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VERSO LA CUNA DEL MONDO:

Gozzano scrive quest’opera dopo un viaggio in India nel 1912. È affascinato dall’oriente, immagina,

fantastica basandosi su letture, stampe, quadri (opere di fantasia: Verne, ...), è quindi un’immagine

stereoptipata. Da bambino Gozzano mostrava le immagini ai suoi amici, nelle lettere accompagnava

disegni, schizzi di paesaggi orientali (importanto quelle ad Ettore Colla). A 10 ani realizzò un disegno diviso

in 7 episodi in cui rappresenta un viaggio a Tanderi. Nel 1908 ipotizza un viaggio attorno al mondo. Alla

Guglielminetti (scrittrice con cui intratteneva una corrispondenza) scrisse che i dottori gli avevano

comunicato che sarebbe tornato sano. Ciò non avvenne.

Pianificò un viaggio alle Canarie in autunno e da lì sarebbe andato in Brasile (“viaggio per fuggire altro

viaggio”- la signorina Felicita). Non si realizzò neanche questo perché la madre si ammalò, il padre non

c’era più e quindi era lui l’uomo di casa che doveva occuparsi della famiglia. Rimandò il progetto che

realizzò solo quando si aggravò la tubercolosi.

Partì per l’India la sera del 16 febbraio 1912. Si imbarcò da Genova con un suo amico. Spedì lettere a

parenti e ad amici, grazie a cui possiamo ripercorrere il viaggio: Napoli, Canale Caid, Canale di Suez,

Bombei. Le uniche due tappe certe sono Bombei e Ceylon, con una tappa intermedia a Goa. Ne La cuna del

mondo (corrispondenze di viaggio, pubblicate ne “la sramoa” di Torino dopo che torna in italia, dal ’14

al’16) ci sono 18 articoli riuniti, uscitì nel 1917, lui morì nel ’16.

Cuna=culla. Non si sa se sia stato lui a mettere insieme il libro prima di morire o il fratello/gli editori ecc.

Molti si chiedono se effettivamente sia stato in tutte queste città, perché la cronologia di lettere inviate da

Bombei e Ceylon lo escludono. Probabilmente è stato solo in queste due e poi si è inventato il resto. Parla

di Bombay, Goa, Ceylon, Tuticorin, Madura, Madras, Heirabad, Delhi, Agra, Jaipur, Cawnpore, Benares.

La finalità terapeutica si concilia male con un viaggio nell’entroterra polveroso. Avrebbe fatto un viaggio

scomodo invece di fare una crociera marittima o starsene al mare. Molto probabilmente si basa sulle

letture, le stampe e altri materiali per descrivere i luoghi, rappresentati dettagliatamente ed esattamente.

Si è basato sul resoconto di altri viaggiatori. Si nota l’utilizzo di fonti letterarie: Pierre Loti “L’Inde (sans les

Anglais)”-1903; Mantegazza; De Gubernatis; Haeckel. Riconosce l’importanza che Loti ha avuta per la

stesura delle sue lettere, nonostante inizialmente lo disprezzi, dice infatti che visita Goa perché Loti non

l’ha visitata. Lo usa per esprimere paragoni, riflessioni. Gozzano adatta la propria sensibilità allo schema di

Loti.

Lesse anche Camoens, Luisiadi, ossia l’opera letteraria dedicata alla navigazione del XVI secolo. Dice di

averla trovata nella cucina della nave e di averla letta e capita pur non sapendo il portoghese; molto

probabilmente però l’aveva letta a casa, in italiano, sfruttando abbondantemente un riassunto.

Anche quando descrive i due luoghi in cui è stato certamente, la critica ha individuato comunque fonti

letterarie. Si fida più dell’esperienze altrui che della propria. Filtra la realtà attraverso la letteratura.

Antipositivismo=non si fida dell’esperienza (primo ‘900- crisi del positivismo). Vittima della “Tabe

letteraria”: intossicazione letteraria.

La prosa “Intossicazione” (pag.6-7) racconta una vicenda di cronaca. Segue un processo in cui un giovane

(Stefano Ala) della Val di Susa è accusato di duplice delitto. Lui ricostruisce la sua storia: montanaro, legge

molto, si innamora di una ragazza del suo paese: Caterina Viola. La corteggia in modo particolare: non si

presenta alla famiglia di lei, ma le scrive poesie. Lei ne è affascinata. Lui si limita a scriverle e a guardarla da

lontano. Lei si stanca di questa situazione e decide di lasciar predere, si fidanza con un altro ragazzo.

