Conservazione della natura
(Diego Rubolini)
CONCETTI DI BASE DI ECOLOGIA
Un individuo è un organismo unitario dal punto di vista genetico; per gli animali è un
concetto abbastanza definito, per le specie vegetali meno, in quanto si possono avere
dei cloni.
Non vengono considerati i livelli inferiori all'individuo (tessuti, organo, cellula...).
La selezione naturale agisce sui caratteri fenotipici, influenza la composizione genetica
della popolazione (insieme di individui che interagiscono tra di loro). Il livello di
specie coincide, in alcuni casi, con la popolazione; ciò avviene quando la specie
occupa un unico areale.
Le specie interagiscono tra di loro in modo interspecifico (comunità), tramite
principalmente la competizione (predazione, erbivoria); anche il parassitismo è una
forma di relazione interspecifica e differisce dalla predazione in quanto il parassita
necessita che l'ospite rimanga in vita, quindi non lo "consuma" tutto sul momento.
Interazione formiche-piante
L'acacia ospita delle colonie di formiche all'interno di strutture specifiche perché
predano insetti defoglianti, i quali renderebbero la pianta non produttiva. E' uno
sfruttamento reciproco stabile.
Simbiosi per l'azotofissazione
Piante che possiedono dei noduli radicali dove ospitano batteri.
Sopra la comunità si parla di ecosistema, cioè di relazioni tra comunità e l'ambiente
fisico. Gli organismi stessi possono modificare la componente abiotica, influenzandone
le caratteristiche (successione ecologica).
Alcune specie vengono definite "ingegneri ambientali", in quanto plasmano
l'ambiente in cui si insediano (barriera corallina).
Il concetto di bioma, superiore a quello di ecosistema, è caratterizzato dal tipo di
vegetazione dominante.
La biosfera corrisponde alla superficie sulla quale si sviluppa la vita. Infine, abbiamo
l'ecosfera.
CRESCITA DELLA POPOLAZIONE UMANA MONDIALE
Estremo sfruttamento delle risorse, con un impatto molto evidente sugli ecosistemi. Lo
sviluppo della medicina ha consentito una minor tasso di mortalità, che ha promosso
un incremento incredibile della popolazione umana (breve discesa durante l’epidemia
di peste bubbonica). Un aspetto importante è che in qualche modo l'uomo non è più
sottoposto a selezione naturale; con lo sviluppo agricolo e tecnologico era possibile
risentire sempre meno delle condizioni climatiche (irrigando, si può combattere la
siccità). Si è appropriato dello spazio nell'ecosistema di altre specie, le quali si possono
conseguentemente estinguere.
Nei paesi industrializzati si ha una diminuzione della natalità; si nota, anche se meno
evidente, anche nelle popolazioni più povere.
Possiamo notare che nei paesi più poveri, principalmente nel sud del mondo, c’è una
percentuale di crescita maggiore.
Siamo in una situazione nella quale gli eventi climatici catastrofici stanno aumentando
di frequenza.
Maggiore è il tasso di scolarizzazione, minore è il tasso di natalità.
La foresta tropicale non ha un bilancio particolarmente positivo per quel che riguarda il
carbonio, quindi sono molto più gravi gli incendi in Siberia, in quanto il bilancio di
carbonio è positivo (la foresta boreale contiene molto più carbonio di quel che ne
emette, a differenza dell'Amazzonia).
IMPATTO DELL'UOMO SULLA BIOSFERA
Gran parte della produzione della piattaforma continentale oceanica viene consumata
dall'uomo (35%), il 60% delle acque dolci è alterato, il 20-30% della produzione
primaria netta della biosfera viene utilizzata dall'uomo e tolta quindi ad altre specie.
Gli Stati Uniti hanno un impatto 10 volte superiore all'India, l'Europa corrisponde a
circa 3 volte. Possiamo concludere che gli impatti sono distribuiti in modo non
uniforme nel globo.
Un studio scientifico utilizza l’HANPP (Human Appropriation of Net Primary Production)
per quantificare la percentuale di suolo utilizzata dall’uomo, l’intensità di uso del suolo
e l’impatto sulla biomassa degli ecosistemi (è una misura della dominazione dell’uomo
sulla biosfera). I Paesi industrializzati hanno una percentuale più alta di HANPP.
FRAMMENTAZIONE DEGLI HABITAT {Guardare le slide da qui in poi}
C'è stato un passaggio da un ambiente forestale ad una prateria; non è più possibile
tornare ad una superficie forestata. Sono rimaste poche foreste primarie in Europa ,
con alcune parti in Polonia e nei Balcani.
