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DIRITTO MEDIEVALE E MODERNO

Scienze dei Servizi Giuridici

A.A. 2023/2024

Prof. Andrea Massironi

Anita Bertolani

I tempi del diritto

Il periodo del diritto medievale e moderno va dall’età tardoantica fino all’età

contemporanea, comprendendo più di 1500 anni.

Le periodizzazioni sono convenzionali, ma si deve scegliere un evento al quale si vuole

collegare il cambiamento.​

L’anno 0 sta ad indicare la nascita di Cristo ed abbiamo l’età antica fino all’anno 476 avanti

Cristo, con la caduta dell’impero romano d’Occidente: di conseguenza abbiamo l’inizio del

medioevo.​

Il medioevo è un periodo molto lungo diviso in due parti:

-​ alto medioevo, dall’anno 476 fino all’anno 1000

-​ basso medioevo, dall’anno 1000 fino all’anno 1492

Nel 1942 si ebbe la scoperta dell'America e il conseguente inizio dell’età moderna. L'età

moderna termina con la rivoluzione francese nell’ anno 1789 che porta all’inizio dell’età

contemporanea, che dura fino ad oggi.

L’età tardoantica, IV, V e VI secolo

L’età tardoantica prende come riferimento il quarto, quinto e sesto secolo.

Durante l’ultimo periodo di vita dell’impero romano d’Occidente, all'inizio del quarto secolo

nel 313, Costantino emana l’importante Editto di Tolleranza, conosciuto anche come Editto di

Milano. Con questo editto egli tollera il cristianesimo, che diventa una religione lecita, quindi

riconoscibile e riconosciuta dalla legge.

La Chiesa, quindi, inizia ad essere un soggetto.​

Costantino poi nel 330 fonda un'altra capitale che porta il suo nome, chiamata appunto

Costantinopoli.​

Teodosio I nel 380 fa diventare il cristianesimo la religione di stato ufficiale, e quindi la

religione più importante dell’impero.​

I suoi figli, Onorio e Arcadio, decidono di dividere l’impero in due, con le rispettive capitali,

Roma per la parte occidentale, e Costantinopoli per la parte orientale. In realtà la capitale

dell’Occidente comincia a cambiare diventa Milano, poi Treveri e Ravenna.​

romano d’Occidente viene attraversato da migrazioni, e viene progressivamente

L’impero

devastato: crollerà definitivamente nel 476.​

L’impero romano d’Oriente invece durerà ancora mille anni, molto più di quello d’Occidente.

L’imperatore Giustiniano

In Oriente governa Giustiniano, imperatore dai progetti ambiziosi, che si stabilisce a

Costantinopoli con l’idea di riconquistare l’Occidente e sistemare quella grande tradizione

giuridica che aveva caratterizzato la civiltà romana.

Il suo obiettivo ultimo è quello di riunire tutto l’impero romano in termini di territorio e di

leggi. Riesce anche a conquistare l'Italia per 15 anni, fino all’arrivo dei Longobardi nel 568.

Una raccolta di diritto romano fondamentale è quella creata da Triboniano, con un'opera

fondamentale per tutta la storia giuridica europea. Questa raccolta si divide in più parti:

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-​ Digesto (50 libri), dove all’interno troviamo dei frammenti, divisi per temi che sono

tratti dai principali giuristi del passato. Troviamo quindi il pensiero dei giuristi più

importanti di Roma.

-​ Istituzioni (4 libri), il diritto doveva essere insegnato anche nelle scuole, e queste

raccolte sono usate proprio per l’insegnamento.

-​ Il codice (12 libri), contiene delle leggi, ovvero raccolte di costituzioni imperiali, che

sono leggi di portata generale da parte dell’imperatore, e rescritti, ossia le risposte

che l’imperatore dà a dei quesiti che provengono dai privati.

-​ Novelle (168), sono le ultimissime raccolte e sono le costituzioni di Giustiniano.

La Chiesa e il diritto canonico

Anche la Chiesa comincia ad avere un'organizzazione simile alle attività pubbliche.

In ogni città importante c’è un vescovo, e tra di essi alcuni sono più importanti di altri, tra cui

vescovo di Roma che avrà anche un cambiamento del nome di Papa.

il

I vescovi si riuniscono in assemblee definite come concili, che possono essere locali o

riguardare tutta la Chiesa (concilio ecumeneci).

