Appunti di economia e organizzazione aziendale
Principi di finanza aziendale
Terminologia ricorrente in finanza
- Attività reali: si dividono in beni tangibili (fabbricati, impianti) e intangibili (licenze, brevetti, marchi).
- Attività finanziarie: tutte quelle attività che riguardano il capitale dell’impresa il quale può essere proprio, cioè sottoscritto e versato dai vari soci, oppure di terzi, ottenuto tramite l’indebitamento dell’impresa (finanziamenti o obbligazioni).
- Mercato finanziario e dei capitali: il capitale dell’impresa viene aumentato tramite le quotazioni degli investitori.
- Decisioni di investimento: sono quelle che fanno accrescere il valore dell’impresa.
- Decisioni di finanziamento: scegliere se optare per un capitale proprio, quindi quotando l’impresa in borsa e accrescendo il capitale sociale (versato inizialmente dai soci prima di quotarla), oppure per un capitale di terzi e quindi indebitarsi. Si ha pareggio di bilancio quando il capitale investito è uguale a quello acquisito.
Mercati finanziari
Rappresentati dalla Borsa, possono essere un’opportunità di finanziamento per le imprese, un’opportunità di liquidità per gli investitori che acquistano non con l’obiettivo di gestire l’impresa bensì di poter lucrare sull’azione, e infine può essere fonte d’informazione sul valore di mercato di un’impresa oppure dei titoli.
Le domande principali della finanza sono:
- In quali asset investire i propri fondi?
- Come procurarsi il denaro necessario?
Decisioni di investimento o finanziamento
I fondi incassati dalla gestione di un’impresa possono essere reinvestiti nell’impresa stessa oppure ridati agli investitori, questi ultimi decidono se investire i propri soldi nell’impresa la quale li utilizza per le proprie attività reali (manutenzione di impianti, fabbricati, ecc.).
Gli azionisti decidono se investire su un’azienda basandosi su due fattori direttamente proporzionali: il rendimento e il rischio. Le decisioni di investimento sono prese dal financial manager ed eventualmente sono coinvolte altre figure se gli investimenti sono specializzati in settori specifici.
L’obiettivo finanziario è quello di massimizzare il valore di mercato dell’impresa e quindi aumentare la ricchezza degli azionisti. Quando si decide di investire sull’impresa, si va a vedere se l’investimento conviene e si guarda, in particolare, il tasso del rendimento minimo accettabile che è rappresentato dal costo opportunità del capitale (valore soglia che solitamente hanno tutti gli investimenti simili a parità di rischio), se il rendimento dell’investimento in considerazione è più alto del coc allora conviene effettuarlo.
Separazione tra proprietà e controllo
Molto difficile nelle condizioni familiari mentre nelle grandi imprese è più semplice. Si hanno due figure: l’AD e il proprietario. Vantaggi sono la continuità dell’operatività anche se cambiano i proprietari dell’azienda e la gestione di quest’ultima da parte di manager professionisti. Svantaggi sono la differenza fra gli obiettivi dei manager e quelli degli azionisti e la possibilità di scelte di investimento che non tutelano gli azionisti. Si opta quindi per un modello principale-agente dove il principale (azionisti) può controllare l’AD aumentandone i costi (costi d’agenzia).
Obiettivo dell’impresa e corporate governance
Per poter garantire che i manager facciano gli interessi dell’impresa, il loro operato viene sottoposto al vaglio del CDA, è sempre possibile sostituirli con manager più efficienti e inoltre sono fondamentali gli incentivi finanziari come le stock options (bonus, rimborsi spese). Nel momento in cui l’AD non persegue gli interessi dell’azienda (problema di agenzia) allora alcune soluzioni sono l’intervento del CDA, possono essere effettuati dei monitoraggi da parte di analisti, gli azionisti possono fare pressione affinché l’azienda venga venduta, possono esserci dei piani di remunerazione (viene aumentato il costo delle azioni del manager) oppure si effettuano scalate ostili, cioè se si va in perdita allora l’azienda perde valore e può essere acquistata più facilmente anche da acquirenti non graditi. Negli interessi, quindi, deve esserci un bilanciamento fra gli stakeholder, i quali vogliono portare avanti l’impresa (dipendenti, banche perché creditori, clienti, fornitori, Stato per via del fisco), e gli stockholder, cioè gli azionisti e i proprietari che sono interessati all’utile dell’azienda.
