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Storia contemporanea

I. Le origini dell’età contemporanea

Introduzione – le origini dell’età contemporanea

L’età contemporanea iniziò con due grandi rivoluzioni: la Rivoluzione Industriale, di carattere economico, e la

Rivoluzione Atlantica, di carattere politico

• Rivoluzione Industriale

La “Rivoluzione industriale” si caratterizzò per il passaggio dall’agricoltura all’industria quale settore trainante

dell’economia si affermò allora il capitalismo industriale

Gli storici dividono la Rivoluzione industriale in due fasi:

1. Prima Rivoluzione Industriale la Prima Rivoluzione industriale partì dall’Inghilterra sul finire

del Settecento e fu innescata dall’invenzione di nuove macchine, azionate da nuove fonti di

energia, come il carbone 

- più grande invenzione macchina a vapore, che modificò radicalmente la produzione tessile, la

lavorazione dei metalli e il sistema dei trasporti (in particolare con la diffusione delle ferrovie)

2. Seconda Rivoluzione Industriale Dalla metà dell’Ottocento la Seconda Rivoluzione industriale si

estese anche all’Europa occidentale e agli Stati Uniti

- nuove invenzioni (ad esempio la lampadina, il telefono, il motore a scoppio) e nuove fonti

energetiche (come l’energia elettrica) fecero crescere a dismisura altri comparti produttivi

(dal siderurgico al chimico) e la rete delle comunicazioni

› lavoro

La Rivoluzione industriale mutò profondamente la società, a partire dal mondo del lavoro, che si concentrò

dalle campagne alle città e alle fabbriche. La figura emergente del lavoratore divenne quella

dell’operaio, subordinato al padrone, con regole e orari sempre più rigidi nacque una vera e

propria “questione sociale”

› classi sociali

Nell’Ottocento la società di massa era divisa principalmente in due classi sociali:

1- borghesia possedeva i “mezzi di produzione” (macchine e fabbriche) e i “capitali"

2- proletariato era costituito dai lavoratori subordinati che percepivano un salario lavorando per gli

imprenditori borghesi

Borghesia e proletariato avevano due visioni opposte della società: il liberismo borghese, secondo cui ognuno

guadagnava in base alle proprie capacità d’iniziativa, investendo liberamente i propri soldi; e

il socialismo proletario, che predicava l’uguaglianza sociale, da realizzare attraverso la lotta di classe

rivoluzionaria contro la borghesia

• Rivoluzione Atlantica

La “Rivoluzione Atlantica” di fine Settecento fu la seconda grande rivoluzione, non economica ma politica, che

segnò l’ingresso nell’età contemporanea

due eventi principali: 

1- Rivoluzione Americana del 1776 portò all’indipendenza degli Stati Uniti dall’Inghilterra

2- Rivoluzione Francese del 1789 pose fine all’assolutismo in Francia

› i diritti dei cittadini

Anche se le cause e gli sviluppi dei due avvenimenti furono diversi, i risultati furono in buona parte gli stessi:

sia la Rivoluzione americana sia quella francese sancirono i diritti fondamentali dell’uomo, “naturali” e

“universali” i sudditi diventavano finalmente cittadini, cioè persone libere

› le Costituzioni e lo Stato-nazione

Finiva, così, il potere assoluto dei sovrani, tipico dell’età moderna, e al suo posto nasceva il potere

costituzionale, sancito da apposite Costituzioni leggi fondamentali dello Stato, valide per tutti i cittadini

Da allora:

- il potere non fu più concentrato in una sola persona e fu diviso nelle funzioni legislativa, esecutiva e

giudiziaria

- la sovranità apparteneva al popolo, alla sua “volontà generale”, espressa attraverso il voto

Si affermava così il concetto di “Nazione”, cioè di popolo sovrano; allo Stato assoluto si sostituiva lo Stato-

Nazione

› la nazionalizzazione delle masse

Nazione idea complessa, concepita per combattere l’assolutismo: la maggioranza dei cittadini, spesso

analfabeta, non riusciva infatti a capirla

- le classi dirigenti avviarono quindi un ambizioso progetto pedagogico per insegnare ai propri cittadini

il significato della “Nazione”. Questo processo di educazione dei cittadini è stato definito

“nazionalizzazione delle masse” e ha caratterizzato la storia dell’Ottocento. Ne nacque una vera e

propria “religione civile” della Nazione, con i suoi simboli (monumenti, feste, bandiere, inni nazionali)

e con i suoi strumenti di diffusione (ad esempio la scuola e l’esercito, che divennero obbligatori)

