Teologia III
L'etica cristiana e la sua crisi contemporanea: alla ricerca di una identità
Cos'è la teologia morale? La vita morale è fondamentalmente alla ricerca del bene, il discernere tra il bene e il male. Come facciamo noi oggi a comprendere cosa fare? Esiste solo una teologia morale cattolica? No, quindi come possiamo entrare in dialogo con le altre religioni o con i non credenti.
Radici e coordinate dell'ethos cristiano: il coraggio di essere felici
- Decalogo: Analizzeremo il testo vedendo ciò che il testo dice davvero, perché purtroppo in seguito a traduzioni il testo ha perso la sua autenticità. Ci darà delle chiavi per comprendere l'umano oggi, accanto a un testo dell'Antico Testamento.
- Beatitudini: Cosa vuol dire essere beati? Cosa vuol dire essere felici? Cosa vuol dire avere una vita realizzata?
Gli ambiti del vivere: la Dottrina sociale della Chiesa, la bioetica, la morale
- Cosa vuol dire una morale sociale? Cosa vuol dire avere una morale sessuale/familiare personale? Che cosa vuol dire bioetica?
Faremo qui un breve excursus di queste scienze, come si sono strutturate e affronteremo un'unica questione per ognuno dei tre temi. Più avanti chiederà quali questioni vogliamo affrontare.
- Esempi: per la morale sessuale familiare e il tema del Gender; per quanto riguarda la bioetica il tema della PMA o Artificial Intelligence.
Due libri per tutti
- "Il cristiano nel mondo" (edizione del 2020): prima parte del corso e i tre temi finali – c'è anche pdf.
- "Comandamenti per la libertà" (è una rilettura dei Dieci comandamenti oggi) – anche qui c'è il digitale.
Esame
Per i frequentanti (considerati tutti quelli che frequentano a lezione in presenza, oppure in diretta online/ascolto delle registrazioni -MA per tutto il tempo della lezione, vede se non si ascolta tutto e non considera come frequentanti):
- Due elaborati (uno sulla prima parte e uno sulla seconda: che riguarderà il nostro ambito professionale/corso di laurea; odia quando si copia da dispense online).
- Orale con la Prof. negli appelli ufficiali.
Per i non frequentanti:
- Scritto o orale (negli appelli ufficiali) con assistenti.
Alla ricerca di una identità
Quante scelte abbiamo fatto da quando siamo svegli? Senza riflettere troppo abbiamo già fatto un buon numero di scelte. Nell'arco della nostra giornata e della nostra esistenza noi compiamo continuamente delle scelte, a volte sono scelte importanti, cruciali su cui abbiamo bisogno di fermarci a riflettere; altre invece sono delle scelte che facciamo comunque in qualche modo in automatico. La scelta, la possibilità che abbiamo tutti i giorni di compiere azioni differenti e nel momento in cui scegliamo, noi non scegliamo soltanto quella cosa, ma scegliamo di essere anche qualcuno. Ogni volta che io scelgo qualcosa, scelgo anche chi sono. Scelgo di fare il bene, scelgo quindi di essere una persona buona; scelgo di fare il male scelgo quindi di essere una persona cattiva.
Abbiamo più paura noi del futuro o chi è stato giovane prima di noi? Noi, per l'incertezza che sia la pandemia che la situazione geopolitica odierna hanno creato. Questa paura che abbiamo ora influirà sulle nostre scelte future? Sì, moltissimo; vedremo che scegliere il bene e il male non è soltanto una questione di logica, ma è una questione che investe tutta la persona; vedremo come anche dal punto di vista della psicologia la scelta del bene e del male rientra.
Oggi ci soffermiamo sulla parola morale. Ambito della riflessione umana che può essere letta, può essere interpretata e affrontata dal punto di vista della teologia ma anche da altre scienze (filosofia morale, psicologia), ma anche dal punto di vista delle altre scienze dove magari non c'è un settore specifico, ma la riflessione e le questioni etiche ci sono. Intanto partiamo dai termini base. Quello che affronteremo in questo corso spesso è definito come morale e spesso come etica. La Prof. stessa userà in questo corso indifferentemente come sinonimi i due termini.
