ECOLOGIA APPLICATA,
ECOLOGIA ANIMALE
E
CONSERVAZIONE DELLA NATURA 1
2
ECOLOGIA DELLE POPOLAZIONI
L’ecologia delle popolazioni è lo studio del modo in cui i processi naturali influenzano
l’ammontare, la composizione e la dinamica delle popolazioni.
Una popolazione è un insieme di individui effettivamente interfecondi (e quindi della stessa specie)
che vivono in una stessa area. L’insieme di tutte le popolazioni formate da individui interfecondi e
riproduttivamente isolate da altre popolazioni costituiscono una specie.
Una specie è formata da una sola popolazione quando l’area geografica occupata dalla specie è
molto piccola (es. un insetto endemico di una grotta), oppure nel caso contrario, quando la mobilità
è molto elevata (es. Albatros).
Una specie può essere monotipica, se non è frazionabile in sottospecie, oppure politipica (quasi
tutte le specie sono politipiche, specialmente alla periferia del loro areale – es. la Ghiandaia con 28
sottospecie). Poiché le sottospecie possono esistere solo in aree geografiche separate, a volte si
sostituisce il termine sottospecie con quello di razza geografica.
Le allospecie sono specie appena divise una dalle altre, ma che hanno ancora troppe caratteristiche
di nicchia in comune per poter vivere assieme (es. Pernice rossa, sarda, Coturnice e Ciukar).
Ogni specie è caratterizzata da un habitat (l’ambiente di vita di un organismo, il suo indirizzo), una
nicchia ecologica (la descrizione completa di come un organismo usa il proprio ambiente – è la
professione dell’individuo) ed un areale di distribuzione.
L’home range è lo spazio vitale necessario ad individuo per sopravvivere. È un valore diverso per
ogni specie. Specie ad ampia vagilità avranno un home range molto vasto e viceversa. Avere un
home range ridotto è conveniente perché proteggerlo costa meno energie, ma c’è più possibilità che
si esauriscano le risorse al suo interno. Quindi, più aumentano le risorse, più è possibile ridurre le
dimensioni dell’home range.
Le popolazioni sono organizzate in comunità o biocenosi: una comunità comprende le popolazioni
di tutte le differenti specie che vivono insieme ed interagiscono in una stessa area. Comunque,
poichè le popolazioni hanno un corredo genetico comune (pool genico), la selezione naturale agisce
al loro livello mentre agisce indirettamente sulla comunità.
Una biocenosi è a sua volta composta da una zoocenosi, una fitocenosi, una miocenosi, algocenosi,
protistocenosi.
Composizione di una biocenosi: consiste in un inventario degli organismi presenti
(composizione faunistica, floristica, …).
Struttura di una biocenosi: descrive il ruolo che ciascuna specie svolge nell’ecosistema.
Dinamica di una biocenosi: descrive le variazioni nella densità di popolazione delle
diverse specie, durante le variazioni stagionali e le successioni ecologiche.
Diversità di una biocenosi: è il rapporto fra il n. di individui e il n. di specie presenti.
Ecosistema è un termine ancora più vasto, perché comprende sia la comunità che l’ambiente fisico
in cui le specie vivono.
La biosfera è un sistema ecologico globale comprendente tutte le comunità della Terra. Gli
organismi della biosfera dipendono uno dall’altro e dalle diverse componenti dell’ambiente fisico
sulla Terra: atmosfera, idrosfera e litosfera.
P ROPRIETÀ DELLE POPOLAZIONI
Gli ecologi popolazionisti studiano le proprietà delle popolazioni:
La sua struttura: volume, distribuzione, classi di età.
La dinamica: crescita esponenziale e logistica.
3
La regolazione: fattori densità dipendenti e indipendenti (interspecifici ed intraspecifici).
L’evoluzione di una popolazione, cioè la capacità di risposta agli input esterni sotto forma
di adattamento genetico.
S TRUTTURA DELLE POPOLAZIONI
V
OLUME DELLA POPOLAZIONE
Il volume della popolazione (le sue dimensioni) indica il numero di individui presenti ed ha senso
solo se posto in relazione alle dimensioni dell’area in cui essi vivono.
L’ammontare di una popolazione si stima attraverso la conta diretta oppure attraverso la tecnica
del marcaggio e ricattura (vedi capitolo Casi di studio).