• L’Europa degli Imperi

 dalla metà dell’Ottocento lo Stato-nazione poté finalmente diffondersi nel mondo occidentale:

- in pochi anni si conclusero due importanti processi di unificazione nazionale, con la nascita dell’Italia,

nel 1861, e della Germania, nel 1870

Negli ultimi decenni dell’Ottocento, durante la cosiddetta “età degli Imperi”, il Reich tedesco, dopo aver

sconfitto il Secondo Impero francese, divenne l’ago della bilancia in un’Europa lanciata alla conquista completa

del mondo; esso si affiancò all’Impero britannico, il più forte sul piano economico

Al contrario, gli Imperi Austro-ungarico, Russo e Ottomano attraversavano da tempo una fase di declino, in

quanto Imperi multinazionali, segnati da accese rivalità interne

৹ Le rivoluzioni industriali

L’officina del mondo: la Prima Rivoluzione industriale in Inghilterra

La Prima Rivoluzione Industriale avvenne in Inghilterra e durò alcuni decenni: avviata nella seconda metà del

Settecento, essa infatti si protrasse fino agli anni Venti e Trenta dell’Ottocento

Tale fenomeno epocale fu innescato e alimentato da continue innovazioni tecnologiche, in particolare da diversi

tipi di macchine, azionate da fonti energetiche inanimate e non più dalla sola forza di uomini e animali. I primi

esempi significativi si ebbero durante gli anni Sessanta e Settanta del XVIII secolo nell’industria tessile del

cotone, dove alcune invenzioni in particolare permisero di avviare un consistente processo di meccanizzazione

della filatura:

- dapprima la filatrice meccanica (Spinning jenny) di James Hargreaves

- poi il filatoio idraulico a cilindri (Water frame) di Richard Arkwright

- quindi il filatoio automatico (Mule jenny) di Samuel Crompton

Poco tempo dopo, anche il ramo della tessitura del cotone si adeguò e iniziarono a comparire i primi telai

meccanici, come quelli di Edmund Cartwright (Power loom) e, più tardi, di Joseph -Marie Jacquard

La Macchina a Vapore - 1775

L’invenzione più importante, sia sul piano pratico che simbolico, fu però un’altra: la macchina a vapore,

realizzata per la prima volta da James Watt nel 1775. Nel giro di pochi anni le macchine a vapore, che

utilizzavano l’energia termica ricavata dai combustibili fossili (come il carbone), si diffusero nell’industria tessile

e anche in quella metallurgica , riguardante la lavorazione dei metalli

Il mondo dei trasporti

Anche il mondo dei trasporti ne risentì ampiamente, come mostrò la diffusione dei battelli e delle locomotive a

vapore:

- le prime locomotive a vapore furono realizzate da George Stephenson tra gli anni Dieci e Venti

dell’Ottocento, mentre nel 1830 venne inaugurata la prima tratta ferroviaria importante, tra

Manchester e Liverpool

Infine, la produzione di locomotive (ma anche di rotaie, caldaie, ecc.) e di battelli favorì il decollo dell’industria

meccanica, in particolare dei rami ferroviario e cantieristico, e dell’industria siderurgica, finalizzata a fornire

ferro, ghisa e acciaio

Il punto di vista dello storico

La Rivoluzione industriale, dunque, fu veramente una rottura epocale, specie in Inghilterra, il Paese da cui

scaturì tutto il processo di trasformazioni tecnologiche e produttive, economiche e sociali tesi sostenuta

dalla gran parte degli storici, a partire dallo studio forse più importante in materia, il libro dello statunitense

David S. Landes, intitolato Prometeo liberato e uscito nel 1969

Secondo tale interpretazione, il fenomeno della Rivoluzione industriale fu rivoluzionario innanzitutto sul piano

produttivo, attraverso una catena impressionante di invenzioni, “con una sequenza a botta e risposta” che

impose, nel giro di pochi decenni, nuove macchine, materie prime e fonti energetiche, trasformando

radicalmente il modo di produrre e di lavorare. Tale decollo industriale, aggiungeva Landes, fu possibile non

solo per le innovazioni tecnologiche, ma anche per alcuni fattori ambientali, tipici del contesto inglese: ad

esempio, l’efficacia di un sistema consolidato di istruzione tecnica, la diffusione di una mentalità

imprenditoriale tra le classi medioalte e il funzionamento dinamico del mercato locale. Oltre che sul piano

economico, il processo fu rivoluzionario anche sul piano sociale, poiché il cosiddetto “sistema di fabbrica” non

