Appunti teologia 3 - Prof.ssa Varsalona
Morale cristiana
La morale cristiana esplora i sentieri che permettono di diventare uomini veri, nella vita quotidiana dove l’uomo è chiamato a compiere scelte e azioni. Questo esprime la grandezza dell’uomo (creato a immagine di Dio, chiamato a partecipare all’opera creatrice di Dio). Allo stesso tempo si va a toccare quello che può essere il lato scuro dell’uomo che quotidianamente fa l’esperienza di prendere decisioni. San Paolo sintetizza quest’esperienza nella lettera ai Romani, egli dice “faccio quello che non voglio, e non faccio quello che voglio”. Spesso ci si ritrova a fare del male che non si vorrebbe fare.
La morale mira a promuovere il processo di umanizzazione, cioè mira ad aiutare l’uomo a realizzare la propria vita, a diventare umano (e a salvaguardare l’inviolabile dignità di ogni persona: l’uomo ha una dignità che nessuno può togliergli, può infangarsi ma non può mai essere annullata). La realizzazione deve essere distinta dall’espressione “autorealizzazione”, che a volte nasconde un’immagine distorta dell’uomo, ovvero di un uomo che si realizza chiudendosi in sé stesso, ricercando unicamente di soddisfare i propri desideri (inseguendo i propri interessi, ...). Questa è un’immagine distorta dell’uomo perché l’uomo al contrario si realizza aprendosi, vivendo in relazione.
L’uomo può essere disumano! L’uomo, infatti, può comportarsi in modo che quello che fa o dice possa risultare non conforme alla sua identità più profonda. Gli animali ad esempio non possono essere “dis-animali”: i cani abbaiano tutti allo stesso modo, mentre l’uomo invece parla lingue diverse, questo perché l’uomo ha la libertà, che però lo può condurre a essere disumano. L’essere uomini è sia un dono (gabe) e un impegno (Aufgabe).
Homo viator
L’immagine più usata per indicare l’uomo (nei vari ambiti in cui si parla dell’uomo: nella letteratura, filosofia, teologia) è quella dell’homo viator. La Divina Commedia inizia proprio con l’immagine del cammino, per indicare che non si può trascurare l’aspetto “in divenire” dell’uomo. Questa consapevolezza è profondamente liberante e una delle sue conseguenze è il divieto di etichettare: se l’uomo è in divenire, nessuno si può permettersi di etichettare l’altro o sé stesso sulla base di un’azione sbagliata, questo perché può riscattarsi da qualsiasi situazione; l’uomo può rialzare la testa anche quando tocca il fondo.
L’esempio è quello di persone che sono state in carcere; l’etichetta nei confronti di queste persone blocca la loro possibilità di cambiare, di lasciare alle spalle i loro errori, di riscattarsi. Il peccato deve essere distinto dal peccatore. È proprio quello che faceva Gesù: distingueva quello che una persona aveva fatto di negativo dalla persona stessa, perché la persona è più grande di un episodio. La morale vive di questo sguardo, che è lo sguardo che Dio/Gesù ha sugli uomini, uno sguardo che non smette mai di vedere la bellezza di ogni singolo uomo anche quando ha compiuto qualcosa che va contro la sua umanità. (La morale vive di questo sguardo, perché permette all’uomo di sperare, restituisce all’uomo la fiducia in sé stesso.)
Lo sguardo (come noi guardiamo l’altro) determina il modo di rapportarci all’altro/ di agire. Es. se considero l’altro come un pover’uomo per strada avrò una certa percezione di lui, se invece guardo e provo a pensare che questa persona sia mia mamma/ parente avrò un’altra percezione più amorevole o comunque diversa rispetto a prima. Se guardo l’altro come se fosse un familiare, tante scelte cambierebbero. Se guardo l’altro come un nemico ci saranno molti più pregiudizi e barriere.
La morale riguarda l’agire libero dell’uomo
Se confrontiamo l'uomo con le altre specie viventi si può notare come una caratteristica fondamentale è la libertà /l'agire libero dell’uomo. L’agire dell’uomo è umano quando è un agire libero. Se un uomo è costretto a fare una determinata cosa, quell’azione non appartiene veramente a quella persona, non è umana. Ragione e volontà sono gli ingredienti dell’agire libero.