Stefano Ala li uccide con due colpi di rivoltella mentre i due erano a ballare. Gozzano dice che la colpa è

della letteratura, Ala aveva imparato le poesie in modo superficiale, era stato esaltato dai tropi libri

(Chateaubriand, Balzac, Carducci…). È stato vittima dell’intossicazione letteraria: chi legge crede che la

realtà sia corrispondente a ciò che noi leggiamo nei libri (errore come quello di Don Quichotte, di Madame

Bovary). Dice che la letteratura è dannosa per una mente ingenua, primitiva, propensa al sogno e alla

fantasia.

Gozzano non può fare a meno della letteratura, diventa come una droga.

Gozzazno stesso vive una sorta di intossicazione letteraria, è il suo modo di far letteratura. È stato accusato

di plagio perché non citava le fonti, in realtà è il suo modo di lavorare: compone le sue opere con tessere

che sono materiali letterari altrui (si può vedere bene in quest’opera). Svalutazione dei dati altrui. Questo

viene a volte visto come elemento negativo. L’opera svela i suoi limiti, si dimostra come testimone di

angoscia, sgomento decadentistico.

Temi:

-antitesi: contrasto tra presente e passato, oriente e occidente. L’india è il luogo dei contrasti: ricchezza e

povertà, presente (legato alla presenza europea) e passato, Oriente e Occidente con i colonizzatori.

Gozzano definisce l’India come luogo del paradosso.

-Delusione: quello che trova è diverso da quello che si aspetta. Quello che si vede è uguale all’aspettativa,

l’esperienza non serve a niente. Sono due tipi di delusione.

-Ironia: opera più seria, ironia presente con moderazione.

-Morte: viaggia per fuggire alla morte. Riflette sul senso della vita, della morte, delle religioni che danno

una risposta al limite.

-Senso religioso: interessato alle religioni.

-Incomprensione: non capisce ciò che vede, non è preparato. La non comprensione genera paura o riso. La

sua sicurezza risiede negli inglesi: sono europei come lui, “cristiani” culturalmente, ricerca la presenza

occidentale.

-Esotismo: l’opera di Verne ha un duplice esotismo, uno spaziale e uno temporale. L’esotismo di Gozzano è

perlopiù temporale, è come alla ricerca di un passato perduto. Inoltre Verne lo influenza anche nel gusto

delle isole e dei anufragi (Paolo e Virginia).

L’esotismo di Gozzano non è quello tradizionale, che anzi verrà da lui rovesciato. Per lui rappresenta una

delusione.

Diventa filo-colonialismo. Manifesta invidia nei confronti degli inglesi che hanno conquistato la maggior

parte della Terra. Ritiene sia legittimo dividere la Terra in fette come una torta (mentalità tipica dell’epoca

coloniale). Troviamo anche razzismo: elemento che faceva parte del senso comunue di molte persone,

anche di cultura, dell’epoca. Idea diffusa che ci fossero diverse razze e che alcune sia superiori mentre altre

inferiori, espresso chiaramento nella prosa “Jim Crow” che è un articolo di giornale: un uomo nero non può

entrare in vari luoghi, descrizione iniziale di un fatto; successivamente dice che è giusto perché è una classe

inferiore, c’è necessità di tenerlo fuori, che i neri sono più indietro dei bianchi. Era una mentalità

abbastanza comune, ma alcune persone (Hesse, andato in India nel 1911. In “Aus Indie” racconta il suo

viaggio. Vede cose simili ma ha un approccio diverso. Dice che i bianchi vedono in malo modo la realtà

indigena. Dice che l’uminità è più importante delle differenze di colori. Definisce gli inglesi dei maiali perché

si comportavano male. La chiesa è simbolo dell’impotenza culturale inglese, i quali impongono la propria

cultura e religione. Se l’occidente è razionalità, l’oriente è irrazionalità. Conoscendo l’occidente si presume

che l’oriente sia l’opposto- esotismo negativo) la rifiutavano.

