Costruzione, linea, standard etiche e ideologie
Berlage, Van de Velde, Muthesius
L'influsso del Neo-romanico di Richardson. Berlage: ricerca di un moderno stile “utilitario” muove da un misurato eclettismo, in una sorta di evoluzione darwiniana puramente oggettiva, basata su un'economia d'uso sincero e oculato dei materiali.
La Borsa di Amsterdam
A fronte dell'impatto urbanistico del vasto complesso, Berlage armonizza l'articolata 'tessitura' laterale, in una sorta di sintetico rispecchiamento, a quella fitta della schiera di case sulla larga via principale, con facciate a ghimberga di tradizione gotica così come gli stretti lotti rettangolari su cui insistono. Berlage sostiene la “necessità di semplificare e articolare i volumi, di subordinare i dettagli all'insieme, di impiegare superfici murarie vaste e lisce, anche per non sprecare i fondi necessari a soddisfare bisogni sociali più urgenti”.
La tecnica del muro rasato
Berlage persegue una spazialità interna tendente a una ideale assoluta trasparenza, che comunque deve confrontarsi con l'organizzazione della materia e delle funzioni. Di qui la dialettica tra scheletro e continuità muraria, tra tettonica dell'apparecchiatura costruttiva laterizia e suggerimento della sua sublimazione in velario, tra consistenza e smaterializzazione. La parete di mattoni in vista vive della dialettica tesa e continua tra logica costruttiva e astrazione simbolica.
Van de Velde
Nello spirito morrisiano Arts & Crafts è il progetto integrale della dimora per sé e la giovane sposa: da pittore Van de Velde si consacra alla 'utile' architettura. A Parigi cura l'interior design della Maison de l'Art Nouveau di Samuel Bing, negozio aperto nel 1895, e nel 1998 il progetto generale e gli arredi in vendita per La Maison Moderne, del critico d'arte tedesco Meier-Graefe. “I suoi mobili e le sue suppellettili seguivano l'andamento sinuoso e parabolico tipico di quello stile [Liberty], ma la decorazione vi appare contenuta e il linearismo che vi domina sembra controllato da un senso quasi classico della misura. Egli distingueva tra «l'ornamentazione», che è solo abbellimento applicato all'oggetto, e l'«ornamento», che scaturisce dal corpo stesso della sua struttura; ed era convinto che il progettista, attraverso la linea tracciata in un atto di pura gestualità, infondesse nella materia stessa dell'oggetto la propria carica vitale, che esso avrebbe espresso nella sua forma”.
Le linee-forza di uno "stile unico"
La linea trasmette la forza e l'energia di ciò che l'ha tracciata. “La linea è più parlante della parola scritta... Il più impercettibile slancio. La più lieve flessione, il più sottile cambiamento di ritmo, la più trascurabile variazione nei supporti d’intervallo e di distanza degli accenti corrispondono a cause che sono in stretto rapporto con la mentalità e la psicologia particolare di ogni popolo. Ogni grande periodo storico ha la sua linea sintetica” (1902). Ma vi è la comune radice originaria di un perenne “stile unico, vecchio come il mondo, ma che oggi è neonato! Uno stile la cui unità, ubiquità, universalità, abbiano la stessa origine: la concezione razionale”, vale a dire 'organica', esprimente “l'eterna costanza delle leggi della concezione della forma e della costruzione”.
Muthesius
Fondatore nel 1907 dell'innovativa organizzazione artistico-industriale tedesca del Werkbund, è l'anima radicalmente 'positiva' del Protorazionalismo; “già attivo in Giappone, viene inviato a Londra nel 1896 come addetto culturale dell'ambasciata tedesca” a “studiare l'architettura e il movimento delle arti applicate inglesi”, quindi, tornato “in patria viene nominato Sovrintendente del Comitato prussiano dell'industria per le scuole di arti e mestieri; pubblica in tre volumi il libro Das englische Haus (1904-1908); [...] pubblicista e conferenziere [...] tende ad affermare l'importanza della lavorazione industriale come l'unica capace di risolvere il problema socio-economico delle arti applicate”.
Cubismo e Neoplasticismo
- Protocubismo o (come propone R. Barilli) Macrocubismo (1907-1909)
- Cubismo analitico (1910-1912)
- Cubismo sintetico (fine 1912-1914)
Spazio, tempo, architettura [1941], Milano Giedion 1964, parte VI) sottolinea che “Picasso è stato detto l'inventore del cubismo; ma il cubismo non è invenzione di un solo individuo. Esso è piuttosto l'espressione di uno stato d'animo collettivo e quasi inconscio”. Questi giovani artisti hanno espresso per primi l'ormai diffusa esigenza di “afferrare la vera natura dello spazio”, non secondo le classiche logiche “dello spazio e del volume [...] limitate ed unilaterali”, codificate nel senso di una rappresentazione illusionistica dalla prospettiva rinascimentale, superate “intorno al 1830” dalla moderna concezione non euclidea della geometria, ma interpretando l'essenza multilaterale, complessa, esistenziale dello spazio. Il Cubismo invita, per così dire, ad aprire bene gli occhi, criticamente, distogliendoli dal classico assolutismo del punto di vista privilegiato, centrale, soggettivo: invito a comprendere il dato oggettivo e il senso relativo delle cose, da afferrare nella simultanea percezione della totalità spaziale, “da parecchi punti di vista”. Ciò spiega, del resto, perché al suo manifestarsi “questa pittura sia stata considerata una minaccia alla pace pubblica, e sia stata oggetto di discussione alla Camera dei Deputati”.
