Lezione 1: 14/11/2022
LA CHIRURGIA MAXILLO-
FACCIALE
La Chirurgia Maxillo-Facciale comprende 3 grandi ambiti:
. Traumi del distretto maxillo-facciale: osso + tessuti molli.
. Patologia oncologica:
_ Neoplasie benigne:
originano da qualsiasi tessuto del volto, compresi quelli dentali (epiteliali e
mesenchimali). ameloblastoma.
Per questo si possono avere dei tumori molto specifici di quest’area
_ Neoplasie maligne:
in particolare il carcinoma del cavo orale (o carcinoma oro-faringeo).
È uno dei tumori maligni più frequenti sia nell’uomo (5° causa di malattia neoplastica)
che nella donna (7° causa di malattia neoplastica), può essere squamo-cellulare o di
origine dalle ghiandole salivari.
Più raramente si sviluppano anche i sarcomi, cioè tumori mesenchimali maligni, che
prendono nome in base al tessuto di origine (condrosarcoma, rabdomiosarcoma,
osteosarcoma, leiomiosarcoma ecc).
. Patologia malformativa:
_ Malformativa maggiore (più impegnativa per pz e chirurgo) come:
a. labbro leporino.
Schisi labio-maxillo-palatine o
1/700 nati vivi.
Schisi = fessurazione, mancanza di fusione (labbro + palato duro e
molle)
b. Patologie che derivano da alterazioni teratogene o predisposizioni
genetiche dei tessuti che si formano dal I o II arco branchiale (da cui
originano i nervi trigemino e faciale).
Da questi archi originano: mandibola con tutte le strutture ossee e
muscolari, orecchio esterno e medio.
c. Cranio-sinostosiche o cranio-facio-sinostosiche (cranio-stenosi o
facio-stenosi):
1/15k-20k nati vivi, sono quadri clinici caratterizzati da delle precoci
saldature nei primi mesi di vita delle suture della volta e della base
cranica (fontanelle)
_ Malformativa minore (meno impegnative per pz e chirurgo): più frequenti,
normalmente non sono in quadri sindromici, sono alterazione della crescita con
conseguente deformità dento-mascellare:
a. Malocclusioni;
b. problematiche funzionali: respiratorie/deglutizione.
c. problematiche di natura puramente morfologica di carattere estetico:
asimmetrie mandibolari o maxillo-mandibolari, ipomandibolia, prognatismi,
crescita facciale verticale.
d. problematiche di ambito chirurgico (patologia che coinvolge ATM):
oggi per l’ATM si parla non di disfunzioni ma di DTM (perché si hanno
alterazioni morfo-funzionali).
È sbagliato pensare che ci sia una relazione così stretta tra occlusione e
patologie dell’ATM, le malocclusioni non per forza danno problematiche all’ATM
e non tutte le patologie dell’articolazione sono riconducibili alle malocclusioni.
+ chirurgia ricostruttiva: prelievi di osso da altri distretti del corpo.
perimplantare:
chirurgia ricostruttiva per posizionare correttamente un
impianto, uno dei requisiti fondamentali è la buona qualità e quantità di osso.
Se abbiamo riduzione di volume osseo spesso c’è la necessità di effettuare delle
ricostruzioni ossee preliminari o contestuali per poter posizionare in maniera più
adeguata possibile l’impianto.
Alternative alla ricostruzione ossea sono impianti corti, inclinati o con ancoraggio
extra ossa facciali. NOZIONI TERMINOLOGICCHE
Il volto viene classicamente diviso in 3 parti: terzo inferiore, terzo medio, terzo
superiore.
Questa distinzione è corretta per quanto riguarda i tessuti molli, ma non per quanto
riguarda lo scheletro.
Terzo inferiore
Delimitato da:
. piano inferiore: piano immaginario tangente al piano mandibolare e al mento
. piano superiore: piano tangente alla columella del naso.
Dal punto di vista dei tessuti molli comprende:
. muscoli della mandibola (massetere, pterigoideo int. ed est., temporale anteriore);
. muscoli sovraioidei deputati all’abbassamento della mandibola (pavimento orale);
. muscolatura mimica del mento e labbro inferiore;
. muscolatura parte mobile della lingua.
Nella realtà, se non consideriamo solo i tessuti molli, ma consideriamo anche lo
scheletro, il piano superiore è più basso anteriormente, dove è tangente al piano
occlusale, poi è inclinato verso l’alto posteriormente per comprendere ATM e ramo
mandibolare (sono parti integranti del terzo inferiore). Infatti, dal punto di vista
scheletrico, è formato da un unico osso: la mandibola, che comprende sinfisi
mentoniera, corpo, regione angolare, ramo, porzione condilare e coronoide.
