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RIASSUNTO

1. Inquadramento e Funzione del Diritto Processuale

Il diritto processuale civile ha come obiettivo primario la tutela giurisdizionale dei

diritti. Secondo l'art. 2907 c.c., l'autorità giudiziaria provvede alla tutela dei diritti su

domanda di parte (o, in rari casi, d'ufficio o su istanza del P.M.). L'attività

giurisdizionale si sostanzia nel processo, inteso come una serie coordinata di atti dove

ogni atto è presupposto di quello successivo e conseguenza di quello precedente,

culminante in un provvedimento finale (solitamente una sentenza) emesso da un giudice

terzo e imparziale.

Le norme processuali sono fondamentali perché garantiscono la validità della

decisione: un provvedimento, per essere "giusto" (conforme alla realtà giuridica), deve

innanzitutto essere valido, ovvero emesso nel rispetto delle regole che disciplinano il

cammino processuale. In questo contesto, è cruciale distinguere tra:

Questioni di merito: riguardano la fondatezza della pretesa sostanziale e la

 controversia giuridica.

Questioni di rito: riguardano il rispetto delle norme processuali e la regolarità

 dello svolgimento del giudizio.

2. Garanzie Costituzionali e Sovranazionali

Il pilastro del sistema è l'art. 24 della Costituzione, che sancisce il diritto di tutti (non

solo dei cittadini) di agire in giudizio. Questa norma impedisce al legislatore di creare

diritti senza prevedere una correlata tutela giurisdizionale.

Diritto alla difesa: L'art. 24, comma 2, definisce la difesa come un "diritto

 inviolabile in ogni stato e grado del procedimento".

Giusto processo: L'art. 111 Cost. stabilisce che la giurisdizione si attua

 mediante il giusto processo regolato dalla legge, introducendo una riserva di

legge esclusiva a favore dello Stato.

Principi sovranazionali: L'art. 47 della Carta di Nizza e l'art. 6 TUE rafforzano

 il diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice indipendente e a un processo

equo entro un termine ragionevole.

Viene inoltre analizzata la giurisdizione condizionata, dove l'accesso al giudice è

subordinato al previo compimento di certe attività (condizioni di procedibilità), e

l'autodichia degli organi costituzionali, ritenuta legittima nonostante limiti l'accesso

alla giustizia ordinaria per i dipendenti di tali organi.

3. Forme di Tutela Giurisdizionale

L'ordinamento prevede tre tipologie principali di tutela per rispondere alle diverse

esigenze dei titolari di diritti: 1

Tutela Dichiarativa (o di Cognizione): mira a eliminare l'incertezza circa

 l'esistenza o il modo di essere di un rapporto giuridico. Si conclude con una

sentenza che "fa stato" tra le parti (cosa giudicata sostanziale, art. 2909 c.c.),

dettando la regola del caso concreto che sostituisce la norma generale.

Tutela Esecutiva: interviene quando, nonostante un titolo esecutivo (es. una

 sentenza di condanna), l'obbligato non adempie. Serve a ottenere l'attuazione

pratica del diritto, anche in via coattiva (espropriazione forzata o esecuzione in

forma specifica).

Tutela Cautelare: è una tutela strumentale e provvisoria, volta a evitare che il

 tempo necessario per ottenere la tutela cognitiva o esecutiva pregiudichi il diritto

stesso (periculum in mora). Si basa sul "fumus boni iuris", ovvero un'apparenza

di fondatezza del diritto.

4. Cognizione Piena e Sommaria

Il processo si differenzia anche per la profondità dell'accertamento:

Cognizione piena: garantisce il massimo grado di contraddittorio; le parti

 possono utilizzare tutti i mezzi di prova previsti e trattare ogni questione

rilevante.

Cognizione sommaria: caratteristica dei procedimenti cautelari o speciali, dove

 l'istruttoria è più rapida o parziale. Per salvaguardare il diritto di difesa,

l'ordinamento permette solitamente di "recuperare" la cognizione piena in una

fase successiva.

5. Alternative alla Giurisdizione

Infine, la tutela dei diritti può essere perseguita tramite strumenti alternativi:

Arbitrato: uno strumento eteronomo dove le parti affidano la decisione a un

 terzo (arbitro). Deve essere volontario; l'arbitrato obbligatorio per legge è

incostituzionale poiché nega il diritto di adire il giudice.

Mediazione e Negoziazione: strumenti autonomi dove l'accordo è frutto della

 volontà diretta delle parti.