D ISTRIBUZIONE
Per distribuzione si intende la distanza degli individui l’uno dall’altro, caratteristica per ogni
specie. Il tipo di distribuzione è in risposta agli stimoli ambientali o sociali: distribuzione
dell’habitat, fattori climatici stagionali o giornalieri, esigenze riproduttive, tipo di socialità (la
specie tende a formare famiglie aggregate o è individualista), competizione o territorialità.
I principali modelli di distribuzione sono:
Distribuzione aggregata: detta anche a pezze (patchy distribution), si riscontra quando gli
individui sono concentrati in determinate porzioni dell’habitat, spesso a causa di una
distribuzione a pezze anche delle risorse dell’ambiente. Può aiutare ad evitare la predazione
(più occhi vedono meglio di due).
Distribuzione uniforme: si osserva quando gli individui si trovano equidistanti fra loro o
comunque disposti in modo molto regolare. Ad esempio, gli Uccelli marini che
costruiscono i nidi equidistanti per evitare le beccate degli altri, quindi sono sempre a poco
più della distanza di un becco. Si riscontra sempre quando la competizione fra individui è
molto severa (es: allelopatia tra piante).
Distribuzione casuale: si osserva quando gli individui si trovano ad una distanza
irregolare o casualmente variabile, senza una relazione con la presenza di altri individui. Si
osserva molto raramente.
Distribuzione ad anello: si osserva quando la somma degli areali di certe popolazioni
forma un anello, in cui le popolazioni hanno particolari relazioni di interfertilità: ogni
popolazione è interfertile con la successiva, ma senza chiudere l’anello (se sono ad esempio
cinque popolazioni, la prima non è interfertile con la quinta).
Alcune popolazioni modificano il loro tipo di distribuzione con il tempo: ad esempio i Pini della
macchia sempreverde si distribuiscono in modo casuale da giovani, ma quando crescono, a causa
della competizione per la luce, si disperdono in modo uniforme (oltretutto, la distribuzione
uniforme è facilitata dalla morte di molti individui per sovraffollamento).
Per determinare il tipo di distribuzione di una popolazione si possono usare foto aeree, indagini
di campo o carte topografiche, tenendo sempre conto che il tipo di distribuzione varia in funzione
della scala.
In ogni caso, si individua la specie oggetto di studio e se ne delimita l’area di estensione formando
dei poligoni. Si misurano le distanze fra i singoli individui, evitando di incrociare le misure e
considerando ogni segmento come la diagonale minore del quadrilatero a cui appartiene (un rombo,
in genere). I dati vengono raggruppati in classi D di distanza (tutti gli individui distanti tra 0/10 m,
tutti quelli tra 10/20 m …), quindi si costruisce un grafico che abbia su x la radice di D e su y il
numero di individui che appartiene ad ogni classe: il tipo di grafico ottenuto dà l’informazione sulla
distribuzione della popolazione. 4
Lo studio della distribuzione di una popolazione serve, fra l’altro, a stabilire il livello di pressione
venatoria che non comprometta la stabilità della popolazione.
Ipotizziamo che la popolazione abbia una distribuzione aggregata. Questo significa che, sebbene lo
spazio disponibile sia maggiore di quello occupato, lo stress ambientale impedisce alla popolazione
ρ
di espandersi (regolazione indipendente). Se si permettesse un prelievo venatorio, le patches
depauperate non potrebbero essere riconolizzate, perché la matrice è inospitale. ρ
Se invece si osserva una distribuzione uniforme, con territori giustapposti (regolazione
dipendente), il prelievo è possibile perché la riconquista dei territori sottoposti a pressione venatoria
è rapida.
C LASSI DI ETÀ
La struttura di una popolazione può essere evidenziata anche attraverso la ripartizione in classi di
età (pre-riproduttiva, riproduttiva e post-riproduttiva):
Struttura di tipo I: l’uomo. Passa gran parte della propria vita nello stadio adulto, con
una lunga fase riproduttiva ed una probabilità di sopravvivenza che diminuisce con l’età:
la mortalità è concentrata nella vecchiaia.
Tipo II: la probabilità di sopravvivere non varia con l’età (come nei Sauri).
Tipo III: la mortalità massima si ha nella prima fase della vita, mentre gli individui che
sopravvivono a questa difficile tappa passeranno il resto dell’esistenza con maggior
sicurezza. Fa parte di questo tipo l’Ostrica, che deve attraversare tre stadi larvali prima di
rafforzarsi e fissarsi al suolo.