Innervazione:
Sensitiva: 3° branca trigeminale, nervo mandibolare, entra a livello della Spina
dello Spix e decorre lungo tutto il canale mandibolare per poi diventare nervo
mentoniero quando emerge dal foro omonimo situato normalmente tra i due
premolari (4° e 5°).
Motoria: rami terminale del nervo facciale, rami cervicali che vanno ad innervare
il platisma e nervo “marginalis mandibulae” o marginale della mandibola che fornisce
innervazione motoria a tutto l’emilabbro inferiore.
Terzo medio
Delimitato da:
. piano inferiore: piano occlusale.
. Piano superiore: piano sopraciliare.
Tutto ciò che sta tra questi due piani è anche definibile come MAXILLA.
Comprende:
. muscolatura mimica peri-nasale, peri-zigomatica e labiale superiore.
. muscolatura propria del palato molle che condizionano deglutizione e fonazione.
Fa parte del terzo medio anche il bulbo oculare.
Da punto di vista osseo, questo terzo contiene 13 OSSA:
6 ossa pari e simmetriche: mascellare superiore, ossa zigomatiche, ossa
proprie del naso, ossa palatine, ossa lacrimali. Tutti i processi che vanno a
formare le varie cornici e pareti orbitarie, in particolare pavimento, parete
mediale e laterale, mentre il tetto fa parte del terzo superiore
1 osso impari mediano: vomere.
Per di più queste ossa vanno a delimitare strutture molto importanti (in parte le orbite)
e vanno a confinare con strutture proprie del cranio, in particolare con la base cranica.
3° medio + 3° superiore OSSA PNEUMATIZZATE.
In alcuni punti queste ossa si presentano molto sottili, poiché vanno a delimitare delle
cavità aeree, i seni paranasali (seni mascellari e frontali, seni etmoidali e seno
sfenoidale).
Il seno mascellare ed etmoidale è contenuto nel terzo medio, mentre il seno frontale
appartiene al terzo superiore e quello sfenoidale è di pertinenza neurochirurgica
essendo molto profondo.
Innervazione
Motoria: nervo facciale, il suo tragitto extracranico inizia dal foro stiloioideo, poi si
divide nel ramo frontale, ramo orbicolare per l’occhio e la palpebra, ramo intermedio
per labbro superiore, ramo marginale della mandibola per il labbro inferiore e un ramo
per il platisma (questi ultimi due sono nel terzo inferiore).
Sensitiva: ramo terminale (nervo infraorbitario) della seconda branca del trigemino
(mascellare). Il nervo infraorbitario innerva l’ala del naso, l’emi-labbro superiore, la
parte bassa della palpebra, la parte alta della guancia e poco prima di uscire dal foro
della fossa canina, dà origine a dei collaterali che innervano alveoli, denti e fornice,
che sono alveolare posteriore, medio (non sempre presente) e anteriore.
Terzo superiore
E’ compreso tra piano sopraciliare e attaccatura dei capelli (per chi li ha).
Comprende osso frontale e i suoi processi che sono in continuità con le ossa della
base cranica e della volta cranica. Delimita la porzione superiore della cavità orbitaria.
Innervazione:
Sensitiva: ramo terminale della prima branca del trigemino, il nervo sovraorbitario
che innerva la porzione mediale della regione temporale e la fronte.
TRAUMATOLOGIA
EPIDEMIOLOGIA
Il trauma è la terza causa di morte al di sotto dei 50 anni di vita. Costituisce circa
l’80% delle cause di morte degli adolescenti e nei giovani adulti.
In più del 70% dei casi il trauma coinvolge l’estremo encefalico e non il viso (vs 50% di
traumi che coinvolgono arti inferiori e 30% arti superiori)
In più del 75% dei casi il trauma cranico rappresenta la principale causa di
morbidità.
Da piccoli ci dicevano di non sporgerci perché la testa pesa più del corpo. È una verità
e per questo motivo molti traumi (3 su 4), spesso per motivi di gravità, coinvolgono la
testa.
Su 100 traumi 75 riguardano la testa, ma non tutti necessitano di un trattamento
chirurgico (solo il 20% di questi), poiché molti sono semplicemente delle botte che
portano a gonfiori, abrasioni, edemi o traumi cranici minori, in cui magari è sufficiente
l’osservazione del pz dalle 2h alle 6h.
Per esempio, in termini di trattamento chirurgico su un trauma, sono maggiormente
coinvolti i traumi a livello degli arti inferiori e arti superiori, infatti dei traumi agli arti
inferiori l’80% (più del 40% di tutti i traumi) necessita di un intervento.
