CON T ROLLO S T RAT EGICO
L’EVOLUZIONE DELLA STRATEGIA AZIENDALE E IL RAPPORTO CON IL SISTEMA DI CONTROLLO
1. LE ORIGINI DEL CONCETTO DI STRATEGIA AZIENDALE
STRATEGIA
Termine che ha origine nel contesto bellico dell’epoca classica e
si riferiva ai principi di strategia militare sviluppati inizialmente
da Alessandro Magno e, in un periodo successivo, da Giulio
Cesare. Riferimento bibliografico preciso sull’utilizzo del termine
“strategia” in quanto sono stati ritrovati reperti che ne
hanno testimoniato il contenuto.
Solo successivamente si introdurrà il concetto in ambito aziendale.
Concetto di strategia
Si afferma come autonomo oggetto di studi con l’opera di Chandler che dà il via alla “Scuola Harvardiana”.
“La strategia consiste nella determinazione delle finalità e degli obiettivi di lungo periodo dell’impresa e
nell’adozione delle azioni necessarie per il loro conseguimento. La scelta di un determinato percorso
strategico rappresenta una risposta alle dinamiche ambientali ed è il risultato della capacità dell’azienda
di interpretare e adattarsi agli input provenienti dal contesto esterno.” Chandler
➢ Obiettivi
Contesto storico degli anni ’50-’60 in cui l’azienda a cui ci si riferiva era la grande azienda multinazionale
dell’epoca, quindi attiva su più mercati.
➢ Risposta alle dinamiche ambientali
La strategia era vista come una risposta delle aziende ai diversi input del contesto esterno, quali il mercato e
la concorrenza; il concetto poi cambierà a fronte dell’entrata in gioco delle risorse interne,
per cui le strategie diventeranno una risposta combinata tra le diverse risorse interne ed esterne.
MODELLO STRUTTURA-CONDOTTA-PERFORMANCE (SCP)
Il modello lega i risultati di un’impresa (performance) al suo comportamento (condotta) che a sua volta è
fortemente condizionato dalla struttura industriale di appartenenza. Il modello riuscirebbe a spiegare il
comportamento strategico delle
imprese con questo legame tra i
risultati di un’impresa (performance)
che derivano dalla bontà delle
strategie adottate, quindi dal
comportamento (condotta) e a loro
volta i comportamenti delle imprese
dipendono dalla struttura del settore
di appartenenza.
Struttura della domanda, dell’offerta, grado di concentrazione
del settore, struttura dei canali distributivi…
Il modello non è proposto da studiosi di strategia aziendale, ma da economisti industriali, i quali avevano
come riferimento il settore di appartenenza e i relativi concetti riferiti maggiormente alla macroeconomia e
alla politica industriale.
Ai lati si trovano le variabili esterne, in quanto all’epoca la strategia era ancora considerata una risposta alle
sollecitazioni del contesto esterno.
Quale sarebbe il risultato dell’applicazione diretta di questo metodo?
I comportamenti delle imprese appartenenti allo stesso settore saranno uguali o differenti?
I comportamenti delle suddette imprese sarebbero uguali, in quanto razionalmente tutti adotterebbero le
stesse condotte strategiche, per cui ci si aspetterebbe che le aziende abbiano anche gli stessi risultati.
Ovviamente non è stato così all’epoca e non lo è tutt’oggi.
Secondo il modello SCP come potrebbe cambiare la condotta strategica di una o più imprese?
- Cambiamento delle variabili esterni; →
- Cambiamento della struttura del settore Cambiamento indotto dallo Stato.
Es. Licenze dei tassisti o Superbonus edilizio del 110%
Modello che ha retto poco tempo a causa della considerazione delle imprese come aggregato,
quindi si trascurava completamente la soggettività strategica dell’impresa.
Chi è alla guida di un’impresa non opera con strategie paragonabili a quelle dei competitors,
ma sussiste un’elevata soggettività della pianificazione strategica,
che fa sì che le condotte non siano quindi equiparabili così che anche le performance saranno diverse.
2. LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA (anni ’60-’70)
“La strategia è l’enunciazione dei principali mezzi che l’impresa utilizzerà, vincoli ambientali permettendo,
per cercare di raggiugere i propri obiettivi.” Hofer e Schendel
L’ambiente competitivo è quello che porrà determinati vincoli, ma mostrerà anche le opportunità.
