi dalla milizia. Da ciò derivava un totale di 193 centurie, delle quali (escluse le 18 di cavalieri, quella dei proletarii e quelle dei seniores), discendeva un organico corrispondente a due legioni: probabilmente, però, il comizio serviano era meno articolato, corrispondendo ad una legione soltanto.

La struttura a noi nota corrisponde, d'altra parte, ad un'epoca più tarda, nella quale, in periodo repubblicano, questo svolgeva funzioni in campo elettorale, legislativo e giudiziario.

Senato

Composto dai senex, ovvero gli anziani del villaggio che partecipavano all’assemblea e a elezione del Rex. Svolgeva funzioni ausiliari del re; scelta dal rex: assumeva l’interregnum alla sua morte e ciascun pater governava per cinque giorni e si consultavano gli auspicia per la scelta del nuovo re. Si ipotizzano prima 100, 200, 300 però sembra un numero eccessivo.

Collegi sacerdotali

Senso laico, religiosi negli atti che venivano fatti, il re è supremo sacerdote della città quindi anche di questi collegi. Le vestali erano molto importanti potevano essere da cinque a 12 tenevano la fiamma protettrice di Roma, non potevano procreare e se venivano meno ai loro compiti venivano uccise o seppellite vive. I principali collegi sacerdotali erano tre: gli auguri tre poi cinque, interpretano il volere divino attraverso il volo degli uccelli, leggevano gli auguri i comportamenti animali, gli auspicia venivano svolti dal re quotidianamente. Gli auspici sfavorevoli sospendevano un atto che una volta cessati però poteva essere ripreso, mentre l’augurium negativo viziava in modo permanente un’attività, un luogo, una persona che rivestiva una carica determinandone l’abbandono o la deposizione; i feziali sono 20 sacerdoti nominati a vita prendono il nome da fides o fedus, depositari del diritto sacro relativo ai trattati di alleanza e alle dichiarazioni di guerra. Il loro capo era chiamato pater patratus; pontefici collegio istituito da Numa Pompilio 5 membri, ruolo più importante giuridicamente e avevano il monopolio della giurisprudenza, in quanto non erano tenuti a giustificare le proprie decisioni, che dipendevano dalla volontà oracolare. Si occupavano del diritto e del mos rispondevano con gli oracoli, erano "giudici e arbitri degli affari umani e divini". Determinavano ciò che era nefas (illecito) e fas (lecito) su quando trattare gli affari civili in funzione del diritto divino. Il pontefice Massimo, con carica a vita, redigeva gli Annales Maximi con i principali avvenimenti dell’anno e conservavano i Fasti consolari (elenco dei consoli eponimi).

Legges rege

Si chiamano leggi in quanto sono "mos" messi per iscritto, sono leggi che il Re dà alla popolazione, attribuita un po’ a tutti i re, con anticipazione storica a Romolo. Romolo e Numa interpretavano il Mos con metodologia oracolare secondo Livio.

Già nell’ottocento Feuerbach espresse il principio di legalità: nessun crimine, nessuna pena, senza nessuna legge scritta, se devo subire la sanzione la posso subire solo se tale legge è messa per iscritto. Nella Roma antica fino al 123 a.C. (II secolo a.C.) il diritto penale veniva inteso come una branca del diritto pubblico per tutelare la popolazione, ma non è detto che implicasse il principio di legalità. A partire da Caio Gracco (II secolo a.C.) si porterà avanti l’idea che sulla vita di un cittadino per incidere c’è bisogno di una legge che vada a reprimere una fattispecie criminosa. Nell’epoca arcaica all’interno del Pagus ci si affidava alla vendetta privata (mancanza di proporzionalità, giustizia individuale) poi si è passati alla vendetta privata regolamentata dallo Stato, come la "legge del taglione". Questa era più proporzionata si sviluppa quindi l’idea che almeno la violenza come giustizia debba essere proporzionata all’offesa. Questo principio è un minimo alla base della legittima difesa, se la mia difesa è proporzionale all’offesa potrei non essere sanzionato in quanto nei limiti della difesa.

Il re si serve di magistrati ausiliari (douviri perduellionis), mira a mantenere la pax deorum, l’interesse del re era anche quello di stabilire la parte il diritto penale, poi ché destabilizzata della comunità.

Nel diritto penale si distingue in

  • Scellera expliabili: offerta alla divinità con un sacrificio. Un esempio vedova che si sposa prima di un anno dalla morte del marito. E abbiamo: la violazione del divieto di contrarre nuove nozze prima di un anno dalla morte del marito, tempus lugendi da parte della vedova, in genere un animale veniva sacrificato. More uxorio ossia la concubina che toccava l'altare di Giunone (dea della famiglia e della fertilità): il matrimonio era quello conforme a diritto, mentre il resto situazioni di fatto tutelate o represse dall'ordinamento.
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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia04345 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Terreni Claudia.
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