DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA
Professoressa Maria Eugenia Bartoloni
Diritto dell’unione europea
Cannizzaro, il diritto dell’integrazione europea, Giappichelli, ultima edizione
Diritto dell’unione europea parte speciale estratto università
TUE e TFUE
15 settembre 2025, lunedì
Cos’è l’unione europea?
Da una prospettiva giuridica, l’UE non è riconducibile a nessuna delle categorie consolidate
della teoria generale del diritto, non è ancora uno stato e non è più un’organizzazione
internazionale.
Se si abbandona una prospettiva strettamente giuridica, l’UE è il frutto di un’idea, speranza,
aspirazione, ovvero quella che un continente flagellato dalle guerre e riemerso con le ossa rotte
dalla seconda guerra mondiale, potesse vivere finalmente in pace e che i suoi stati membri e i
suoi popoli potessero vivere in pace, attraverso una costruzione inedita che fa riferimento ad
un concetto nuovo, la SOVRANAZIONALITA’.
L’idea che vi sia un’Europa sovranazionale come antidoto a future guerre e quest’idea la
rintracciamo in tanti contesti: Carta delle nazioni unite 1945, Istituzione consiglio
d’Europa 1949, art 11 della costituzione, art 36 legge fondamentale tedesca.
Si era in un periodo in cui si volevano trovare gli anticorpi per evitare di cadere nel flagello
della guerra.
Dove inizia questo percorso? Ce ne sono diversi e se volessimo rintracciare un inizio, questo
lo troviamo a Ventotene, negli anni ‘40, la seconda guerra mondiale non è finita e il regime
fascista confina intellettuali, considerati eversivi.
A Ventotene, lontano da tutti, si incontrano tre intellettuali di matrice diversa Rossi, Colorni e
Spinelli.
Attraverso una lettura accanita di testi che un editore lungimirante come Einaudi manda loro,
iniziano una riflessione su come dovrebbe essere l’Europa alla fine della guerra e da questo
dibattito nasce il manifesto di Ventotene: “Manifesto di Ventotene per un’Europa libera e
unita”.
Si tratta di un testo che per l’epoca è profondamente sovversivo e costruttivamente pacifista,
che mira alla realizzazione di un nuovo ordine globale che si fonda su concetti nuovi: l’idea del
federalismo come antidoto ai nazionalismi, totalitarismi, imperialismo e dogmatismo autorità.
“La sovranità assoluta degli stati nazionali ha portato alla
Il manifesto di Ventotene recita:
volontà di dominio di ciascuno di essi poiché ciascuno si sente minacciato dalla potenza
degli altri e considera suo spazio vitale territori sempre più vasti che gli permettano di
muoversi liberamente e di assicurarsi i mezzi di esistenza senza dipendere da alcuno. Questa
volontà di dominio non potrebbe acquietarsi che nella egemonia dello stato più forte su
tutti gli altri asserviti” […] “e si è creata la pseudo scienza della geopolitica che vuole
dimostrare la consistenza della teoria degli spazi vitali per dar veste teorica alla volontà di
sopraffazione degli imperialismi.”
Questa sorta di questione di spazi vitali ricorda la Russia che sta invadendo l’Ucraina, il
manifesto di Ventotene avrebbe voluto che tutto questo non accadesse nel suolo europeo.
: “Un saldo stato federale, il quale
La soluzione che viene trovata nel manifesto di Ventotene
disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spezzi decisamente
le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi
sufficienti per far eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni dirette a mantenere un
ordine comune, pur lasciando agli stati stessi l’autonomia che consenta una plastica
articolazione e lo sviluppo di una vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari
popoli.”
In questo brano vengono racchiuse le idee del manifesto di Ventotene su come costruire una
nuova Europa, uno stato federale, non ancora realizzato, il quale disponga di una forza armata
europea al posto degli eserciti nazionali.
Questo profilo era caduto nel dimenticatoio, ma ora è riemerso con drammaticità a causa delle
attuali guerre, è riemersa con grande prepotenza quest’esigenza di un esercito comune.
La caratteristica che ad oggi contraddistingue l’unione europea è che questa è in grado di
dotare gli stati membri di una normativa omogenea, pur lasciando liberi gli stati membri di
difendere le proprie identità nazionali e in questo delicatissimo equilibrio si gioca il
funzionamento e la futura integrazione dell’unione europea.
