BIOLOGIA
VEGETALE
Fonti:
biologia e botanica farmaceutica, Felice Senatore.
Lezioni in aula
Appunti di:
Paola Szynal, 1º anno CTF, UNIPI Paola Szynal 1
1º anno CTF
UNIPI
INTRODUZIONE ALLA BOTANICA E ALLA BOTANICA FARMACEUTICA
La botanica, dal greco botané (“erba”), è la scienza che studia le piante in tutti i loro aspetti:
morfologici, anatomici, fisiologici, sistematici ed ecologici. La botanica farmaceutica è il ramo della
botanica che si occupa specificamente delle piante medicinali, cioè di quelle utilizzate a scopo
terapeutico, preventivo o come fonte di sostanze utili alla produzione di farmaci. È una disciplina
antichissima: le piante hanno rappresentato il primo rimedio terapeutico già a partire dall’uomo di
Neanderthal. Tra gli esempi più noti si possono ricordare l’aspirina, derivata dalla salicina presente
nel salice, e il tassolo, ottenuto dalla corteccia del tasso, impiegato in ambito oncologico.
DEFINIZIONI FONDAMENTALI
Droga
In botanica farmaceutica, per droga si intende la parte della pianta più ricca in principi attivi e
utilizzata in terapia. La droga può corrispondere a diversi organi vegetali: radici, foglie, fiori, frutti,
semi, cortecce o altre parti specifiche.
Principio attivo
Il principio attivo è la sostanza chimica (o l’insieme di più sostanze) contenuta nella droga e
responsabile della sua azione farmacologica. Può essere presente in quantità variabile a seconda
della specie, delle condizioni ambientali e del momento della raccolta.
Fitocomplesso
Il fitocomplesso è l’insieme di tutti i principi attivi e delle sostanze più o meno inerti presenti nella
pianta. L’azione del fitocomplesso può risultare diversa rispetto a quella del singolo principio attivo
isolato: talvolta può essere più potente per effetto sinergico, ma più spesso risulta meno potente
rispetto alla molecola purificata.
Pianta medicinale
Una pianta medicinale è un vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze utilizzabili
a fini terapeutici e/o preventivi oppure impiegabili come precursori per semisintesi farmaceutiche.
Pianta officinale
La pianta officinale è un vegetale impiegato nelle officine farmaceutiche (laboratori o industrie) per
la produzione di specialità medicinali. In questa categoria rientrano non solo le piante medicinali,
ma anche quelle aromatiche e da profumo. Paola Szynal 2
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RACCOLTA E QUALITÀ DELLA DROGA
Tempo balsamico
Il tempo balsamico è il periodo migliore per la raccolta di una droga, cioè il momento in cui il
contenuto in principi attivi è massimo. Questo dipende da diversi fattori:
• età della pianta
• periodo dell’anno
• ora del giorno
La scelta corretta del tempo balsamico è fondamentale per garantire la qualità e l’efficacia della
droga vegetale.
Titolo
Il titolo rappresenta la determinazione esatta della concentrazione del principio attivo presente
nella droga, nel fitocomplesso, nell’estratto o nella preparazione commerciale. È un parametro
essenziale per assicurare standardizzazione, sicurezza ed efficacia terapeutica.
PREPARAZIONI ESTRATTIVE
Estratto
Un estratto è una preparazione ottenuta per evaporazione di soluzioni ricavate esaurendo droghe
fresche o essiccate mediante solventi idonei, come acqua, alcol o glicerina.
Decotto
Il decotto è una soluzione ottenuta facendo bollire la droga in acqua per circa 10–15 minuti. È una
tecnica utilizzata soprattutto per droghe costituite da parti dure, come radici o cortecce.
Infuso
L’infuso si ottiene versando acqua bollente sulla droga e lasciandola in estrazione per 10–15 minuti.
È generalmente impiegato per parti più delicate, come foglie e fiori. In modo semplice si può
affermare che decotto e infuso sono, di fatto, delle forme di estratto.