Dal punto di vista dell'etimologia non rappresentano grandi differenze: etica deriva dal greco ethos quindi il modo di agire, il modo di comportarsi; morale deriva invece dal latino mos/moris che è ancora una volta il modo di comportarsi, le abitudini.
Nella storia della riflessione i due termini per più di mille anni non sono stati considerati sinonimi; al termine etica era più affiancata una spiegazione di tipo esteriore quindi di tipo sociale, le regole per vivere insieme; mentre al termine morale era legata più una riflessione di tipo interiore quindi la coscienza e ciascuno di noi che si autodefinisce nel quotidiano. Quindi per certi secoli era pressoché impensabile parlare di teologia etica o etica teologica perché riguardava l'interiorità e la relazione con Dio; mentre sul piano chiamiamolo così sociale si parlava chiaramente di etica. Oggi i due termini sono sinonimi.
Quando parliamo invece di moralità, la moralità di una persona facciamo proprio appello alla sua dimensione interiore: libertà, consapevolezza e responsabilità sono le tre parole che in qualsiasi tipo di riflessione identificano la persona, l'essere umano come un essere capace di bene e di male. O meglio un agire umano è considerato pienamente morale soltanto se l'essere umano sta agendo in libertà, responsabilità e consapevolezza. Quindi la moralità è quell'esperienza che ci connota come persone moralmente buone o cattive. Voglio fare del male faccio del male sarò una persona moralmente cattiva. L'interiorità è proprio definita come bontà e cattiveria; il piano oggettivo invece cioè quello visibile lo chiameremo corretto o scorretto.
Quindi quando si parla di etica o di morale si parla dell'operare umano o della persona umana che agisce e quindi dell'agire. Definiremo questo agire corretto o scorretto, buono o cattivo; quindi, diremo se un'azione è giusta o sbagliata, ma rispetto a cosa? Questo è proprio il punto del nostro corso. Ci saranno dei metri di misura validi per qualificare l'agire morale e dei metri di misura non validi. L'importante è avere in testa chiaro qual è il nostro metro di misura e questo corso ci aiuterà anche a capire qual è il metro che ciascuno di noi ha formato dalle proprie esperienze e dalla propria personalità, ma che è anche stato formato anche dal contesto (es. il Paese e l'epoca) e dalla storia in cui viviamo. Ciascuno di noi è padrone responsabile della propria moralità sapendo che non è mai solo, ma che è in mezzo agli altri. Tiriamo quindi fuori nel corso questi elementi in cui il cattolicesimo in quanto italiani ha dato una bella radice, non possiamo fingere di non arrivare da questa radice. La nostra cultura, infatti, ha radici cristiane, le quali a loro volta hanno radici greco-romane, ma anche profondamente ebraiche.
Viviamo più il futuro o il presente? Sicuramente la paura ci fa interpretare il tempo in una maniera differente, ma da europei abbiamo di base una concezione del tempo lineare; mentre le culture dell'Asia, dell'est asiatico estremo quindi India, Cina, Giappone concepiscono il tempo in maniera circolare. Pensare il tempo e agire in un tempo lineare o agire in un tempo circolare è diverso? Assolutamente sì, perché un conto è inserirsi nella storia e sapere di avere un passato, un presente e un futuro altro è sapere di essere in un tempo che ritorna su sé stesso; quindi, magari vivere una vita che è frutto di vite precedenti ma di cui non abbiamo ricordo cambia il famoso metro di misura con questo.
Cosa vuol dire operare e perché parliamo in generale di operare? Useremo tendenzialmente il termine operare perché se si dice agire, nella nostra testa scatta il fare, in realtà noi operiamo come esseri umani su quattro livelli: pensieri, parole, opere, omissioni (il non fare). Se io posso fare il bene e non lo faccio è come se facessi il male. Questa cosa delle omissioni è diventata talmente importante nella nostra riflessione che ultimamente anche la legge sta inserendo una serie di reati di omissione, il più noto è l'omissione di soccorso. Ciò vuol dire che l'omissione sul sociale può avere un peso enorme.