Il valore attuale e il tasso d’interesse
Definizioni
- P, valore attuale o capitale investito/impiegato/anticipato
- F, montante o capitale dovuto/restituito (quello che mi aspetto di ricevere dopo n)
- n, scadenza/periodo d’impiego
Il valore attuale = fattore di attualizzazione x nFn, dove il fattore di attualizzazione è 1/(1+i) in cui il tasso di attualizzazione corrisponde al coc. Attualizzo un flusso futuro di cassa.
Il VAN (valore attuale netto) si calcola VAN= VA – Investimento richiesto e quindi VAN= F0 + F1/(1+i), dove F0 rappresenta l’investimento e quindi è negativo. Se il VA supera l’investimento allora posso proseguire. Progetti di investimento a rischio più elevato richiedono un tasso maggiore di rendimento e generano quindi un valore attuale inferiore, di conseguenza un guadagno effettivo minore.
Regola del tasso di rendimento
Accetto investimenti che offrono un tasso di rendimento maggiore del costo opportunità del capitale. Il tasso di rendimento si calcola facendo il rapporto fra il profitto e l’investimento. Quindi ricapitolando, le regole per accettare un investimento sono VAN positivo e tasso di rendimento maggiore del costo opportunità del capitale.
Se ho più scenari, in base al periodo, il profitto (ritorno atteso) sarà dato da un’approssimazione (somma guadagno negli scenari/n. scenari).
Valutazione delle attività a lungo termine
Posso calcolare il valore attuale di una serie di flussi di cassa sommando tra loro i singoli valori attuali di ciascun anno.
Tasso d’interesse
L’analisi degli investimenti è il processo decisionale che sceglie l’alternativa che ottimizza il profitto in base al rendimento e ai rischi. Il costo del denaro dipenderà da quanti sono disposti a cederlo e da quanti lo richiedono nello stesso momento, l’interesse è dato quindi dall’intersezione tra la domanda e l’offerta.
Si ha un prestito quando un soggetto (creditore) concede in prestito ad un altro soggetto (debitore) una certa somma di denaro P (capitale) per un certo tempo n (durata, scadenza). Il debitore si impegna a restituire F (montante, oltre al capitale P anche gli interessi I) ed ha una preferenza temporale alta perché acquisisce vantaggi attuali a fronte di sovrappiù futuri. Il creditore ha una preferenza temporale bassa.
Si definisce prestito concesso ad interesse semplice quando questo è proporzionale al tempo e al capitale, il montante F = P + Is e Is = Pi. Se la restituzione del prestito è differita in n anni allora Is = F-P = Pin e F = P(1+in).
Si definisce prestito a interesse composto quando gli interessi non vengono restituiti alla fine di ogni periodo di riferimento bensì vengono sommati alla somma originaria e quindi capitalizzati. All’anno n si avrà F = P (1+i Più a lungo sono investiti i fondi, maggiori sono i vantaggi dell’interesse composto.
Anatocismo
È il calcolo degli interessi su interessi già maturati su una somma dovuta, gli interessi diventano capitale. Procedura vietata dal governo nel 2016 ma non vengono cambiate le regole per gli interessi di mora, ossia quelli che entrano in gioco in seguito ad un mancato pagamento.
La produzione di interessi nei rapporti di conto corrente
Quando si parla di interessi ci si riferisce sia agli interessi creditori o attivi, cioè quelli che spettano al cliente sulle somme depositate in banca, sia agli interessi debitori o passivi, quelli dovuti dal cliente per l’utilizzo delle somme messe a disposizione dalla banca.
Regole per calcolo e pagamento degli interessi
- Gli interessi passivi non possono produrre altri interessi; gli interessi attivi e passivi devono essere calcolati con la stessa periodicità;
- Il periodo di conteggio degli interessi non può essere inferiore a un anno e il termine per il calcolo è fissato al 31 dicembre di ciascun anno andando a vantaggio di quelli attivi perché il cliente potrebbe richiedere un contratto con una finestra di calcolo minore dell’anno;
- Gli interessi passivi sono calcolati al 31 dicembre anche per contratti stipulati ne corso dell’anno; gli interessi passivi calcolati al 31 dicembre non sono dovuti a questa data ma al primo marzo successivo.
Modalità di pagamento interessi passivi
In contanti o tramite bonifico da un altro conto; può autorizzare l’addebito in conto e, in caso di saldo negativo, dal primo marzo la somma dovuta a titolo di interessi si somma al capitale producendo interessi a loro volta (anatocismo); si può concordare con una clausola contrattuale che le somme in entrata sul conto verranno impiegate per estinguere il debito da interessi.