SITUAZIONE ATTUALE DELLA BOTANICA FARMACEUTICA
Oggi la botanica farmaceutica si avvale di importanti progressi scientifici:
• sviluppo di tecniche separative e analitiche sempre più sofisticate
• possibilità di sintesi in laboratorio dei principi attivi
Nonostante ciò, le piante medicinali mantengono un ruolo fondamentale perché: Paola Szynal 3
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• alcune sintesi chimiche risultano troppo complesse, lunghe o poco vantaggiose dal punto di
vista economico
• l’azione della pianta “in toto” può essere diversa rispetto a quella del principio attivo
purificato, a causa dell’interazione tra i componenti del fitocomplesso
COLTIVAZIONE DELLE PIANTE MEDICINALI
La coltivazione delle piante medicinali riveste un’importanza crescente e si basa su diversi obiettivi:
• selezione di varietà con maggiore resa in principi attivi
• riduzione della dipendenza dalle condizioni ambientali
• preservazione delle specie dal rischio di estinzione
In questo modo si garantiscono qualità, standardizzazione e sostenibilità nell’utilizzo delle risorse
vegetali a fini terapeutici.
CITOLOGIA
STRUTTURA E PROPRIETÀ DELLE MEMBRANE STRUTTURA DEL CLOROPLASTO
Le membrane biologiche costituiscono strutture fondamentali per la vita della cellula. Il
plasmalemma (membrana plasmatica) e le membrane che delimitano il nucleo e gli organuli nelle
cellule eucariote presentano tutte la stessa organizzazione di base. Secondo il modello a mosaico
fluido, la membrana è formata da un doppio strato di fosfolipidi nel quale sono immerse proteine
che possono muoversi lateralmente, conferendo alla struttura un aspetto “a mosaico” e una certa
fluidità. Osservata in sezione trasversale al microscopio elettronico, la membrana appare come una
struttura trilaminare: due linee scure esterne, corrispondenti alle teste idrofile dei fosfolipidi, e una
zona chiara centrale, formata dalle code idrofobe. Questa organizzazione rende la membrana
selettivamente permeabile, cioè capace di regolare il passaggio delle sostanze tra l’interno e
l’esterno della cellula. Le sostanze attraversano la membrana plasmatica attraverso due principali
meccanismi: il trasporto passivo e il trasporto attivo. Il trasporto passivo avviene senza consumo di
energia e segue il gradiente di concentrazione, come nel caso della diffusione semplice, della
diffusione facilitata e dell’osmosi. Il trasporto attivo, invece, richiede energia sotto forma di ATP e
permette il movimento di sostanze contro gradiente di concentrazione, grazie a specifiche proteine
di membrana che funzionano come pompe.
OSMOSI
Quando una soluzione è separata dal solvente puro da una membrana semipermeabile, che
permette il passaggio delle molecole del solvente ma non di quelle del soluto, si verifica un
fenomeno chiamato osmosi. In questa situazione, le molecole del solvente tendono a muoversi più
facilmente dalla zona in cui si trova il solvente puro verso la soluzione, dove la concentrazione di
soluto è maggiore, piuttosto che nella direzione opposta. Questo flusso avviene perché il sistema
tende a raggiungere un equilibrio di concentrazione tra i due compartimenti. Il passaggio del
solvente verso la soluzione attraverso la membrana semipermeabile può però essere impedito
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applicando una pressione esterna sulla soluzione. La pressione necessaria per arrestare il flusso
osmotico prende il nome di pressione osmotica (π).
TRASPORTO PASSIVO
Il trasporto passivo è il processo mediante il quale le sostanze attraversano la membrana cellulare
senza consumo di energia da parte della cellula. Esso può avvenire per diffusione semplice oppure
per diffusione facilitata. Nella diffusione semplice, le molecole si muovono spontaneamente dalla
zona in cui la loro concentrazione è maggiore verso la zona in cui è minore, seguendo il gradiente di
concentrazione, fino al raggiungimento dell’equilibrio. Questo tipo di trasporto riguarda soprattutto
molecole piccole e apolari, come i gas. Nella diffusione facilitata, invece, le sostanze attraversano la
membrana con l’aiuto di specifiche proteine di membrana. In particolare, possono utilizzare
proteine canale, strutture di natura proteica che formano veri e propri “canali” attraverso il doppio
strato lipidico. Il passaggio attraverso le proteine canale avviene senza che si verifichino variazioni
strutturali della proteina stessa e, come nella diffusione semplice, non richiede energia, poiché
avviene sempre secondo gradiente di concentrazione.
TRASPORTO ATTIVO
Nel trasporto attivo le sostanze vengono trasferite attraverso la membrana cellulare da una zona in
cui la loro concentrazione è minore a una zona in cui è maggiore, quindi contro il gradiente di
concentrazione. Poiché questo movimento non avviene spontaneamente, la cellula deve fornire
energia, generalmente sotto forma di ATP. Il processo è mediato da specifiche proteine di
membrana, come pompe o trasportatori, che permettono il passaggio selettivo delle sostanze e
garantiscono il mantenimento degli equilibri ionici e delle condizioni interne della cellula.