Un’idea il più informata, approfondita e meditata possibile sul futuro ambiente competitivo permetterà di
formulare una strategia che potrebbe portare ad un buon posizionamento, in modo da potersi poi
ritrovare nelle migliori condizioni per poter soddisfare i propri obiettivi.
PIANIFICAZIONE STRATEGICA
Si opera attraverso un processo sequenziale di fasi predefinite volto ad esprimere l’orientamento strategico
→
d’impresa Obiettivi di medio-lungo termine e le azioni da attuare.
Processo estremamente razionale Fase più importante e critica, in quanto
le strategie hanno un basso tasso di
riconversione, è difficile tornare indietro.
Analizzare e capire l’evolversi dell’ambiente esterno permette di comprendere anche
segnali di opportunità o minaccia sui quali le singole imprese non hanno il governo.
Si analizzano così anche i comportamenti e i relativi risultati dei competitors.
Come si attua?
Si inizia definendo il numero di persone coinvolte e i compiti da svolgere,
si mettono in moto meccanismi di collegamento tra le varie aree secondo la strategia formulata,
che deve essere attuata in un determinato arco temporale .
(attualmente è più ridotto rispetto al passato)
Scuola Razionalista
Definita in quanto l’assunto di base è la perfetta razionalità degli operatori.
Prima scuola a teorizzare la Pianificazione Strategica, definendone i tratti distintivi e gli assunti di base:
• Perfetta razionalità degli operatori;
• Focus su attività di tipo cognitivo-razionale;
• Focus sulla formulazione della strategia e sulla strategia deliberata.
Caratteristiche del processo di pianificazione strategica
→
La formulazione della strategia è un processo controllato, consapevole, razionale e altamente formalizzato.
Formalizzato con delle scadenze
strategia
Due step rigidamente distinti quelli dell’azione e della L’azione è sempre successiva alla
definizione della strategia.
➢ →
Fase di progettazione Strategie pienamente sviluppate ed esplicite;
➢ →
Fase di implementazione Strategia uniche ed esplicite che devono essere implementate.
La strategia perduta immutata in tutto il periodo
Molte di queste caratteristiche saranno sostituite a fronte di un ambiente molto discontinuo.
Concetto di ASA – Area Strategica d’Affari
Preciso segmento dell’ambiente in cui l’azienda svolge, o potrebbe svolgere, la propria attività.
In questa prospettiva, Ansoff (1965) definisce l’ASA come
“una specifica combinazione prodotto/mercato, verso la quale l’azienda può orientare una determinata
strategia di business.”
Prime ASA identificate come combinazione prodotto/mercato
Ogni combinazione in cui solo una delle due
variabili cambia, astrattamente potrebbe far
cambiare l’ASA,
ma ciò che veramente genera una differenza
sono le differenti modalità competitive.
Questo concetto regge a lungo ed anche considerato rivoluzionario per l’epoca perché
per la prima volta si mette in discussione la concorrenza all’interno dello stesso settore.
Alla fine degli anni Settanta, Abell amplia la definizione di ASA formulata da Ansoff ed elabora la
Teoria dell’Area Strategica d’Affari
Abell include 3 dimensioni fondamentali per le scelte di posizionamento,
rilevanti per definire la natura della competizione:
I. La tipologia dei bisogni serviti o delle funzioni d’uso soddisfatte;
II. L’identità dei clienti; →
III. La natura delle tecnologie impiegate Tipologia di prodotto o servizio utilizzato
per soddisfare un determinato bisogno.
I concetti di ASA e coesistenza di una pluralità di esse in una stessa azienda,
nacquero con riferimento alle grandi realtà aziendali, ma ad oggi il concetto è di uso generalizzato.
Si fa riferimento all’ASA in caso di combinazioni diverse di fattori a cui corrispondono
modalità competitive diverse, seppur all’interno di uno stesso settore.
Le opzioni strategiche dovranno riguardare queste.
Il modello della pianificazione ha a lungo utilizzato due strumenti per
l’individuazione e la valutazione delle opzioni strategiche:
MATRICI di PORTAFOGLIO
Servivano a valutare le opzioni strategiche per comprendere se erano efficaci e se potevano essere coperte
dal punto di vista finanziario, ma all’epoca le strategie erano ancora abbastanza semplici.
