STORIA ECONOMICA
17 MARZO 1861: nascita del Regno d’Italia (Torino ratifica le annessioni al Regno d’Italia)
Vittorio Emanuele II: ultimo re di Sardegna e primo re d’Italia
Mancano ancora delle parti significative: il Veneto e Mantova, sottratti all’Impero austriaco,
verranno annessi a seguito della terza guerra di indipendenza nel 1866, e il Lazio che verrà annesso
al Regno nel 1870.
20 SETTEMBRE 1870: Breccia di Porta Pia
Roma entra a far parte del Regno d’Italia e viene dichiarata ufficialmente capitale d’Italia (prima lo
erano state in ordine Torino e Firenze).
Per l’unità mancano ancora Trieste, il Trentino e l’Alto Adige: bisogna aspettare la fine della prima
guerra mondiale.
COESISTENZA DI REALTÀ MOLTO DIVERSE: è un PROBLEMA, poiché è necessario dare
un’organizzazione e una unificazione amministrativa
Massimo d’Azeglio: “fatta l’Italia bisogna fare gli italiani”
2 GIUGNO 1946: tutti gli italiani sono chiamati a scegliere tra repubblica
o monarchia.
Assemblea costituente: organo legislativo ed elettivo preposto alla stesura di una Costituzione per
la neonata Repubblica.
La Costituzione entra in vigore il 31 gennaio 1948; prima di questa Costituzione bisogna recepire la
carta preesistente.
Si guarda al modello piemontese: ACCENTRATO DI TIPO GERARCHICO.
CAPITOLO 1
L’ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA
Dopo la proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861) il problema principale da affrontare fu
l’organizzazione del nuovo Stato.
Escluse la soluzione federale e la convocazione di una Costituente nazionale, si scelse il modello
ACCENTRATO E GERARCHICO piemontese. Questo comportò la mutazione dal Regno di Sardegna
non soltanto dello Statuto, ma anche di alcune parti fondamentali della struttura legislativa,
seguendo una direttrice di sviluppo già delineatasi nell’ottobre 1859 quando, con la LEGGE
RATTAZZI (modificata leggermente nel 1861 e più sostanzialmente quattro anni dopo) il Regno
d’Italia venne suddiviso in PROVINCE, CIRCONDARI e COMUNI.
(Di mutazione sarda fu anche la normativa sulle opere pubbliche, la quale fissava anche i criteri di
costruzione e di esercizio delle ferrovie, distinte in pubbliche e private, le servitù legali di quelle
pubbliche e le modalità di concessione del loro esercizio ai privati).
I consigli comunali e provinciali erano eletti su base censitaria (oltre al compimento del 21 anno di
età bisognava pagare da un minimo di 5 lire annue di imposta diretta nei comuni inferiori a 3000
abitanti fino a un massimo di 25 lire annue in quelli con più di 60000 abitanti);
inoltre, sempre su base censitaria andava esercitato l’elettorato politico che prevedeva, oltre all’età
minima di 25 anni e alla capacità di leggere e scrivere, il pagamento di un censo di 40 lire.
AMBRA KUCI – STORIA ECONOMICA
- Il SINDACO, rappresentante dei comuni (formati da un consiglio comunale, una giunta municipale
e un segretario comunale) e di nomina regia, era scelto tra i consiglieri eletti (i consiglieri eletti dai
cittadini non devono essere insolventi nei confronti dell’amministrazione pubblica)
- Ogni provincia aveva una giunta provinciale, presieduta dal PREFETTO,
figura chiave ed interlocutore primo del governo, al quale erano attribuite molteplici funzioni.
