DIRITTO COMMERCIALE
6/10/2020
DIRITTO COMMERCIALE
Perché si chiama DIRITTO COMMERCIALE? dal titolo fa pensare al commercio c'è un’attività
à à
che consiste nel comprare dei beni da chi li produce o da chi li distribuisce e poi nel rivenderli a chi
è disposto ad acquistarli non riguarda solo il commercio, l'oggetto della nostra attenzione è
à
l'attività di impresa
questa branca del diritto contiene un grande sviluppo di evoluzione degli ordinamenti,
à
semplicemente i commercianti sono stati alla base della creazione delle norme di questa materia,
nate storicamente in contrapposizione alle norme generali del diritto civile c’erano già delle
à
norme sull’impresa nel codice di Hammurabi ma non hanno mai costituito un corpo di norme a sé
stanti.
nasce nel periodo in cui c'è stato lo sviluppo del latte mercantile, dall’anno 1000 in poi in Italia
à
quando iniziarono ad affermarsi la classe di vari mercanti e da lì vi era l’esigenza di creare delle
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norme di tale ambito. tali regole vengono dettate dai e per i mercanti stessi facevano
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realizzare delle merci, compravano delle stoffe, compravano dagli artigiani vari prodotti e poi
giravano il mondo per rivenderli. Ma il diritto ha sempre avuto una connotazione molto
à
territoriale, il mercante non è tanto collegato a un territorio specifico per via dello sviluppo del
commercio navale dove si va a vendere dappertutto.
regole dei mercanti da un lato sono regole speciali rispetto a quelle che valgono per gli altri e
à
dall'altro sono regole che aspirano a superare i limiti della territorialità (ad applicarsi cioè in
modo indistinto ovunque si realizzano gli scambi)
tale attività non è solamente quella di commercio perché affianco al commercio ci sono molte
à
altre attività: basta pensare all'attività bancaria (la ditta bancaria nasce a Firenze nella Corte dei
medici e a Siena qui sì favoriscono delle attività di supporto del commercio per il cambio di
à
valuta) con l’introduzione dell’attività di cambio valutaria, nascono anche dei
à
finanziamenti/prestiti veri e propri le attività devono essere finanziate qui vediamo il nesso
à à
tra un'attività d'impresa (commercio) e un'altra attività d’impresa (attività bancaria) e anche
quella assicurativa (si fanno dei viaggi rischiosi, ci sono i briganti, la tempesta in mare e si possono
perdere i carichi. Quindi qualcuno assicurerà tutto questo) = nasce l'impresa di assicurazione,
altra attività di impresa a fianco a quella commerciante
Come vengono create delle regole diverse dalle regole generali?
la chiave di volta sta all'inizio della cosiddetta corporazione = forme di associazioni tra soggetti
à
che esercitano la stessa attività in queste corporazioni si danno delle regole che valgono per
à
tutti gli iscritti alla corporazione di arti e mestieri chi vuole far parte questa associazione deve
à
accettare di sottostare a certe regole che sono diverse da quelle che valgono per gli altri quindi
à
se sorge una lite che attiene al commercio viene attuato il mancato pagamento di un debito
contratto per comprare delle merci e così via. addirittura, queste liti vengono portati davanti a
à
dei tribunali speciali dei giudici nominati dalla stessa corporazione che applicano con competenza
specifica queste regole nascono diverse regole come la solidarietà nel rapporto obbligatorio
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plurisoggettivo dal lato passivo (consegna da parte dei debitori di un'unica somma di denaro nei
confronti di un creditore) a differenza della regola del diritto civile dove ognuno risponde per la
sua parte, perché l'impresa ha bisogno di tutelare il credito (se il mercato non incassa non può
svolgere la sua attività. Tema molto frequente nell’attualità.)
