PIER PAOLO PASOLINI
Nasce a Bologna nel 1922. Il padre, ufficiale dell’esercito si trovava a Bologna in quel periodo. Legato al
Friuli, da dove veniva la madre (di Casarza). Lingua friulana usata nella raccolta del 1942 con cui emerge
“Poesie a Casarsa”. Durante l’adolescenza segue il padre nei suoi spostamenti. Si laureò in lettere a
Bologna.
Nel ’43 fu chiamato alle armi, fatto prigioniero dai tedeschi, ma riesce a mettersi in salvo a Casarsa. Nel ’45
il fratello viene ucciso dai partigiani comunisti.
Quando escono le poesie riceve una cartolina dal critico Contini. Le poesie in dialetto erano viste come
contro il fascismo (nazionalismo), per questo Contini non può pubblicare il suo articolo. Inizia a guardare il
fascismo in maniera diversa, prima lo guardava in modo acritico, ora inizia a distaccarsi.
Finita la guerra diventa un militante comunista, si iscrive al partito nel ’47. Comunismo inquieto, personale,
il comunismo voleva rendere consapevole il popolo per rovesciare il proletariato. Pasolini temeva che, il
popolo, dopo aver preso consapevolezza, avrebbe perso le caratteristiche positive di esso. Pasolini aveva in
mente che da una parte c’era il popolo, dall’altra la borghesia, erano poli opposti. Il popolo aveva valori
positivi: libertà, senso del sacro,… Mentre la borghesia era ipocrisia, eccesso di ragione. Rifiuta la classe di
appartenenza per andare verso il popolo. Si inserisce in una dimensione collettiva.
Fu ucciso sul Lido di Ostia nel ’75. Nel 2010 il caso fu riaperto quando Dell’Utri disse di essere in possesso
dell’”Appunto 21” di Pasolini, in cui parla di Cefis, Mattei, e la storia del paese. Secondo alcuni questo
appunto non fu mai scritto, ma nel 22° dice che quell’argomento l’aveva già accennato nel 21.
Successivamente Dell’Urti dice però che l’aveva visto solo di sfuggita. Molto probabilmente Pasolini aveva
intuito che Cefis avevo fatto eliminare Mattei per riorganizzare il potere in Italia, e questo attentato era
collegato anche alle stragi avvenuta in Italia. Inoltre, Pelosi, che inizialmente si era addossato la colpa
dell’omicidio, avrebbe detto, una volta scontata la pena, che erano state delle altre persone ad aggredirlo.
Tutti gli indizi furono compromessi: vicino alla scena del delitto si giocò una partita di calcio, le tracce di
macchine e persone furono quindi cancellate, l’auto era rimasta aperta nel deposito della polizia sotto alla
pioggia, gli oggetti non furono analizzati, ecc.
Poemetto eponimo del 1957 “Le ceneri di Gramsci”. Immagina di andare al cimitero a Roma, dove c’è la
tomba di Gramsci. Parla con l’anima di Gramsci e confessa la il fatto che il suo comunismo non era perfetto.
È attratto dal popolo prima della coscienza di classe, è positiva la sua coscienza, ama la spontaneità, non la
lotta di classe. Crede nella bontà dell’ideologia fascista.
Insegna nelle scuole medie finché nel ’49 viene accusato di atti osceni in luogo pubblico e corruzione di
minori. È costretto ad andarsene. Accusato perlopiù per la sua omosessualità. Viene espulso anche dal Pci
per indegnità morale. Se ne va anche da Casarsa, si reca a Roma con la madre. Inizio 1950. I genitori si
separano, il padre vive il trauma di scoprire l’omosessualità del figlio attraverso una denuncia, lui che aveva
lavorato nell’esercito sotto Mussolini. Successivamente il padre raggiungerà la famiglia a Roma e i due
stringeranno un nuovo rapporto, il padre lo aiuterà nella sua attività letteraria, diventerà come un
segretario.
Arrivati a Roma, Pasolini lavoro per cinecittà, la madre fa lavori umili, vanno a vivere in periferia.
Successivamente ottiene un impiego in una scuola media a Ciampino. Intanto scopre il bello del popolo. A
Casarsa aveva conosciuto il popolo dei contadini, a Roma scopre quello della borgata, livello sociale più
basso del proletariato. Borgata= periferia. Descrive (pag.1058) il suo arrivo a Borgata. Pietà= pietas latina,
compartecipazione, vicinanza. Amore (v.62)= figura retorica per cui si sale (climax ascendente).
Ragazzi di vita= malavita. Racconta la vita dei ragazzi nella borgata romana, piccoli furti, risse,
prostituzione. Processato per oscenità, poi assolto. Pasolini non giudica questi ragazzi, non sono immorali
ma amorali, ossia non hanno la morale borghese. Li assolve.