1. La Tutela di Cognizione: Tipologie di Azioni

La tutela dichiarativa o di cognizione mira a ottenere un accertamento pieno della

situazione giuridica soggettiva e si suddivide in tre specie fondamentali, a seconda del

provvedimento richiesto al giudice:

Azione di mero accertamento: ha l'unico scopo di fare chiarezza sull'esistenza

 o sul modo di essere di un diritto. Questa sentenza produce un "accertamento

prescrittivo", stabilendo in modo vincolante le regole di condotta tra le parti.

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Sebbene non esista una norma generale, è pacificamente ammessa per i diritti

assoluti (come la proprietà, art. 949 c.c.), a condizione che sussista un interesse

ad agire (art. 100 c.p.c.).

Azione costitutiva: trova il suo fondamento nell'art. 2908 c.c. e permette al

 giudice di costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici nei soli casi

previsti dalla legge. Esempi tipici sono la sentenza che produce gli effetti di un

contratto non concluso (art. 2932 c.c.) o l'annullamento di un contratto. Si

collega strettamente alla figura del diritto potestativo.

Azione di condanna: è l'azione più frequente e presuppone non solo

 l'incertezza, ma la lesione di un diritto. Oltre all'accertamento, il giudice ordina

alla parte soccombente di eseguire una prestazione di dare o fare.

2. Gli Effetti della Condanna e la Tutela Esecutiva

L'azione di condanna si distingue per la sua funzione di "porta d'accesso" alla tutela

esecutiva. La sentenza di condanna costituisce, infatti, un titolo esecutivo ai sensi

dell'art. 474 c.p.c., permettendo l'esecuzione forzata se il debitore rimane inerte.

Esecuzione diretta: possibile per obblighi di pagare somme, consegnare beni o

 fare attività fungibili (sostituibili dall'apparato statale).

Esecuzione indiretta (art. 614-bis c.p.c.): per gli obblighi di fare infungibili o

 di non fare, il giudice può fissare una somma di denaro dovuta per ogni futura

violazione o ritardo, fungendo da misura di coercizione per indurre

l'adempimento.

Altri effetti: la condanna permette di iscrivere ipoteca giudiziale (art. 2818

 c.c.) e trasforma le prescrizioni brevi in prescrizioni decennali (art. 2953 c.c.).

3. La Domanda Giudiziale

La domanda è l'atto con cui si esercita l'azione (art. 99 c.p.c.) e definisce l'oggetto del

processo. È soggetta al principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato (art.

112 c.p.c.): il giudice non può decidere oltre i limiti definiti dalle parti.

Gli elementi identificativi della domanda sono tre:

1. Soggetti: le parti del processo.

2. Petitum: si distingue in immediato (tipo di provvedimento chiesto) e mediato (il

bene della vita specifico, come una somma di denaro).

3. Causa petendi: il titolo o le ragioni della domanda, basati sui fatti costitutivi.

4. Classificazione dei Diritti e Cumulo di Domande

Per identificare correttamente una domanda, è cruciale la distinzione tra:

Diritti autodeterminati: (es. proprietà e diritti reali) il diritto è identificato dal

 suo contenuto; anche se cambia il fatto costitutivo (compravendita o

usucapione), il diritto resta lo stesso.

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Diritti eterodeterminati: (es. crediti di somme di denaro) il diritto è identificato

 dal fatto storico; un debito di 100 euro per un mutuo è diverso da un debito di

100 euro per un affitto.

Infine, il processo può presentare un cumulo di domande:

Puro: le domande sono indipendenti tra loro.

 Condizionale: l'esame di una domanda dipende dall'esito dell'altra, e può essere

 consequenziale (es. risoluzione e restituzione), alternativo o subordinato.

Lezione 7: Gli Effetti della Domanda Giudiziale e la sua Modificazione

La Lezione 07 analizza le conseguenze giuridiche che scaturiscono dalla proposizione

della domanda giudiziale, distinguendo nettamente tra effetti processuali e sostanziali.

Effetti Processuali: Il principale è la litispendenza, ovvero la pendenza della

 lite, che si determina con la notifica della citazione o il deposito del ricorso. Altri

effetti includono la perpetuatio iurisdictionis (il momento che fissa la

giurisdizione e la competenza) e l'attribuzione al giudice del potere-dovere di

decidere.

Effetti Sostanziali: Questi servono a impedire che la durata del processo

 danneggi l'attore che ha ragione. Si distinguono in effetti che la domanda

produce "da sola" (es. interruzione della prescrizione ex art. 2943 c.c.) ed effetti

che presuppongono l'accoglimento della domanda (es. la sospensione del corso

della prescrizione fino al passaggio in giudicato della sentenza).