Comunque, ogni individuo può cambiare tipo di struttura durante la vita.
Identificare le classi di età di una popolazione permette di prevedere l’andamento della popolazione.
Se per esempio manca una classe di individui in età fertile, la popolazione è in via di estinzione ed i
suoi componenti sono definiti morti viventi (es. anni ’70-’80 in Trentino, solo 8-10 esemplari di
Orso bruno tutti non fertili).
L
A DINAMICA DELLE POPOLAZIONI
Dinamica e regolazione della popolazione sono strettamente connesse. Ogni popolazione è
caratterizzata da una densità che, a sua volta, dipende da due parametri positivi (natalità ed
immigrazione) e due parametri negativi (mortalità ed emigrazione). Questi parametri agiscono
direttamente a livello di popolazione, ma la regolazione della densità può avvenire sia su scala di
paesaggio (con i cambiamenti di uso del suolo, del clima, successioni e disturbi) che su scala di
individuo (per l’alimentazione, la crescita, la selezione dell’habitat e le tecniche di difesa dai
predatori).
M ORTALITÀ E NATALITÀ
I caratteri funzionali di una popolazione sono indicati dal tasso di natalità (birth rate) e quello di
mortalità (death rate). Sono espressi mediante tavole di natalità o curve di sopravvivenza. Queste
curve sono descritte ponendo sull’asse delle ascisse il tempo e su quello delle ordinate il valore log
l , ossia il logaritmo del numero di individui ancora vivi dopo un certo arco di tempo x.
x
In condizioni ideali, una popolazione può presentare il suo potenziale biotico, o tasso intrinseco
massimo di accrescimento (r ). Generalmente, individui molto grossi (balene, elefanti) hanno
max
potenziali biotici molto bassi e viceversa.
Il potenziale biotico è una funzione esponenziale, da cui deriva la funzione più semplice: 5
dN/dt = rN
che dice che la variazione del numero di individui nell’unità di tempo è uguale al prodotto di r
(tasso di crescita, ossia l’aumento o la diminuzione pro capite) per N. Il tasso di crescita equivale
al valore di (b-d) in cui b è la natalità e d la mortalità di una popolazione.
Quindi, se gli individui nascono in quantità maggiore rispetto a quanti ne muoiono, r è un valore
positivo, e la popolazione aumenta. Viceversa, se muoiono più individui di quanti nascono, r ha un
valore negativo e la popolazione decresce.
In natura, invece, le popolazioni mostrano un tasso intrinseco realizzato di accrescimento che gli
impedisce la crescita esponenziale. I fattori che impediscono l’accrescimento esponenziale vengono
chiamati fattori di resistenza ambientale (fra cui anche la competizione intraspecifica).
Tra questi, è importantissimo il valore della capacità portante (k), ossia la massima densità di
popolazione che l’ambiente può sostenere per un tempo indefinito ed il cui valore varia con le
condizioni ambientali. In un grafico, k rappresenta una retta orizzontale che funge da asintoto per la
curva di crescita della popolazione. Il parametro k entra nella formula di calcolo della crescita di
popolazione come rapporto con il valore N, secondo la formula:
dN/dt = rN (k – N/k)
per cui: se N/k > 1 la popolazione deve diminuire
se N/k < 1 la popolazione può aumentare
Non sempre una popolazione riesce a regolarsi ed a non superare il valore soglia k. In quei casi,
subisce un crollo popolazionale. Questa situazione si verifica spesso nelle colture batteriche, in cui
le risorse non sono rinnovabili e terminano improvvisamente. Oppure, è il caso che si è verificato in
Alaska con l’introduzione erronea di una popolazione di Renne, che crebbero talmente tanto in poco
tempo che finirono col far estinguere le erbe di cui si nutrivano durante l’inverno, estinguendosi
esse stesse.
L E STRATEGIE RIPRODUTTIVE
Ogni organismo possiede uno stile di vita strettamente connesso al proprio modello riproduttivo.
Un organismo che possiede una strategia biologica perfetta produce il massimo dei figli, i quali
dovrebbero sopravvivere fino alla maturità sessuale (raggiunta in breve tempo) e riprodursi. Di
conseguenza sarebbero necessarie delle lunghe cure parentali, per permettere la crescita e il
successo di tutta la prole (trade off).