Tasso nominale e tasso effettivo
Il tasso d’interesse effettivo è il presso al quale corrisponde concretamente il denaro concesso ed è definito per periodo di capitalizzazione, si ottiene da tasso nominale/periodo di capitalizzazione (r/m) e tiene in considerazione anche le spese di istruttoria e di erogazione del prestito. Il tasso d’interesse nominale è quello dichiarato dalla banca ed è definito solo su base annua ed è pari al tasso effettivo moltiplicato per il numero di periodi di interesse in un anno. Tasso effettivo > tasso nominale.
Notazioni:
- r, tasso di interesse nominale annuo;
- ieff,l , è il tasso di interesse effettivo nell’intervallo di tempo l;
- l, durata dell’intervallo di tempo espressa in anni;
- m, è il reciproco della durata del periodo di capitalizzazione e quindi il numero di periodi di composizione di un anno;
- r/m, è il tasso di interesse effettivo nel periodo di capitalizzazione. Serve per calcolare il tasso di interesse effettivo nell’intervallo di tempo l, dove lm è il numero di periodi di capitalizzazione nell’intervallo di tempo l.
Inflazione
È un processo di aumento continuo e generalizzato del livello dei prezzi dei beni e servizi consumati dalle famiglie. Viene misurata attraverso un indice dei prezzi al consumo che misura le variazioni dei prezzi di un insieme di beni e servizi, detto paniere, che rappresenta i consumi delle famiglie in un anno.
Cause dell’inflazione possono essere:
- Aumento della domanda ma offerta costante;
- Bene particolarmente raro (aumenta la domanda ma offerta sempre la stessa);
- Aumento dei costi delle materie prime.
Un modo per contrastare l’inflazione è l’aumento dei tassi di interesse rendendo il denaro più costoso e causando una possibile recessione con conseguente calo del PIL. L’Istat produce tre diversi indici di prezzo al consumo: per l’intera collettività nazionale (NIC), per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e quello armonizzato europeo (IPCA). NIC e FOI condividono lo stesso paniere ma con pesi diversi attribuiti ad ogni servizio perché per il NIC la popolazione di riferimento è quella del territorio nazionale mentre per il FOI è quella delle famiglie che fanno capo a un operaio o impiegato. IPCA e NIC hanno in comune la popolazione di riferimento ma esclude nel proprio paniere il lotto e le lotterie, tuttavia, tiene conto delle riduzioni temporanee dei prezzi e delle promozioni mentre NIC e FOI considerano sempre il prezzo pieno dei prodotti. Il calcolo dell’inflazione per l’anno successivo è dato dalla differenza dell’indice dei prodotti al consumo dell’anno successivo con quello corrente diviso quest’ultimo.
Definizioni
- Euro correnti o nominali: somme dichiarate che non tengono conto dell’inflazione e si riferiscono al potere d’acquisto relativo al periodo in cui vengono scambiate.
- Euro costanti o reali: si riferiscono al potere d’acquisto dell’anno base, indipendentemente dal periodo di scambio.
- Tasso d’interesse nominale i: rappresenta il costo del denaro al lordo dell’inflazione.
- Tasso d’interesse reale i’: rappresenta il costo del denaro al netto dell’inflazione.
- Flusso di cassa reale o costante = flusso di cassa nominale / (1 + tasso d’inflazione)
Equivalenza finanziaria
Due o più somme di denaro, che si susseguono nel tempo, possono essere confrontate con altre in base al principio di equivalenza finanziaria dei rispettivi flussi di cassa. Ciò che permette il confronto è il tasso di interesse.
Due somme possedute in istanti di tempo diversi, producono gli stessi effetti se legati dal fattore di capitalizzazione di un singolo pagamento F = P (1 + i) per un solo pagamento. La formula inversa è il fattore di attualizzazione di un singolo pagamento P = F-n(1 + i).
L’equivalenza con prestazioni multiple riguarda scambi di denaro di pari entità che si susseguono più volte nel tempo ad intervalli regolari (rate). Si definisce ‘A’ il pagamento singolo di una serie di pagamenti uguali effettuato alla fine di ogni periodo d’interesse e contraddistingue somme uguali che si susseguono nel tempo ad intervalli regolari. La fine di ogni periodo coincide con l’inizio del successivo.
Fattore di capitalizzazione composta di una serie di pagamenti uguali (F dato A). Fattore di ammortamento di una serie di pagamenti uguali (A dato F). Fattore di attualizzazione di una serie di pagamenti uguali (P dato A). Fattore di recupero del capitale (A dato P).
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