Egli dipendeva dal ministero dell’interno e:
rappresentava il potere esecutivo nella provincia
• sovraintendeva alla pubblica amministrazione
• si occupava dell’ordine pubblico
•
Per quanto riguarda L’UNIFICAZIONE LEGISLATIVA, vi si provvide con la legge del 2 APRILE 1865,
assumendo come modello il
- CODICE CIVILE NAPOLEONICO, e riaffermando il principio della laicità dello Stato
- IL CODICE PENALE SARDO, che per alcuni delitti prevedeva ancora la pena di morte (abolita dallo
Zanardelli nel 1889), venne esteso a tutto il regno, ad eccezione della
Toscana, dove rimase in vigore il precedente codice granducale, dal
quale la pena di morte era già stata abolita;
- IL CODICE DI PROCEDURA PENALE, che attribuiva ampi poteri al giudice inquirente e riconosceva
scarse garanzie alla difesa, trovò applicazione su tutto il
Regno d’Italia;
- IL CODICE COMMERCIALE ripropose quello sardo, ad eccezione di alcune modifiche tratte dal
codice dell’ex Regno delle Due Sicilie.
IL LIBEROSCAMBISMO
Il problema doganale venne affrontato e risolto abolendo ogni dogana interna e applicando
immediatamente la tariffa in vigore nell’ex Regno di Sardegna.
Pochissime furono le deroghe, per esempio il mantenimento nelle province meridionali del DAZIO
DI USCITA SUGLI STRACCI, per permettere la sopravvivenza dell’industria della carta, e in quelle
toscane del DAZIO DI IMPORTAZIONE DEL COTONE GREGGIO più mite del dazio piemontese.
L’applicazione della tariffa sarda all’intera penisola ebbe contraccolpi negativi soprattutto nel Sud,
dove il preesistente apparato industriale sopravviveva grazie ad un alto regime di protezione.
Riuscirono a superare la crisi soltanto pochi nuclei industriali, dotati di cospicui capitali e di
competenze tecniche e amministrative elevate.
Verso un inesorabile declino andò, invece, l’industria laniera che pur essendo notevole per
dimensione d’impianti e braccia occupate, non riusciva ad offrire un prodotto competitivo e, la
stessa sorte, toccò alla siderurgia nella Sila ed alla metallurgia e meccanica nel Napoletano.
!!!!!! Per l’attuazione del libero scambio fu fondamentale la stipulazione, nel 1863, del trattato di
commercio con la Francia, ispirato al precedente tratto Cobden-Chevalier del 1860 tra Francia e
Inghilterra; esso agevolò e accrebbe i traffici italo-francesi ma non senza contraccolpi negativi per
l’economia del Mezzogiorno, che venne subordinata a quella del Settentrione d’Italia.
ELEZIONI POLITICHE NEL 1861: eletti 443 deputati – 418000 elettori
1,9% popolazione residente avente diritto al voto; la
dirigenza politica era quindi espressione di una minoranza
elettiva
AMBRA KUCI – STORIA ECONOMICA
INDIRIZZI DI POLITICA ECONOMICA
PROTEZIONISMO MOTIVI:
natura ENDOGENA
(Prima dell’unità tutti gli stati tranne lo stato sardo e Strozzatura della bilancia dei pagamenti.
il granducato di Toscana). Bilancia commerciale: nel ‘62 l’Italia:
Protezionismo= proteggere la produzione nazionale importa merci per 830 milioni di lire (ha
•
(agricola, industriale), applicando dazi bisogno di importare materie prime, cereali,
cotone, materiale bellico)
esporta merci per 575 milioni di lire
• =
saldo negativo
LIBERISMO MOTIVI:
natura ESOGENA
Abolire tutte le dogane interne, cosicché le merci Contesto internazionale.
possano circolare liberamente. Inghilterra e Francia stipulano nel 1860 il trattato di
Chevalier, incentrato sul libero scambio.
(Strozzatura della bilancia dei pagamenti): sul piano endogeno è questo il
problema
movimenti di valuta tra l’Italia e il resto del mondo (Francia: nostro partner commerciale)
Bilancia commerciale: uno degli elementi principali della bilancia dei pagamenti in cui viene
registrato l’ammontare delle importazioni e delle esportazioni (è negativa quando si verifica il
drenaggio di riserve metalliche: le entrate di denaro sono minori delle uscite)
1. Partite correnti (conto corrente): registra i movimenti di valuta in
seguito allo scambio di beni e servizi
2. Conto capitale: registra i movimenti di capitale per gli investimenti
(i movimenti di capitale sono capitali che entrano nel paese per investimenti
esteri fatti in Italia, turismo, rimesse degli immigrati)
Quando termia la fase liberista?