a seguito della creazione dei codici in particolare del codice ottocentesco francese il codice
à
Napoleone che ha rappresentato un punto di riferimento non solo per noi italiani , la creazione di
regole che facevano riferimento all'atto di commercio come tale cioè non importa.se le parti sono
imprenditori oppure no oh sono anche non essere imprenditori non essere commercianti non
essere soggetti che svolgono attività di questo genere ma quella genere di atto si può
oggettivamente essere qualificato come altri di commercio
porta ad applicare certe regole divergenti rispetto a quelle generali quando poi come avvenuto
stanotte c'è stata l'unificazione dei codici che sapete bene che il nostro paese ha conosciuto
dapprima dopo l'unificazione la presenza dei due codici distinti codice civile codice di commercio
sulla falsariga di quanto accade tuttora in Francia ma poi invece nel 1942 c'è stata
à
l'unificazione dei due codici e questa unificazione ha condotto molto spesso a una
commercializzazione del diritto privato, cioè certe regole che erano le regole contenute nel codice
di commercio sono diventate regole generali
oggi nel codice civile abbiamo delle norme dettate per l'impresa esiste sempre un libro
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dell'impresa all'interno del codice civile che è oggetto di studio
Differenza tra libro dell’impresa e libro sulle obbligazioni che particolarità hanno? la
à à
particolarità principale è rappresentata dal fatto che nel libro delle obbligazioni la figura giuridica
di riferimento è l'atto giuridico, sul singolo atto; mentre invece quelle che troviamo nel libro
dell'impresa sono principalmente regole su una attività il focus si sposta dal singolo atto ad una
à
attività che non è altro che un insieme di altri tra loro connessi in vista del conseguimento di un
fine
L’IMPRENDITORE
Il discorso sull’impresa è rappresentato dall'articolo 2082 del c.c., adotta una prospettiva
à
soggettiva cioè ci spiega chi è il soggetto che possiamo qualificare come imprenditore chi è
à
imprenditore, svolge un'attività che ha una serie di caratteristiche descritte nell’articolo 2082 del
c.c. tale articolo specifica quali caratteristiche deve avere una determinata attività, ossia una
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consecuzione di atti tesi collegati tra loro.
Art 2082 c.c. è imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata
à
al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi è la fattispecie dell’imprenditore,
à
dell'attività di impresa. da come viene definito la norma, l'impresa per il legislatore è un’attività
à
con certe caratteristiche.
vi sono norme nelle quali l'impresa viene considerata quasi un sinonimo di imprenditore, cioè
à
organizzazione di impresa e non come attività esercitata dall'imprenditore.
NON CONFONDIAMO l'impresa con l'azienda dal punto di vista giuridico diversamente dal
à
punto di vista economico sono concetti diversi l'azienda ha una sua definizione in un'altra
à à
norma (art 2555 c.c.) e viene definita come complesso di beni organizzati dall'imprenditore per
esercitare l'attività di impresa.
Quali caratteristiche deve avere l'attività per essere qualificato come ATTIVITA’ DI IMPRESA?
richiede la qualifica di imprenditore qui vale un principio di effettività: non si diventa
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imprenditori semplicemente proponendosi di svolgere una certa attività ma senza ancora aver
iniziato lo svolgimento della stessa. si diventa imprenditori in linea di principio quando si
à
esercita questa attività.
i requisiti dell’attività:
à • attività deve essere svolta professionalmente si tratta di un avverbio che individua una
à
prima caratteristica dell'attività: è una caratteristica facile da interpretare esercitare
à
professionalmente un'attività significa esercitare quella attività in modo non occasionale
va anche detto che attività professionale non vuol dire attività esclusiva (non sta scritto
à
da nessuna parte che per essere professionale l'attività deve essere quella che consente al
soggetto di vivere, che lo fa guadagnare di più o che produce i maggiori redditi) e meno c'è
scritto da nessuna parte che l'attività per essere professionale deve essere svolta tutti i
giorni ci sono attività stagionali connotate da un lato da sicura professionalità ma
à
dall'altro da esercitare solo determinati periodi dell'anno (pensate a chi svolge l'attività di
tenuta e gestione di stabilimenti balneari o di impianti sciistici che aprono e chiudono in
determinati periodi dell'anno) sono sempre attività professionali quindi basta dire
à à
che l’attività non deve essere occasionale
• attività economica una prima definizione di attività economica è quella secondo la
à
quale un’attività si dice economica se produttiva di nuova ricchezza
l'attività economica si contrappone all’attività di mero godimento ad es: a un
à
à
proprietario di un terreno che sa coltivarci delle piante e ci fa un bel giardino che usa
personalmente. Questa è un'attività perché può costare più atti e a volte anche giuridici
come comprare una pianta che si può fare un contratto di compravendita con chi la vende.