Matrici legati al nome di due società di consulenza
Matrice utilizzata come strumento destinato a essere proposto ai clienti e a favorire la consulenza.
Fornire suggerimenti consulenziali per allocare le risorse su un portafoglio di attività.
Scopo informativo:
2 variabili scelte con l’idea che fossero facilmente traducibili in un numero.
Opera una forte semplificazione attraverso l’associazione implicita che se il tasso di crescita del settore è
elevato, viene giudicato elevato anche il livello atteso del cash flow e dei profitti della società.
Come si costruisce la matrice:
1) Scomporre il business in Aree Strategiche d’Affari (ASA)
e definire, per ciascuna ASA, le prospettive di lungo termine;
2) Posizionare le varie ASA in una matrice a due dimensioni che rappresentano le due variabili;
3) Formulare strategie specifiche per ciascuna ASA.
Problema applicativo:
→ Posizionamento a intervalli intermedi.
Un valore intermedio della quota di mercato ad esempio, potrebbe causare errori nella collocazione dei
quadranti e conseguentemente portare alla formulazione e all’implementazione di strategie sbagliate.
Stesso discordo per il tasso di crescita.
Quota di mercato
Sembrerebbe essere un concetto intuitivo, la si potrebbe rilevare attraverso un calcolo con un parametro
monetario, ad esempio il fatturato dell’azienda in questione, ma il problema si pone sul denominatore:
Quale fatturato complessivo deve essere considerato?
L’obbligo di indicare il fatturato nei bilanci è nato solo dal 1974.
È più semplice calcolare le quote considerando o un perimetro geografico limitato
o il fatturato/le quantità di tutti i player con cui ci scontra frequentemente per contendersi il cliente.
Possibile soluzione: →
Utilizzo della quota di mercato proxy Fatturato o quantità complessivi del leader di settore.
Soluzione che consentì di superare il problema della quota di mercato,
ma non è stato risolto il problema del tasso di crescita!
Valutare la posizione strategica delle ASA aziendali.
Scopo informativo:
Scopo più generico rispetto alla matrice precedente per cercare di non cadere negli stessi errori.
La riflessione sulle debolezze della matrice BCG ha portato gli studiosi a rendersi conto che
erano state attutate troppe semplificazioni per agevolare l’utilizzo dello strumento,
perciò per la matrice GENERAL ELECTRIC – MC KINSEY si pensarono a variabili più complesse.
Variabile definita da molte altre variabili, La quota di mercato come variabile della matrice
non solo il tasso di crescita. precedente sintetizzava soltanto la capacità
competitiva dell’azienda.
Sono stati introdotti anche elementi interni dell’ambiente dell’impresa, finora mai valutati.
Pur superando alcuni limiti
della matrice BCG, anche
questa presenta alcune
criticità.
Siamo ancora nell’epoca della pianificazione strategica della Scuola Razionalista.
Per molti decenni il controllo implicò solamente la
verifica dei risultati attesi.
Controllo del raggiungimento dei risultati attraverso
l’analisi degli scostamenti tra obiettivi deliberati ed
obiettivi effettivamente implementati.
Controllo successivo che avveniva ex post.
Metodo basato sui Analizzava sempre gli scostamenti tra il dato
obiettivo e il dato effettivamente conseguito.
Rimaneva sempre il problema della
tempistica ex post dei risultati rispetto
all’implementazione della strategia.
Vantaggio del meccanismo: Criticità del meccanismo:
- Fornisce dati precisi. - Controllo tardivo.
Il controllo della strategia per un po’ si è basato su questo meccanismo, ma fino a che l’ambiente era statico
non serviva comprendere l’esigenza di cambiamento; ma appena l’ambiente è diventato più dinamico si
sono incontrate rilevanti difficoltà.
3. LA TRANSIZIONE DEGLI ANNI ’80 E ‘90
Ambientale Competitivo
Le fonti di un possibile vantaggio competitivo vengono ricercate all’interno dell’azienda,
ponendo in esso sempre più attenzione, senza comunque abbandonare l’esterno.
Tanto più la fonte del vantaggio competitivo è interna,
tanto più sarà difficile per i competitors copiare la strategia adottata. Catena del valore di un’impresa
Nelle attività primarie di annida il valore primario di un’azienda.
Le attività di supporto contribuiscono ad aumentare il valore derivante dalle attività primarie.