Josef Chochol
Studiò al Politecnico a Praga e all'Accademia di arti figurative a Vienna con il prof. O. Wagner. Negli anni 1911-1913 fu membro del gruppo degli artisti figurativi. L'inizio del suo lavoro è una applicazione razionale dei principi moderni di Wagner (sistemazione della Sala grande delle riunioni del Municipio della Città Vecchia a Praga, 1911): lo spazio è concepito come un insieme la cui chiara disposizione viene ultimata dai dettagli degli elementi composti ad angolo retto. Gli edifici susseguenti, degli anni 1912-1914 a Praga-Podoli (la doppia casa familiare e la vicina casa unifamiliare in Via Neklanova) sono le più limpide espressioni di architettura cubista. Chochol parte dall'esigenza di una dinamicizzazione esterna della materia plasmata architettonicamente. Offre allo sguardo, con il ritmo degli elementi e dei dettagli, una superficie a rilievo spezzata. Queste superfici sottolineano la predominanza espressiva dell'edificio nei confronti dei dintorni, nel rispetto del luogo dato che si riflette all'interno. Intorno al 1914 Chochol abbandona l'idea cubista, che aveva difeso come possibile manifestazione della volontà plasmante soggettiva, a vantaggio del purismo architettonico.
De Stijl
“Il De Stijl è uno dei primi tentativi riusciti di sintesi delle arti. L'attività del gruppo sconfinerà, infatti, molto presto dalla pittura e dalla scultura per identificarsi soprattutto nella architettura” Il pittore Piet (1872-1944) è l'anima del De Mondrian Stijl. Il processo quasi iniziatico di astrazione matematica del reale, nella sua opera pittorica, di “distruzione del tragico” alla ricerca dell'armonia intrinseca alla struttura del Creato, e dell'intimo legame fra individuo e mondo, indica all'architettura una nuova via. Il recupero organico della quarta dimensione del tempo è perseguito col decostruire e riassemblare in senso funzionale e cromatico i piani ortogonali della tradizionale scatola muraria, in una nuova sintesi “neoplastica”. L'architettura deve realizzare in concreto ciò che la pittura ha già astrattamente dimostrato nel neoplasticismo. L'architetto e l'ingegnere in futuro dovranno creare l'armonia tra noi stessi e il nostro ambiente.
Espressionismo
“Letteralmente, espressione è il contrario di impressione. L'impressione è un moto dall'esterno all'interno: è la realtà (oggetto) che s'imprime nella coscienza (soggetto). L'espressione è un moto inverso, dall'interno all'esterno: è il soggetto che imprime di sé l'oggetto. È la posizione antitetica a quella di Cézanne, assunta da Van Gogh. Nei confronti della realtà, l'Impressionismo manifesta un atteggiamento sensitivo, l'Espressionismo un atteggiamento volitivo, talvolta anche aggressivo. [...] l'uno e l'altro sono movimenti realisti, che esigono l'impegno totale dell'artista nel problema della realtà, anche se il primo lo risolve sul piano della conoscenza ed il secondo sul piano dell'azione”
Die Brücke
1905, Dresda: nasce il gruppo (“Il Ponte”), capeggiato dal pittore Ernst Ludwig Kirchner “La pittura è l'arte che rappresenta su un piano un fenomeno sensibile... Il pittore trasforma in opera d'arte la concezione della sua esperienza. [...] Non ci sono regole fisse per questo. Le regole per l'opera singola si formano durante il lavoro, attraverso la personalità del creatore, la maniera della sua tecnica, e l'assunto che si propone... La sublimazione istintiva della forma nell'avvenimento sensibile viene tradotta d'impulso sul piano.” (E.L. Kirchner)
La deriva espressionista della Secessione viennese
Lo spirito 'costruttivo', “scandalo” dell'arte di Egon Schiele: serrato incastro a mosaico delle cupe composizioni di Schiele, in cui la figura umana vive, oppressa, il suo dramma.
Blaue Reiter
1911, Monaco: nasce il gruppo del (“Il Cavaliere azzurro”), fondato dal tedesco Franz Marc e dal russo Vasilij Kandinskij “Coi militanti della Brücke avevano parecchie posizioni in comune, ma erano piuttosto le posizioni di negazione: contro l'impressionismo, contro il positivismo, contro la società del loro tempo. Essi cioè tendevano a una purificazione degli istinti anziché al loro scatenamento sulla tela; non cercavano un contatto fisiologico col primordiale, quanto piuttosto un modo di cogliere l'essenza spirituale della realtà.”
