Gabriele D’annunzio:
“Il poeta con la sua vita deve
lasciare dei segni.”
Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo del 1863. Nato da Francesco Paolo
Rapagnetta, egli acquisisce il cognome D’Annunzio da un suo zio nobile e agiato.
Compiuti gli studi liceali a Prato, si iscrive a Roma alla facoltà di lettere, dove però non
ottenne mai la laurea. La sua vita fu una tempesta amorosa con molte donne, tra
Giselda Zucconi, Elvira Fraternali Leoni, Maria Gravina e la famosa attrice Eleonora
Duse, con la quale visse a “La Cappoccina” , una lussuosa villa. Non meno importante
fu la storia d’amore tra lui e Alessandra di Rudini. Nel mezzo di queste relazioni
amorose, egli scriveva numerosi romanzi e opere, tra cui l’opera Il Piacere, Il Canto
Novo e L’Innocente e Primo vere nel 1879.
In quale contesto storico ci
troviamo?
Il periodo risale all’Unità D’Italia. Nel 1897, infatti, egli si è fatto eleggere deputato
presentandosi con la Destra, anche se poi cambia partito di Sinistra Storica, per
protesta contro la repressione del reazionario governo Pelloux.
Nel 1910, egli va in esilio volontario a causa dei molteplici debiti, arrivando in Francia,
fino al 1915. Chiaramente, il poeta decadente non smette di scrivere per numerose
altre riviste come Il Corriere Della Sera e Cronaca Bizantina. Dopo che la guerra in
Italia scoppiò, nel 1915, egli torna in Italia e si schiera con gli interventisti
partecipando a numerose imprese terrestri, navali e aeree. Inoltre, per riconquistare la
città di Fiume in mano ai croati, egli subentra nella città insieme a suoi alleati.
L’impresa fu fallimentare: dopo pochi mesi è costretto dalle truppe governative ad
abbandonare l’impresa e di trasferirsi al Vittoriale Degli Italiani. Muore il 1° marzo
1938.
Quali sono gli interessi generali di
D’Annunzio?
Egli si affianca maggiormente all’estetismo e il panismo (parte interiore della natura),
con una vita variegata e piena di opere d’arti, egli pensa che l’azione sia più
importante delle parole. Pur essendo sempre inquieto e convivendo con tante donne,
egli passa dalla poesia ai romanzi, intraprendendo una vita piena di soddisfazioni,
successi, ma anche di delusioni.
L’ideologia e la poetica
Oltre ad un letterato, D’Annunzio si occupa di più ambiti letterari, dal giornalismo alla
stesura di opere, dalle interviste alle spedizioni civili: egli fu quindi un autore
poliedrico. Oltretutto, D’Annunzio si affianca al nazionalismo, all’interventismo durante
la Prima Guerra Mondiale, con l’impresa di Fiume, e con la guerra fascista in Etiopia.
Perciò, il nazionalismo dannunziano si lega ad individualismo eroico ed esibizionistico.
Situazione politica
D’Annunzio attraversa due correnti politiche: la Destra nel 1897, e la Sinistra tre anni
dopo. Inoltre, egli è favorevole ad un rapporto ambiguo del fascismo per la ripresa
della città di Fiume, in mano ai croati.
L’ideologia
L’ideologia rintracciabile in D’Annunzio è post- politica: scavalca cioè le differenze
ideologiche, perseguendo una logica che non risponde tanto ai criteri oggettivi, ma al
bisogno soggettivo di ricavare il massimo utile dei meccanismi culturali della civiltà di
massa. Infatti, parte della personalità di D’Annunzio si basa sulla creazione di un brand
di sé stesso a livello internazionale. Egli vuole cioè diventare un divo, e infatti così fu:
egli divenne il “primo divo dei mass media” . Inoltre, egli amava porre delle differenze
tra sé stesso (ricordiamo che anche D’Annunzio vive nel periodo in cui l’autore perde
la sua aureola) e la massa.
Vi è inoltre una visione prepolitica, cioè una riduzione dell’io a puro istinto, a
sensazione naturale. L’ideologia di D’Annunzio accetta di muoversi dentro l’orizzonte
dell’esistente senza aspirare in alcun modo a trasformarlo, dove l’arte è espressione
della vita.
La poetica: i tre concetti
fondamentali
La poetica di D’Annunzio si basa sostanzialmente in tre concetti base:
1. Il superuomo: descritto anche da Nietzsche, il superuomo è un modello di
umanità futura, liberata dalle superstizioni e da ogni forma tradizionale di
cultura (religiosa, morale, estetica ecc…). Inoltre si parla anche di un individuo
in grado di realizzarsi pienamente, in base alla propria morale.
2. Panismo: Da Pan, ovvero Dio, tutto, rappresenta la natura all’interno
dell’universo globale. Esso contiene la natura, la quale a sua volta è contenuta
nella Divinità, l’assoluto, il quale non è Dio ma una forza naturale. Inoltre, il
poeta vuole entrare in sintonia anche con coloro che il panismo non lo
accettano.
3. Estetismo, un modo di pensare, in cui si accentua la bellezza dell’arte come
valore supremo, concretizzando delle regole ben precise. Ormai, però, la
condizione dell’arte sarà diversa: ormai essa è gettata nel mercato, che la
gestisce come un prodotto qualsiasi. Da una parte D’Annunzio nega questa
condizione, dall’altra invece ammette la predominanza dell’industria culturale,
del mercato librario e delle mode.
Il paradosso messo in scena da D’Annunzio è infine quello di offrirsi quale mito di
massa nel momento stesso in cui costruisce una figura di genio solitario e
superiore, che disprezza la massa e si circonda di esperienze esclusive e raffinate.
Infatti, egli porta avanti un tentativo di rivalsa, il quale risulta vincere sulle piccole
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