Le decisioni prese all’interno di queste assemblee si chiamano canoni, e sono delle vere e

diritto.

proprie regole, un

Inizia quindi ad avere una rilevante importanza giuridica, essendo che i concili iniziano a

essere considerati un punto di riferimento per la risoluzione delle controversie tra civili. ​

La Chiesa ha un suo ordinamento, organizzazione e diritto, e tra le fonti di esse ci sono anche

i canoni conciliari.

La Chiesa è percepita quasi come un organo dello stato, tant’è che i primi concili vengono

presieduti da imperatori.​

Ad esempio, il consiglio di Nicea è convocato da Costantino e presieduto da lui stesso, con lo

scopo di sconfessare le teorie di un vescovo tedesco di nome Ario che aveva fondato la

corrente dell’arianesimo, secondo la quale cristo non condivideva la figura divina del padre. I

vescovi erano autorizzati a decidere le cause civili, le parti erano d’accordo.

Il concilio di Nicea è uno dei primi concili che regolamenta il diritto canonico, ossia il diritto

riguardante la Chiesa.

Il principio gelasiano

Alla fine del V il papa Gelasio I scrive una lettera all’imperatore del tempo per definire quali

sono gli ambiti di competenza del papa e dell’imperatore.

Il papa e l’imperatore sono due dignità distinte: una si occupa delle questioni dell’anima, il

papa, e l’altra si occupa delle questioni temporali, ossia l’imperatore. Cristo ha conferito le

due dignità distinte alle due figure, facendole agire in due ambiti differenti.

Nelle questioni temporali il papa deve obbedire alle leggi dell’imperatore, ma nelle questioni

spirituali anche l’imperatore è sottoposto alle leggi di Dio.

Per Gelasio comunque il potere più importante rimane quello del papa, essendo che si occupa

dello spirito e quindi di qualcosa di eterno.

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I popoli germanici

Storicamente l’impero romano ha avuto contatti con i popoli germanici tramite le loro

invasioni, con le quali iniziano a penetrare all’interno dell’impero romano d'Occidente, con la

forza o stringendo patti e alleanze con i popoli abitanti quelle zone.

Occupando sempre più territori, i popoli barbarici si stanziano e creano i propri regni, facendo

cadere l’impero romano d’Occidente.

I regni dei popoli barbarici non sono sempre definitivi, perché anche tra di loro vengono

spinti e prendono il posto di altri popoli. Ad esempio, in Gallia si stanziano i Franchi, tra la

Francia e la Svizzera ci sono i Burgundi, i Vandali in Africa, i Visigoti in Italia che si

sposteranno poi nel sud della Francia, ecc..

Nel 476 con un atto formale l’ultimo imperatore dell’impero romano d’Occidente, Romolo

Augustolo, viene deposto: le popolazioni germaniche avevano ormai conquistato tutto il

territorio di Roma e del suo impero, e i romani non avevano più il controllo politico e

amministrativo dei territori.

Quando Giustiniano nel VI secolo vorrà poi recuperare i territori dell’impero si scontrerà con

gli Ostrogoti, riuscendo a recuperare dei territori come quello italiano.

L’impero d’Oriente per il momento non viene intaccato, e resiste alle invasioni.

Gli Ostrogoti vengono sconfitti da Giustiniano e sostituiti solo per 15 anni, perché nel 568

Longobardi.

un’altra popolazione germanica invade il territorio italiano: i

I Longobardi sono arrivati dall’est Europa, precisamente dalla Pannonia, dalla quale sono

stati spinti dagli Unni e arrivando in Italia riescono a conquistare una grande fetta della

penisola, occupando la pianura padana e spingendosi al sud.

La capitale del regno longobardo è Pavia, nella pianura padana.

L’organizzazione dei popoli germanici

Tutte le popolazioni di stampo germanico hanno ovviamente un organizzazione, delle

istituzioni e delle abitudini differenti da quelle dei romani.

Ad esempio, l’organizzazione è fondata a volte sulla figura del re, ma spesso anche fondata

su capi militari, essendo che questi popoli erano divisi in clan o tribù.

Centrali sono i legami familiari, quindi gruppi fondati sul sangue, in cui spicca il più forte, il

più carismatico, il più saggio: colui che in battaglia può essere il più utile e può essere messo

al comando.

Spesso sono popoli nomadi, quindi abituati a spostarsi e senza una dimora e un regno fisso.

Nonostante ciò, in questa fase storica questi popoli iniziano a fondare dei regni e diventano

così stanziali.

