Quadro storico e cultuale:
prima della cultura c’è la storia e la società. La cultura del secondo 800 è quella del positivismo che
influenza la mentalità delle persone dal 1860 al 1885. Il nuovo secolo aveva un’atmosfera di prosperità,
c’era fiducia in esso. Ci fu maggiore domanda di beni di consumo, i trasporti erano più efficienti e numerosi,
le telecomunicazioni iniziarono ad oltrepassare l’oceano (1901 con Marconi). La città cambia aspetto, si
diffonde l’illuminazione notturna, i caffè, i cinema, si vedono manifesti pubblicitari. Le persone erano
convinte di vivere in un’epoca d’oro, spensierata, che verrà nominata Belle époque.
C’erano anche lati negativi: tensioni tra gli stati (elementi economici, politica coloniale sempre più
aggressiva), la vita lavorativa peggiora, l’introduzione della catena di montaggio esclude il contributo
creativo. Il movimento operaio diventa una forza temuta dai governi.
La politica italiana è dominata dal 1903 al 1914 dal liberale Giolitti. Voleva coinvolgere le masse popolari in
politica per evitare ribellioni (come successe nel 1900 quando un anarchico uccise il re Umberto I).
introdusse forme in favore del popolo: gestione delle scuole elementari affidate allo Stato, leggi che
tutelano il lavoro minorile e femminile, garanzia della libertà di sciopero.
Adotta il protezionismo economico per aiutare le industrie del Nord Italia, mentre la questione meridionale
rimane ancora irrisolta. Fu accusato da Salvemini di essere “il ministro della malavita”, il governo si
garantiva infatti l’appoggio dei deputati concedendo favori. Fu anche rimproverato dai liberali di aver
abbandonato quel tipo di politica.
Godeva del sostegno della Corona, dei socialisti riformisti con l’introduzione del suffragio universale, della
borghesia, dei colonialisti grazie alla spedizione in Libia (1911-12) e dei cattolici con il patto Gentiloni del
19°13.
Le elezioni del 1913 furono però vinte da cattolici e socialisti. Giolitti decise di dimettersi.
Nel 1914, dopo l’assassinio dell’erede al trono d’Austria, Francesco Ferdinando, scoppiò la prima guerra
mondiale. L’Austria dichiarò guerra alla Serbia, la Germania a Russia e Francia. Intervennero anche Gran
Bretagna e Giappone contro Germania e Austria e poi la Turchia.
Nel 1915 intervenne l’Italia a fianco dell’Intesa (Francia, Russia e Gran Bretagna), sebbene avesse accordi
precedenti con le potenze dell’alleanza. In caso di vittoria avrebbe infatti ottenuto terre che appartenevano
alla potenza austriaca.
Inizialmente si pensava a una guerra lampo, che però si trasformò in una guerra combattuta nelle trincee.
Al termine del conflitto si stipularono a Versailles (1919) i trattati di pace. Sormontarono i 4 imperi
(tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo) e furono imposti pesanti debiti alla Germania, che perdeva
anche le colonie e fu costretta a ridurre l‘esercito e la flotta.
Dopo la guerra si diffuse un clima di malcontento: i reduci non sono in grado di adattarsi alla quotidianità,
la riconversione industriale è complicata, le masse sono impoverite, si teme una rivoluzione come quella
russa, ci sono rancori per i trattati di pace (come la vittoria mutilata per l’Italia).
Durante il biennio rosso (1919-1920) si sviluppa il movimento fascista guidato da Mussolini. Il programma
politico prevedeva aspetti ideologici progressisti per poi puntare alle idee di destra. Si presenta quini come
il partito della Borghesia e dei ceti medi. Era appoggiato dalla Chiesa e dal Re, che dopo la marcia su Roma
(28 ottobre 1922) diede a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo.
Intanto in Germania, la Repubblica di Weimar (formata da socialdemocrazia e liberali moderati) non
riusciva gestire gli estremismi di sinistra (aspiravano alla rivoluzione russa) e quelli dei nazionalisti. La
situazione precipitò dopo la crisi del ’29. Ciò favorì l’ascesa di Hitler che vinse le elezioni del ’32 e divenne
cancelliere l’anno dopo. Grazie ai mezzi di comunicazione inculcò l’idea della superiorità della razza ariana,
dell’espansione militare e diede vita alle persecuzioni degli ebrei.
Intanto in Russia, nel 1917, ci f la rivoluzione d’ottobre, si instaurò un governo socialista e nacque l’Unione
Sovietica (1922). Lenin fu succeduto da Stalin che instaurò un regime autoritario fondato su terrore e
repressione (gulag, purghe).