Il liberismo va attenuandosi fino a sfociare nel protezionismo nei decenni successivi
1878 – varata una tariffa doganale di natura semiprotezionistica
1887 – svolta protezionista
DUE PROBLEMI SOLUZIONE
ASSETTO AMMINISTRATIVO MODELLO GERARCHICO ACCENTRATO PIEMONTESE
UNIONE POLITICA / ECONOMICA (finanza pubblica) Il nuovo regno è fortemente indebitato a causa dei debiti
ereditati dagli stati preunitari: 2 milioni e mezzo di lire
correnti, convertiti i titoli del debito pubblico da Pietro
Bastogi, ministro delle finanze del Regno d’Italia (il 60 %
dell’eredità è frutto del regno di Sardegna). Dopo il 1861 il
debito passa dal 45 al 95%.
AMBRA KUCI – STORIA ECONOMICA
TITOLI DEL DEBITO PUBBLICO: obbligazioni emesse periodicamente con lo scopo di finanziare il
debito pubblico e avere il denaro sufficiente a svolgere le sue attività. Lo Stato si rivolge a chi ha
dei risparmi per farseli prestare dietro il pagamento di interessi e restituendo il capitale ad una
data certa, detta scadenza.
(i titoli del debito pubblico generano un debito dello Stato che alla fine deve restituire la somma
nei confronti dell’investitore).
IL BILANCIO DELLO STATO
L’unificazione della finanza pubblica avvenne per mano del livornese Pietro Bastogi, ministro delle
Finanze nell’ultimo ministero Cavour e nel primo governo Ricasoli, che promosse l’istituzione del
Gran libro del debito pubblico, conformandolo a quello dell’ex Regno di Sardegna.
I debiti degli antichi Stati preunitari vennero unificati, riconosciuti, iscritti e convertiti per lo più in
rendita consolidata italiana 5 o 3 per cento.
Il capitale nominale dei nuovi titoli ammontò a 2051 milioni di lire, con una rendita annua
complessiva di 98 milioni e mezzo. Al debito consolidato si aggiunse il debito redimibile, pari a 351
milioni, per una rendita annua complessiva di 13 milioni e mezzo, tant’è che tra debito consolidato
e debito redimibile 2402 milioni di lire furono iscritti nel Gran libro del debito pubblico.
Tenendo conto della diversa percentuale di concorso nella formazione del debito unificato (basti
pensare che il solo Stato piemontese ne aveva contratto quasi due terzi per armarsi e sostenere il
costo delle guerre d’indipendenza) l’eguale ripartizione dell’onere su tutto la penisola non rispose
a criteri di equità.
Con riferimento al disavanzo di cassa, questo fu rilevante tra il 1862 e il ‘68, in conseguenza di un
trend di spesa aumentato del 17 per cento e del bassissimo livello iniziale delle entrate.
Nel 1862 le entrate coprivano non più del 60% della spesa.
Le entrate crebbero negli anni seguenti per effetto:
– dell’introduzione di nuovi ONERI FISCALI (ad esempio sui redditi di ricchezza mobile nel 1864 e
sul macinato nel 1868)
– del progressivo innalzamento di un po tutte le aliquote impositive, che gravavano specialmente
sulle masse popolari, abbassandone i livelli di consumo e di vita
– concorsero ad aumentare le entrate anche alcuni cespiti extra tributari, come quei provenienti
dalla vendita di beni demaniali, dall’asse ecclesiastico, dalla cessione alla Società Alta Italia delle
ferrovie e del materiale rotabile posseduto dallo Stato, dalla concessione per 15 anni della privativa
dei tabacchi a una Regia cointeressato.
Il primo prestito del Regno d’Italia venne lanciato nel 1861 con l’obiettivo di raccogliere una
somma effettiva di 500 milioni di lire e venne collocato in prevalenza sul mercato estero (piazza
Parigi) attraverso la mediazione delle banche; dato che il valore di mercato del titolo si aggirava
attorno alle 71 lire e poiché si voleva raggiungere un importo preventivato in 500 milioni, vennero
emessi titoli per un valore nominale di 714 milioni, venduti al prezzo unitario di 70,5 lire.