non è che diventa imprenditore per questa ragione, neanche se lo fa in modo non
à
occasionale. potrebbe anche essere un frutto nuovo e realizzato e regalato etc. ma
à
quella non è un'attività economica uno che produce frutti per autoconsumo non è un
à
imprenditore, se invece riproduce per metterli sul mercato quindi per venderli o ai
consumatori finali o ai soggetti che poi comprano dal produttore allora questa destinazione
all'esterno il mercato fa sì che quella venga considerata come un'attività economica.
l'attività di mero godimento e l'attività di impresa sono 2 attività diverse e non è molto
à
facile da distinguere perché non è facile capire qual è il discrimine tra le due attività
quando si travalica la fase di vero godimento e quando si entra nell’attività d'impresa vera
e propria. ad es. proprietario di una casa che affitta ai soggetti terzi con un contratto di
à
locazione non diventa imprenditore solo perché ha fatto un contratto di locazione. à
quindi stabilire quando si passi dall’attività di mero godimento in un caso del genere
all’attività di impresa non è affatto facile ma può essere molto importante e viene anche
considerato come forte elemento della crisi di impresa. si tratta di un argomento
à
particolare che ne parleremo più avanti con delle società di mero godimento
tornando al concetto di attività economica non si intende solo attività produttiva di
à à
nuova ricchezza e attività rivolta al mercato MA vuol dire anche attività condotta con un
criterio che si chiama criterio di economicità di gestione = significa che l’imprenditore per
essere tale deve proporsi di coprire i costi dell’attività con i suoi ricavi un soggetto che
à
svolge un'attività anche economica ma programmaticamente in perdita per motivi di pura
erogazione etc. NON è un soggetto che svolge attività economiche. quindi non è
à
importante che il soggetto che svolge l'attività si proponga di fare un utile (= differenza
positiva tra ricavi e costi) Quanto mi costa esercitare l'attività, devo pagare i dipendenti,
devo pagare i fornitori, devo pagare le rate del mutuo, pago l'affitto della locazione di
immobili dove c'è l'attività. tutti i costi. In più ho dei ricavi attraverso la vendita dei prodotti
che realizzo ci sono anche dei soggetti che non svolgono certa tira d'impresa per
à
guadagnarci ma per far guadagnare e per fare in modo che gli interessi correlati con
l'esercizio di quelle attività siano soddisfatti. ad es: gli enti pubblici svolgono spesso
à
attività che hanno caratteristiche dell'attività d'impresa ma per scopi non di arricchimento
dell'ente pubblico ma per interesse di beneficio pubblico. Stessa cosa capita anche con enti
di diritto privato che gestiscono ospedali per fare il modo che venga esercitata un'attività
che ha tutte le caratteristiche dell'attività di impresa ma non per guadagnarci ma perché
venga svolto un'attività utile come quella sanitaria che è fatta in modo da soddisfare gli
interessi sia dei malati che quello del territorio.
