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Alcune piante hanno un uso tradizionale pienamente coerente con l’ uso attuale, ad

esempio la Genziana è sempre stata una pianta nota per le proprietà digestive e ad oggi

oltre a queste sono note proprietà di interesse tossicologico e di interazione che ci aiutano

ad esercitare al meglio un consiglio che sia più possibile efficace e sicuro nell’ utilizzo di

questa risorsa vegetale.

La Genziana ha proprietà ipoglicemizzanti e stimola la secrezione gastrica ed ecco quindi

che la possibile sinergia negativa, o meglio che può determinare il peggioramento di

determinati effetti avversi rispetto a farmaci gastrolesivi, è un problema che esiste.

Si verifica anche l’ interazione della Genziana con farmaci o particolari condizioni

organiche che coinvolgono la glicemia e l’ equilibrio glicemico.

Altre piante come ad esempio l’ Echinacea sono ad oggi conosciute per le proprietà

immunomodulanti ed antisettiche totalmente differenti dagli utilizzi tradizionali che sono

più legati ad una credenza mistica, come ad esempio la cura del morso di serpente, tra le

tante attività.

E’ evidente che la conoscenza approfondita degli usi tradizionali ci aiuta a

contestualizzare al meglio quelli che sono gli usi moderni.

Del 100% delle specie vegetali che ad oggi conosciamo (non sono la totalità) solo un 25%

è conosciuto minimamente dal punto di vista fitochimico e solo un 5% di queste è

conosciuto in modo approfondito.

Il 5% corrisponde largamente alle piante che conosciamo nella Farmacopea, ma c’è ancora

molto da scoprire, ecco perché la scienza moderna si rifà sempre all’ uso tradizionale delle

piante perché sono tutte piante da studiare. Dall’ etnomedicina c’è sempre la ricerca che

porta allo studio della conoscenza chimica di queste piante per poterle trasferire in un

contesto di filiera che le faccia rientrare nella filiera delle piante medicinali che dalla

pianta vada al prodotto finito, quindi la conoscenza degli usi tradizionali ci aiuta

attraverso la ricerca ad introdurre queste piante nel moderno mercato della salute, perché

queste piante possono aiutarci a risolvere meglio di altre specie vegetali certe patologie o

disturbi.

La conoscenza fitochimica delle nostre piante, più o meno note, ci aiuta ad individuare dei

tipi chimici che possono essere sfruttati dalla chimica di semisintesi per produrre nuove

molecole che possono essere introdotte sul mercato come nuovi principi attivi magari più

efficaci e con minori effetti avversi rispetto alla molecola di partenza.

Quindi lo studio dell’ etnomedicina si accompagna anche allo studio botanico e

farmaceutico e fitochimico delle specie esistenti in una sorta di percorso che ci

accompagna verso la valutazione dell’ eventuale sfruttamento farmaceutico di questa

pianta e se questa valutazione avesse esito positivo sarà possibile inserirla in un contesto

di filiera che dalla pianta porterà al prodotto finito in farmacia.

L’ etnomedicina ci porta così a conoscere le molecole che corrispondono alla funzionalità

salutistica della pianta medicinale dal punto di vista tradizionale, ci porta a verificare se le

molecole possono essere totalmente sintetizzate e quindi se la pianta ci serve solo di

ispirazione per le molecole di cui si verifica l’ efficacia e la sicurezza, oppure un chimico di

sintesi può prendere il principio attivo e renderlo più efficace e quindi la molecola sarà di

derivazione naturale e avrà un principio attivo più efficace e sicuro rispetto alla molecola

di partenza.

Può anche essere che la molecola non possa essere sintetizzata partendo da zero perché

magari è troppo complessa o costa troppo sintetizzarla.

Le biotecnologie sono una disciplina che nel contesto delle piante medicinali sfrutta il

patrimonio genetico e biologico delle cellule di quella pianta, le alleva in un ambiente in

vitro e sfrutta questo modello biologico per produrre la molecola che il chimico non riesce

a produrre.

Le biotecnologie, quindi, sfruttano questo supporto biologico per produrre principi attivi

o per produrli e poi trasformarli.

Sono sfruttati anche organismi geneticamente modificati per produrre un principio attivo,

sfruttando processi di ingegneria genetica che trasferiscono il genoma della pianta nel

batterio.

Le biotecnologie sono un insieme di discipline che vanno a completare o complementare

la capacità produttiva dei principi attivi, vanno a sostenere la ricerca delle piante

medicinali e dei loro usi tradizionali per trasferire gli usi nella moderna farmacia

attraverso lo studio fitochimico, attraverso l’individuazione di principi attivi e l’ eventuale

sintesi o produzione biotecnologica.

C’ è anche la possibilità di sfruttare in toto la capacità produttiva della pianta per produrre

i principi attivi attraverso la coltivazione di quella pianta e il suo inserimento a pieno

titolo nella filiera delle piante medicinali che parte dalla pianta coltivata per essere gestita

in tutta la filiera ed arrivare ad essere farmaco.

Per dare una dimensione alla potenzialità della foresta, come farmacia, si può dire che i

4/5 delle molecole conosciute con interesse applicativo derivano tal quali dallo studio

delle piante e ad oggi il 40% dei farmaci mono molecolari deriva direttamente o

indirettamente dalle piante.

