Endemismo tra le specie italiane
Tra le 5000 specie italiane, circa il 10% sono endemiche, con una maggiore prevalenza tra gli invertebrati terrestri e quelli d'acqua dolce.
Specie endemiche in Italia
Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii)
È una specie residuale delle glaciazioni, vive in un piccolo biotopo (unico habitat al mondo) nei laghi a 1900 m nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Sono rossicci per via dei carotenoidi contenuti nelle alghe di cui Artemia salina si nutrono (simile a di cui si nutrono i fenicotteri). Minacciato da: instabilità ambiente nativo; presenza di turisti e curiosi.
Storione adriatico (Acipenser naccarii)
Endemico del mar Adriatico, è una specie anadroma (vive tutta la vita in mare e risale in acqua dolce per riprodursi). Areale di riproduzione: il Po, il Tagliamento, Brena e fiume Pescara in passato. Minaccia: inquinamento dei fiumi; deviazioni dei corsi d'acqua.
Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata)
Endemico della fascia appenninica, dalla Liguria alla Calabria. Ha il dorso scuro con una zona più chiara attorno agli occhi e coda, ventre e cloaca rossi. Popola principalmente sottoboschi umidi nei pressi dei corsi d'acqua. È un'ottima bioindicatrice ed estremamente sensibile alle modificazioni ambientali e terrestri.
Luscengola (Chalcides chalcides)
Endemico della parte peninsulare a sud del Po, fino alla Sicilia e all'isola d'Elba. Dal verde al grigio, massimo 40 cm, simile a un serpente ma con zampe residuali. Vivipari con un massimo di 20 piccoli per gestazione (una per estate). Legalmente protetta.
Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata)
Si differenzia dalla specie alpina (geneticamente è in realtà simile alla specie francese) perché ha le corna più lunghe, una fascia sugli occhi tipo mascherina, una macchia chiara sulla gola e una fascia bruna sul collo. È stato sull'orlo dell'estinzione, ad oggi conta più di 2000 esemplari grazie al Decreto regio del 1913. Minaccia: scarsa variabilità genetica; frammentazione delle popolazioni; fenomeni di sovrappopolazione.
Alloctone
Specie aliene introdotte dall'uomo (volontariamente o involontariamente) in un areale di distribuzione diverso dall'originale (non solo la specie o la sottospecie in sé ma anche parti di esse come i gameti, le uova, le spore, il seme ecc. qualunque cosa in grado di sopravvivere e riprodursi).
Alloctone invasive
Specie alloctone che minacciano la biodiversità (le specie autoctone), la salute dell'uomo o il livello socio-economico di un luogo.
- Fuga accidentale; introduzione accidentale; introduzione intenzionale.
Reptiles
4 su 57 specie sono endemiche (circa il 7%); > 10% alloctone.
- Tartaruga palustre americana (Trachemys scripta): la sua presenza incide negativamente sulla nostra testuggine europea (Emys orbicularis) già che compete sia per i siti di nidificazione sia per l'alimentazione. Inoltre, è vettore di batteri e può provocare danni alla salute umana. È stata vietata la sua introduzione nell'UE.
Anfibi
18 su 45 specie sono endemiche (circa il 40%); 7% alloctone. Classe meno rappresentata.
- Rana toro (Lithobates catesbeianus): è stata la specie alloctona per eccellenza, introdotta per scopi alimentari e commerciali ma ad oggi è in regresso.
- Platanna (Xenopo liscio): anuro africano altamente invasivo, nuclei vitali pochi e localizzati nella Sicilia occidentale.
Pesci
22 su 48 sono endemiche; 38 alloctone (13 ampiamente distribuite e naturalizzate).
- Pesce siluro (Silurus glanis): introdotto nei corsi d'acqua dell'Italia settentrionale, minaccia le specie autoctone perché è un carnivoro opportunista, ha portato ad una forte contrazione di numerose specie. Molte specie autoctone sono a rischio estinzione per via delle alloctone, anche a causa dell'inquinamento genetico in aumento.
Crostacei
Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii): introdotto per acquacoltura, la fuga di alcuni esemplari ha permesso la sua rapida distribuzione, al momento è diffuso in gran parte delle regioni centro-settentrionali ma è arrivato fino in Sicilia e Sardegna. Compete con il gambero di fiume autoctono Austropotamobius pallipes. Ha una grande capacità di diffusione, elevata resistenza a malattie e parassiti, comportamento alimentare generalista e opportunista, elevata fecondità e resistenza a condizioni ambientali sfavorevoli.
Uccelli
Ci sono circa 484 specie in Italia, e 16 sono alloctone.