L’antropologia teologica è la base della morale: scienza che parte dallo sguardo sull'uomo che viene proposto dal testo biblico, in modo particolare proprio dai vangeli, ed è una visione dunque che riguarda OGNI uomo. Parlare di libertà implica anche parlare di orientamento. In che direzione mi devo muovere? Dove la libertà porta frutto. L’uomo non sa già quale è la sua formula, è libero, ha davanti tante possibilità; mentre per l’animale non è così. L’uomo giorno per giorno è chiamato a compiere delle scelte, chiamato a gestire la libertà. Si parla quindi di Futuro, essere sempre proteso verso l’oltre, l’uomo raggiunge conquiste ma poi subito mira a oltre. L’uomo è continuamente inquieto, inquietudine che non è una cosa negativa ma è serena perché ha a che fare con la possibilità all’uomo di creare storia. L’uomo è chiamato a partecipare alla creazione di Dio, ad essere creativo con la sua libertà. (infatti l’uomo è anche un artista)
La morale a volte è percepita come un peso, un “devo osservare queste norme altrimenti…” ma invece la morale cristiana in fondo è un alleggerimento perché aiuta l’uomo a riconoscere quali sono i sentieri umanizzati e aiuta a pensare in grande e non rimpicciolire gli orizzonti.
Morale ed etica
Morale (dal latino) moralis, morale = aggettivo introdotto nella lingua latina da Cicerone a partire dal sostantivo mos, moris (=maniera di comportarsi, modo di agire). Etica (dal greco) = ciò che caratterizza l’agire umano ethos sostantivo-accezione più arcaica: residenza, luogo dove si abita (stile di vita che permette la convivenza, vivere insieme) → “dimora” propria dell’uomo, quella dimensione che caratterizza il suo modo di comportarsi in senso propriamente umano.
Morale: indica una riflessione di matrice religiosa; norme concrete del comportamento umano. Etica: riflessione filosofica sul comportamento umano; studio fondamentale del problema. Nonostante le diversità, c’è sempre la possibilità di usare i due termini come sinonimi. La morale contribuisce a liberare l’uomo, indicando quello che è l’orientamento.
Moralismo: distorsione della morale cristiana
La morale non gode di una buona fama perché molte volte è scaduta nel moralismo. Come se la morale fosse un insieme di precetti, norme che arrivano all’uomo dall’esterno. Il moralismo è una distorsione della morale, è un modo di vedere la morale come qualcosa di "impostato", come delle leggi, un dovere (tu devi fare questa cosa). Quindi molte volte la morale è stata descritta come un divieto, un’asfissione, quindi che priva della libertà.
Si ha quindi un’immagine distorta di Dio, e questo avviene quando si perde di vista che il Vangelo è una bella notizia. È una notizia liberante. La morale sana nasce dal Vangelo. La morale sana ha a che fare con la bellezza. L’ascolto del Vangelo dovrebbe suscitare stupore. Perché si trovano cose belle. Lo stupore nasce dalla bellezza, dalla verità. Ormai alcuni si sono abituati al Vangelo, a sentire cose ripetute, e se il Vangelo perde la sua nota di bella notizia, non è più Vangelo.
Questo passaggio può avvenire con la riduzione del Vangelo ad una dottrina. Quando il Vangelo viene ridotto a dottrina, perde la sua bellezza attraente. Perché si perde di vista che il Vangelo prima di tutto è un evento, (il figlio di Dio si è fatto uomo) e al centro c’è una persona. E si perde di vista che al centro della morale cristiana non c’è prima di tutto il dovere di fare cose o norme da seguire ma un amore da ricevere da questo Dio.
Se si vede in questo modo il Vangelo si ha una visione distorta di Dio, come se fosse un sovrano che pretende che noi dobbiamo fare certe cose per ricevere la benevolenza di Dio. Come se fosse un tributo da pagare a Dio per guadagnarsi il paradiso, la sua benevolenza. In questo modo il Vangelo non diventa una bella notizia, diventa motivo di affanno (io devo fare questo altrimenti vado all’inferno). Invece Non è l’uomo a guadagnarsi la benevolenza di Dio con le sue prestazioni, ma il Dio di Gesù è un dio che va incontro gratuitamente all’uomo che lo cerca, e non perché l’uomo se lo merita. Dio raggiunge l’uomo gratuitamente.
