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Andrea Mubi Brighenti (2020)

TEORIA SOCIALE: UN PERCORSO INTRODUTTIVO,

CAPITOLO PRIMO – CHI SIAMO? COSA SIAMO? FIGURE DEL SOGGETTO SOCIALE, parte

1

Per rispondere all’interrogazione sul noi, si prendono in considerazione una serie di figure del

soggetto sociale. Non si tratta di stabilire che cosa sia il soggetto sociale nella sua più reale

essenza, bensì di comprendere come esso possa venire teorizzato in molti modi differenti. Le

figure del soggetto sociale sono nomi che si danno alle molteplicità sociali in quanto

fenomeni di composizione o di associazione. In questo capitolo vengono prese in

folla, gruppo, pubblico

considerazione le figure della del del e della massa.

Le figure del soggetto sociale sono sguardi diversi sul medesimo processo sociale

costituito dai fatti della coesistenza, dell’associatività e della sociabilità. Ciascuna

figura del soggetto sociale è attraversata da tensioni ed oscillazioni.

Oscilla tra… Modo di

pensare il

potere

Meneur

Folla Irruenza disorganizzata (folla delinquente) e auto-organizzazione

spontanea (folle dell’amore, della liberazione).

Gruppo Armonia morale (coscienza collettiva) e oppressione della Totem

sociale dissidenza (tirannia della maggioranza).

Pubblico Produzione di opinione (conversazione) ed esposizione a un Giornalista

insieme di passioni (affezioni sincronizzate ma anche

paralizzanti).

Massa Anomia (solitudine, struttura psicologica) e democrazia Individuo

(uguaglianza su ampia scala).

Il senso comune dice che tutte le entità collettive implicano l’esistenza di individui che le

compongono. Tanto il pensiero economico quanto quello psicologico classico restituiscono

un’immagine dell’individuo come creatura essenzialmente in grado di distinguersi in modo

chiaro dagli altri.

Pensiero economico: il concetto di attore individuale è caposaldo della corrente di

 pensiero liberale, nelle sue varianti dell’utilitarismo e dell’economia politica classica.

Il padre della filosofia utilitarista Jeremy Bentham delinea una visione dell’essere umano

come soggetto individuale guidato essenzialmente da due principi, il dolore ed il

piacere. Poiché l’individuo cerca di aumentare il proprio piacere e diminuire il proprio

dolore, ogni governo dovrà conseguentemente agire attraverso punizioni e ricompense.

(top-down).

L’ordine sociale non può che essere imposto dall’alto La figura dell’individuo

è presupposta anche nel senso della figura di chi governa la molteplicità degli uomini

presentata come una figura individuale, con proprie finalità specifiche. La disciplina

economica classica ha invece ritenuto che l’ordine sociale potesse formarsi anche

spontaneamente.

Adam Smith descrive l’economia come un’istituzione formata da attori individuali

interagenti, ciascuno dei quali si presenta come un centro decisionale autonomo che

bada si propri interessi. L’interazione di queste unità indipendenti determina effetti di

(bottom-up).

composizione che generano un ordine sociale dal basso Quest’ordine

sociale spontaneo viene descritto attraverso l’immagine della “mano invisibile”. Sia in

Bentham che in Smith sembra delinearsi una serie di individualità di secondo livello,

quella del mercato. dell’homo oeconomicus

Le caratteristiche essenziali sono due: esso è un attore

individuale e un massimizzatore delle proprie utilità.

Pensiero psicologico: l’individuo viene considerato il punto d’arrivo di una serie di

 dinamiche che determinano un grado di consistenza. I processi mentali individuali

arrivano a determinare un comportamento. L’individuo della psicologia sembra dunque

estremamente concreto, eppure al tempo stesso si dovrebbe riconoscerne la sua natura

astratta.

