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DIRITTO PROCESSUALE PENALE DELLE SOCIETA’

RAGIONI DELLA 231

Nel 2001 il legislatore ha introdotto all’interno del nostro sistema penale e processuale la responsabilità penale delle

società, ha deciso di definirla responsabilità amministrativa delle società per evitare che si potesse ricadere in

situazioni di conflitto con la Carta Cost. laddove è previsto il fatto che la responsabilità penale è personale. Questa

disciplina fonda le sue radici in quello che erano i disastri ferroviari che si sono verificati in Inghilterra nel 1840, da lì

si è iniziato a ragionare su questa ipotetica responsabilità vicaria della società, già nel 1944 si capiva che tale

responsabilità aveva un limite che consisteva nel fatto che mancava la colpevolezzza della società. Era importante

verificare se i soggetti agivano nell'interesse a vantaggio della società.

Nel 1944 compare sulla scena di questa disciplina il principio dell’immedesimazione, si andava a valutare l’esistenza

di questa fattispecie di reato andando ad analizzare gli stati mentali dei funzionari che avevano agito per la società,

se in capo a questi soggetti esisteva una vera e propria volontà di commettere questi reati a vantaggio della società

stessa, si decise che gli stati mentali di questi funzionari che avevano agito per la società potevano essere attribuiti

alla società stessa.

L'ulteriore progresso dei canoni di imputazione di questo tipo di responsabilità in capo alla società viene a registrarsi

in due momenti successivi nel Regno Unito: 87 e 97 in occasione di due disastri navali, si cerca di andare ad accertare

la responsabilità non solo delle persone fisiche ma anche delle società, non è più sufficiente il principio

dell'immedesimazione pertanto il focus ben presto si sposta dall'organizzazione organica all'organizzazione della

società la quale consente di enucleare un ulteriore concetto che è il concetto della colpa in organizzazione che serve

per descrivere quella che è l’essenza del rimprovero rivolto all’ente. È stato necessario andare a individuare l’essenza

del rimprovero cioè cosa si rimprovera all’ente, per ascrivere una responsabilità alla società occorre andare a vedere

dove questa è carente.

In Italia si è deciso nel 2001 di dare attuazione a questo tipo di responsabilità andando a identificare l’impresa come

un centro di interessi capace di generare e favorire la commissione di fatti illeciti anche delittuosi. In attuazione di

direttive di natura internazionale la legge delega 300 del 2000 traccia le direttive di fondo che siglano l'abbandono del

principio societas delinquere non potest. Con questa legge delega viene introdotta la responsabilità amministrativa

dell’ente per reati commessi nel suo interesse o vantaggio, occorre tenere in considerazione che si tratta di una

disciplina che ha trovato ingresso nel nostro sistema passo dopo passo dato che si temeva che questa disciplina

potesse andare ad impattare sul nostro sistema in modo premiante pertanto si è deciso di introdurre questa materia a

poco a poco (inizialmente articolo 24 e 25 fattispecie di reato contro la PA, successivamente abbiamo un ampliamento

a più di 200 ipotesi di reato all'interno dei quali non vi sono solo reati di natura dolosa ma sono stati inseriti anche

reati di natura colposa).

NATURA DELLA RESPAONABILIA’ GIURIDICA

Si tratta di una delle questioni più rilevanti per quanto riguarda il decreto 231. Vi sono tesi sulla natura della

responsabilità che sono contrapposte: Le sanzioni applicate sono sanzioni di natura penalistica (pecuniarie e

interdittiva) e lo strumento che si utilizza per andare ad accertare la responsabilità della società è il processo penale

pertanto si tratta di una responsabilità penale.

Taluno ha affermato che si trattasse di responsabilità di natura oggettiva andando a mutuare il paradigma civilistico

della responsabilità oggettiva quale riflesso del criterio di imputazione. Coloro che sono andati ad agganciarsi a

questa tipologia di responsabilità oggettiva dell'ente hanno affermato che si tratta di responsabilità di natura

amministrativa poiché troviamo una serie di articoli che trattano le cosiddette vicende modificative dell’ente. La

legge prevede che anche laddove l’ente venga ceduto/fuso questa tipologia di responsabilità segue il nuovo ente che

si va a costituire da qui abbiamo questo tipo di responsabilità di carattere amministrativo.