In 50 anni nel Madagascar è diminuita la copertura forestale, pur avendo comunque
una buona quantità di foresta primaria. Lo stesso vale per il Brasile.
DEFORESTAZIONE E USO AGRICOLO DEL SUOLO
Nelle zone pianeggianti abbiamo una maggiore trasformazione degli ambienti naturali;
in colline e montagne abbiamo un progressivo abbandono dell'agricoltura, con
conseguente riforestazione. In Nord America e nelle zone ad ovest dell’Europa sembra
esserci aumento di superficie forestata, mentre in Asia, Sud America e Africa c’è
perdita di copertura foresta o situazioni “invariate”. Possiamo notare che in Africa e
Australia c’è meno uso agricolo del suolo, probabilmente perché molte aree sono
desertiche.
Entro il 2050 è prevista una trasformazione dei biomi importante, anche se la
maggior parte della "trasformazione" del territorio è avvenuta fino al 1950. I dati sono
sulla base del consumo attuale di risorse. Nelle foreste temperate abbiamo un
"guadagno" di circa il 5%, un minimo di ricrescita di foreste naturali.
Il lago d'Aral
Si "regolava" tramite l'evaporazione, date le temperature molto aride (non aveva
emissario). L'area attorno al lago è stata dedicata durante l'Unione Sovietica alla
coltivazione del cotone, che richiedeva una grande quantità di acqua e l'utilizzo di
pesticidi. L'hanno trasformato in un'enorme risaia e utilizzato i corsi d'acqua che lo
alimentavano per irrigare le piantagioni circostanti. Non tutto andò come previsto, le
acque erano troppo salate, così come i terreni; ciò portò ad un abbandono della risaia,
ma non della coltivazione di cotone. E' rimasta una zona sabbiosa tossica, che causò
malattie nella popolazione umana stessa; il lago è praticamente sparito.
Il Dust Bowl
Si effettuava la rotazione agricola, ma si è passati all'agricoltura intensiva, con grandi
quantità di prodotti chimici di sintesi. La meccanizzazione dell'agricoltura portò ad un
disastro ambientale, con anni di siccità, completo abbandono della regione, terreno
completamente sterile. Il fenomeno consiste in tempeste di polvere dovute al fatto che
non ha piovuto per anni; era impossibile respirare.
INQUINAMENTO
Può avvenire il bioaccumulo dei pesticidi. Un caso tipico è quello del DDT, un
insetticida ampiamente utilizzato tra gli anni '50 e '60 per aumentare la produttività
delle aree coltivate. E' ancora oggi evidente la deposizione di DDT in alcune regioni e
soprattutto nelle aree oceaniche e nei ghiacciai dell'Himalaya; i movimenti delle
correnti marine distribuiscono il DDT e una volta evaporato viene trasportato dal
vento.
Nel periodo in cui veniva utilizzata questa sostanza è stato osservato un declino delle
popolazioni di uccelli predatori (falco pellegrino...); hanno indagato sul legame tra le
due cose e scoprirono che il DDT è una sostanza estremamente lipofila, quindi le
prede di questi uccelli, che si nutrono di insetti venuti a contatto con il DDT, vengono
poi consumate, causando un accumulo all'interno dei rapaci. Vengono chiamati
"composti organici persistenti".
Un altro fenomeno legato al DDT è la biomagnificazione: un aumento della
concentrazione della sostanza nei tessuti degli organismi ai livello trofici più
elevati. Ciò causava il fallimento della cova: le uova si rompevano, l'embrione non si
sviluppava (assottigliamento delle uova) e di conseguenza il declino della popolazione.
E' reversibile.
Lo spessore dei gusci delle uova in tempi inferiori al 1990 è stato misurato grazie a
collezioni private.
Inquinamento delle acque
Progressivo rilascio di inquinanti, principalmente organici, nelle acque interne, per
mancato trattamento delle acque reflue.
Eutrofizzazione → l'azoto tende a dilavare, arriva a contatto con le acque interne e
aumenta la produttività del fitoplancton, quindi si hanno fioriture algali significative
che rendono l'acqua torbida e impediscono ai raggi solari di raggiungere gli strati
profondi. I batteri consumano tutto l'ossigeno per attività aerobie e causano anossia,
con un conseguente decadimento dell'ecosistema. E' un fenomeno che avviene
principalmente nelle aree urbane e spesso anche nelle coste dell'Adriatico; è
reversibile.