Questo disegno è stato realizzato in parte, infatti già dall’inizio si sapeva che non sarebbe stato
realizzato tale e quale così come delineato dal manifesto di Ventotene perché la prima
comunità europea, la CECA, è frutto di un altro testo fondamentale che costituisce il vero e
proprio fondamento della costruzione europea: La dichiarazione Schumànn (ministro degli
esteri francese), presentata il 9 maggio 1950, scritta da Jean Monnet.
Questa è una visione profondamente diversa dal manifesto di Ventotene perché ridimensiona
gli slanci utopistici e li concretizza.
“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non
La dichiarazione Schumann recita:
con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”.
Questo passo racchiude tuto lo spirito che è sotteso dietro questa dichiarazione, che
chiamiamo “il metodo funzionalista”, che caratterizza l’integrazione europea.
Il primo passo, secondo questo metodo, era quello di unire la produzione di carbone e
acciaio, risorse strategiche che erano contese tra Francia e Germania ed erano state la causa
del secondo conflitto mondiale.
L’idea è che tutte le attività estrattive, di produzione e di commercializzazione venissero tolte
agli stati e venissero sottoposte sotto l’egida dell’autorità, ovvero la commissione, composta da
persone indipendenti che agivano all’interno di un’organizzazione indipendente, la CECA,
Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio. “L’Europa non potrà farsi in una volta
Un altro passo della dichiarazione Schumann recita:
sola, né sarà costruita tutta insieme, essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino
innanzitutto una solidarietà di fatto.”
Sebbene questo brano spieghi come ad oggi Jean Monnet sia considerato un semplice
pragmatico, non va dimenticato il grande coraggio di questa iniziativa che ha dato frutti
profondi.
Sulla base della dichiarazione Schumann è stata istituita la prima comunità europea
dai primi 6 stati fondatori: Francia, repubblica federale di Germania, Italia, Belgio, Olanda e
Lussemburgo, firmato a Parigi nel 1951, il trattato è entrato in vigore nel 1952.
Discorso sullo stato di diritto von der Leyen:
“L’Europa è impegnata in una lotta per un continente integro che viva in pace, per un’Europa
libera e indipendente, una lotta per i nostri valori e le nostre democrazie, per la libertà e la
capacità di scrivere da soli il nostro destino, possiamo esserne certi, è una lotta per il nostro
futuro, la nostra unione è essenzialmente un progetto di pace, ma la verità è che il mondo
odierno non fa sconti.” […] “Non possiamo edulcorare le difficoltà che gli europei vivono
quotidianamente, si sentono mancare il terreno sotto ai piedi, sentono che le cose si fanno
difficili proprio quando stanno lavorando più duramente. Avvertono l’impatto della crisi globale
e dell’aumento del costo della vita. Vedono la vita e il lavoro cambiare molto rapidamente e
guardano con preoccupazione al turbinio di eventi che vedono al telegiornale.” […]” Non basta
aspettare che passi la tempesta, quest’estate abbiamo avuto al prova che non si può più vivere
di nostalgia. Si profila uno scontro per un nuovo ordine mondiale, basato sul potere. Quindi sì,
l’Europa deve combattere e conquistarsi un posto in un mondo in cui molte grandi potenze
hanno nei suoi confronti un atteggiamento ambiguo o apertamente ostile. Un mondo di
ambizioni e guerre imperialistiche, in cui le dipendenze sono strumentalizzate senza alcuno
scrupolo. È per questo che deve nascere una nuova Europa. È ora che l’Europa si renda
indipendente. Credo che sia questa la missione della nostra riunione: riuscire a tutelare la
difesa e la sicurezza, avere il controllo delle tecnologie ed energie che alimenteranno le nostre
economie, decidere che tipo di società e democrazia vogliamo vivere, aprirci al mondo e
scegliere partenariati con alleati, vecchi e nuovi. L'obiettivo principale è avere la libertà e il
potere di scrivere da soli il nostro destino e sappiamo di poterlo fare” […] “Ho perso il conto di
quante volte mi è stato detto che l'Europa non poteva fare una determinata cosa. L'ho sentito
dire durante la pandemia, a proposito del piano di ripresa, della difesa, del sostegno all'Ucraina,
della sicurezza energetica, e così via. Eppure ogni volta l'Europa è rimasta unita e ce l'ha fatta.