Tra gli anni 20 e 30, le libertà in Italia vengono limitate dal fascismo che eliminava gli oppositori politici. Con
l’invasione dell’Etiopia (1935-36), le potenze europee si allontanarono dall’Italia che si avvicinò alla
Germania e formò l’asse Roma-Berlino nel 19°36. Nel ’38 furono emanate le leggi razziali in Italia.
Nel ’38, la Germania annesse l’Austria e, il primo settembre 1939 invase la Polonia. Due giorni dopo, Gran
Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania dando inizio alla seconda guerra mondiale. L’Italia
entrò nel 1940.
Il positivismo (’68-’85) ha un richiamo materiale, fede nel metodo scientifico, accertamento dei fatti e
rifiuto del metafisico e dello spiritualismo, concretezza e fatti reali.
La scienza può liberare l’uomo da miseria, povertà, malattia, superstizione. Il progresso è inarrestabile. La
mentalità dominante è quella laica (che in Italia è “anticlericalismo”).
A fine ‘800 è già visibile una crisi del positivismo data dalla scienza stessa con l’arrivo di Einstein.
Si sviluppa il decadentismo.
I filosofi più influenti del tempo sono:
- Nietzsche: fa polemica sulla tirannia della ragione scientifica, lui è infatti a favore di volontà di
potenza, spirito dionisiaco, eros, passione, piacere. Tra le idee più importanti c’è quella della morte
di Dio: il sistema di valori della civiltà europea va verso il nichilismo (dal latino: nil=nulla), ciò è
causato dall’assenza di valori in cui egli stesso crede.
- Bergson: critica il concetto di tempo: il tempo era considerato successione di istanti, una linea
retta. Lui dice invece che, per la realtà della coscienza, il tempo è durata, nella coscienza è presente
passato (con ricordi), presente e futuro. La sua filosofia è chiamata “intuizionismo”, poiché le cose
si colgono con il livello più elevato dell’istinto, ossia l’intuizione. Parla di divenire della realtà.
- Freud: nel 1900 pubblica l’interpretazione dei sogni. Indaga su cose che prima d’ora nessuno aveva
mai preso in considerazione, ossia i sogni e i ricordi di poter arrivare all’inconscio che lui chiama Es
(che è anche la parte pulsionale e sessuale). Dubita che siamo chi appariamo. Il super-io controlla
l’es attraverso regole sociali, divieti, ecc. La terza parte è quella dell’io che è come pensiamo di
essere. Le regole soffocano l’es che si ribella e sfocia in patologie fisiche e psichiche. L’io dovrebbe
conoscere le pulsioni. La coscienza maschera i motivi profondi.
Tutto ciò ha influenzato l’arte (d’annunzio, Dalì, surrealismo).
Importanti autori come Proust e Virginia Woolf mostrano colme il tempo possa in realtà essere soggettivo,
il primo attraverso una compresenza di diversi piani temporali, mentre la seconda con la dilatazione del
tempo, ossia qualcosa che richiede poco tempo viene descritto come qualcosa di molto lungo. Ciò è dato
dalla presenza del pensiero del narratore o del protagonista (tempo di lettura maggiore di quello della
storia). Quando il tempo della storia è maggiore a quello di lettura si dice “eclissi”.
Si sviluppa la società di massa, si diffondono beni di consumo, macchine e metropoli. La civiltà borghese
perde l’importanza del suo status, inizia a vivere in un disagio di cui non conosce ole cause e diventano il
simbolo dell’inettitudine. L’inetto è caratterizzato da mal di vivere, perdita di fiducia in se stesso e negli
altri, non ha identità e qualità, è estraniato dal mondo, è oppresso dalla vita lavorativa, accetta
passivamente le norme e le convenzioni sociali.
Pag.36- Michelstaedter “Il bambino e l’ingranaggio: l’educazione come repressione”. L’autore dice che
quando si dice ai bambini c he se fanno i compiti ottengono un premio, mentre se non li fanno vengono
puniti, gli si insegna violenta e corruzione.
Dicendo che sarà bravo come i ragazzi che vanno a scuola, come i grandi, gli si insegna una gerarchia di
rapporti di superiorità.
Il bambino si abitua a fare il suo dovere per poter essere felice (dolce in cambio dei compiti). Nel tempo il
gioco sarà sostituito dal guadagno, andrà quini a fare lavori che non ama pur di guadagnare (come un boia
che uccide i suoi simili per poter vivere).