La collocazione dei titoli attraverso le banche favorì l’afflusso di capitali stranieri.
AMBRA KUCI – STORIA ECONOMICA
Per incassa entrate ordinarie:
AUMENTO DEL GETTITO FISCALE: fonti/entrate ordinarie
• MI INDEBITO: emissione di titoli; (RENDITA ITALIANA 5 X 100 LORDO)
• PRIVATIZZAZIONE: ma non essendoci tante imprese posso vendere beni demaniali.
•
Per incassare fonti/entrate secondarie:
rilascio delle concessioni;
• vendita di terreni dell’asse ecclesiastico;
• gestione dei monopoli
•
– Inasprimento fiscale: no risultati immediati
– Vendita di beni demaniali e dell’asse ecclesiastico: operazione
straordinaria
– EMETTERE TITOLI DEL DEBITO PUBBLICO
(i titoli che rendono di più sono quelli più rischiosi; più incidono sul
bilancio dello Stato.
Collocare titoli all’estero = dipendenza finanziaria/economica
In fase di crisi i titoli nazionali, proprio perché collocati all’estero, sono soggetti alle fluttuazioni dei
mercati internazionali. SISTEMI MONETARI OTTOCENTESCHI
Sistema unitario: complesso di norme su cui si basa la fabbricazione e
l’impiego della moneta in un determinato Paese
Sono sistemi a base metallica: la circolazione monetaria è costituita prevalentemente da monete
metalliche.
Metalli nobili: oro e argento
Perché nell’800 monete metalliche?
Il metallo nobile che le compone ha delle caratteristiche:
sono divisibili senza perdere valore;
• sono facilmente malleabili, ovvero plasmabili;
• sono duttili, ovvero facilmente ridotti in fili;
• hanno un basso punto di fusione, quindi facilmente lavorabili
•
Nel Medioevo fino allo scoppio della prima Guerra mondiale i sistemi monetari sono
prevalentemente a base metallica, cioè vengono usate monete metalliche, la cui coniazione è
disciplinata dallo Stato.
TITOLO DI UNA MONETA: rapporto espresso in millesimi
800 millesimi di argento 8 decimi di
argento
L’oro si misura in carati: 18 carati 18/24 di metallo puro (750 millesimi)
24 carati oro puro
Pietre preziose: 1 carato = peso (200 milligrammi)
Moneta d’argento: più diffusa nell’800: PROBLEMA: più delicata dell’oro
FINO DI UNA MONETA: quantità di metallo nobile espresso in grammi
contenuto in una moneta AMBRA KUCI – STORIA ECONOMICA
ELEMENTI FONDAMENTALI CHE CARATTERIZZANO UN SISTEMA MONETARIO
1. LE MONETE DI CONTO: unità di misura impiegate per indicare il valore dei beni (può essere
anche in sottomultipli)
2. LE MONETE EFFETTIVE: nei sistemi monetari a base metallica sono rappresentati da pezzi di
metallo coniato;
l’insieme delle monete che circola in un determinato paese:
circolante o stock monetario
3. IL VALORE DELLE MONETE EFFETTIVE IN UNITA’ DI CONTO
L’UNIFICAZIONE MONETARIA
Sul piano monetario il riordino ebbe inizio con:
- il regio decreto del 2 maggio 1861, n. 16, che disciplinò la nuova impronta
delle valute d’oro e d’argento;
n. 17 fissò l’impronta delle valute di
bronzo
- il regio decreto 17 luglio 1861, conferì valore legale alla lira nuova di Piemonte, lira
italiana, e ai suoi multipli e sottomultipli d’argento
-il regio decreto 10 gennaio 1862, estese a tutto il Regno il corso legale delle
valute d’oro secondo il loro valore nominale
24 AGOSTO 1862, N.788 LEGGE PEPOLI: !!!!!!!!!!!!!!!!!!
essa fece della lira italiana l’unità monetaria legale per i pagamenti e l’unità di conto per le
contabilità pubbliche e private, definendone la parità ufficiale.