Hesse e Gozzano erano diversi: Hesse aveva studiato, si era preparsato, i genitori erano volontari in oreinte

e il nonno era orientalista. Gozzano era invece molto superficiale. L’apertura mentale è data dalla cultura.

Nostalgia= conservazione della propria identità per paura di perderla. Nostalgia dell’Italia, di Torino. Hesse

ha invece nostalgia dell’India quando torna a casa.

Stile: letterario, stile alto, attenzione ai colori (faceva fatica ad immaginarsi i colori: nei film le immagini

erano in bianco e nero). I colori sono la superficie delle cose, fermarsi ai colori sinifica fermarsi alla

superficie delle cose, indicano la superficialità di Gozzano. Gioca su diverse tavolozze (colori sgargianti,

accesi, intensi), colori diversi da quelli del Canavese. I colori accesi lo colpiscono. Accanto a questi colori

accesi ci sono colori spenti, meno scontati (grigio, livido), usati per descrivere lo stato d’animo. Attraverso i

colori rende gli stati d’animo.

Usa l’enumerazione (figura retorica): elenco, catalogo. È una scelta stilistica (spiegazione letteraria).

Oppure, non comprendendo quello vede, le elenca (paratassi= tutto sullo stesso piano).

Kipling- l’uomo bianco si sente in dovere di colonizzare e portare quello che crede essere benessere agli

altri uomini.

Inviate i vostri migliori uomini, mandate in esilio i vostri figli per assistere ai bisogni dei vostri prigionieri.

Questi sono metà cattivi (non si fanno sottomettere) e metà bambini (non capiscono che i bianchi fanno il

loro bene). Prendi su di te il fardelo dell’uomo bianco.

Imperialismo e colonialismo sono un dovere dell’uomo bianco. Non lo fa per prendere il poetere, ma come

una missione umanitaria.

I colonizzati sono incapaci di apprezzare la fatica dei colonizzatori, non ringraziano, ma addirittura si

ribellano. I colonizzatori rischiano la loro vita

INTRODUZIONE:

Oltre all’incongruenza spaziale, c’è anche quella temporale, lui stette in India dal marzo all’aprile 1912, ma

scrisse da dicembre 1912 al febbraio 1913.

La prima sosta del viaggio fu a Napoli, in cui andò a cercare lavoro come giornalista presso la rivista di

Matilde Serao. Parte quindi come giornalista, anche se dopo un certo tempo si inizia a stancare di ciò.

Ritiene che il fatto di scrivere su un giornale sia una vergogna per la sua coscienza letteraria. Nonostante

ciò, pubblica quest’opera sul giornale “La Stampa” e su altre riviste.

L’ordine di pubblicazione non corrisponde all’ordine in cui vengono raccolti i vari testi nel libro (1917),

inoltre a molti viene cambiato il titolo e vengono rimaneggiati. Nelle edizioni future si è continuato a

seguire l’ordine dell’edizione del ’17, poiché ritenuta più congrua alla volontà dell’autore. Ciò fu messo in

discussione negli anni Ottanta.

Nel ’37 ci fu la seconda edizione, sempre per la casa editrice Treves di Milano. Questa edizione prevedeva 6

volumi. Nella premessa viene detto che vengono pubblicate queste lettere dall’India, sebbene non siano

lettere, in quanto la data non è quella effettiva del momento della visita, ma furono elaborate più tardi.

Queste informazioni però, non sono corrette al 100%.

Secondo Clacaterra il titolo e l’oridne del libro furono indicati da Gozzano stesso al fratello. Se anche questa

notizia fosse vera, non può essere data per certa, poiché non ce ne sono fonti scritte e la verità sarebbe

venuita fuori solo nel 1948.

Nell’edizione del ’61 (Garzanti) viene usato un nuovo ordine e vengono eliminati alcuni elementi, mentre

altri vengono aggiunti, le note sono reimpostate.

Inoltre, secondo Cudini, non ci sono neanche prove che assicurano la paternità di Gozzano di quest’opera.

I critici tendono a non analizzarlo come un’opera unitaria, ma prediligono analizzare i singoli testi, i

“capitoli”. Nell’archivio dell’Università di Torino, dove sono raccolte anche le opere di Gozzano, appaiono

delle correzioni nel testo pubblicato su “La Donna”, ma non nel testo postumo verso la cuna del mondo.