Se gli anni 50 furono il periodo di massimo entusiasmo creativo, gli anni 60 furono invece caratterizzati da
incertezza e smarrimento: viene meno la fiducia nell’interpretazione marxista del mondo, la borghesia
occupa il futuro, perdita di umanità.
Nel ’61 andò in India con Moravia e Morante, e dall’anno successivo viaggiò soprattutto in Africa.
Iniziò anche a fare cinema, tentava infatti di raggiungere un pubblico più ampio.
Morì assassinato sull’idroscalo di Ostia nel ’75, inizialmente si pensava per qualcosa legato alla
prostituzione omosessuale, poi si pensò alle realtà che mostrava di politica, economia e mafia.
Prediligeva la scrittura poetica che era per lui scrittura privilegiata. La prima opera fu “Poesia a Casarsa” del
’42, sono 14 poesie in dialetto friulano in cui fa riferimenti alla tradizione letteraria. Sono versi sia di
spensieratezza, che di turbamento, parla anche della religiosità non rasserenante. Le poesie furono scritte
mentre si trovava a Bologna, per questo è possibile individuare della nostalgia. Decise di utilizzare il friulano
per usare una lingua più autentica, più fresca, ma anche come metodo di protesta verso il fascismo.
In “Atti impuri” il protagonista è un ragazzo di nome Paolo che vive in un paese del Friuli e da lezione ai figli
di contadini. Stando a contatto con ragazzi, inizia a provare un turbamento emotivo e sessuale. Si interessa
a due ragazzi in particolare: uno lo ama con l’anima, l’altro col corpo. È presente la figura della madre, ma
non quella del padre che era in Africa.
In “Amado mio” si vede una sorta di continuazione. È ambientato nel periodo post-bellico. Il protagonista è
Desiderio, innamorato di Benito, l’atmosfera è spensierata. Desiderio però vuole terminare quella
relazione, non vede una soluzione.
In “La meglio gioventù” del ’54 sono inserite tutte le opere friulane, con riferimenti alla seconda guerra
mondiale e alla resistenza.
Nel ’58 esce “L’usignolo della Chiesa Cattolica” in cui il tema religioso è quello principale. A volte è una
religiosità “decadente”, ossia un turbamento erotico nei confronti ad esempio del corpo di Cristo. Altre
volte è invece di tipo “crepuscolare”: rassicurante ma impossibile.
Nel ’57 uscì “Le ceneri di Gramsci”, 11 poemetti legati alla scoperta del sottoproletariato romano delle
borgate. Mette in primo piano il paesaggio. Parla di una riunione del partito socialista che riapre nel poeta
dolorosi ricordi: tradimento delle speranze della Liberazione, riaffacciarsi di antichi fantasmi totalitari.
Davanti a Gramsci, Pasolini dichiara il suo amore per il mondo popolare, la conquista della coscienza di
classe. Pasolini desidera da un lato l’evoluzione del culturale e il miglioramento delle condizioni di vita dei
lavoratori, ma teme che questo processo determini la corruzione del popolo.
Nel ’61 uscì “La religione del mio tempo”, in cui raccoglie poesie, polemiche ed epigrammi. Nella poesia “A
un papa”, rimprovera a Pio XII, morto da poco, di mancanza di cristianità. Dice infatti che peccare significa
non fare del bene, ed egli avrebbe potuto fare molto bene, ma non l’ha fatto. In “Glicine” commenta i
cambiamenti dell’ambiente attorno a sé. Dice che il mondo gli sfugge; la televisione ha portato ad un
impoverimento progressivo dell’italiano. In “A un ragazzo” confronta se stesso e un giovano nato nel ’41. Il
ragazzo spera di ottenere dalla generazione di suo padre la conoscenza della vita e della realtà, il mondo è
speranza. Già dal titolo della raccolta si possono notare spunti anticattolici. Dice infatti che i cattolici
giudicano e vogliono essere padroni in nome di un Dio morto.
Nel ’64 uscì “Poesia in forma di rosa”, un’opera eterogenea in cui raccoglie versi. Parla della delusione degli
ideali, il popolo che è sempre più borghesia. Pasolini è estraniato dal presente, il mondo parla un linguaggio
che il poeta si rifiuta di ascoltare.
Nel ’71 uscì “Trasumanar e organizzar” in cui il poeta da addio alla poesia. Propone una riflessione
metafisica e una dimensione più concreta. Dichiara la sua sfiducia nei confronti dell’arte poetica e della sua
efficacia di incidere sulla realtà. In alcuni testi c’è un tono ironico che forse indica rassegnazione.