Mammiferi
Circa 15 specie alloctone. Impatto negativo sugli ecosistemi continentali e/o insulari per via dell'alterazione degli habitat provocata per scavo (nutria, ondatra, coniglio selvatico); per predazione (visone americano, ratti, cane procione) o per competizione (scoiattolo grigio).
- Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis): sta determinando la scomparsa dello scoiattolo rosso autoctono.
- Ratti (Rattus rattus): predazione massiccia in ecosistemi palustri e minaccia dell'estinzione di specie ornitiche insulari.
- Coniglio selvatico: impatto sulla vegetazione di alcuni areali.
- Visone americano (Neogale vison): principale minaccia per il visone europeo (Mustela mustela) e competizione per lontra e predatorio per organismi acquatici nel suo areale.
- Nutria (Myocastor coypus): scava profonde gallerie e può predare nidi di fauna avicola.
Specie vegetali invasive
Importanti specie vegetali invasive come il panace di Mantegazzi (Heracleum mantegazzianum) e l'ambrosia (Ambrosia artemisiifolia) causano allergie e problemi cutanei all'uomo. La zanzara tigre (Aedes albopictus) è veicolo di oltre 22 arbovirus, introdotta con il commercio di pneumatici usati.
Bioindicatori
Specie animale o suoi prodotti che forniscono indicazioni sullo stato dell'ambiente in cui si trovano. Vere e proprie sentinelle ambientali. Molte specie possono accumulare nei loro tessuti o nei loro prodotti sostanze tossiche (bioaccumulo) che possono accumularsi lungo la catena trofica (biomagnificazione). Sostanze chimiche studiate nei bioindicatori: metalli pesanti; pesticidi; idrocarburi policiclici aromatici (IPA); radionuclidi (cesio 137).
- Granchio di fiume (Patamon fluvialis): bioindicatore della qualità nella costa dei trabocchi (Chieti).
- Lontra eurasiatica (Lutra lutra): bioindicatore livelli di contaminazione ambientale e impatti antropici nelle acque interne.
- Cavalluccio marino (Hippocampus spp): bioindicatori dello stato della biodiversità marina costiera.
- Api: bioindicatore dell'inquinamento ambientale; rilevano e rivelano contaminanti tramite l'estesa mortalità (come per la presenza di pesticidi) o attraverso residui presenti nel suo corpo o nei prodotti dell'alveare, come il miele (rivelando presenza di metalli pesanti e radionuclidi).
- Lupo (Canis lupus)
Interazioni biotiche intraspecifiche
Riproduzione e gregariamo
Per alcuni è costante per altri si da solo in determinati momenti della vita. Bisogna ricordare che ci sono aspetti da considerare quando si studiano i gruppi.
Interazioni sociali
Fondamentali e variabili in un gruppo, dipendono molto dalla specie. Solitamente la presenza di conspecifici rende gli animali più calmi grazie alla sicurezza fornita dal gruppo. Esempi: interazioni sessuali come nelle zebre dove gli stalloni vengono accettati solo nei periodi riproduttivi nel gruppo delle femmine; relazioni familiari a lungo termine come il branco matriarcale degli elefanti o nei gruppi formati da individui che escono per dispersione da un gruppo familiare, come i leoni o gli elefanti marini.
Efficienza locomotoria
Possibilità di maggiori spostamenti con guadagno globale per tutti gli individui, molto visibile nei pesci o negli stormi migratori di uccelli dove la forma a V garantisce una riduzione della resistenza indotta utilizzando vortici ascensionali con conseguente diminuzione del consumo d'energia.
Maggior quantità di cibo
Già che gli animali in gruppo possono formare vere e proprie squadre di ricerca per il cibo trasmettendo le informazioni al resto della colonia (esempio: le api fanno delle danze e lanciano segnali chimici). Inoltre si possono massimizzare le energie con la caccia in branco, come succede nei lupi, leoni, ma anche in animali acquatici come i delfini.
Capacità anti predatorie
Un esemplare ha minor possibilità di essere predato in branco rispetto a sé vive da solo (a parità di condizioni fisiche); inoltre il branco funziona come una sola mente, ecco perché i predatori devono prima tentare di isolare un individuo dal branco per poterlo attaccare (es: bufali o impala). Alcune specie hanno delle vere e proprie sentinelle per avvisare il resto del branco dell'avvicinarsi di un predatore (es: suricata africane o nelle api).
Cure parentali
Insieme dei comportamenti messi in atto da uno o entrambi i genitori. Possono essere diretti (incubazione; trasporto; cura dei piccoli; alimentazione) o indiretti (protezione territoriali).
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