Un organismo del genere in natura non esiste, perché sarebbe impossibile per lui sopravvivere se
spendesse tutta la sua energia nel processo riproduttivo. Quindi ogni popolazione deve fare una
scelta, un compromesso per la sopravvivenza individuale e della prole.
Si possono delineare due modelli di scelta: specie r-selezionate e k-selezionate.
Le specie r-selezionate sono così chiamate perché nell’espressione della loro crescita non compare
il parametro k: la dimensione della popolazione è determinata soltanto dal tasso di crescita r.
Sono quindi caratterizzate da una crescita esponenziale, che le porta a superare facilmente la
capacità portante k, dopodiché subiscono crolli popolazionali.
Hanno cure parentali scarsissime, dimensioni piccole del corpo,
raggiungono la maturità sessuale molto in fretta e vivono poco. Proprio k
per queste caratteristiche, in genere le specie r-selezionate vivono in
ambienti variabili e imprevedibili, dove la possibilità di sopravvivenza è
molto scarsa. La selezione naturale svolge la sua azione attraverso
l’ambiente abiotico e non attraverso la competizione che è molto scarsa
(anche perché la mortalità è talmente elevata che gli individui non hanno il tempo di competere). 6
La crescita delle specie k-selezionate è invece limitata dal parametro k, per
k cui subiscono una crescita logistica (curva con andamento sigmoide) fino ad
un numero di individui N che si avvicina molto al valore k. Di conseguenza
non possono avere un tasso di crescita elevato e sono caratterizzate da
longevità, sviluppo lento, molte cure parentali e grandi dimensioni. Gli
ambienti in cui vivono hanno caratteristiche più o meno costanti. Quindi, la
selezione naturale si esercita attraverso la competizione (fattore densità
dipendente, al contrario delle specie r che subiscono fattori densità indipendenti), per la quale sono
spese la maggior parte delle energie.
La strategia scelta può variare in funzione della disponibilità dell’ambiente, anche se si mantiene
una certa costanza.
Il fatto che una specie possa mostrare una crescita con andamento differente in diversi periodi, crea
delle curve di crescita con andamenti che non sono esponenziali né logistici, per cui abbiamo
andamenti logistici con fluttuazioni, andamenti completamente irregolari o con fluttuazioni
drastiche ma ad intervalli regolari.
Più l’ambiente è stabile, più specie k saranno presenti, perché in un ambiente stabile gli individui
possono permettersi tempi lunghi di sviluppo. Di conseguenza, se da un certo ambiente si estingue
una specie k il danno è maggiore che non se si estingua una specie r-selezionata, perché i tempi di
riconolizzazione sono molto più lunghi.
M
IGRAZIONE
I fenomeni di migrazione sono essenziali per stabilire le linee di crescita di una popolazione.
Dispersione e migrazione sono due concetti differenti: per migrazione si intende il movimento
direzionale di massa di grandi numeri di individui di una specie da un luogo ad un altro, mentre per
dispersione si intende il modo in cui gli individui si allontanano l’uno dall’altro.
L’immigrazione è il fenomeno per cui un certo numero di individui si aggiungono ad una
popolazione, mentre nell’emigrazione gli individui abbandonano la popolazione. L’emigrazione si
verifica in genere in situazioni di affollamento o di esaurimento delle risorse. In realtà,
l’emigrazione avviene prima che la risorsa sia finita: i gruppi che lasciano il proprio territorio
vengono selezionati in modo positivo, mentre quelli che aspettano il termine delle risorse si
estinguono (selezione di gruppo).
Correlando questi dati con lo studio di natalità e mortalità, si possono stabilire quattro parametri
che ci permettono di pronosticare l’andamento della popolazione: b nascite, d morti, i
immigrazioni ed e emigrazioni.
In una situazione di equilibrio si ha che b + i = d + e
La popolazione tende ad aumentare se b + i > d + e
La popolazione tende a diminuire se b + i < d + e
Sebbene tutte le teorie citate fin’ora riguardo al modo in cui una popolazione può accrescersi siano
molto valide, certe volte una popolazione subisce delle fluttuazioni forti e impreviste
indipendentemente, pare, da qualunque fattore. In questo caso, gli ecologi si rifanno alla teoria
matematica del caos. Il caos è la tendenza di un sistema semplice a mostrare una dinamica
complessa ed irregolare.
R
EGOLAZIONE DELLA POPOLAZIONE 7
La capacità portante dell’ambiente impedisce ad una popolazione di espandersi in maniera
indefinita. Il limite viene posto d
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