Noi operiamo anche con le parole; queste parole di fatto ci rendono persone migliori o peggiori. Con le parole possiamo far star male qualcuno (ad es. insultando/leoni da tastiera) oppure renderlo felice: io decido di essere una persona che sta attenta alle parole, oppure che non sta attenta alle parole. E con i pensieri: non sono i pensieri che passano al volo, ma quei pensieri che diventano tarli, che diventano ripetuti, che ci occupano tutta la nostra persona; quindi, quel pensiero continuamente ripetuto e che non ci lascia spazio. Un'attenzione quindi anche al nostro pensare.
Quindi io posso essere una persona buona o cattiva non soltanto con le cose che faccio, ma anche con le cose che ometto, con le cose che dico e con le cose che penso o come penso; allora sì che diventa interessante il discorso perché non è più una serie di regole che mi arrivano dall'esterno, diventa davvero un modo affascinante di conoscerci e diventare esseri umani professionisti ed esseri umani.
Noi però nell'arco della giornata compiamo una quantità enorme di azioni e non di tutte si occupa la morale. Facciamo quindi una distinzione tra fare e agire: fare sono tutte quelle azioni che noi compiamo ma che non ci modificano la nostra interiorità; agire sono tutte quelle azioni che noi compiamo e ci cambiano interiormente.
Allora se pensiamo a tutte le nostre azioni nell'arco della giornata, sono molte più le azioni fatte che non quelle agite, anche se a volte la differenza è molto sottile. Il fare denota l'operare umano in quanto trasforma un dato che lo precede (Aristotele fa l'esempio dello scolpire una statua in un pezzo di marmo ...), comporta un'operazione umana che iniziando dalla persona ha il suo effetto fuori di essa (transeunte), appunto ciò che è prodotto. Al contrario, l'agire denota l'operare umano in quanto trasforma la persona che agisce, realizza non qualcosa fuori di essa ma la persona stessa, rimane (immanente) in essa (es. mentire). Anche nel linguaggio comune, vedendo una scultura ben fatta, diciamo: è un buon scultore, nulla più. Vedendo rubare, diciamo: è un uomo ingiusto. Nel primo caso diamo un giudizio sulla capacità tecnica di una persona; nel secondo caso diamo un giudizio sulla persona come tale.
Portiamo l'esempio che fa Abelardo parlando di un albero di pere. Una persona che ama molto le pere ha un vicino di casa con un magnifico albero di pere; le scelte sono due: controllare il pensiero di rubare le pere per fame (istinto naturale) oppure lasciar prendere il sopravvento al pensiero e rubarle comunque. Questo rende una persona buona o cattiva. Stessa cosa per quanto riguarda la sessualità: si può scegliere se controllare l'istinto oppure saltare addosso a tutte le persone che "ormonalmente" ci piacciono (qui vi è la radice delle violenze sessuali).
L'etica e quindi ogni sistema etico parlano solo di agire umano (o più concretamente della persona in atto, degli atti umani). Tuttavia – in modo implicito o in modo esplicito – la persona è sempre coinvolta sia quando agisce sia quando fa. Quindi al centro c'è la persona al punto che l'etica o la morale non è tanto la scienza di che cosa devo fare ma di chi voglio essere. Io voglio capire perché in questo sistema etico questa cosa è giudicata scorretta, perché mi rende una persona più buona, perché mi rende una persona onesta, perché mi rende una persona fedele, perché mi rende una persona umana. Ecco allora che citiamo la professoressa Sofia Vanni Rovighi che dice che l'etica/la morale: è la scienza che indica ciò che l'uomo deve essere, poiché la vita morale non consiste soltanto nel fare in senso stretto, ma nell'orientare le nostre attività in un determinato modo, verso un determinato ideale (Elementi di Filosofia, umano III).
Ma da quale punto di vista? Qual è la prospettiva dell’etica? Dell’agire umano infatti parlano anche i neurologi, i fisiologi, gli psicologi, gli economisti ecc. L’agire umano, di cui parla l’etica, è un agire libero, responsabile e consapevole. Diversamente, l’etica se ne disinteressa “completamente”: ciò vuol dire che se all’agire in analisi manca libertà, responsabilità e consapevolezza e se ne interessa, ma da moralista interdisciplinarmente devo comunque occuparmi di questo agire. È una scienza, ma è una scienza super interconnessa con tutte le altre scienze.