Questo ha delle conseguenze sulla loro società e sulla loro organizzazione: ne risentono le

differenze nella coltivazione della terra, nell’economia, nel diritto, ecc..

Anche a livello giuridico quindi si notano delle differenze dopo lo stanziamento dei popoli

germanici. Si stanziano in territori che per secoli sono stati dominati da una certa cultura, che

con questo cambiamento dei popoli fa sì che anch’essi modifichino le loro abitudini.

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Il valore fondante della società è la forza fisica, e il capo sarà sempre il più forte e il più utile

in guerra. La capacità di portare le armi è il parametro di valutazione della capacità di un

soggetto, che avrà valore nella società in base alla sua capacità di combattere.

Per questo motivo la maggior parte delle decisioni sono prese dalle assemblee degli armati,

quindi in sostanza dai militari.

Se per avere la capacità di agire è necessario essere forti e portare le armi, di conseguenza

esclusi dalla capacità di agire:

molti soggetti saranno

-​ le donne; concretamente, non essendo capaci di agire le donne sono sottomesse alla

capacità di altri che agiranno per conto loro, in questo caso saranno il marito o il

padre. Con i Longobardi addirittura una donna senza nessuna figura maschile a fianco

avrà la capacità di agire sottomessa al re.

-​ i bambini; anch’essi non sono capaci di agire, ma lo diventano nel momento in cui

raggiungono un'età tale da poter essere armati e poter combattere.

-​ gli anziani; la capacità di agire si può anche perdere, come nel caso della vecchiaia,

con la quale alcuni uomini non saranno più in grado di combattere, come anche degli

uomini feriti gravemente in guerra.

La giustizia dei popoli germanici

I popoli germanici inizieranno poi a entrare in contatto con i romani e la loro cultura, ma sono

sconosciuti alle loro consuetudini, come contratti e successioni.

La loro giustizia si fonda sulla faida, ossia la vendetta tra gruppi familiari: di fronte a un

torto subito ci si rifà nei confronti dell’offensore o qualcuno rientrante nella sua famiglia, e

viceversa.

In questo modo la faida non verrà mai risolta e la convivenza nel regno e in guerra peggiora.

Per risolvere le infinite controversie e vendette, si trova soluzione della composizione

pecuniaria, ossia nel pagamento di una somma di denaro a titolo di pena per il danno

provocato ad un'altra persona e a titolo di soddisfazione per la parte lesa o danneggiata.

Presso questi popoli la giustizia è un affare tra privati, tra persone, in cui l’intervento

dell’autorità non è pervenuto e necessario.

Per stabilire la correttezza della composizione pecuniaria e delle vendette hanno degli

strumenti profondamente diversi da quelli romani.

I “processi” di queste popolazioni si fondano su dei meccanismi particolari, chiamati ordalie

e duelli.

L’ordalia è una prova fisica e pratica a cui una delle parti, di solito l’accusato, si deve

sottoporre. Se la prova è superata allora la parte sarà nella ragione e vincerà la controversia,

se la prova non è superata la parte sarà nel torto e perderà la causa.

Un esempio di ordalia è l’immersione nell’acqua fredda del fiume: se riemerge ha torto,

perché la natura l’ha respinto e quindi non è puro. Un altro esempio è il ferro rovente posto

nelle mani della persona coinvolta, gli si bendano le mani e dopo qualche giorno si

scopriranno. Se risulteranno prive di piaghe le divinità saranno intervenute e quindi il

soggetto sarà assolto. Anita Bertolani 4

Le ordalie sono diverse per ogni popolo ed è anche diversa l’interpretazione del risultato,

tranne per i Longobardi che utilizzano un solo tipo di ordalia sui servi: l’immersione delle

mani nell’acqua bollente.

Il duello è un altro tipo di processo: una riproduzione in scala della guerra che vede coinvolti

i due soggetti contendenti. Il principio si basa sulla vincita del duello, che determinerà chi è

nella ragione e chi nel torto.

Chi vince sarà nella ragione essendo il più forte ed essendo favoreggiato dagli dei.

Nel caso non si possano portare le armi si possono assumere dei combattenti che duellino al

posto proprio.

Un’alternativa a questi processi fisici è il giuramento. Si afferma solennemente con delle

formule di essere nella ragione, e giurando si vince la causa.

Questo perché il giuramento implica il coinvolgimento delle divinità, e si giura solo se si è

completamente convinti di essere nella ragione. Il falso giuramento è gravissimo e si pensava

fosse punito dagli dei.