Modificazione della domanda: La lezione chiarisce la differenza tra emendatio

 libelli (modificazione consentita, che precisa o adegua la domanda senza

mutarne il nucleo) e mutatio libelli (proposizione di una domanda nuova,

generalmente vietata se non nei limiti previsti).

Lezione 8: Le Difese del Convenuto e l'Onere della Prova

Nella Lezione 08 l'attenzione si sposta sulla posizione del convenuto e sulle modalità

con cui può contrastare la pretesa dell'attore.

Eccezioni di rito e di merito: Il convenuto può sollevare eccezioni di rito

 (contestando la regolarità del processo) o di merito. Queste ultime si dividono in

eccezioni in senso stretto (che solo la parte può far valere, come la prescrizione)

ed eccezioni in senso lato (rilevabili anche d'ufficio dal giudice).

L'Onere della Prova (Art. 2697 c.c.): È il cardine del sistema istruttorio.

 L'attore deve provare i fatti costitutivi del diritto, mentre il convenuto ha l'onere

di provare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi. La lezione introduce criteri

moderni per la ripartizione di tale onere, come il principio della vicinanza della

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prova, secondo cui l'onere deve gravare sulla parte che ha più agevole accesso

alle fonti di prova.

Lezione 9: Questioni Processuali, Condizioni dell'Azione e Presupposti

La Lezione 09 approfondisce la struttura metodologica del processo, evidenziando

come il giudice debba risolvere le "questioni di rito" prima di poter passare all'esame del

merito. Presupposti Processuali: Sono gli elementi che devono esistere prima della

 domanda o sorgere con essa affinché il giudice possa decidere nel merito (es.

giurisdizione, competenza, capacità delle parti). Se manca un presupposto

insanabile, il processo si chiude con una sentenza di rito.

Condizioni dell'Azione: Identificate tradizionalmente nella legittimazione ad

 agire (coincidenza tra chi agisce e il titolare del diritto) e nell'interesse ad agire

(art. 100 c.p.c.), inteso come necessità di ricorrere al giudice per evitare un

danno ingiusto.

Inderogabilità: Viene sottolineato che, salvo casi eccezionali, le norme sui

 presupposti processuali sono inderogabili dalla volontà delle parti, poiché

attengono all'ordine pubblico del processo.

Lezione 10: L'Autorità Giudiziaria Ordinaria e la Giurisdizione

La Lezione 10 entra nel vivo dei presupposti relativi al giudice, partendo dal concetto di

giurisdizione civile (art. 1 c.p.c.).

Perpetuatio Iurisdictionis (Art. 5 c.p.c.): È un principio fondamentale secondo

 cui la giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo allo stato di

fatto e di diritto esistente al momento della proposizione della domanda.

Mutamenti successivi (es. un cambio di residenza o una nuova legge) non

sottraggono la causa al giudice originariamente adito.

Limiti alla Giurisdizione: La giurisdizione del giudice ordinario incontra tre

 limiti principali:

1. Verso i giudici speciali (es. il Giudice Amministrativo per gli interessi

legittimi).

2. Verso la Pubblica Amministrazione (difetto assoluto di giurisdizione se si

chiede al giudice un atto riservato alla discrezionalità amministrativa).

3. Verso i giudici stranieri (regolato dalla L. 218/1995 e dai regolamenti

UE).

Difetto di Giurisdizione: La lezione introduce la distinzione tra difetto relativo

 (un altro giudice nazionale ha potere) e difetto assoluto (nessun giudice ha

potere), gettando le basi per lo studio dei meccanismi di rilievo di tale vizio.

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Lezione 11: Il Controllo sulla Giurisdizione e la Translatio Iudicii

La Lezione 11 si occupa della dinamica processuale attraverso cui viene rilevato il

difetto di giurisdizione. Il meccanismo cardine è la "rilevazione della questione", che

può avvenire tramite eccezione di parte o rilievo d'ufficio dal parte del giudice.

Regolamento di Giurisdizione (Art. 41 c.p.c.): È uno strumento preventivo

 che permette a ciascuna parte di rivolgersi direttamente alle Sezioni Unite della

Corte di Cassazione per ottenere una decisione definitiva sulla giurisdizione,

prima che il giudice di merito si sia pronunciato. Serve a dare certezza

immediata ed evitare che un lungo processo si chiuda inutilmente per difetto di

potere del giudice.

