ARTHUR SCHOPENHAUER
La vita
Nacque a Danzica nel 1788 (oggi in Polonia) in una famiglia benestante. Suo padre, un
commerciante, voleva che seguisse le sue orme, ma Arthur era più incline agli studi
umanistici.
Dopo la morte del padre, abbandona gli studi di medicina e si dedicò alla filosofia. Venne
influenzato da Kant e da Platone. Scopre di essere in forte contrapposizione con Fichte.
Termina gli studi e si laurea con una tesi “Sulla quadruplice radice del principio di ragion
sufficiente”.
Collabora con Goethe al libro “La teoria dei colori”. I due poi si distanziano.
Nel 1818 pubblica la sua opera più importante “Il mondo come volontà e come
rappresentazione”, che però è un grandissimo insuccesso.
Così decide di partire per il Grand Tour in Italia. Tornato, vuole concentrarsi sulla carriera
accademica, insegna a Berlino. Decide di mettere le sue lezioni agli stessi orari di Hegel.
Pubblica "Dissertazione sulle 4 distinte specie di causa” (approfondimento della tesi).
Decide di spostarsi a Francoforte, qui pubblica la seconda edizione della sua opera
principale ma anche questa fallisce. Nel 1844 pubblica un’edizione aggiornata ma è un altro
insuccesso.
Nel 1851 pubblica “Parerga e paralipomena” (aggiunte e postille). In cui scrive in termini
molto semplici ma con uno stile accattivante i concetti della prima opera attraverso una serie
di aforismi. Finalmente ha successo.
Morirà nel 1860. Solo nella vecchiaia ottenne il riconoscimento che cercava, diventando un
punto di riferimento per molti intellettuali del XIX secolo.
OPERE PRINCIPALI
1813 Tesi: Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente
1818 Il mondo come volontà e come rappresentazione, divulgato con
1836 Sulla volontà della natura
1841 I due problemi fondamentali dell’etica
1843 Supplementi al mondo come volontà e rappresentazione
1851 Parerga e paralipomena (aggiunte e postille)
RADICI FILOSOFICHE
- Hegel = “sicario della realtà” pur di affermare la razionalità della realtà, annullando
l’individuo
- Kant = impostazione soggettivistica della conoscenza
- Platone = dottrina delle idee: modelli astratti su qui si creava la realtà ma attraverso
una copia (filosofo liberatore di coscienza)
- Illuminismo = ironia di Voltaire e indaga il filone materialista e del pessimismo
razionalista: il mondo non è stato organizzato in funzione dell’uomo
- Romanticismo = Interpretazione tragica della realtà, irrazionalismo, la funzione di
arte e musica, infinito
- Rifiuto idealismo = filosofia della università: una “bestia nera” che modifica la realtà
- Spiritualità indiana = introdotto da Mayer: utilizza immagini ed espressioni tipici
dell’oriente
PREMESSE
La riflessione di Schopenhauer ha come punto di partenza la distinzione kantiana tra:
Fenomeno: unica realtà accessibile all’uomo cioè l’apparenza.
È oggetto della rappresentazione, che esiste fuori dalla coscienza, anche se viene appreso
tramite le forme a priori (gli occhiali per vedere la realtà).
Noumeno: tutto ciò che non è accessibile all’uomo cioè la cosa in sé. Rappresenta un
concetto-limite che serve per ricordarci i limiti della conoscenza.
Per Schopenhauer il fenomeno è illusione e sogno, ovvero ciò che nell’antica sapienza
indiana è detto velo di Maya, mentre il noumeno è una realtà che si nasconde dietro il velo
ingannatore del fenomeno che il filosofo ha il compito di scoprire. Per Schopenhauer il
fenomeno è una rappresentazione soggettiva cioè esiste solo dentro la coscienza. L’oggetto
rappresentato che esiste solo nella mente di chi lo pensa.
Quindi la rappresentazione presenta due aspetti essenziali e inseparabili:
- Il soggetto rappresentante (io = “ciò che tutto conosce senza essere conosciuto da
alcuno)
- L’oggetto rappresentato (“ciò che viene conosciuto”)
Così come Kant, anche Schopenhauer ritiene che la nostra mente si basi su forme a priori
per filtrare la realtà, ma ne riconosce solo 3:
- Spazio e tempo: Le cose che percepiamo sono individuate nello spazio e nel tempo
(principi medievali di individuazione)
- Casualità: o principio della ragion sufficiente: è la relazione causa-effetto, uno
schema universale con cui il soggetto interpreta il mondo e le relazioni tra le cose
CAUSALITÀ
La causalità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera manifestandosi
come principio:
- del divenire (rapporti causali fra gli oggetti fisica)
- del conoscere (rapporti fra premesse e conseguenze logica)
- dell’essere (rapporti spazio-temporali matematica)
- dell’agire (rapporti azioni-motivi morale)
Il principio di causalità non ha niente a che vedere con la spiegazione della realtà in quanto
tale, cioè con la sua esistenza e i suoi caratteri fondamentali, ma riguarda soltanto le
dinamiche fenomeniche, cioè ciò che appare a me.
In altre parole, la causa del mondo, la sua natura più intima e profonda o il suo
fondamento metafisico restano sconosciuti, perché sono esterni alle leggi della
rappresentazione.
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