Abbiamo un terzo profilo che è una tipologia di responsabilità riconducibile a un terzo genus ovvero è una

responsabilità derivante da reato che si accerta attraverso il processo penale ma non è una vera e propria

responsabilita penale. Congiunge alcuni tratti della natura penale e alcuni tratti della natura amministrativa.

MICROSISTEMA SOSTANZIALE E PROCESSUALE

Profili premiali del decreto legislativo 231 del 2001

Osserviamo che siamo di fronte ad un sistema fortemente premiale cioè un sistema costellato di norme positive, non

soltanto previsioni atte a punire l’ente per un reato commesso ma anche norme che ricollegano ad alcuni

comportamenti dell’ente delle conseguenze positive da parte del sistema. La normativa 231 è costellata di momenti

che premiano l’ente che, consapevole di non aver agito in modo lecito, torna sui binari della legalità, ciò rappresenta

una peculiarità di questo sistema.

La premialità consiste nell'espressione della finalità specialpreventiva che caratterizza il decreto legislativo 231 e dà

la possibilità all’ente che dimostra di essersi ravveduto di essere premiato.

LE FONTI MEDIATE E IMMEDIATE

E’ necessaria la consueta distinzione tra fonti mediate e immediate della materia.

Le fonti immediate sono quelle che hanno un rapporto immediato con la normativa 231, sono fonti tendenzialmente

interne del nostro ordinamento. Le fonti mediate sono fonti che necessitano di un atto dell'autorità nazionale per

essere recepite.

Entrambe le tipologie di fonti hanno una rilevanza nei confronti della normativa 231, soprattutto per spiegare la sua

nascita. La normativa 231 è nata per due motivazioni,da un lato per adempiere alle fonti sovranazionali che già da

tempo sollecitavano una normativa che punisse le persone giuridiche, dall'altro lato la normativa 231 nasce per

colpire la sempre più dilagante criminalità d'impresa.

Le fonti mediate➜ Il decreto legislativo 231 del 2001 che è stato emanato sulla base della delega numero 300 del 2000,

dalla rubrica si evince che il legislatore voleva dar seguito agli impulsi sovranazionali. Possiamo citare ad esempio la

convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle comunità europee,il protocollo siglato a Dublino allegato alla

precedente dichiarazione, un altro protocollo concernente l'interpretazione in via pregiudiziale da parte della Corte

di giustizia delle comunità europee di detta convenzione con annessa dichiarazione ecc. In questi anni l'unico che

davvero sollecita il nostro Stato a predisporre una normativa che punisse le persone giuridiche oltre a quelle fisiche è

la convenzione elaborata dall'OCSE. (atti importanti per l'introduzione della 231)

Queste fonti sovranazionali si possono osservare guardando la lista dei reati presupposto della 231. La società viene

punita perché un soggetto che fa parte della società commette un reato nell’interesse o a vantaggio della società, se

la commissione di questo reato è stato possibile per una lacuna organizzativa della società (la società non aveva il

modello di organizzazione e gestione) è possibile punire la società. I reati presupposto sono disciplinati dagli articoli

reato presupposto nell'interesse o a vantaggio della società possiamo

24 e ss della 231. Se il soggetto commette un

punire la società.

Le fonti immediate➜ la prima ad essere citate è la legge delega numero 300 del 2000 che ha ispirato il decreto

legislativo 231 del 2001, già nella legge delega sono presenti i caratteri dominanti di questa disciplina. In particolare

si allude ai reati presupposto, si fa riferimento all’interesse e al vantaggio, ad un apparato di sanzioni, inoltre si fa

riferimento anche al procedimento e al fatto che l'accertamento della responsabilità deve avvenire nel procedimento

penale. Tra le fonti immediate si cita anche la Costituzione perché nella misura in cui viene varato un atto nel nostro

ordinamento la costituzione dovrebbe essere sempre il faro che orienta la normativa ordinaria.