Vuole raggiungere più gente, inizia quindi dei lavori in prosa:
- Il sogno di una cosa: ’62, protagonisti 3 ragazzi friulani. 2 emigrano clandestinamente in Iugoslavia,
ma le loro condizioni economiche non migliorano; l’altro emigra in Svizzera. Il titolo riprende una
frase di Marx. Uno muore di fatica e di stenti. Racconta l’irrompere della coscienza di classe nella
campagna friulana.
- Ragazzi di vita: ’55, Pasolini sfrutta la sua conoscenza del sottoproletariato. Racconta la storia di
alcuni ragazzi di borgata, l’attenzione si concentra su Riccetto. Questi ragazzi vivono in un ambiente
privo di certezze, gli adulti sono ostili. È stato letto in diversi modi: per alcuni è un romanzo di
formazione, per altri di deformazione, un romanzo sociale ecc. Il linguaggio passa da italiano a
dialetto (usato nei dialoghi).
- Una vita violenta: ’59 storia della presa di coscienza di classe da parte di un ragazzo di borgata,
Tommaso Puzzilli, acquista consapevolezza passando attraverso l’adesione ad alcuni partiti. Mette
a rischio la sua vita per salvare quella di una prostituta.
- Teorema: ’68, ne fa anche un film, il romanzo è spoglio, è una sorta di sceneggiatura. La borghesia
viene vista come una condizione dello spirito.
- Petrolio: ’92, non compiuto, è costituito da una bozza di 133 appunti, ci sono diverse riflessioni
dell’autore sul fare letteratura. Doveva essere un’edizione critica del proprio lavoro. Il protagonista
è Carlo Valletti, ingegnere borghese di Torino, allude ad Enrico Mattei. Parla di complotti politici,
servizi segreti statunitensi e mafia. Il titolo è una metafora per parlare dell’universo dell’autore.
Pasolini decise poi di approdare al cinema, convinto di riuscire ad arrivare a più persone. Il cinema
permette la rappresentazione della realtà attraverso la realtà stessa. I film che fece sono:
LA RICOTTA (’62)= mediometraggio, episodio del film collettivo RoGoPaG (registi: Rossellini,
Godard, Pasolini, Gregoretti). Registro prevalentemente comico. Pasolini mette in scena un
episodio in cui un regista (caricatura di sé) mette in scena la passione di Cristo. C’è contrasto tra la
sacralità della raffigurazione e la volgarità, l’indifferenza dei ruoli e dei costumi degli attori.
Alternanza di colore per le scene della passione, e del bianco e nero per il set cinematografico.
L’attore è un uomo del popolo che aspetta il pranzo per portarlo alla famiglia. Travestito da donna
riesce ad ottenere un altro cestino che nasconde, ma il cane di un’attrice lo mangia. Vende il cane e
con i soldi compra della ricotta che mangia avidamente. Muore sulla croce per indigestione. La
proiezione del film verrà interrotta nella sala e il film sequestrato. Pasolini è condannato a 4 mesi, il
film sarà proiettato con modifiche. Il senso del film è volontariamente frainteso: il regista attacca
infatti la borghesia.
IL VANGELO SECONDO MATTEO (’64)= dedicato a Giovanni XXIII, segue fedelmente il testo
evangelico, ma nonostante ciò fu comunque criticato. Sartre si schierò a favore di Pasolini. Il film
gioca su silenzi e sguardi dei personaggi. Si alternano staticità e movimento. Gesù fa parte del
sottoproletariato. Gira diverse scene nel sud Italia e nel Lazio. Inconsapevolmente identifica la
civiltà con il cristianesimo.
UCCELLINI E UCCELLACCI (’66)= contrappone marxismo e cristianesimo. Ambientato in Umbria nel
Duecento. Due frati incaricati da San Francesco evangelizzano gli uccelli. Inizialmente sembrano
aver fatto un buon lavoro, poi un falco mangia un passero. Sullo sfondo c’è anche aggressività di
classe. La storia è raccontata da un corvo a due signori. Questi signori si recheranno ai funerali di
Togliatti (’64) e a turno si andranno con una prostituta. Stanchi del corvo, lo mangeranno. La
sinistra accuserà Pasolini di cambiamento, di svolta a destra.
SAN PAOLO (non realizzato)= vicende del santo collocate nel presente, nelle grandi città. Fedeltà al
testo sacro. Il conformismo dei Giudei e dei Gentili è sostituito da quello borghese. I conservatori
accusarono Pasolini di oscenità.