modificò soltanto l’organizzazione del lavoro, ma, indirettamente, anche i modi di consumare e di vivere; infatti,

quantità maggiori di merci, prodotte in tempi sempre più rapidi e con costi sempre più contenuti, si riversarono

sui mercati, anche grazie al potenziamento del sistema dei trasporti, per essere venduti a prezzi sempre più

bassi

In definitiva, concludeva Landes, se è vero che per le ampie schiere dei nuovi lavoratori salariati la Rivoluzione

industriale fu uno shock, poiché produsse, almeno nei primi tempi, un sensibile peggioramento delle loro

condizioni di vita e di lavoro, è vero anche che, nel lungo periodo, essa dispiegò effetti positivi, con una crescita

notevole del reddito nazionale, finendo per interessare l’intera società inglese

La protoindustria

Volgendo però lo sguardo dalla Gran Bretagna verso altri Paesi del mondo occidentale, la Rivoluzione industriale

si manifestò in forme parzialmente differenti rispetto al “modello inglese”. Infatti, pur rivelandosi come un

fenomeno alla lunga dirompente, altrove essa si snodò su un periodo più ampio, finendo così per attutire,

nell’immediato, gli effetti sociali più perversi. Secondo tale interpretazione, la Rivoluzione industriale fu

preceduta da una fase piuttosto lunga, la stagione della cosiddetta “protoindustria”, avviata già nel Seicento e

basata su un’industria rurale: collocata dunque nelle campagne, la protoindustria era gestita perlopiù da

famiglie allargate, che producevano a domicilio soprattutto prodotti tessili, non solo per se stesse ma anche

per i nascenti mercati, grazie a legami sempre più stretti con i mercanti

La Seconda Rivoluzione industriale in Europa e negli Stati Uniti

Dalla metà del XIX secolo, la “Seconda” Rivoluzione Industriale permise di esportare le novità prodotte in

Inghilterra oltremanica, nei principali Stati europei, e oltreoceano, negli Stati Uniti, rafforzando i processi di

industrializzazione nel mondo occidentale

Il numero e l’efficacia delle invenzioni aumentarono a dismisura: macchine sempre più complesse vennero

mosse da fonti di energia sempre più potenti, come l’elettricità o il petrolio

Industria elettrica e comunicazioni

esempi:

- il motore elettrico di Joseph Henry (1829)

- il telegrafo elettrico di Samuel Morse (1837)

- la dinamo elettrica di Zénobe Gramme (1871)

- il telefono elettrico di Alexander Graham Bell (1876)

- la lampada a incandescenza di Thomas Edison (1879)

- il telegrafo senza fili di Guglielmo Marconi (1896)

 rivoluzionarono l’industria elettrica e quella delle comunicazioni

Industria chimica e siderurgica

nel ramo chimico:

- la vulcanizzazione del caucciù (gomma) di Charles Goodyear (1839)

- la produzione della soda (1861)

- la produzione della dinamite (1866)

- la produzione del Ddt (1875)

- la produzione del rayon (1892)

 rivoluzionarono il settore della chimica, al quale si accompagnarono le innovazioni nel campo

farmaceutico, (come dimostrò nel 1860 la sintesi dell’acido acetilsalicilico, il principio attivo dell’aspirina),

grazie soprattutto ai progressi della medicina scientifica

nel ramo siderurgico:

- la novità del Forno Martin-Siemens (1865) aumentò notevolmente le possibilità di produzione

dell’acciaio

- l’invenzione del motore a quattro tempi di Gottlieb Damler (1877)

- e del motore a scoppio di Karl Benz (1885) favorirono la nascita dell’industria automobilistica

Parallelamente prese a svilupparsi anche l’industria del petrolio, per l’estrazione del liquido e la lavorazione dei

prodotti petroliferi (bitumi, carburanti, ecc.)

In Europa: il primato tedesco

Anche se la patria della prima Rivoluzione industriale fu l’Inghilterra, in Europa il ruolo di guida fu assunto

presto dalla Germania, che dopo il 1870 visse una stagione di straordinaria crescita economica