Il quadro come interfaccia tra interiorità ed esteriorità
Le forme esteriori devono rispondere alla “necessità interiore” di un “bello interiore”: “bello che viene usato seguendo i dettami della necessità interiore, rinunciando al bello esteriore, convenzionale. Chi non ha fatto l'occhio a questo bello interiore lo trova naturalmente brutto, poiché l'uomo inclina generalmente all'esteriorità e non riconosce volentieri la necessità interiore”.
Concetto di radicale novità
“L'opera d'arte diventa soggetto”: “L'opera diventa un mondo a sé, un universo autonomo, con leggi proprie: non è più l'equivalente di un contenuto preesistente, ma è essa stessa un contenuto nuovo, originale, una forma nuova dell'essere”, fonte per noi di vaste e profonde 'risonanze' spirituali” Se Kandinsky ricerca il puro spirito, Klee cerca le essenze, i meccanismi del creato, e le leggi che regolano il coesistere di ordine e disordine, al fine di ricomporre, in sintesi, immagini della superiore armonia.
Futurismo, Suprematismo e Costruttivismo
La dissacrante (e contraddittoria) “rivoluzione anti-borghese, anti-clericale, antifilosofica, futurista”: anti-culturale, anti-moralista, anti-accademica, anti-passatista, antiestetica, anti-graziosa, anti-romantica, anti-dannunziana. Dal discorso letto in occasione di una serata futurista al Teatro Costanzi di Roma il 21 febbraio 1913: “Oggi, dopo quarantatre anni di ripulitura non hanno saputo fare di questo santuario cattolico e nazionale una grande e vera città moderna. Oggi l’Italia di Cavour venuta a Roma non ha saputo far altro che rizzare in Piazza Venezia quel pasticcio classico e barocco del monumento a Re Vittorio, (si sa! basta!) questo bianco ed enorme pisciatoio di lusso che abbraccia dentro i suoi colonnati un pompiere indorato e una moltitudine di statue banali fino all’imbecillità; oppure ha piantato presso al Tevere quel palazzo di Giustizia in cui è stata grande soltanto l’abile rapacità degli appaltatori (bene!). Chi mi darà torto se io dichiaro che Roma è stata sempre, intellettualmente parlando, una mantenuta? (Esplosione generale. Schiamazzo enorme)”.
Dinamismo plastico
Boccioni esprime i concetti di durata e di intuizione del complesso svolgersi della realtà, riprendendoli dalla filosofia di Bergson (Intuizionismo). La sua concezione estetica si articola in:
- Impressione solidificata
- Espansione dei corpi nello spazio
- Compenetrazione dei piani
- Simultaneità
- Dinamismo
- Soggetto dell'opera: che equivale a “emozione” pittorica, a “stato d'animo plastico”
Per andare verso lo stile plastico della nostra epoca bisogna vivere la sensazione che ci viene dal rinnovamento impressionista, e dimenticare la fissità della contemplazione tradizionale dal vero, e concepire e determinare in una forma la relazione plastica che esiste tra la conoscenza dell'oggetto e la sua apparizione [...]. L'impressione vivrà quindi nella durata attraverso la forma unica del suo svolgersi. Quindi l'impressione non è per noi l'esecuzione dell'oggetto arrestato alla sua riproduzione approssimativa [...], ma l'oggetto dato nella sua complessità di sensazione (apparizione) e di costruzione (conoscenza). La conoscenza dà la costruzione che riguarda le masse componenti l'oggetto in direzione centripeta. L'apparizione dà la costruzione riguardante le parti che collegano l'oggetto all'atmosfera e agli altri oggetti, in direzione centrifuga.
Boccioni e la "costruzione architettonica della continuità"
Boccioni lasciò manoscritto un suo programma-manifesto sull'architettura, databile fra fine 1913 e inizi 1914. Marinetti preferì però affidare il Manifesto dell'architettura futurista al giovane architetto Sant'Elia. Boccioni, fra l'altro, afferma: “Noi futuristi abbiamo riassunto in quattro anni le ricerche pittoriche e scultoree della modernità prima completamente sconosciute in Italia. Abbiamo creato a spirale la simultaneità la forma unica e dinamica che crea la costruzione architettonica della continuità”.
La nuova architettura, non più schiava di stili del passato, dovrà rispondere alle reali esigenze della dinamica vita moderna. Un ferro chirurgico, una nave, una macchina, una stazione ferroviaria portano nella loro costruzione una necessità di vita che crea un insieme di vuoti e di pieni di linee e di piani di equilibri e di equazioni attraverso il quale scaturisce una nuova emozione architettonica. [...] in architettura ci avviamo verso un'arte rapida leggera mobile. [...] Bisogna nobilitare le materie costruttive e rapide per eccellenza (ferro legno mattone cemento armato) mantenendo vive le loro caratteristiche.
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