Un principio che spesso entra in gioco quando si parla di responsabilità degli enti è l’articolo 27 non soltanto sul

versante della presunzione di non colpevolezza ma anche sul versante di quella famosa affermazione dell’articolo 27

che vuole la responsabilità penale personale. Quando l'articolo 27 della Costituzione al comma 1 dice che la

responsabilità penale è personale, ci sta dicendo che è vietata la responsabilità per fatto altrui.

Tra le fonti immediate vi è il codice di procedura penale. Il codice di procedura penale è compatibile poiché se un

istituto non è disciplinato dalla 231, nel processo agli enti non è che non si applica, si potrebbe applicare tramite il

rinvio al codice di procedura penale.

Rapporti tra articoli in tema di processo penale con il codice di procedura penale

Articoli 34 e 35 prendono in considerazione delle situazioni particolari che rimandano a quello che è il codice di

procedura penale in quanto compatibile con le disposizioni riguardanti il processo agli enti. Compatibilità nel senso

che occorre andare a verificare se le norme del codice di procedura penale che sono destinate alle persone fisiche

possono trovare applicazione anche nei confronti di persone giuridiche. Dall’altra parte ci troviamo di fronte ad un

rinvio che dal punto di vista interpretativo deve essere ispirato alla finalità che si pone il decreto legislativo 231 che è

quella di moralizzare il modo di fare impresa.

L’articolo 1 afferma che il presente decreto legislativo disciplina la responsabilità degli enti per illeciti amministrativi

dipendenti da reato, perciò abbiamo una raffigurazione di illecito amministrativo che dipende da reato. Il secondo

comma afferma che le disposizioni si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni

l’autonomia patrimoniale

anche prive di personalità giuridica. Pertanto ciò che deve essere preso in considerazione è

dell’ente, cioè la società che può essere aggredita al di là del patrimonio della persona fisica, al di là del soggetto

persona fisica al quale eventualmente viene applicata la sanzione a seguito del processo. L'applicazione riguarda

sicuramente tutte le società di capitali, alle associazioni riconosciute, alle fondazioni anche di natura bancaria, alle

istituzioni di carattere privato, alle società cooperative, ai consorzi che svolgono attività esterna, ai fondi comuni di

investimento ecc.

L'attuale giurisprudenza afferma che gli enti sottoposti a procedure concorsuali e gli enti che sono stati dichiarati

falliti, possono subire un procedimento di cui al decreto legislativo 231 per la tipologia di reati presupposto poiché a

seguito della chiusura del fallimento e a seguito seguito della procedura concorsuale l’ente può riprendere a

funzionare e pertanto potrebbe essere un soggetto nei confronti del quale la sanzione potrebbe essere applicata. Ciò

significa che sia la procedura concorsuale sia il fallimento non equivalgono alla morte dell’ente bensì a un periodo di

stasi dell’ente che può eventualmente rinascere.

Rimangono esclusi da questa categoria (dal fatto che possono essere destinatari di queste disposizioni) gli

imprenditori individuali, le imprese familiari perché il patrimonio è il medesimo della persona fisica. Perciò in questo

caso l'applicazione del decreto 231 e l'eventuale applicazione di una sanzione nei confronti di una società individuale,

diventerebbe una duplicazione della sanzione alla persona fisica. Non viene applicata viceversa questa previsione

per quanto riguarda le società,ad una società che termina la propria attività e viene cancellata dal registro delle

imprese.

Morte società➝ si ha nel momento in cui viene cancellata dal registro delle società.

Ulteriori limitazioni con riferimento all’applicazione di queste discipline le troviamo nel comma 3 dell'articolo 1 il

quale afferma che non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici

nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

Gli enti pubblici non economici: sono tutti quegli enti che pur avvalendosi di tuttii di diritto privato erogano un

servizio pubblico senza intenti di lucro ad esempio le ASL, le aziende sanitarie locali, le università pubbliche, le

camere di commercio e la croce rossa.