- i banchieri tedeschi rafforzarono le loro posizioni nei mercati finanziari

- grandi imprese, come l’Aeg, la Bayer e la Siemens, divennero nel giro di pochi anni tra i leader globali

nelle produzioni rispettivamente dell’elettricità, della chimica e dell’acciaio

Tra i settori più dinamici vi fu certamente quello marittimo, che portò in pochi anni la Germania a competere

con la Gran Bretagna nella cantieristica navale, sia civile che militare

Il Giappone

Fuori dall’Europa, un processo analogo (anche se più limitato sul piano quantitativo) fu vissuto dal Giappone,

potenza emergente dell’Estremo Oriente. Anche in questo caso, infatti, il dinamismo industriale, soprattutto

nei comparti metalmeccanici, si legò strettamente alle ambizioni militari di una potenza sempre più egemone

in Asia. Negli ultimi anni dell’Ottocento, nel Paese del Sol Levante la scena fu dominata da grandi aziende,

spesso alleate tra loro in potenti “cartelli” (trust), che nella lingua nipponica presero il nome di zaibatsu, dove

si concentrava la gran parte dei capitali: tra questi, il nome più importante, giunto fino ai giorni nostri, è quello

della famiglia Mitsubishi

Gli Stati Uniti

La potenza extraeuropea che più di tutte si affermò a livello globale nell’epoca della Seconda Rivoluzione

industriale fu quella americana. Negli Stati Uniti il mondo dei grandi affari si potenziò soprattutto negli ultimi

due decenni dell’Ottocento, dopo la cosiddetta “ricostruzione” che seguì il dramma della guerra civile. La

protagonista indiscussa fu l’industria pesante, che venne favorita sia dal sostegno dello Stato attraverso le

commesse pubbliche, sia da un sistema economico ultraliberista , privo di regole e meccanismi di controllo,

che permise alle aziende più forti di eliminare qualsiasi concorrenza. Tra le grandi corporations che presero a

dominare il mercato (non solo nazionale), occorre citare i casi della Standard Oil company del petroliere

Rockfeller e della U.S. Steel Corporation: nel mondo dell’acciaio , in quegli anni gli Stati Uniti divennero i primi

produttori al mondo

L’Italia, late comer

Quanto all’Italia, come tanti altri Stati meno progrediti sul piano produttivo, essa fece parte della schiera dei

Paesi cosiddetti late comers, arrivati cioè alla Rivoluzione industriale solo in un secondo momento, a causa di

una persistente arretratezza. Tuttavia, partendo in ritardo e avendo avuto modo di osservare e studiare chi

l’aveva preceduta, dalla fine dell’Ottocento l’Italia finì per vivere contestualmente entrambe le Rivoluzioni

industriali, sia la prima, con epicentro nel mondo tessile, che la seconda, più centrata sul settore

metalmeccanico. In questo modo essa fu capace di bruciare le tappe e di recuperare molte posizioni nel ranking

mondiale. Le aziende più importanti si concentrarono nel cosiddetto “triangolo industriale”, tra Genova (dove

nel 1853 era stata fondata l’Ansaldo), Milano (dove, tra il 1883 e il 1886, furono create la Breda, l’Edison e la

Pirelli) e Torino (dove nel 1899 vide la luce la Fiat)

Le trasformazioni nel mondo del lavoro

Le profonde trasformazioni economiche e produttive avvenute nell’epoca delle Rivoluzioni industriali

interessarono, inevitabilmente, anche l’universo dei lavoratori, ciò avvenne soprattutto in tre direzioni:

1. l’urbanizzazione con la crisi dell’agricoltura, una quota rilevante di persone si spostò dalle campagne

verso le città, accelerando i processi di urbanizzazione: Londra, ad esempio, dall’inizio del Settecento

alla fine dell’Ottocento decuplicò il numero dei suoi residenti, arrivando a più di 5 milioni di abitanti.

Oltremanica, però, il simbolo per eccellenza del terremoto industriale fu la città di Manchester, che

mutò radicalmente la propria fisionomia nel giro di pochi decenni; da allora, negli altri Stati,

Manchester divenne il termine usuale di paragone

in Italia anche piccoli centri abitati (come Schio, nel Veneto, o Sestri Ponente, vicino a Genova), che

tuttavia vissero l’impatto di grandi insediamenti industriali, furono rappresentati a più riprese come le

“Manchester d’Italia”; forse, il caso più emblematico di “Manchester italiana” fu quello di Terni, in

Umbria, dove nel 1884 entrarono in funzione grandi acciaierie, con fonderie e altiforni imponenti, che

cambiarono radicalmente il paesaggio urbano

in Europa e in USA centri della Ruhr tedesca e della Lorena francese (Europa); Detroit e Pittsburgh

(Stati Uniti) 

2. le fabbriche nelle città industriali, soprattutto in quelle più grandi, si diffusero le prime fabbriche,

dai piccoli opifici ai grandi stabilimenti , che portarono al considerevole aumento del numero degli

operai salariati. Questi, per la loro

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher linadelbuono di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Loreto Fabrizio.
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