Il pensiero sociologico nasce da una reazione di critica nei confronti dell’immagine dell’essere

non

umano che viene consegnato dall’economia e dalla psicologia. Il pensiero sociologico

confuta l’esistenza di attori individuali caratterizzati da atteggiamenti rivolti ad un fine

deliberato (dimensione dell’azione che Max Weber ha definito “razionale rispetto al fine”), né di

attori individuali caratterizzati da processi psicologici che ne determinano atteggiamenti: la

sociologia nega che questo modello possa spiegare la società nel suo complesso. La critica

riduzionismo

mossa è dunque quella di : non ci si può accontentare dell’individuo come unico

modello del sociale. In un intervento classico, Ralph Dahrendorf si proponeva di fondare un

homo sociologicus ruolo,

modello di basandosi sul concetto di contrapposto al concetto di

interesse l’homo oeconomicus motivazione sotterranea

su cui è fondato e quello di che

psychological man.

determina lo A differenza di Dahrendorf, l’interesse principale nel tentare la

homo sociologicus

costruzione di un modello di non risiede nel produrre un’ulteriore

homo sociologicus

specificazione settoriale della vita sociale. Al contrario, l’ può servire ad

dell’homo socialis

avvicinarci alla comprensione nella sua integrità e dovrebbe essere qualcosa

più ampio homo oeconomicus psychological man.

di dell’ e dello

LA FOLLA: le figure del soggetto sociale -> scuola positiva italiana del diritto penale, scuola

francese di antropologia criminale, Gustave Le Bon.

visibili urbano.

Le folle sono delle creature e si tratta di un fenomeno assolutamente Come le

forma materia

altre figure del soggetto sociale, anche la folla è poi al tempo stesso una ed una

sociale. Una folla appare come un pullulare di differenze, ma queste differenze è come se non

pullulare di differenze indifferenziate

fossero ancora categorizzate: si tratta di un in un contesto

caratterizzato dall’alta densità umana come quello della città. Gli elementi formali generali che

caratterizzano la folla sono tre:

1. Densità

2. Varietà della sua composizione

3. Aspetto disordinato

Questi caratteri sono quelli che più hanno colpito gli osservatori di folle sin dal primo

Ottocento. figura metamorfica

La folla emerge come la del soggetto sociale per eccellenza, essendo la sua

geometria variabile.

costituzione essenzialmente a Come riassumerà Émile Durkheim: “la folla

è una società, ma una società instabile e caotica, senza disciplina regolarmente organizzata”.

problema eccesso misure e

Il della folla è che essa rappresenta un rispetto alle le modalità di

governo che nella modernità europea si vanno montando nel corso dell’Ottocento: se le misure

sono razionali, la folla è la quintessenza dell’irrazionalità. La folla eccede le misure date agendo

al di fuori degli schemi precostituiti ed è portatrice di un’ambiguità: da un lato si presenta come

residuo delle istituzioni, dall’altro essa sembra essere la materia prima delle istituzioni stesse. Il

3

dibattito sulle folle (* ) rappresenta un cruciale momento di messa alla prova del modello

politico, economico e psicologico dell’individuo liberale.

3

Nell’ultimo quarto del XIX secolo (* ), il dibattito sulle folle è acceso e partorisce persino una

psicologia delle folle.

sua disciplina specifica, la Il fatto che questa disciplina oggi non esista più

ci ricorda la storicità dell’episteme sociale. Due “scuole”, in vivace dibattito tra loro, meritano

attenzione: la scuola positiva italiana del diritto penale (Cesare Lombroso, Enrico Ferri, Raffaele

Garofalo, Scipio Sighele, Giuseppe Sergi) e la scuola francese di antropologia criminale

(Alexandre Lacassagne, Henri Fournial, Hippolyte Bernheim):

Scuola positiva italiana del diritto penale -> C. Lombroso, E. Ferri, R. Garofalo, S.