LA CELLULA VEGETALE: FORMA E ORGANIZZAZIONE GENERALE
La cellula vegetale si presenta come un corpicciolo di forma variabile. Quando è isolata tende ad
assumere una forma sferica; quando invece si trova inserita in un tessuto, dove è a stretto contatto
con altre cellule, assume un aspetto poligonale o prismatico. Questa differenza è dovuta alla
presenza della parete cellulare e alla pressione reciproca esercitata dalle cellule adiacenti. La cellula
vegetale possiede una struttura complessa e altamente organizzata. Una caratteristica
fondamentale è la presenza del protoplasto, termine con cui si indica l’insieme di citoplasma e
nucleo, delimitati dalla membrana plasmatica ma privi della parete cellulare. Il protoplasto
rappresenta quindi la parte viva della cellula, mentre la parete costituisce un rivestimento esterno
rigido.
Differenze tra cellula vegetale e cellula animale
La cellula vegetale presenta alcune differenze sostanziali rispetto alla cellula animale. Una prima
differenza riguarda il citoplasma, che nella cellula vegetale è in continuo movimento. Questo
fenomeno, noto come ciclosi, consiste in correnti citoplasmatiche che favoriscono la distribuzione
di sostanze e organelli all’interno della cellula. Un’altra differenza è la presenza di vacuoli, che nella
cellula vegetale sono generalmente molto sviluppati e possono occupare gran parte del volume
cellulare. Nella cellula animale, invece, i vacuoli sono assenti o poco sviluppati. Sono tipici della
cellula vegetale anche i plastidi, organuli specializzati che comprendono cloroplasti, cromoplasti e
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leucoplasti, assenti nella cellula animale. Un elemento distintivo fondamentale è la parete cellulare,
una struttura rigida esterna alla membrana plasmatica che conferisce forma, sostegno e protezione
alla cellula vegetale. La cellula animale ne è priva. Nelle cellule vegetali sono presenti, inoltre,
connessioni particolari tra cellule adiacenti, che permettono comunicazione e scambio di sostanze
tra protoplasti contigui. Queste connessioni garantiscono un’integrazione funzionale del tessuto
vegetale. Esistono infine piccole differenze a livello dell’apparato di Golgi e del reticolo
endoplasmatico rispetto alla cellula animale, legate soprattutto alla sintesi e al trasporto dei
componenti della parete cellulare e di altre sostanze specifiche del metabolismo vegetale.
LA TEORIA CELLULARE
La teoria cellulare costituisce uno dei principi fondamentali della biologia e si basa su alcuni
enunciati essenziali. Tutti gli esseri viventi sono costituiti da cellule. La cellula rappresenta l’unità
strutturale e funzionale fondamentale di ogni organismo vivente. Le cellule possono originarsi solo
da altre cellule preesistenti. Questo principio esclude la generazione spontanea e afferma la
continuità della vita attraverso la divisione cellulare. Le reazioni chimiche di un organismo vivente,
inclusi i processi metabolici fondamentali, avvengono all’interno delle cellule. La cellula è quindi
l’unità fisiologica di base, sede di tutte le attività vitali.
Caratteristiche comuni a tutte le cellule
Nonostante le differenze tra cellula vegetale e animale, esistono caratteristiche comuni a tutte le
cellule. Ogni cellula è delimitata da una membrana plasmatica, detta anche plasmalemma o
membrana cellulare. Questa struttura separa e isola il contenuto cellulare dall’ambiente esterno,
regolando selettivamente gli scambi di sostanze. Tutte le cellule possiedono materiale genetico, che
dirige le attività cellulari e consente la trasmissione dei caratteri ereditari alla discendenza. Il
materiale genetico contiene le informazioni necessarie per la sintesi delle proteine e per il controllo
delle funzioni cellulari. La presenza della membrana plasmatica e del materiale genetico
rappresenta quindi un requisito universale della vita cellulare, sia negli organismi procarioti sia in
quelli eucarioti.