quindi tutti questi soggetti sono imprenditori semplicemente perché tutti questi
à
soggetti si propongono di svolgere un’attività economica
• organizzazione terzo elemento di questa attività deve essere organizzata dal punto di
à à
vista economico dell’imprenditore e soprattutto dell’organizzatore di capitali e di lavoro à
organizza la flusso e l'impiego di capitali in senso ampio (non solo denaro, per capitali si
intende anche come pezzi economici, immobili, mobili, beni materiali come le opere
dell'ingegno, pensione e lavoro dove la gente lavora sia con contratti di lavoro subordinato
dipendenti sia con contratti di lavoro autonomo coinvolti in questa organizzazione di
impresa).
questa caratteristica di organizzazione qualifica l’imprenditore e chi esercita l'impresa lo
à
fa per ottenere un utile.
non è imprenditore e lavoratore autonomo chi esercita la propria attività
à
sostanzialmente senza mezzi rilevanti, senza lavoro altrui o quelli che hanno pochissimi
lavoratori con pochissimi mezzi etc. però è anche vero che ci sono molte attività
à
professionali che si classificano abitualmente nell'ambito del lavoro autonomo nel nostro
settore ad es: settore giuridico (avvocato; notaio) e il settore della medicina (medico;
à
ingegnere etc.) in qualche modo possono essere considerati come imprenditori.
à
con ciò noi possiamo dire che ci sono alcuni lavoratori autonomi che hanno
à
un'organizzazione sostanzialmente inesistente però anche vero che ci sono anche dei
piccoli imprenditori che hanno anch'essi un’organizzazione molto limitata basta pensare
à
al venditore ambulante e al mercatino con la sua bancarella vendendo le sue cose.
• il fine per cui viene esercitata l’attività è molto importante ovviamente deve essere
à à
destinata al mercato altrimenti non potremmo parlare di un’attività economica in senso
proprio non è importante il cosiddetto fine di lucro, infatti lo scopo di lucro non viene
à
contemplata nell’articolo 2082 del c.c. e ci sono molte attività d'impresa che non vengono
esercitate da uno scopo di lucro si possono distinguere lucro in senso soggettivo (lo
à
scopo è quello di ottenere utili, cioè un surplus di ricavi sui costi per diventare più ricchi) e
in senso oggettivo (imprenditore si appropria di quel lucro, di quella differenza positiva, ma
potrebbe anche esserci un lucro solamente oggettivo. L’attività viene svolta perché con
l'utile che si ottiene si possono ottenere ulteriori obiettivi.)
in più vi è un’impresa cosiddetta pubblica (esercitata da enti pubblici), poi c'è l'impresa
à
mutualistica (quella delle cooperative che serve a permettere non tanto la distribuzione
dell’utile, anche se la legge entro certi limiti glielo consente, ma lo scopo principale è
quello di ottenere ai soci vantaggi di tipo differente dall’avere una somma di denaro a
titolo di ultimo. Sono dei vantaggi che possono consistere nel trovare occasioni di lavoro e
quindi poi nell’essere attribuiti per le prestazioni di lavoro che si svolgono cooperative di
produzione lavoro oppure ottenere beni di consumo con prezzo più basso di quello che si
trova sul mercato etc.); e in più vi è anche l'impresa consortile.
oggi diventa sempre più diffusa l'idea che nelle società si possa perseguire solamente lo
à
scopo di lucro perché le società sono nate fondamentalmente per permettere
l'ottenimento di utili da distribuire ai soci.
questa attività deve anche essere lecita? deve anche essere svolta in conformità alle
à
leggi? uno potrebbe dire che per forza che le leggi debbano essere osservate, se non si
osservano poi ci saranno una serie di sanzioni la domanda è: quel soggetto che dovesse
à
citare un'attività violando le norme di legge acquista ugualmente la qualità di imprenditore
oppure no? la liceità dell'attività è una ulteriore caratteristica che deve avere un'attività
per essere considerata un'attività di impresa? è un soggetto che acquista la qualità di
imprenditore a cui si applicano le norme di disciplina prevista dalla legge per gli
imprenditori oppure no?
…
7/10/2020
nel nostro ordinamento esiste una norma dell'articolo 2238 c.c. e con ciò noi possiamo poi
à
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