Per Porter, le sezioni della catena non rappresentano unità organizzative aziendali ma un insieme omogeneo
di processi che, se svolti in maniera differente tra diverse organizzazioni, danno vita a maggiori vantaggi
competitivi. Il vantaggio competitivo può nascere anche
dall’intersezione di più catene di valore.
In certi casi, i differenziali nella generazione
del valore risiedono nei legami che si creano
tra attività di catene diverse, ma collegate
alla filiera.
L’IMPRESA DEVE SVILUPPARE UNA STRATEGIA COMPETITIVA CHE LE CONSENTA DI OTTENERE E
MANTENERE UN VANTAGGIO COMPETITIVO NEL TEMPO.
Per farlo è essenziale conoscere a fondo l’ambiente in cui si opera.
L’attenzione all’interno comunque non sostituisce tutto l’apparato incentrato sullo studio dell’esterno.
MODELLO di PORTER o MODELLE delle “CINQUE FORZE COMPETITIVE”
Finalità del Modello di Porter:
• Analizzare il sistema competitivo in cui l’impresa si trova ad operare;
• Valutare l’attrattività di un settore, al fine di analizzare quanto sia conveniente entrarvi,
considerando opportunità, rischi e competitività;
• In fase di formulazione strategica, decidere come superare le barriere all’entrata oppure come
elevare le barriere per difendersi.
Se si è già nel settore Se si è in posizione di nuovo entrante
Una volta identificati i 5 elementi del modello, l’impresa sarà in grado di individuare i propri punti di
forze e di debolezza e la propria posizione all’interno del settore.
Quali strategie permettono all’impresa di tradurre la sua posizione nel settore in un vantaggio competitivo?
Le STRATEGIE COMPETITIVE:
Leadership di costo
Abbassamento del costo di produzione del prodotto,
facendo leva su un’offerta a prezzi inferiori rispetto a quelli dei concorrenti.
Leadership di differenziazione
Aumento del valore percepito dal cliente,
cercando di ottenere un’offerta di valore superiore a quella dei concorrenti.
CONTROLLO della STRATEGIA
Da Dal controllo della strategia qualche autore ha provato a
Finora tutti avevano parlato di controllo della realizzazione lanciare nuove idee, ma sono state scarsamente raccolte.
della strategia come mezzo per raggiungere gli obiettivi.
CONTROLLO della DIREZIONE di MARCIA
A Newman
Il controllo della direzione di marcia presuppone controlli continui degli obiettivi strategici, orientati però al
futuro, per verificare se la strategia deliberata risulti implementata conformemente a quanto stabilito in
fase di pianificazione.
➢ Obiettivo del controllo
Stimare i risultati delle azioni future, così da favorire eventuali adeguamenti della direzione di marcia.
“Results are predicted and correttive action is taken before the total operation is completed. For example,
flight control of the spacecraft aimed for the moon began with trajectory measurements immediately after
take-off and corrections were made days before actual arrival.” Newman.
→ Negli anni ’70 Peter Lorange contribuisce ulteriormente allo sviluppo del concetto di
“controllo strategico”, che viene poi sistematizzato, insieme al contributo di altri autori,
nell’opera “Strategic Control” del 1986.
“In the management context, we define a strategic control system as a system to support managers in
assessing the relevance of the organization’s strategy to its progress in the accomplishment of its goals, and
when discrepancies exist, to support areas needing attention.” Lorange.
Cosa consente di ottenere un vantaggio competitivo in un contesto come quello descritto?
Con Porter si è orientata la ricerca alle
risorse interne, con un relativo
cambiamento del contesto, arrivando
ad un focus sulle risorse intangibili e
un’economia della conoscenza e delle
relazioni.
Processo volto alle conoscenze.
Dagli anni ’80 quindi, l’attenzione degli studi di strategia si
sposta dall’ambiente esterno alle risorse interne aziendali.
“Le risorse sono il complesso degli assets, capacità, processi organizzativi, attributi, informazioni,
conoscenze, ecc., controllati da un’impresa e che le consentono di concepire e realizzare strategie che
migliorano la sua efficienza e la sua efficacia.” Barney.
Controllati da un’impresa
Si intendono risorse di cui l’impresa ha il controllo e le capacità d’uso,
non deve esserne necessariamente proprietaria.
La resource based view Modello di management strategico che considera le risorse interne di un'az
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Controllo Strategico
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