Noi viviamo sempre in un contesto chiaroscuro perché davvero viviamo delle situazioni in cui si intrecciano situazioni di bene e di male che sono contemporaneamente presenti, non c'è prima il bianco e poi il nero. Siamo sempre ogni giorno in una società che ci offre delle infinite possibilità, ma anche infiniti limiti. Il chiaroscuro vuol dire che dove c’è qualcosa c’è sia una luce che un'ombra. Questo è ciò che rappresenta lo Yin e lo Yang, anche se l’immagine del chiaroscuro rende ancora meglio la complessità (dal latino cum plexus = abbracciati insieme) della realtà che ha sempre contorni sfumati e mai netti: il bene e il male nella nostra società sono abbracciati insieme (es. Amazon, supermercati aperti 24/7). Quindi il bene e il male non avvengono uno dopo l'altro, ma si trovano in simultaneità e arriveremo anche al paradosso di trovarci in situazioni in cui noi siamo costretti a compiere un male minore o allora dovremmo scegliere il male o il bene maggiore a seconda dei punti di vista. Chiaroscuri.
- Figure dell’ethos [Consiglio di lettura: – Alessio Musio]
Ambivalenza vuol dire ambiguità? No, in questo caso vuol dire complesso: abbiamo delle situazioni ambivalenti (es. Amazon), ma possiamo all'interno distinguere quello che non va bene e quindi combattere quello che non va bene e invece riconoscere quello che va bene e fortificare quello che va bene. In questo caso ambivalenza è complessità, una complessità in cui tutto si intreccia e che oggi è molto più evidente rispetto a qualche tempo fa perché abbiamo dei mezzi di comunicazione totalmente differenti, per cui tutto è connesso. La comunicazione ci porta ha davvero a reinterpretare il quotidiano in maniera differente, a comprendere come tutto è legato, come quello che faccio in Italia in realtà ha degli effetti sugli altri e viceversa.
Quindi noi siamo in una unità dinamica dove abbiamo una storia e siamo in tensione tra le possibilità che ci da questa storia e i limiti che ci dà questa storia. In epoche diverse avremo possibilità e limiti differenti: ad es. mondo del lavoro o dell’università, il matrimonio, l’avere dei figli in generazioni diverse (Boomer, X, Y).
Ma siamo anche in questa unità dinamica con queste tensioni:
Tra un implicito e un esplicito: ogni nostro agire dice qualcosa rispetto a un valore rispetto a noi, ma non dice tutto. Ad esempio, aiutare un amico in un momento di bisogno è un gesto di amicizia, ma non dice tutto della amicizia tra le due persone, quindi vi rimane una parte implicita.
Vi è una tensione tra la fattualità e la trascendenza, cioè tra quello che realmente realizzo (es. io che porto un regalo ad un amico) e quello a cui rimanda (es. il fatto che io gli voglia bene); tra un'intelligenza e una volontà: non tutto quello che io capisco essere buono poi lo metto in pratica, la volontà ha altre dinamiche, volontà a volte ci porta a compiere le cose contro l'intelligenza. Ad esempio, fumare è sbagliato e lo sappiamo a livello di intelligenza, ma a volte la volontà ci porta a fare azioni contro cose che sappiamo; studiare tanto per l’esame è giusto e lo sappiamo, ma a volte comunque non si fa.
Vi è anche un’unità dinamica tra l'individualità e la socialità: ciascuno di noi è contemporaneamente e inscindibilmente unico, irripetibile ma lo è anche nelle sue relazioni, nessuno di noi è qui oggi senza avere relazioni, senza avere avuto, senza avere e non potrà esistere senza relazioni, nessuno di noi è autosufficiente e contemporaneamente nessuno di noi può essere ridotto al sociale. Vi è anche unità dinamica tra la conoscenza e la progettazione, qui bisognerà capire quali sono i tempi delle scelte.
Abbiamo detto quindi che un'azione ha un qualcosa divisibile in qualche modo e su questo piano chiamiamo le azioni corrette o scorrette. Ogni azione ha poi anche un'intenzione, la parte interiore che chiamiamo buona o cattiva. Quindi ogni azione morale può essere inizialmente incasellata in questo schema. Io posso compiere:
- Caso 1: qualcosa di corretto con un'intenzione buona = MERITO (in teologia)
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