Il giuramento si fa in modo collettivo, perché il soggetto in causa è accompagnato da altre

persone, i congiuratori, che giurano sull’affidabilità della parte che stanno sostenendo.

Questo fa sì che sia inequivocabile che la parte che giura si meriti fiducia.

Il principio di personalità del diritto

Il diritto di queste popolazioni è quindi un diritto consuetudinario, ossia fondato su

abitudini e tradizioni ripetute e tramandate nel tempo. Le consuetudini, e quindi anche il

diritto, non sono scritte, sono orali e tramandate da generazioni.

Essendo tramandate oralmente possono anche mutare e adeguarsi alla società che si evolve.

Entrando nella penisola italica i popoli germanici entrano in contatto con il diritto romano,

più precisamente con la compilazione giustinianea, che però non considerano.

I romani diventano così i “dominati”, invasi dalle popolazioni germaniche e dalle loro culture.

Queste popolazioni infatti vogliono continuare a vivere secondo le loro consuetudini, e

soprattutto inizialmente non si interessano del diritto romano usato dalle popolazioni che

hanno conquistato. Sul territorio ognuno può seguire il proprio diritto di appartenenza, e così i

romani potranno continuare a seguire il diritto romano e i Longobardi seguiranno il loro

diritto consuetudinario: prende il nome di principio di personalità del diritto.

Questo principio riguarda i rapporti interpersonali tra soggetti, non le materie che riguardano

l’ordine pubblico. Per quanto riguarda invece il diritto penale o l’ordine pubblico prevale

invece quello dei dominatori, e il principio varrà solo per i rapporti tra privati, come per il

matrimonio, una vendita, una locazione, ecc..

Le leggi scritte e il principio di territorialità

La società dei popoli barbarici si evolve sempre di più, e quindi tutte le popolazioni iniziano a

voler porre per iscritto le leggi, non volendosi più basare sulle consuetudini tramandate

oralmente.

Le popolazioni quindi cercano aiuto nei romani per la trascrizione delle leggi, ma facendo

latino, essendo la lingua del

così anche le leggi dei popoli barbarici dovranno essere scritte in

diritto romano. Anita Bertolani 5

Mettendo per iscritto le proprie leggi e consuetudini si avranno dei cambiamenti anche nei

principi generali. La prima volta in cui i Longobardi hanno trascritto le loro consuetudini sarà

con l’editto di Rotari, che seguendo il principio di personalità del diritto si applicherà solo ai

Longobardi.

Più avanti questo principio di personalità non si applicherà più, facendo spazio al principio di

territorialità del diritto: tutti coloro abitanti nei territori del regno longobardo devono

sottostare al diritto longobardo.

Le leggi barbariche sono quindi sostanzialmente consuetudini che vengono scritte.

Nel frattempo, il diritto romano sopravvive in alcune zone e in alcuni ambiti solo però come

diritto personale sotto forma però di consuetudine orale.

E’ essenziale il passaggio dal principio di personalità al principio di territorialità del diritto

netta separazione tra le due

perché il principio di personalità è possibile solo se persiste una

popolazioni tra le quali non intercorrono rapporti.

I rapporti diventano inevitabili abitando lo stesso territorio, e quindi i diritti nei rapporti tra

privati diventano incompatibili.

I fatti superano la situazione e così si iniziano a diffondere delle consuetudini che hanno la

valenza su tutto il territorio abitato, superando così il principio di personalità.

L’alto medioevo è quindi l’età del diritto consuetudinario, importato dai popoli barbarici:

diritto non scritto ma tramandato oralmente e per questo soggetto a mutamenti.

La Chiesa nell’alto medioevo

In questo periodo la Chiesa evolve ulteriormente la sua struttura.

Nella Chiesa abbiamo un elemento invariato che accomuna tutti, ossia la fede, che inizia a

diffondersi anche tra i popoli che invadono il territorio italiano.

La Chiesa nell’alto medioevo rappresenta un elemento di stabilità, che non subisce variazioni

nonostante in altri ambiti ci siano dei cambi sostanziali. La Chiesa, con la figura del papa

sempre più centrale diventa sempre più importante.

Il Monachesimo è già stato introdotto soprattutto in oriente anni prima, ma con una forma

vita comunitaria, ossia un

diversa. Nell’europa occidentale si sv

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ciccipicciolino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Massironi Andrea.
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