Un trauma a livello del viso è spesso caratterizzato da un gonfiore
spropositato rispetto al trauma stesso. Perché in viso succede questo?
A livello del distretto facciale esiste un livello di vascolarizzazione
quantitativamente maggiore rispetto agli altri distretti. Questa caratteristica
influenza anche i processi di guarigione.
Il gonfiore esterno non è pericoloso, lo è di più quello interno che può provocare
ostruzione dello spazio aereo posteriore, con necessità di intervenire immediatamente
per evitare un’ipossia importante, che se prolungata interessa come primo organo il
cervello e ultimo il cuore (il fattore tempo è importante).
In un paziente traumatizzato troviamo due tubi:
Tubicino che esce dal naso: sondino naso-gastrico.
Tubo più importante è quello che esce dalla bocca: tubo dell’anestesia che porta
l’aria direttamente dove serve, passa le vie aeree e porta aria ai polmoni. Il tubo è
attaccato ad una macchina a respirazione positiva che consente al pz di avere un
adeguato scambio respiratorio anche se addormentato poiché sedato con anestesia
generale.
CLASSIFICAZIONE DELLA TRAUMATOLOGIA MAXILLO-FACCIALE
A seconda della sede:
Tessuti molli
Fratture cranio facciali
Fratture orbitarie
Fratture nasali
Fratture del mascellare superiore
Fratture mandibolari
Fratture del condilo
Fratture associate
Esiti di trauma: deformità acquisite in seguito a trauma. Fratture non trattate o
trattate in maniera non congrua.
Questa classificazione è forzata, in quanto spesso i traumi presentano
contemporaneamente fratture e traumi dei tessuti molli
TRAUMI DEI TESSUTI MOLLI
Possiamo avere traumi di gravità clinica diversa:
Ferite che non necessitano di trattamento:
Abrasioni:
- perdita dello strato corneo o dello strato appena sottostante
(spinoso).
Ferite complesse (profonde con perdite di sostanza etc.)
Amputazioni totali o subtotali
Traumi dei tessuti moli con lesioni nervose:
N. Trigemino: è un nervo misto con prevalente componente sensitiva
- La terza branca trigeminale è un nervo misto, in quanto alcune fibre quando
entrano a livello dello Spix innervano il ventre anteriore del digastrico e del
miloioideo, ma clinicamente queste fibre sono insignificanti. Un danno a
livello di questo nervo causa solo un danno sensitivo.
N. Facciale: è un nervo misto con prevalente componente motoria
-
Ghiandole salivari maggiori (in maggior parte parotide e sottomandibolare);
il trauma può interessare i dotti principali delle ghiandole:
dotto di Stenone
- Parotide: (a livello del 2° molare superiore)
dotto di Wharton
- Sottomandibolare: (a livello della caruncola linguale)
Ferite complesse delle labbra
Si definisce ferita a lembo.
Perché si definisce a lembo?
Perché simula quello che potrebbe essere lo scolpimento di un lembo in chirurgia
ricostruttiva. Il tessuto traumatizzato è completamente staccato, ma è rimasto
attaccato per il suo peduncolo.
. Innesto:
procedura chirurgica ricostruttiva che prevede il prelievo di un tessuto (qualsiasi) da
una sede donatrice a una sede ricevente, senza il mantenimento delle connessioni
vascolari in nessuna fase del procedimento. Ne consegue una biologia di guarigione
caratteristica, diversa da quella delle ferite e delle fratture.
È sbagliato specificare “innesto libero” perché è sempre libero, è un errore dovuto alla
traduzione di “free graft”.
. Lembo:
essere più di un tessuto trasposto da una sede donatrice a una sede ricevente,
mantenendo sempre almeno una connessione vascolare (arteria o vena) in modo che
il tessuto rimanga sempre vitale. Se è correttamente fatto, guarisce con lo stesso
meccanismo della ferita. La larghezza del peduncolo non deve essere inferiore
alla metà della lunghezza. A seconda delle zone del corpo, soprattutto nel volto che
è molto vascolarizzato, talvolta è accettabile anche un rapporto di ¼.
Il lembo può essere libero o microvascolare o rivascolarizzato lembo muscolo
temporale.
Obbiettivi della guarigione
L’obbiettivo è sempre quello di ottenere una guarigione per prima intenzione,
cioè con un perfetto accostamento dei margini. Quindi è sempre importante verificare
che non ci sia perdita di sostanza e che i tessuti siano ben vascolarizzati e non
necrotici.