Ora dobbiamo fare lo stesso. Perciò, onorevoli deputate, onorevoli deputati, il nocciolo della
questione è semplice: l'Europa è in grado di affrontare questa lotta? È abbastanza unita e
consapevole dell'urgenza? Possiede la volontà e la capacità politica di raggiungere
compromessi? Oppure vogliamo solo litigare gli uni con gli altri e farci paralizzare dalle nostre
divisioni?
Sono domande a cui tutti dobbiamo rispondere: ogni Stato membro, ogni parlamentare, ogni
membro della Commissione. Nessuno escluso.”
Se rileggiamo il manifesto di Ventotene alla luce del discorso della Von der Leyen, il manifesto
sembra un testo di pulsante attualità.
La costruzione europea ideata 70 anni fa ha un momento di svolta, è sotto assedio, deve
fronteggiare questioni epocali, crisi economica, migratoria, instabilità geopolitica generale e
criminalità.
È minacciata dai nazionalismi, populismi, dalle democrazie liberali che sono all’interno
dell’unione europea stessa, ma deve fronteggiare anche altro. Non solo abbiamo la guerra alle
porte, non solo la Russia ha invaso per la prima volta lo spazio aereo di uni stato europeo, la
polonia, violando il diritto internazionale, ma siamo di fronte ad un ordine globale del tutto
sconquassato: gli stati uniti trattano l’Europa come un vassallo, ci siamo piegati ad un accordo
sui dazi.
C’è un’altra cosa su cui non si può tacere: le atrocità perpetuate da Israele nei confronti di
gaza, massicce violazioni dei diritti umani. 16 settembre, martedì
La CECA, prima comunità istituita, siamo nel 1951, in attuazione del disegno indicato nella
dichiarazione Schumann, “mettere insieme il carbone e l’acciaio per una produzione e
commercializzazione comune” affinché, nell’ambito della CECA, questi prodotti potessero
circolare liberamente e fossero sottoposti ad una “Alta Autorità”, ora al suo posto opera la
commissione europea.
La CECA viene istituita dai 6 Stati fondatori attraverso un TRATTATO internazionale, che è una
fonte di diritto internazionale.
Questa comunità inizia ad operare e ad esercitare le proprie competenze (disciplina mercato
carbone e acciaio), sulla base del trattato istitutivo che conferisce dei poteri alle istituzioni che
vi operano all’interno, cioè l’alta autorità, il consiglio dei ministri e l’assemblea.
Il progetto produce dei risultati estremamente significativi tanto che si pensa ad
un’integrazione ancora più accelerata, che dal piano economico faccia il salto e passi ad
un’integrazione politica, viene infatti stipulato un accordo, CED, convenzione europea di
difesa.
Questo accordo, che getterebbe la base anche per un’integrazione politica, non viene ratificato
e si arena.
Questo è il vero primo stallo nel processo di integrazione europea.
Accade che i ministri degli esteri degli Stati fondatori, attraverso un colpo di genio che viene ad
un italiano, si riuniscono a Messina per parlare di come procedere in questa strada tortuosa per
un ulteriore integrazione.
Discutono, conversano e ci sono diversi stalli.
Lo stallo viene superato durante una cena magnifica a Taormina.
Grazie a questo, qualche anno dopo, nasceranno le altre sue comunità d’Europa nel 1957
e vengono stipulati altri due trattati EURÀTOM/CEEA (trattato che istituisca comunità europea
energia atomica) e la CEE (comunità economica europea=integrazione economica a tutto
tondo).
-L’EURATOM, si prefiggeva la libera circolazione dell’energia atomica.
-LA CEE, istituita con il trattato di Roma, si fonda sull’idea che debba essere istituito un
mercato comune chiamato anche “mercato interno”, che raggruppi tutti gli Stati fondatori e
che sia assimilabile come un mercato nazionale, in cui i prodotti possano circolare liberamente.
Le 4 fondamentali libertà di circolazione:
Libera circolazione delle merci, servizi, capitali e lavoratori.
L’abolizione dei dazi e tasse aventi effetto equivalenti è il primo obiettivo della CEE.
L’obiettivo è la cooperazione sul piano economico, in cui possano circolare liberamente merci,
servizi, capitali e lavoratori.