Ultimamente si parla molto dell'inquinamento da plastica: non esiste un ecosistema
marino libero da particelle di derivazione plastica (microplastiche). Le conseguenze
sono su vasta scala e in molti casi drammatiche. Non ci sono speranze sul fatto che la
plastica venga ridotta nei prossimi anni.
Molte specie di uccelli marini nutrono con pezzi di plastica i propri piccoli,
scambiandoli con prede a causa dell'odore delle alghe incrostanti che si sviluppano
sulla loro superficie (DMS, dimetilsulfide).
Inquinamento dell'aria
E' dovuto al rilascio di prodotti di combustione (ossidi di azoto, acidi...). Nel Centro
Europa l'industria siderurgica ha causato un grosso rilascio di azoto in atmosfera, che
hanno prodotto piogge acide e diminuito la qualità dei boschi e delle acque. Alcuni
bacini si sono acidificati. La situazione può migliorare immettendo della soda.
SOVRASFRUTTAMENTO DELLE RISORSE
Stanno aumentando la profondità dove si possono catturare i pesci e
diminuendo le quantità di tonnellate di pesce pescate. Ciò è causato da una
non regolamentazione dell'attività di pesca. Il pesce viene "trasformato" in certi casi
già sul peschereccio.
La tragedia dei beni comuni
Un fenomeno che si manifesta quando più individui effettuano uno
sfruttamento non regolamentato da un’autorità di una risorsa condivisa e
limitata. In questa situazione ciascun individuo sfrutterà la risorsa com'è meglio per
sé stesso, mentre i costi si suddividono tra tutti gli altri membri. L'effetto è il collasso
della risorsa.
In Canada è molto evidente questo fenomeno per quanto riguarda il merluzzo
atlantico: negli anni '60 cambiò l'industria della pesca, introducendo come detto in
precedenza delle "fabbriche galleggianti" che trasformano direttamente il pesce e
ne prelevano molte più tonnellate che in passato. In pochi anni c'è stato un declino
non indifferente e a questo punto il governo canadese introdusse dei limiti alla pesca
(riduzione dei permessi di pesca agli stranieri). Per qualche anno la situazione si
ristabilì, con una piccola ripresa; consentire di nuovo una pesca "incontrollata" portò
nuovamente al collasso della risorsa, con rischio estinzione.
E' possibile arrivare ad una gestione sostenibile della pesca: uno studio analizza che la
presenza di società che gestiscono gli stock di pesce, rispetto ad uno sfruttamento
incontrollato, potrebbe migliorare molto la situazione.
Fishery → attività di pesca concentrata su una certa specie in una determinata area
geografica.
Collapse → la risorsa subisce un calo enorme (<10%).
Nel momento in cui un privato deve gestire una risorsa dalla quale riceve un guadagno
farà di tutto per mantenere quella risorsa.
Il crollo delle popolazioni atlantiche di squali
La maggior parte del pesce finisce per alimentare l'industria della carne o dei pesci da
allevamento. La pesca è poco selettiva (bycatch); gli squali vengono pescati
accidentalmente durante la pesca di pesci spada e tonni, ed essendo K-strateghi
avviene un declino della popolazione. L'abbondanza della popolazione di squali si è
abbassato fino allo 0,4. L'effetto non è benefico, altri predatori potrebbero aumentare
a causa del ridotto numero di squali.
Dal punto di vista della biomassa, rappresentano una piccolissima parte rispetto, per
esempio, a zooplancton o fitoplancton.
Rimozione dei predatori e rilascio di mesopredator
(Pterodroma cooki)
I petrelli trascorrono l'intero periodo di riproduzione sul terreno;
producono un pulcino all'anno e investono molto nelle cure parentali. Sono uccelli
peculiari perché sono presenti solo su una piccola isola della Nuova Zelanda (Little
Barrier Island).
I neo zelandesi investono molte risorse nel mantenimento della biodiversità.
Gli uccelli che nidificano a terra sono molto minacciati dalla presenza dell'uomo, del
ratto (commensale dell'uomo) e del gatto. Una volta sull'isola questi animali
cominciano ad "esplorare" gli ambienti naturali, fondando popolazioni inselvatichite
che si cibano di specie endemiche. Su queste isole non erano presenti predatori per
Pterodroma cooki, ma con l'arrivo dei ratti, grandi predatori di uova e soprattutto
pulcini, la situazione è cambiata.