Dio capovolto moralismo. Il nasce dall’idea che l’uomo deve conquistarsi dio. La paura domina perché porta a fare cose solo per conquistarsi la benevolenza di Dio. Invece non è un dio che l’uomo deve conquistare ma è Dio che si dona all’uomo gratuitamente, a prescindere dalle sue prestazioni. Nasce lo stupore: è troppo bello per essere vero. È dallo stupore di fronte a qualcosa di bello da cui nasce la morale cristiana: essere attratto da qualcosa di bello.
Testo: Lettera ai Filippesi 2, 4-11 Svuotò sé stesso: Gesù figlio di dio facendosi uomo ha rinunciato alle prerogative a cui avrebbe avuto accesso se fosse stato dio (non soffrire, non morire), ma ha rinunciato a questo perché voleva condividere in pieno la vita con gli uomini. Pur essendo...: La parola Pur nel testo originale non c’era. L’inserimento di Pur fa capire come questo capovolgimento facilmente può essere ridotto. Gesù fa tutto questo per l’uomo, questo è considerato troppo. Questa eccedenza l’uomo rischia di ridurla/ di addomesticarla. Questa imprecisione fa capire come sia facile il rischio di appiattire questa eccedenza. Eccedenza= tutto troppo bello. Nel testo originale non c’era Pur: ma intendeva proprio essendo Dio ha fatto quelle cose lì.
Il Dio di Gesù è un Dio capovolto rispetto a quelle che sono le attese e i desideri degli uomini. Supera queste attese e i desideri degli uomini, è un’eccedenza e quindi anche un capovolgimento. → Viene appiattita/addomesticata la bellezza del Vangelo, la tendenza è quella di addomesticare questa eccedenza, di far rientrare il Dio di Gesù nei propri schemi, nelle logiche umane. Invece la morale sana indica di lasciare Dio libero e non imprigionato in schemi.
Esempi
- Nel Vangelo secondo Giovanni: Gesù lava i piedi ai discepoli. La lavanda dei piedi era una cosa che facevano solo gli schiavi. Abramo invece quando aveva accolto 3 uomini non glieli aveva lavati.
- Paolo ha vissuto un capovolgimento a 360° gradi. Era un fariseo e aveva iniziato a perseguitare i cristiani, perché li vedeva una minaccia per la sua religione, per l’ebraismo. Secondo lui (il suo) Dio era contento di questa sua operazione. Quando incontra il Dio di Gesù avviene un capovolgimento, una conversione. Paolo non ha tanto vissuto una conversione religiosa e neanche una conversione morale. Si tratta di una conversione della mentalità, il suo modo di guardare Dio (l’immagine di dio che lui aveva prima era diversa). Questo capovolgimento riguarda l’immagine di Dio. Anche il suo mondo relazionale cambia, ora va incontro a tutti. Incomincia a stimare tutti, anche coloro che prima invece criticava, come i pagani. Ora riconosce la dignità di ogni essere umano. Paolo diventerà colui che apre la chiesa nei confronti di tutti. Il Vangelo è una bella notizia per tutti, anche per i pagani.
- Pietro anche lui imparerà ad entrare nella logica di questo Dio capovolto. Pietro dirà a Gesù che è pronto a dare la vita per lui, ma nel momento in cui Gesù viene catturato Pietro scappa. Un tradimento di cui si pentirà, ma riconosce che non è lui per primo che deve dare la vita a Gesù ma Gesù dà la vita per gli uomini/ per Pietro. Non l’uomo che si deve sacrificare per dio, ma dio che si dona all’uomo.
Rischio di fraintendere le pagine della Bibbia; e questi fraintendimenti possono alimentare il moralismo. Ci sono espressioni che sembrano negare che il Vangelo sia una bella notizia. Per questo queste espressioni vengono accantonate. In realtà queste espressioni che apparentemente sembrano contraddire la bellezza del vangelo, esprimono ancora una volta il fatto che il vangelo è una bella notizia, ma occorre comprendere il vero senso di queste espressioni.