Nel 1895, LeBon, psicologo francese, analizzò il protagonismo politico delle masse sociali. Egli definì il
periodo come “era delle folle”, caratterizzato da idee utopistiche. Parla anche di “era dei meneurs”, ossia
delle moltitudini rozze e incolte. È la classica idea degli aristocratici nei confronti della democrazia, la quale
farà precipitare il mondo nelle barbarie. Anche Nietzsche aveva esposto idee simili, definendo la
democrazia come una sollevazione della plebe e degli schiavi.
Il filosofo americano James disse che i pensieri umani sono sempre funzionali all’esperienze delle persone.
Gli intellettuali del ‘900 (soprattutto italiani) sono convinti che l’omologazione possa essere contrastata
dalla minoranza di uomini superiori.
Alcuni intellettuali sono convinti della necessità della violenza per raggiungere i propri scopi. Sorel esaltava
lo sciopero generale come strumento per abbattere le istituzioni borghesi.
A Firenze sorgono le riviste “Leonardo”, “Il regno”, “Hermes”, “la voce” che esprimono idee
antidemocratiche. Gli intellettuali si sentono distanti dalla classe a cui appartengono (borghesia), ma si
battono anche contro la minaccia del proletario. I promotori di queste riviste propongono una rivoluzione
di valori opposti al positivismo. Propongono l’idea del culto dell’individuo e della pienezza vitale, un’idea
elitaria dell’arte e della cultura, opposizione tra razionalismo e irrazionalismo, nazionalismo e
cosmopolitismo. Ci sono anche valori come l’esaltazione della guerra come occasione per cancellare la
volgarità del mondo.
Si sviluppano le avanguardie. Già dal nome si rivela l’intento militare, l’intenzione di mettersi a capo di una
generazione e di sperimentare linguaggi artistici e letterari. Sono in contrasto con la tradizione.
Nel primo ‘900 si inizia poi a parlare di Decadentismo. Le parole chiave sono anima e spirito, si valorizza
quindi ciò che non è materiale. Si inizia a parlare di spiritualismo, razionalismo (che diventerà poi
interventismo) e idealismo (Croce e Gentile sono i maggiori filosofi neoidealisti). L’intuizione viene
prediletta sula conoscenza.
Cambia anche l’immagine dell’uomo e della sua rappresentazione: si passa da personaggi positivi (detti
Eroi) a negativi, ossia gli Antieroi (svevo, ecc.). l’uomo dell’epoca è caratterizzato dalla malattia che può
essere follia o inettitudine (da latino in+apus, adatto); porta certezze e disvalori. Zeno dice che la malattia
in un mondo malato è un punto di forza. La malattia caratterizzerà anche il crepuscolarismo.
Dostoevskij aveva anticipato la figura dell’antieroe.
L’atto gratuito è un’azione di cui non si conoscono le ragioni.
Dopo la guerra e l’avvento del fascismo, cambia la militanza degli intellettuali a causa delle condanne del
regime dittatoriale. Il fascismo fonda enti, accademie, istituti che ridanno visibilità e importanza all’uomo di
cultura. Si parla di Reale Accademia d’Italia (Marinetti, Pirandello, Ungaretti,…), Carri di Trespi (per il
teatro), strutture giovanili universitarie (guf), Istituti Luce, Cinecittà, l’Enciclopedia italiana che era
finanziata dalla Treccani (dal ’29 al ’37 uscirono 35 volumi). Istituì anche la biennale di Venezia. Queste
strutture miravano a ottenere il consenso al regime. Mussolini mirava a “spegnere i cervelli”.
Non tutti aderiscono al fascismo, altri preferiscono attenersi all’assenza o al disimpegno rifiutando di essere
integrati nei suoi apparati. Le riviste raccolgono gli artisti che ripiegano su una produzione letteraria che
mira all’impegno stilistico, alla forma. Importante fu “La Ronda” che proponeva un ritorno ai classici, e
“Solaria” che dava spazio ai narratori stranieri come Proust e Mann.
Altri decisero di opporsi pubblicamente, pagandone le conseguenze con la propria pelle.
Benedetto Croce era troppo noto alla cultura europea per essere oggetto di intimidazioni.
Furono censurate le riviste di Gobetti. L’ultima chiuse due anni dopo la sua morte avvenuta a causa delle
bastonate fasciste. A lui rimasero sempre fedeli i fratelli Rosselli.
Un altro personaggio importante fu Gramsci, di matrice marxista. Nei Quaderni del carcere (scritti nelle
prigioni fasciste), denuncia la debolezza dello stato italiano, lo scarso coinvolgimento delle masse alla vita
politica e la lontananza degli intellettuali dallo spirito e dalle esigenze del popolo.