Tale legge optò per lo STANDARD bimetallico francese, adottandone il relativo rapporto legale tra
oro e argento (1:15,5) ed escludendo sia il monometallismo auero, sia qualsiasi altra soluzione,
dalla cartamoneta inconvertibile al monometallismo argenteo.
Secondo la legge Pepoli, inoltre, furono disposti il ritiro e il cambio di tutte le precedenti monete
d’oro, d’argento, di biglione e di rame.
Il 23 DICEMBRE 1865 Francia, Italia, Belgio e Svizzera sottoscrissero una convenzione in base alla
quale si diede vita all’Unione monetaria latina.
Tale convenzione fisso le caratteristiche uniformi per il conio delle monete d’oro e d’argento.
Queste monete sarebbero state accolte nelle casse pubbliche dei Paesi aderenti illimitatamente, se
a pieno titolo (cioè a 900 millesimi) e per pagamenti non superiori a 100 lire, se a titolo ridotto
(cioè se inferiori di 900 millesimi).
Inoltre, si decise che:
- le monete divisionali fossero limitate in relazione agli abitanti di ciascun Paese
- che esse fossero coniate dagli Stati, e non dai privati
- che ogni Stato avesse il diritto di chiedere che le divisionali di altri Paesi da esso possedute
fossero cambiate in oro dal Paese emittente
- che l’entrata nell’Unione fosse consentita ad ogni Stato che lo richiedesse, con la clausola di aver
adeguato il suo sistema di monetazione a quello previsto dalla convenzione del 1865
Biglietti cartacei: convertibili a vista in moneta metallica
1861: 90% denaro circolante costituito da monete metalliche (60% monete d’argento/30% monete
d’oro). AMBRA KUCI – STORIA ECONOMICA
Il modello francese non viene recepito pienamente;
rapporto medio di mercato quando fu adottata la legge Pepoli 1:15,36
Modello bimetallico francese: perché? Francia principale partner
commerciale
Francia, Italia, unione monetaria di fatto
Belgio, Svizzera che verrà formalizzata nel 1865
Italia e Francia: per adottare il sistema aureo: devo avere oro a sufficienza;
alla fine degli anni ‘80 dell’800 scoperti i giacimenti in Sudafrica
ISTITUTI DI EMISSIONE: istituti autorizzati dallo Stato per emettere
biglietti cartacei
POTERE LIBERATORIO LEGALE:
hanno la caratteristica di non poter essere rifiutati, per legge
I biglietti emessi dagli istituti, salvo diversi momenti, sono convertibili a vista e alla pari nominale in
moneta metallica
BANCA D’ITALIA NASCE: AGOSTO 1893 (come s.p.a.)
MAGGIO 1926: diventa unico istituto di emissione
Quando nasce non ha il monopolio 1936: diventa istituto di diritto pubblico; non è più una società
dell’emissione; per azioni
Il privilegio dell’emissione è
concesso al banco di Napoli e al
banco di Sicilia
BANCA ROMANA: ISTITUTO DI EMISSIONE
BANCO DI ROMA (1880): BANCA MISTA
Fino al 1874 i privati coniavano monete: dovevano avere l’autorizzazione e le monete dovevano
rispondere allo standard richiesto.
LA PLURALITA’ DELL’EMISSIONE
All’unificazione monetaria non si accompagnò quella dell’emissione.
Gli istituti che nel marzo 1861 detenevano il privilegio di emettere cartamoneta al portatore,
dotata di potere liberatorio legale, erano cinque:
1. LA BANCA NAZIONALE DEGLI STATI SARDI (dal 1867 Banca nazionale del Regno d’Italia)
2. LA BANCA NAZIONALE TOSCANA
3. LA BANCA TOSCANA DI CREDITO PER LE INDUSTRIE E IL COMMERCIO
4. IL BANCO DI NAPOLI
5. IL BANCO DI SICILIA
1. La BANCA NAZIONALE DEGLI STATI SARDI nacque nel 1849 dalla fusione della Banca di Genova
con la Banca di Torino.