ACCATTONE (’61)= lungometraggio, film romani. Racconta la storia di Vittorio Cataldi, un
sottoproletariato separato che vive sfruttando una prostituta, incontra poi Stella, se ne innamora
ed è disposto a cambiare vita, trova un lavoro ma resiste solo un giorno. Torna alla criminalità,
beccato dalla polizia cerca di scappare in motoretta, ma muore in questo tentativo. Questa morte è
annunciata da segnali premonitori. Le sue ultime parole furono “Aaaah…Mo’ sto bene!”. Accattone
non si redime, non c’è una lacrima nell’ultima inquadratura. Fellini interruppe la collaborazione
dopo aver visto due scene che considerava “sgrammaticate”. Il film fu il primo ad essere vietato ai
minori di 18 anni. Molti spettatori lanciarono cose contro lo schermo, e Pasolini fu aggredito al
cinema da giovani fascisti.
MAMMA ROMA (’62)= sogno di una prostituta di vedere il figlio in un ambiente piccolo-borghese.
Lei riesce a trovarsi un lavoro onesti e dalla campagna chiama il figlio Ettore, cercherà di trovargli
un lavoro, ma quando lui scopre che la madre si prostituisce, decide di darsi alla criminalità. Morirà
in prigione. Anche in questo film c’è musica classica, riferimenti a pittura e cinema, rimandi letterari
ecc. Fu proiettato alla Mostra del cinema di Venezia, e dopo fu denunciato. Pasolini fu aggredito da
giovani fascisti.
LA RABBIA (‘63)= voleva inventare un nuovo genere cinematografico. Alterna immagine storiche,
frivole, di quadri, combina varie musiche. Voleva rispondere al perché la nostra vita è dominata da
scontentezza, angoscia, paura della guerra e guerra. Il contenuto è molto polemico. Affida la
seconda parte ad un intellettuale di destra: Guareschi. Quando vede la sua parte però, minaccia di
togliere la firma, ma non può per contratto. C’è razzismo, pericolo giallo, il processo di Norimberga
è definito una vendetta. Per fare spazio a Guareschi la parte di Pasolini è tagliata di 20 minuti. Il film
fu un fiasco.
COMIZI D’AMORE (’63)= documentario. L’autore fa domande sull’amore e la sessualità a diverse
persone. Il film si apre con la domanda “come nascono i bambini?” fatta a dei ragazzini. Compaiono
anche volti noti.
TEOREMA (’68)= il romanzo è molto spoglio, rappresenta una sorta di sceneggiatura per un film. In
una famiglia borghese irrompe una visita inattesa. Nella prima parte viene raccontato l’arrivo
improvviso dell’ospite. Egli avrà rapporti sessuali con tutti i membri della famiglia, iniziando dalla
domestica, sulla quale avrà un effetto positivo (torna in campagna). Ottenne il premio dell’Ocic
(Office Catholique International du Cinéma), ma poi il comitato direttivo si dissociò e Pasolini
dovette restituire i premi Ocic per Il Vangelo secondo Matteo e Teorema.
PORCILE (’69)= due storie parallele. La prima si svolge in un passato imprecisato. Un brigante
uccide un guerriero e lo mangia, condividendo il pasto con un collega. Vengono catturati e
condannati a morte. Uno si pente, l’altro dice di aver mangiato il padre e che trema di gioia. La
seconda storia ha luogo invece nella Germania contemporanea, dove un giovane è attratto
sessualmente dai maiali. Il padre vorrebbe che si interessasse agli affari di famiglia, ma non lo fa.
Finisce mangiato dai maiali. Il tema principale delle due storie è quello della rivolta contro i padri,
ma non essendo tollerati i loro atteggiamenti dal sistema, verranno stroncati.
LA TERRA VISTA DALLA LUNA (’67)= terzo episodio di Le streghe, altri episodi di altri registi. Padre e
figlio vivono in una borgata surreale, colorata. Piangono la morte della moglie e madre, e cercano
una nuova donna. La troveranno, ma questa morirà dopo aver inscenato un finto suicidio per
commuovere la gente e intascare denaro. Anche da morta sta al fianco dei due uomini.
CHE COSA SONO LE NUVOLE? (’68)= terzo episodio di Capriccio all’italiana. È una recita di
marionette di Otello. Le due marionette vengono uccise e sono portate via dall’”immondezzaro”
che li porta sul furgone alla discarica. I due alzano gli occhi al cielo e vedono le nuvole. I burattini
conducono una riflessione sul senso dell’esistenza e altre riflessioni filosofiche.
LA SEQUENZA DEL FIORE DI CARTA (’69)= terzo episodio di Amore e rabbia. Un giovane cammina
per Roma mentre scorrono in sovraimpressione le immagini della guerra, di violenza, genocidi. La
voce di Dio lo ammonisce per la sua innocenza e lo fa morire folgorato. L’innocenza nel mondo
contemporaneo non ha più posto.
EDIPO RE (’67)= rappresenta la tragedia di Sofocle, fu definito come il film più autobiografico. Alla
fine del film ci si trova a Bologna negli anni sessan
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