Translatio Iudicii: Qualora il giudice si dichiari privo di giurisdizione a favore

 di un altro plesso (es. dal giudice ordinario al giudice amministrativo), la legge e

la giurisprudenza costituzionale garantiscono la continuità del processo. Se la

causa viene riassunta entro i termini di legge davanti al giudice indicato, restano

fatti salvi gli effetti sostanziali e processuali della domanda originaria.

Lezione 12: La Competenza per Materia e per Valore

Con la Lezione 12 si entra nel merito della distribuzione del potere decisionale tra i vari

uffici giudiziari ordinari (Giudice di Pace e Tribunale). La competenza è definita come

la "misura della giurisdizione".

Competenza per Valore: Si determina in base al valore economico della

 controversia dichiarato dall'attore. Il Giudice di Pace è generalmente competente

per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a 10.000 euro e per i

danni da circolazione di veicoli fino a 20.000 euro. Il Tribunale ha una

competenza residuale per tutto ciò che eccede tali soglie.

Competenza per Materia: Prevale su quella per valore ed è assegnata in base

 alla natura del rapporto giuridico (es. il Giudice di Pace per le distanze tra alberi

o il Tribunale per lo stato e la capacità delle persone).

Modificazione della domanda: La lezione argomenta come la modifica del

 petitum in corso di causa possa influenzare la competenza, permettendo, per

ragioni di economia processuale, di riportare la causa nei limiti del giudice adito

se la domanda viene ridotta.

Lezione 13: La Competenza per Territorio e l'Eccezione di Incompetenza

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La Lezione 13 esamina la distribuzione "orizzontale" delle cause tra uffici dello stesso

tipo dislocati sul territorio nazionale.

I Fori: Si distingue tra il foro generale (residenza o domicilio del convenuto,

 artt. 18-19 c.p.c.), il foro facoltativo per le obbligazioni (luogo dove è sorta o

deve eseguirsi l'obbligazione, art. 20 c.p.c.) e il foro esclusivo (es. luogo dove è

posto un immobile, art. 21 c.p.c.).

Eccezione di Incompetenza (Art. 38 c.p.c.): È un passaggio cruciale.

 L'incompetenza deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, nella

comparsa di risposta tempestivamente depositata. Il giudice può rilevarla

d'ufficio (per materia, valore o territorio inderogabile) non oltre l'udienza di cui

all'art. 183 c.p.c. Se non rilevata in questi termini, la competenza rimane radicata

davanti al giudice adito, anche se originariamente errata.

Lezione 14: Il Regolamento di Competenza

La Lezione 14 conclude l'analisi della competenza spiegando come si risolvono i

conflitti tra giudici.

Regolamento Necessario e Facoltativo: Il regolamento di competenza (artt. 42-

 43 c.p.c.) è "necessario" quando impugna un provvedimento che ha deciso solo

sulla competenza; è "facoltativo" quando il provvedimento ha deciso sia sulla

competenza che sul merito (in tal caso la parte può scegliere tra regolamento e

appello ordinario).

Regolamento d'Ufficio (Art. 45 c.p.c.): Si verifica quando, dopo una sentenza

 di incompetenza, la causa viene riassunta davanti al nuovo giudice e

quest'ultimo ritiene di essere a sua volta incompetente (conflitto negativo). Egli

non può dichiararsi incompetente, ma deve investire la Corte di Cassazione

d'ufficio.

Sospensione del processo: La proposizione del regolamento sospende il

 processo principale, ma il giudice può comunque compiere atti urgenti, come i

provvedimenti cautelari o l'istruzione preventiva, per evitare che la durata del

sub-procedimento in Cassazione arrechi pregiudizio alle parti.

Lezione 15: La Regolare Costituzione del Giudice e la sua Responsabilità

La Lezione 15 esamina i requisiti affinché l'organo giudicante possa dirsi validamente

investito del potere di decidere. 7

Regolare Costituzione (Art. 158 c.p.c.): È un presupposto processuale la cui

 mancanza genera una nullità insanabile e rilevabile d'ufficio. Riguarda

l'investitura del magistrato (nomina, assenza di pensionamento o trasferimenti) e

la composizione numerica del collegio.

Astensione e Ricusazione: Per garantire l'imparzialità, il giudice ha l'obbligo di

 astenersi (art. 51 c.p.c.) in caso di legami con le parti o interesse nella causa. Se

non lo fa, le parti possono proporre ricusazione (art. 52 c.p.c.).

Responsabilità Civile (L. 117/1988): Viene illustrato il regime di responsabilità

 dei magistrati per dolo o colpa grave. L'azion

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Scienze giuridiche IUS/15 Diritto processuale civile

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolini.sonia72 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Campione Francesco.
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