Passaggi fondamentali per garantire una buona guarigione delle ferite:
. Detersione:
è di fondamentale importanza per diluire la carica batterica e rimuovere le porzioni
necrotiche affinché si possa minimizzare il rischio di infezione. Altrimenti, oltre alla
terapia antibiotica, occorre poi drenare l’infezione per eliminare il pus che i batteri
vanno a formare. L’infezione batterica ed il conseguente accumulo di pus determinano
una dilatazione dei tessuti e di conseguenza una guarigione per seconda intenzione.
. Rimozione delle porzioni necrotiche;
. Seguire i punti di repere;
. Eseguire sutura per piani:
nel caso di una ferita complessa, eseguire una perfetta sutura sullo strato esterno
epiteliale non serve a nulla se non vengono suturati prima gli spazi più profondi.
Occorre dunque eseguire la sutura in ogni singolo strato anatomico coinvolto,
partendo dal più profondo (prima la mucosa, poi il muscolo, eventualmente la fascia, e
poi sottocute e cute) grazie ai punti di repere transitori.
Qual è il meccanismo di guarigione delle ferite?
Conditio sine qua non avvenga la guarigione: vascolarizzazione adeguata di tutti i
tessuti coinvolti.
Meccanismo:
. Infiammazione (durata – 36/48 h):
mediatori dell’infiammazione
arrivo dei che stanno disinfettando la sede del trauma,
attraverso le piastrine, i mediatori dell’infiammazione richiamano altre cellule che
sono le protagoniste indiscusse di quello che sta per accadere, i fibroblasti (cellule
che avranno la funzione nella seconda fase di formare la cicatrice).
. Fase di cicatrizzazione (durata 2-3 settimane):
guarigione clinica che avviene entro 3 settimane circa dove i fibroblasti formano del
tessuto fibroso che fa da collante per i tessuti. Non è la vera guarigione biologica,
poiché manca la terza fase.
. Fase di retrazione della cicatrice:
inizia alla terza settimana e dura fino al 5°/6° mese.
Poiché la cicatrice non è altro che un tessuto fibroso anelastico che va incontro a
retrazione, è importante che se ne formi poca. L’entità della retrazione e quindi
l’alterazione dei tessuti vicini è direttamente proporzionale alla quantità di
cicatrice che si forma.
Ne consegue che per far formare la minore quantità di cicatrice bisogna creare delle
premesse per ottenere una guarigione per prima intenzione su tutti i piani,
anche quelli profondi, evitando possibilmente una guarigione per seconda
intenzione.
Differenza tra una guarigione per prima intenzione e una guarigione per seconda
intenzione: La guarigione per prima intenzione implica il fatto che non ci siano spazi
morti tra i tessuti ovvero i tessuti discontinuati vengono ricostruiti strato per strato e
tenuti vicini (perfettamente accostati) da mezzi meccanici, generalmente punti. In
questo modo, i tessuti guariscono attraverso una quantità minimale di tessuto
cicatriziale che fa da collante tra questi tessuti.
Qualora i tessuti non vengano suturati per piani, si avrà una guarigione per seconda
intenzione con l’accumulo eccessivo di tessuto cicatriziale che va a compromettere
anche il risultato della guarigione dello strato esterno, anche quando sia stato
adeguatamente suturato.
Per avere una migliore guarigione, bisogna incidere seguendo parallelamente la linea
di minor tensione muscolare (volgarmente detta ruga). Tali linee prendono nome di
linee di Langer.
Guarigione degli innesti
Per le prime 24-36 ore nell’innesto non ci sono vasi, ma sopravvive per diapedesi di
sostanze nutritizie dal letto ricevente. È questo il periodo in cui cominciano a
proliferare le prime gemme vascolari nell’innesto. Dopo 5-7 giorni si completerà la
rivascolarizzazione. Durante questo periodo, è importante applicare una medicazione
ben adesa all’innesto per evitare qualsiasi tipo di micro traumatismo o movimento che
possa andare a rallentare la rivascolarizzazione.
Inoltre, siccome la vascolarizzazione arriva dal basso, è buona norma fare sempre un
innesto il più sottile possibile. A tal proposito si può utilizzare il dermotomo, dispositivo
che riesce a fare sezioni nell’ordine di grandezza del decimo di millimetro. Tanto più
sottile è l’innesto, tanto più è alta la probabilità che venga rivascolarizzato
interamente.
Al contrario, tanto più spesso è l’innesto, tanto più alto è il rischio che non venga
vascolarizzato in tutto lo spessore. Se va in necrosi anche solo lo strato superficiale,
l’innesto è compromesso anche se gli strati più prof
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