La derivazione indiretta è quella in cui studiamo una pianta, ne individuiamo il principio

attivo e siamo capaci di sintetizzarla. Il principio attivo sarà quindi di derivazione indiretta

rispetto alla pianta medicinale.

Il principio attivo anche se è di sintesi è naturale perché naturale significa identico a ciò

che c’ è in natura, quindi il fatto che sia di sintesi o di estrazione non toglie nulla al fatto

che sia una molecola naturale e in più le conoscenze empiriche sull’uso della pianta ci

portano ad avere una capacità di ricerca e produzione estremamente efficace attraverso:

⮚ La coltivazione

⮚ La sintesi di principi attivi ex novo

⮚ La semisintesi di principi attivi, migliorando la qualità, l’ efficacia e la sicurezza

rispetto alla molecola di partenza.

La maggior parte delle molecole che oggi sono in un contesto farmaceutico derivano dallo

studio delle piante in un contesto naturale.

La botanica farmaceutica e la farmacognosia sono due discipline correlate e

consequenziali nella gestione adeguata delle filiere delle piante medicinali.

La botanica farmaceutica è la disciplina che ci insegna a conoscere le piante rispetto alla

loro applicazione o possibile applicazione in un contesto farmaceutico-salutistico.

La botanica farmaceutica ci guida nelle conoscenze:

⮚ Botaniche

⮚ Degli usi tradizionali.

⮚ Dei luoghi di origine e sviluppo naturale della specie.

⮚ Degli aspetti legati alla parte di pianta utilizzata, ovvero la droga.

La botanica farmaceutica ad oggi è arricchita di tutto un sapere già consolidato e che si

apre inoltre alla conoscenza di nuove piante di interesse medicinale, inoltre la botanica

farmaceutica è arricchita da un corredo normativo che ne legittima le connotazioni

scientifiche e strutturalmente consolidate in quella che è la moderna scienza farmaceutica.

Alla botanica farmaceutica segue la farmacognosia ovvero la conoscenza non più solo

della pianta, ma anche del farmaco naturale che è ciò che deriva dalla pianta attraverso

passaggi di verifica dell’ autenticità di quel materiale vegetale che a seguito della

coltivazione o della raccolta spontanea diventa droga.

La farmacognosia ci insegna a riconoscere la qualità e la sicurezza del prodotto vegetale

che sta per diventare: prodotto erboristico, farmaco, integratore, dispositivo medico o

cosmetico.

Anche la farmacognosia è consolidata dal punto di vista normativo da tutta una serie di

documentazioni e di parametri normativi che corrispondono a quelli della botanica

farmaceutica, perché sono due discipline consequenzialmente riunite ed entrambe queste

discipline trovano un punto di congiunzione normativo nella farmacopea.

Nel percorso di filiera, la botanica farmaceutica studia la pianta medicinale, ne identifica e

ne certifica l’ identità e la denominazione, ne attesta origine e provenienza.

Sulla base di suggerimenti operativi che derivano dall’ OMS si gestisce tutto l’ insieme di

parametri che guidano la corretta coltivazione della pianta affinché si possa sviluppare nel

senso medicinale.

Si regolamenta la modalità di raccolta e la successiva trasformazione e questo è il punto di

congiunzione tra la farmaceutica e la farmacognosia, dove una volta raccolta la pianta

deve essere trattata opportunamente per diventare droga o trattata opportunamente per

essere conservata e trasformata, quindi deve avere caratteri particolari che devono essere

riconosciuti.

Il riconoscimento dei caratteri ci aiuta a riconoscere se quella parte di pianta è stata

raccolta e lavorata correttamente per presentare quei caratteri morfologici che devono

corrispondere a quelli della farmacopea.

L’ osservazione di eventuali alterazioni ci porta ad identificare quali sono stati i fattori che

possono avere inciso sull’ alterazione di quella parte vegetale e se tale parte può ancora

essere utilizzata come medicamento o farmaco o se deve essere scartata.

La china è una pianta presente in commercio come droga in 3 qualità (china gialla, china

rossa e china grigia) e ciò vuol dire che io posso prendere una parte di pianta, che nel caso

della china è la corteccia, la prelevo e poi la lavorazione può comportare l’ ottenimento di

3 tipologie diverse di china che si distinguono sulla base della colorazione che la corteccia

assume.

Gli aspetti di carattere morfologico si identificano in qualità commerciali differenti, perché

è evidente che la colorazione più o meno scura della parte interna della corteccia si

identifica con una differenza dal punto di vista fitochimico.

La genziana è coltivata e la parte che va raccolta è la radice e il rizoma (in piante di

almeno due anni).

Se raccolgo queste due parti e le sottopongo subito ad essiccazione allora la droga sarà

destinata ad un mercato erboristico e la genziana sarà usata come droga polverizzata per

ottenere prodotti digestivi e quindi è una varietà commerciale.

Se invece prendo la radice e la lascio fermentare all’ aria per un p

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Scienze biologiche BIO/01 Botanica generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Annalisa.parmiani0102001 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Botanica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Magri Marco.
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