Questo potrebbe indicare che l’editore avrebbe usato una copia dattiloscritta che non riportava le

correzioni. Il testo del ’17 riproduce con delle infedeltà gli articoli apparsi tra il ’14 e il ’16 nelle varie riviste.

Probabilmente chi ha curato l’edizione del ’17 ha anche deciso di inserire date che nei testi giornalistici non

sempre erano presenti. Questo fu aiutato anche dal discorso di Borgese (che curò l’edizione del ’17) in cui

raccontò un incontro con Gozzano che in realtà non avvenne. Disse che lo vide nell’agosto del 1913, aveva il

viso abbronzato dopo un lungo viaggio.

Ajello, in una recente edizione dice che non è presente alcun documento che certifichi la volontà

dell’autore e che alla fine della sua vita non aveva né il tempo, né l’energia per la cura di questo testo.

La Baldissone ritiene invece che ormai sia un’opera unica, che non è più possibile separare. Non sono

lettere ma un vero e proprio diario.

La D’Aquino Creazzo dice che il curatore ha avuto accesso a dattiloscritti corretti e modificati almeno in

parte dall’autore, ma questi non sono arrivati fino a noi. Questo indicherebbe che l’opera è almeno in

parte, idea di Gozzano. Inoltre questa studiosa avrebbe trovato anche un brano ispirato al viaggio in India

pubblicato su “Bianco Rosso e Verde”: Glorie italiane all’estero- Gli orrori del Paradiso. L’edizione della Cuna

del mondo da lei curata contiene diverse varianti: di grafia, uso del corsivo, di maiuscole, costruzioni

lessicali, punteggiatura. Ci sono anche varianti di contenuto, strutturali. Cerca di evitare le ripetizioni.

Cambia “piemontese” con “italiano” (parlando di nostalgia).

Vengono spesso cambiati titoli troppo anti-inglesi (l’olocausto di Cawnepore), ma anche quelli troppo

anglofili.

l- LE GROTTE DELLA TRIMURTI

Garapuri è la più bella gita di Bombay, ma difficilmente un inglese o un nativo la propongono agli ospiti.

Preferiscono portarli alla sala di skating, al teatro cinematografico, dove la nostalgia dell’italiano può colpire

vedendo come sfondo il Canal Grande, il Valentino ecc. L’inglese non propone l’isola di Elefante, essi vanno

lì solo per mangiare e far l’amore. Bombay, quando non è domenica, e quindi non è a riposo, è piena di

colori. Le navi presenti nel porto vengono da tutto il mondo (elenca poi i paesi e alcune caratteristiche).

Tutte le popolazioni che abitano nelle isole vicine, discendono da pirati. I villaggi sono costruiti con rottami

di navi. Tutti i colori, le forme, le lingue, le etnie sono presenti in quel luogo. Alla civiltà vittoriosa

(occidente), oppone la barbarie pittoresca (oriente).

Da un piroscafo inglese scendono i viaggiatori, accolti da indu nudi che prendono i bagagli e aiutano i

ragazzi. Una signora si rifiuta, un uomo la afferra, la solleva, e la pone tra i bagagli. Mentre questa urla, gli

altri ridono. Il porto ha un senso di schiavitù, Gozzano elogia gli inglesi dicendo che essi sanno sfruttare

tutte le energie degli uomini, ma con giustizia. Gli indu camminano in file come formiche, si passano gli

oggetti. Deinisce queste persone come misere e infime. Tutti cantano mentre lavorano. Ci sono donne

anziane, nude, coperte solo con un panno appoggiate ai reni. Riflettendo pensa che forse non sono tristi, lo

sono meno degli europei che sono divisi in caste, mentre lì sono tutti paria, dannati a vita, meno di cani e

corvi. Hanno l’idea di una possibile salvezza, sperano che dopo la morte ci sarà quello che non hanno avuto

in vita (valutazione positiva della missione cristiana, “beati gli ultimi perché saranno i primi”).

Cielo e mare si confondono, incolori, sembra di navigare nel vuoto, alle origini. Ma improvvisamente appare

l’isola di Elefante, tutta

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher greta.paoly18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Carnero Roberto.
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