Esempi
- Quando si legge il vangelo con una mentalità estranea al Vangelo, quando si usa la mentalità dualistica: l’uomo è composto da corpo e anima e queste due realtà sono separate. La parte superiore è l’anima, mentre il corpo è la parte inferiore; il corpo è visto come una prigione, c’è il disprezzo del corpo e invece viene esaltato il mondo spirituale, l’anima. Per il vangelo invece c’è grande stima del corpo, l’uomo è un tutt’uno; attraverso il suo corpo l’uomo si esprime, non è soltanto un involucro, una prigione da cui l’uomo deve liberarsi.
- O una mentalità unilateralmente apocalittica: mondo terrestre e mondo celeste si oppongono. Il presente e il futuro sono due realtà opposte. Il mondo presente non avrebbe alcun valore se non quello di avere un’occasione per meritarsi il mondo celeste. Esempio: versetto nella Lettera ai Colossesi si cita “cose di qua giù” e “cose di lassù”. Dice “Pensate alle cose di lassù e non a quelle della terra”. Facile fraintendere se non si conosce il contesto del Vangelo. Si pensa che questo versetto esprima l’idea che occorre cercare Dio nel mondo spirituale. In realtà con “Cercare le cose di lassù” si intende rinunciare ai disvalori, tutto ciò che distrugge la vita dell’uomo, tutto ciò che apparentemente sembra buono che può anche sedurre ma che in realtà distrugge l’esistenza e non fa fiorire la vita dell’uomo. Quindi non si parla di terra (cose di qua giù) e spiritualità (cose di lassù) ma si parla di valori veri e valori falsi, tra cose che costruiscono e che distruggono, che umanizzano e che disumanizzano.
- Inoltre, si può avere una visione distorta della croce. La croce non è da intendersi come la ricerca della sofferenza, la rinuncia ma è espressione di amore, fedeltà e solidarietà.
Coscienza morale
La realtà senza la quale non esisterebbe la morale è la coscienza morale. La coscienza è considerata il punto più intimo nella persona, la voce di dio nell’uomo. È nell’incontro con il volto dell’altro che sorge la coscienza, che è una realtà relazionale. È nel momento in cui incontro il volto dell’altro che mi sento interpellato ad agire umanamente, grazie alla coscienza. Incontrare il volto dell’altro è diverso dall’incontro con un oggetto, perché l’oggetto è a nostra disposizione.
- → Il Concilio Vaticano II è il primo concilio ad essersi occupato della coscienza (alla realtà della coscienza ha dedicato il numero 16 della sua costituzione); è una realtà che è connessa a tutte le dimensioni della vita dell’uomo (in modo particolare alla dimensione della relazione con l’altro).
- In questo caso la coscienza può essere come una piattaforma che permette il dialogo/l’incontro tra una cultura laica e quella cattolica; dialogo tra persone che appartengono a culture diverse.
La coscienza è quella realtà che interpella ogni uomo a ricercare ciò che è vero e bello e buono. È una realtà che rimanda a qualcosa che è oggettivo: che non sia bene uccidere lo riconoscono sia i credenti che i non credenti.
- → Parlare di verità oggettiva sembra quasi minacciare la libertà, e appunto la coscienza a volte viene interpretata in termini individualistici e relativistici come se fosse l'uomo a creare ciò che è bene e ciò che è male. Ognuno potrebbe inventarsi un diverso ordine, cosa è giusto cosa è no, invece sappiamo tutti che non è così. Non è l’uomo a decidere cosa è buono fare e cosa no. Quindi c’è un ordine oggettivo che è comune a tutti gli uomini, che la coscienza può riconoscere, NON creare ma riconoscere. Chiunque si mette a riflettere riconosce che la vita l’abbiamo ricevuta, non ci siamo creati noi, e con questa vita abbiamo ricevuto anche un ordine oggettivo.
- → Chiaramente l’uomo può non ascoltare la propria coscienza e agire diversamente, in modo falso, cattivo e brutto. Esistono persone che continuano a compiere degli atti malvagi; la prima volta magari potrebbe avere dei sensi di colpa, ma via via perderebbe questa sensibilità, fino ad arrivare ad una coscienza atrofizzata/anestetizzata (questo non vuol dire che i sensi di colpa vengono annientati, ma più che altro che si trasformano in disagi psicologici). Anche se sembra indifferente verso quello che fa, questa persona sperimenterà dei disagi. La confessione incide sulla persona stessa che ha compiuto un’azione negativa; la confessione blocca quelle conseguenze negative che tentano di avanzare nella persona stessa. Questo perdono blocca i...
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