Durante la seconda guerra d’indipendenza essa aprì una filiale nella Milano liberata, incorporando
dopo l’annessione del dell’Italia centrale la Banca per le Quattro Legazioni e la Banca parmese.
Inoltre, con la liberazione del Veneto (1866) assorbì lo Stabilimento mercantile di Venezia.
AMBRA KUCI – STORIA ECONOMICA
Tra le principali operazioni rientravano lo sconto di cambiali, di buoni del Tesoro e titoli di Stato in
genere; le anticipazioni su pegno di monete d’oro e d’argento, nonché di oro e argento non
monetato, le anticipazioni su pegno di sete a diversi livelli di lavorazione; il ricevimento di depositi
in conto corrente; l’accettazione in custodia di titoli, documenti e preziosi.
L’istituto doveva disporre di un fondo metallico di riserva non inferiore a 1/3 dei biglietti emessi e
la riserva fungeva da garanzia.
Lo Stato non era obbligato ad accettare i biglietti emessi dalla Nazionale, mentre quest’ultima era
tenuta ad anticipargli, su pegno di titoli del debito pubblico, una somma pari ai 2/5 del capitale
depositato, chiedendo un interesse che non poteva superare il 3 per cento.
2. La BANCA NAZIONALE TOSCANA nacque nel 1857 come società per azioni dalla fusione tra la
Banca di sconto di Firenze e la Banca di sconto di Livorno. Nel marzo 1860 acquisì alcune piccole
casse di sconto toscane, che diventarono sue succursali.
La Banca nazionale toscana scontava effetti di commercio all’ordine; concedeva prestiti; riceveva
depositi; emetteva biglietti.
(L’ammontare complessivo dell’emissione non poteva superare il triplo del capitale versato, mentre
in cassa doveva trovarsi una riserva metallica pari ad almeno un terzo della somma emessa).
3. La BANCA TOSCANA DI CREDITO PER LE INDUSTRIE E IL COMMERCIO, con sede unica a Firenze,
era nata sotto forma di società anonima nel 1860, ma aveva iniziato ad operare solo nel 1863.
La Banca emetteva buoni di cassa con carattere fiduciario sino a un triplo del capitale versato,
senza l’obbligo del rapporto minimo tra riserva e ammontare della circolazione; concedeva anticipi
su titoli di rendita pubblica e su valori industriali; faceva prestiti allo Stato e ai comuni; riceveva
depositi in conto corrente; scontava cambiali, collocava azioni e obbligazioni; effettuava la
compravendita di valori mobiliari e di divise estere.
4. La BANCA ROMANA, fondata nel 1850, entrò a far parte del sistema bancario del Regno dopo la
Breccia di Porta Pia (1870).
Oltre ad esercitare il privilegio dell’emissione, essa scontava buoni del Tesoro, lettere di cambio,
biglietti e altri effetti all’ordine; apriva conti correnti; teneva depositi; concedeva anticipazioni;
riscontava il proprio portafoglio all’interno e all’estero.
BANCHI MERIDIONALI
Il BANCO DI NAPOLI, uno dei più antichi istituti di credito europei, e il BANCO DI SICILIA, che da
esso trae origine, al momento della proclamazione del Regno d’Italia rilasciavano fedi nominative
di depositi in contanti (carta apodissaria) che, tecnicamente, non si potevano considerare veri e
propri biglietti di banca al portatore, benché come tali fossero generalmente accolti dal debito
pubblico.
Già il REGIO DECRETO 1 MAGGIO 1866, N. 2873 che introdusse il CORSO FORZOSO in Italia,
conferì alle fedi una sorta di equiparazione ai biglietti.
Il BANCO DI NAPOLI scontava cambiali a tre firme; faceva anticipazioni su pegno di titoli del debito
pubblico, di debiti ammortizzabili di comuni e province, di azioni e obbligazioni cui lo Stato
AMBRA KUCI – STORIA ECONOMICA
garantiva un interesse, di ordini in derrate recanti tre firme, di warrants; concedeva anticipazioni su
pegno di oggetti preziosi, di mercanzie, di metalli grezzi; riceveva senza interesse depositi
restituibili a richie
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