Uno dei motivi dell’avvento del fascismo è stata l’esigenza di ordine. La classe dominante era infatti
preoccupata che anche in Italia potesse avvenire una rivoluzione come quella russa. Per permettere
l’ordine era necessaria la violenza. Anche in ambito letterario s cercava un ordine, si recupera quindi la
tradizione (“La Ronda” propone Leopardi come modello letterario).
Cultura e fascismo si escludono a priori: uno è dittatura, obbedienza, non ammette idee diverse; l’altro
invece sono idee libere, contestazione.
Nel ’25 fu scritto il manifesto degli intellettuali fascisti, fu redatto da Gentile dopo un congresso tenutosi a
Bologna (fu firmato Pirandello, Ungaretti, Marinetti e altri). Qui viene scritto che le origini del fascismo
risalgono al 1919 e ruota attorno alla figura di Benito Mussolini. Questo movimento è erede dei movimenti
del passato, vuole combattere la politica democratica e socialista che, secondo i fascisti, non si curava degli
interessi del popolo e non dava un adeguato compenso alle persone che hanno combattuto per la patria.
Gentile fatica nel dare una definizione di fascismo, emerge però chiaramente un ideale patriottico.
Nello stesso anno, Benedetto Croce (ex collaboratore di Gentile e simpatizzante fascista, poi cambiò idea)
firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti. Qui egli dice che quando gli intellettuali si immischiano in
fatti di politica, commettono un errore. In questo caso si è arrivati ad atti violenti e soppressione delle
libertà di stampa, quindi un grosso errore. Dice inoltre che il fascismo non ha un intento religioso come
voleva far credere, ma sta mettendo i cittadini gli uni contro gli altri, e ciò porterà a una guerra. Esso è
contro gli oppositori, che giudica come stranieri. Si capisce quindi la limitata libertà di pensiero e di azione.
Secondo Croce inoltre, gli uomini risorgimentali morti per l’Italia si sentono offesi dalle idee fasciste.
Dalla seconda metà dell’800, il letterato diventa stipendiato. Molto importante per ciò fu lo sviluppo della
“terza pagina” sui giornali, ossia una pagina dedicata alla cultura. il giornalista si inizia poi a rivolgere anche
al lettore comune. Si sviluppa il libro di massa, ossia scritture dallo stile non troppo curato, ma con storie
appassionanti.
Nel ’23, con la riforma gentile, i bambini dovevano scegliere dopo le elementari se intraprendere un
percorso professionale o la scuola media. Con quest’ultima si potevano poi continuare gli studi superiorim
centralizzando il liceo classico che permetteva l’accesso alle università. La cultura veniva destinata ai più
abbienti. Alle elementari avevano tutti lo stesso libro con cui Mussolini era protagonista ed era definito
buono, giusto, ecc. Si creano corpi paramilitari per bambini (Figli della Lupa, Balilla, Piccole Italiane, …).
La riforma Gentile si basava su due punti: il primo è la concezione del sapere come storia del sapere, infatti
ancora adesso la scuola si basa su questo modello e la letteratura è studiata in ordine cronologico, ma
potrebbe anche essere studiata per argomento. Il secondo punto si basa sull’idea che le attività astratte
siano superiori a quelle pratiche.
Gentile aveva imposto molti esami, anche difficili. Ciò portò a una diminuzione di scolarità post-elementare.
Mussolini usava il corpo come metodo di propaganda, trasmetteva forza, vigore, coraggio. Utilizzava diversi
strumenti di comunicazione: radio (ne abbassò i prezzi per far sì che ogni famiglia ne avesse una), giornali,
manifesti, cinema, cinegiornali (trasmessi prima di ogni spettacolo).
La lingua italiana si diffonde anche nei contesti più rurali, ciò è reso possibile da un ampliamento della rete
ferroviaria, la leva obbligatoria, l’obbligo scolastico e altri fattori che comportano un’integrazione di
persone provenienti da diversi ambienti. Importante fu anche l’emigrazione dalle campagne alle città, e dal
Sud al Nord. Le classi medio-alte (soprattutto i lettorati), volevano farsi capire dal nuovo pubblico.
Nonostante l’aumento della scolarizzazione, rimane una percentuale di analfabeti del 40%. La scuola non
era per tutti, molti si fermavano ai primi 2/3 anni di elementari, utili per imparare a leggere e scrivere. Oltre
l’80% delle persone continuava a parlare in dialetto.
All’inizio del Novecento si sviluppano le avanguardie che tendono a nuove strade di ricerca e di
sperimentazione. Futuristi
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