Negli anni '70 venne osservata questa specie per la prima volta e si notò che il
successo riproduttivo era molto basso, mentre era molto alto il tasso di mortalità. Se
l'isola è lontana dalla terraferma si può intervenire con la rimozione dei predatori, in
quanto non raggiungerebbero facilmente l'isola.
Partì una campagna di "degattizzazione", che portò alla totale scomparsa della specie;
contemporaneamente monitorarono il successo riproduttivo di questi uccelli. Il
successo riproduttivo è diminuito ancora di più, perché sono aumentati i ratti, non più
controllati dalla presenza dei gatti. Iniziò a questo punto una derattizzazione. Vennero
rilasciate esche dagli aerei in tutta l'isola per riuscire ad eradicare i ratti e questo
procedimento per portare alla scomparsa di tutti gli individui ci mise diversi anni.
Queste operazioni vanno fatte solo nella situazione in cui il problema si sa che non si
ripresenterà in pochi anni, dati i costi elevati.
Il mesopredator release è una situazione nella quale il mesopredatore viene lasciato
libero di riprodursi, non avendo più un predatore.
{Un articolo scientifico si differenzia da un articolo di giornale in quanto viene letto da
esperti in materia e revisionato; l'editore riceve l'articolo e può decidere di rimandarlo
indietro o di spedirlo a colleghi, che valutano la coerenza, la chiarezza, la rilevanza e la
possibile "replicazione" dei risultati. Se il giudizio è positivo l'articolo viene pubblicato.
Mediamente il procedimento richiede mesi o qualche anno (Peer Review). Una rivista
ha un "Impact Factor", se è molto alto significa che gli articoli vengono citati spesso,
ovvero pubblica articoli di qualità e grande significatività.}
L'IMPRONTA DELL'UOMO SULLA SUPERFICIE TERRESTRE E SUGLI OCEANI
Usando il SIT sono stati evidenziate delle variabili che rappresentano l'impatto
antropico. I dati utilizzati sono:
densità di popolazione;
• trasformazione del suolo;
• dighe e altre infrastrutture.
•
Sovrappongono le informazioni e si ottiene il totale di impatto. Alla fine di questa
elaborazione di dati si ottengono questi valori: oltre l'80% della superficie terrestre ha
2
una densità abitativa > di 10 individui per km , l'illuminazione notturna è talmente
intensa da essere percepita dai satelliti e il territorio è principalmente destinato ad uso
agricolo. L'alterazione dei ritmi giorno-notte dovuti all'illuminazione causa molti
problemi all'uomo; sugli animali ha lo stesso effetto. La stessa operazione può essere
fatta per gli oceani, per i quali sono state considerate:
attività di pesca intensiva;
presenza di scarichi industriali;
piattaforme petrolifere;
estrazione di gas naturale.
Mettendo insieme queste informazioni si vedono zone fortemente impattate (Mare del
Nord).
La mappa dopo rappresenta il traffico commerciale navale.
IMPRONTA ECOLOGICA E BIOCAPACITA'
Ci indica quanto noi utilizziamo rispetto a quanto i sistemi naturali possono fornirci e
trasformare attraverso il loro processo di assorbimento degli scarti. La biocapacità è la
disponibilità, espressa in ha/persona, su base annua e globale, dei terreni
produttivi e delle acque superficiali in grado di assorbire gli scarti per
persona. L'impronta ecologica è la misura sintetica della richiesta di risorse da
parte dell'uomo rispetto alla biocapacità; è sempre espressa in ettari di terre
emerse e superficiali che sarebbero necessari per produrre le risorse necessarie al
sostentamento della popolazione umana ed assorbire gli scarti delle attività umane. La
biocapacità sta diminuendo, per contro la nostra impronta ecologica sembra in
aumento. Com'è possibile che la specie umana persista in queste condizioni?
Il problema principale sta nel fatto che in qualche modo la biosfera non è più in grado
di assorbire i nostri scarti; stiamo accumulando rifiuti che non vengono
completamente "consumati". L'impatto principale è dato dalla quantità di gas serra
che continuiamo ad emettere e che non vengono assorbiti. Abbiamo bisogno di una
superficie corrispondente a poco meno di una Terra e mezza.
LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Idealmente si ha uno sviluppo sostenibile quando si ha una buona qualità
della vita umana ma senza produrre scarti in più rispetto a quelli assorbibili.
L'unico Stato soste
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