Enti con funzioni di rilievo costituzionale: non può essere applicato alle commissioni nazionali per le società e la

borsa ad esempio CONSOB, alle autorità garanti per la concorrenza per il mercato, per le generazioni delle

comunicazioni, non può essere applicata all’agenzia interregionale per il Po.

L’articolo 2 sostiene che l’ente non può essere ritenuto a responsabile per un fatto costituente reato se la sua

responsabilità amministrativa in relazione con il reato e le relative sanzioni non sono espressamente previste da una

legge entrate vigore prima della commissione del fatto. Significato➜ Non può esistere una responsabilità dell’ente ex

D.Lgs. 231/2001 se, al momento della commissione del reato presupposto, non era ancora prevista una responsabilità

per l’ente in relazione a quel reato; È un’applicazione del principio di legalità e di irretroattività della norma

sfavorevole.

Da una parte vengono individuati i singoli reati dai quali discende la responsabilità dell’ente e dall’altra parte

dobbiamo dire che i reati che vengono contestati devono essere caratterizzati da un canone di determinatezza e

tassatività dal punto di vista di descrizione del reato e dal punto di vista sanzionatorio.

Tuttavia vediamo che il legislatore in più occasioni ha disatteso questi canoni di determinatezza e di tassatività della

norma incriminatrice, in quanto ha introdotto all'interno di queste discipline, ad esempio, fattispecie di criminalità

organizzata e le fattispecie di terrorismo.

La corte di cassazione è intervenuta affermando che occorre non solo che sia contestata l'associazione a delinquere

ma l'associazione delinquere deve essere finalizzata a sua volta al compimento di un reato presupposto perché

diversamente diventa lo strumento dell’associazione a delinquere volto ad aprire il catalogo dei reati presupposto

anche reati che da questi sono diversi. L’articolo 3 afferma che l'ente non può essere ritenuto responsabile per un

fatto che secondo una legge posteriore non costituisce più reato in relazione al quale non è più prevista la

responsabilità amministrativa dell’ente.

L’articolo 4 ci parla dei reati commessi all'estero, la norma è generica ed afferma che nei casi e alle condizioni previsti

dagli articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale, gli enti aventi nel territorio dello Stato la sede principale rispondono anche

in relazione ai reati commessi all'estero, purché nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato

commesso il fatto. Tema delicato poiché oggi ci troviamo di fronte a società che operano in tutto il mondo (società

che hanno la sede legale in Italia ma operano in tutto il mondo).

Illecito amministrativo= reato presupposto, sogg in posizione apicale o dipendente + interesse/vantaggio

REATI PRESUPPOSTO DELLA 231

In sede di attuazione il legislatore aveva privilegiato la cosiddetta illiceità del profitto, ovvero ha fatto rientrare nella

231 tutti quei reati rispetto ai quali si poteva andare a individuare una illiceità del profitto.

Art.24➜ Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato, di un ente pubblico o dell'Unione europea o

per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico e frode

nelle pubbliche forniture.

Art. 25➜ Peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione

Inizialmente vi erano queste due tipologie di reati, poi pian piano sono entrati all'interno di questa categoria reati

che hanno a che fare con l’attività di impresa e reati che non hanno a che fare con l'attività di impresa. E’ stato

introdotto l’articolo 25 bis che parla di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti

o segni di riconoscimento. L’articolo 25 ter che disciplina i reati societari. Aritcolo 25 quater delitti con finalità di

terrorismo o di eversione dell'ordine democratico.

Articolo 25 quater 1 pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili

Articolo 25 quinquies delitti contro la personalità individuale

Articolo 25 sexties absui di mercato

Articolo 25 septies omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela

della salute e sicurezza sul lavoro.

Hanno trovato ingresso anche i delitti in materia di violazione del diritto di autore, i reati ambientali, l'impiego di

cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.

Articolo 25 ter comma 1 che prevede per i reati societari un ampliamento delle sanzioni al doppio.

Ulteriormente abbiamo razzismo e xenofobia, reati tributari, contrabbando, delitti contro il patrimonio culturale…<

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Scienze giuridiche IUS/16 Diritto processuale penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianasi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale delle società e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Forni Mario.
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