GLI ORGANULI CELLULARI
STRUTTURE PECULIARI DELLA CELLULA VEGETALE
I plastidi
I plastidi sono organuli cellulari esclusivi delle cellule vegetali e tipici degli organismi autotrofi. Ogni
cellula vegetale ne contiene generalmente un numero compreso tra 10 e 100, ma in 1 mm² di
tessuto fogliare se ne possono osservare fino a 500.000. Non sono presenti nei batteri né nei funghi
e, pur svolgendo funzioni fondamentali, non sono indispensabili alla sopravvivenza cellulare come il
nucleo o i ribosomi. Dal punto di vista morfologico presentano in genere una forma ovoidale e sono
delimitati da una doppia membrana lipoproteica. L’origine dei plastidi è spiegata dalla teoria
dell’endosimbiosi. Secondo questa teoria, tutti gli organuli delimitati da una doppia membrana
derivano dall’inglobamento, tramite fagocitosi, di una cellula procariota da parte di un’altra cellula
procariota ancestrale. A partire da una cellula eucariotica primitiva che ha incorporato tali strutture
si sarebbero quindi formati i plastidi. A sostegno di questa ipotesi, sia i plastidi sia i mitocondri
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possiedono un proprio DNA, simile a quello batterico, e sono in grado di duplicarsi in modo
parzialmente autonomo. I plastidi derivano da uno stadio giovanile indifferenziato chiamato
proplastide e possono differenziarsi in diverse tipologie in base alla struttura e alla funzione. Si
distinguono in plastidi pigmentati (colorati) e plastidi privi di pigmento (incolori). Il proplastide
rappresenta lo stadio giovanile del plastidio; il cloroplasto e il leucoplasto rappresentano stadi
maturi, mentre il cromoplasto è considerato uno stadio senile, non reversibile.
Il proplastide e la differenziazione plastidiale
Il proplastide è lo stadio giovanile indifferenziato del plastidio. Presenta sottili lamelle interne e
contiene il precursore della clorofilla, la protoclorofilla. La trasformazione del proplastide in
plastidio adulto dipende fortemente dai fattori ambientali, in particolare dalla luce, e dall’azione dei
fitormoni, che possono indirizzare la cellula anche verso processi di senescenza. In assenza di luce
può formarsi l’ezioplasto, che si sviluppa soprattutto nelle foglie o in altre parti verdi quando la
pianta cresce al buio. L’ezioplasto non presenta clorofilla perché questa rimane allo stato di
protoclorofilla; se la pianta viene successivamente esposta alla luce, si avvia la sintesi di clorofilla e
l’ezioplasto può trasformarsi in cloroplasto. Questo dimostra come i plastidi costituiscano un
sistema dinamico e interconvertibile, la cui differenziazione è regolata dall’ambiente.
I cloroplasti
I cloroplasti sono plastidi fotosinteticamente attivi, ricchi di clorofilla, responsabili della fotosintesi e
localizzati soprattutto nelle foglie e nelle parti verdi della pianta. Nelle piante superiori presentano
generalmente forma ovoidale e, osservati al microscopio, mostrano regioni caratterizzate da
diversa densità. Sono delimitati da due membrane: la membrana esterna è permeabile a molti
metaboliti a basso peso molecolare, mentre la membrana interna è più selettiva e meno
permeabile. All’interno si trova una matrice amorfa detta stroma, nella quale sono immerse le
strutture deputate alla fase luminosa della fotosintesi: i tilacoidi. I tilacoidi sono strutture appiattite,
le cui superfici opposte risultano molto ravvicinate. Essi possono sovrapporsi formando pile
cilindriche denominate grana. Ciascun granum è costituito da un numero variabile di tilacoidi,
generalmente compreso tra 10 e 100, mentre ogni cloroplasto contiene complessivamente da 30 a
70 grana. I grana risultano leggermente distanziati tra loro e sono interconnessi mediante tilacoidi
stromatici. La porzione di membrana tilacoidale interna ai grana e non a contatto con lo stroma è
detta lamella granale, mentre la parte a contatto con lo stroma è detta lamella stromale. Nelle
membrane dei tilacoidi è localizzata la clorofilla, mentre nello stroma si trovano gli enzimi necessari
alla sintesi del glucosio. Nello stroma avvengono infatti le reazioni della fase oscura, o ciclo di
fissazione del carbonio, cioè la riduzione della CO₂, oltre ai processi di duplicazione, trascrizione e
traduzione del DNA plastidiale. All’interno dello stroma sono inoltre presenti granuli di amido
primario, detto amido di assimilazione, che rappresenta il primo prodotto della fotosintesi. La sua
funzione è quella di evitare un eccessivo accumulo di glucosio libero nella cellula. Dal punto di vista
chimico, la clorofilla è costituita da un anello porfirinico simile a quello dell’eme, caratterizzato da
doppi legami coniugati in grado di assorbire energia luminosa. Al centro dell’anello è presente uno
ione Mg²⁺ coordinato ai quattro atomi di azoto degli anelli pi
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