Alla fine degli anni ‘50, ci sono queste 3 comunità, istituite con trattati internazionali, che
hanno in comune il sistema istituzionale: alta autorità, consiglio dei ministri e l’assemblea
(sedevano i rappresentanti dei parlamenti nazionali).
L’iter di integrazione come procede:
Bisogna scindere due percorsi
-percorso dell’allargamento, ai 6 stati fondatori che hanno aderito al disegno europeo, si
sono aggiunti successivamente altri Stati, con un trattato di adesione tra lo Stato che vuole
aderire e gli Stati già aderenti alla costruzione europea
-percorso di approfondimento dell’integrazione europea, con trattati successivi ai tre
originari, vengono effettuate delle modifiche all’apparato istituzionale, sistema delle
competenze e quello normativo
La prima modifica avviene nel 1986 con l’atto unico europeo.
Una modifica epocale, che arriva fino al 2009 (trattato di Lisbona), è nel 1993 ovvero il trattato
di Maastricht.
Il trattato di Maastricht è un trattato composito perché va, da una parte, a modificare il
trattato comunitario, il TCEE e introduce un nuovo trattato: il trattato sull’unione europea, il
TUE, che a sua volta prevede l’istituzione di due forme di cooperazione che si affiancano alla
comunità europea, la PESC (politica estera e di sicurezza comune) e il GAI (giustizia e affari
interni).
La CEE, comunità economica europea, nel disegno, è barrata perché il trattato di Maastricht
attraverso il nuovo trattato, che emenda il precedente, elimina l’aggettivo “economico”.
Intervento fondamentale.
La comunità non è più solo meramente economica, fondata su radici mercantilistiche, infatti,
vengono attribuite alla comunità altre ulteriori competenze e politiche nuove, ad esempio
quella sull’ambiente.
È stato, inoltre, introdotto il consiglio europeo e sono stati modificati i trattati su aspetti più o
meno nevralgici.
Il trattato di Maastricht sradica la concezione europea come comunità
sostanzialmente economica, attribuendo all’UE nuove competenze.
Il disegno aiuta a diffidare una sovrapposizione che ancora viene attuata cioè ritenere che la
comunità europea e l’unione europea siano la stessa cosa.
La comunità europea è parte di una costruzione più ampia ovvero l’unione europea,
che comprende anche altre sue forme di integrazione.
L’unione europea è più ampia.
Viene descritta come un tempio greco, il cui frontone è costituito dall’unione europea che si
fonda su tre pilastri: comunità europea, PESC e GAI.
Perché istituire un’Unione Europea quando il trattato di Maastricht ha provveduto ad estendere
le competenze della vecchia comunità europea, tanto che non si chiama più comunità
economica europea, dotandola di competenze ulteriori?
Questa cooperazione, in materia di politica estera e in materia di giustizia e affari interni, non
poteva essere attribuita direttamente al pilastro comunitario?
Ma perché invece di creare due pilastri aggiuntivi che si uniscono alla comunità europea non
sono state assegnate al pilastro comunitario?
La forma di cooperazione fa sì che gli organi che operano all’interno decidano all’unanimità.
Nell’ambito della comunità economica europea, poi comunità europea, aveva trovato spazio
un’altra modalità, al fianco dell’unanimità, ovvero la maggioranza.
I trattati dettano i confini delle competenze attribuite, siamo nell’ambito di un ordinamento che
si basa sul principio di attribuzione.
I trattati avevano previsto questa modalità alternativa, la maggioranza.
Un atto che può essere adottato a maggioranza viene accolto senza il concorso
favorevole di tutti gli Stati, però una volta adottato va a vincolare tutti, anche coloro
che hanno partecipato con un voto dissenziente.
Nell’ambito delle organizzazioni internazionali si applica il principio “parem in parem”,
nell’ambito del diritto internazionale ogni Stato è uguale ad un altro.
Se tutti i paesi sono uguali, allora ogni Stato con il proprio voto dissenziente (veto) può
bloccare una decisione, ma con la maggioranza si impedisce questo meccanismo, non tutti gli
Stati devono essere d’accordo.
Se si raggiunge la maggioranza, l’atto può essere adottato, produce effetti vincolanti anche nei
confronti degli Stati che s
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