 Sighele, G. Sergi. La scuola nacque in opposizione alla scuola classica rappresentata

da giuristi quali Beccaria. Oggi è del tutto discreditata dal punto di vista scientifico

ed il suo valore è soprattutto storico-culturale, più che epistemico. I positivisti italiani

invitavano a non fermarsi alle suggestioni generiche e a considerare i fatti, cadono

però nello spettro del darwinismo sociale.

“L’uomo delinquente”

Cesare Lombroso, (1876): indentifica, all’interno della

 homo, dell’homo criminalis,

specie il tipo riconoscibile attraverso una serie di

tratti specifici. “La folla delinquente”

Scipio Sighele, (1891): identifica, all’interno del genere

 “folla”, il tipo specifico di “folla delinquente” e ne descrive i suoi tratti. La tesi

principale del libro è che, se per diventare delinquente è necessario avere una

lunga frequentazione dei delinquenti, nella folla si può diventare delinquenti in

pochi istanti.

“La delinquenza settenaria” (1897): paragona chi compie delitti in un contesto di

folla ad un fanatico suggestionato da idee che ha appreso nella serra. Il criminale

di folla sarebbe persino più innocente di quello di setta, in quanto vittima di una

più incosciente.

suggestione immediata, e quindi

Enrico Ferri: il soggetto folla sembra svilupparsi per contagio di prossimità,

 attraverso una sorta di epidemia.

Le idee di autori come Ferri e Sighele sono sì influenzate dalla criminologia positiva

italiana, ma mutuano anche una serie di intuizioni dalla scuola dell’antropologia

criminale francese: la prima insisteva sulla prospettiva filogenetica ed evolutiva, la

seconda poneva maggiore accento sul ruolo delle variabili ambientali.

Scuola francese di antropologia criminale -> A. Lacassagne, H. Fournial, H.

 Bernheim. “Essai sur la psychologie des foules”

Henri Fournial, (1892): la folla è un “essere

 speciale” e viene descritta come un organismo senza cervello (descrizione di tipo

organico), la cui coesione può però attuarsi solamente attraverso una qualche

organizzazione delle idee.

“De la suggestion dans l’état hypotique et dans l’état de

Hippolyte Bernheim,

 veille” (1884): la base dell’ipnotismo non risiede altro che nell’azione psichica

suggestibilità

dell’idea, la quale è però in gran parte inconsapevole. La indica

qualcosa di più ampio dell’ipnotismo.

Il punto culminante dell’intero dibattito sulle folle è raggiunto da Gustave Le Bon nel saggio

“Psychologie des foules” (1895). Le idee espresse non sono di per sé originali ma sono esposte

con uno stile estremamente chiaro. Ripropone ed accentua tutti i giudizi e pregiudizi negativi

relativi alla folla; tuttavia, all’incapacità della folla di accumulare pensieri, corrisponde una

capacità di accumulare gli stati affettivi in misura molto più elevata di quanto sono in grado di

fare gli individui da soli. L’importanza della folla viene riconosciuta nel fatto di vedervi la

“materia prima di tutte le istituzioni sociali”. Inoltre, teorizza il rapporto tra folla e capo:

bisogno di un capo. presupposto

inscrive nella teorizzazione della folla il Il capo viene così alla

folla ed è presentato come un seduttore. Il tema del bisogno del capo sarà ripreso innumerevoli

volte in seguito. “Messenpsychologie und

Una delle riprese più famose è quella di Sigmund Freud nel saggio

Ich-Analyse” (1921), nel quale si riferisce più a gruppi organizzati che a folle. L’argomento del

saggio è che “quel che le masse lasciano a vedere a occhio nudo, in superficie, l’individuo lo

seppellisce nel profondo, e lì bisogna andare a cercarlo”. Le folle non sono altro che l’inconscio.

“Massa e potere”

Più di mezzo secolo dopo, Elias Canetti in (1960) conduce una rivalutazione

positiva delle folle. Descriverà infatti l’esperienza del far parte di una folla come un integrale

momento di liberazione dell’essere umano, attraverso il rovesciamento della paura di essere

toccati dall’ignoto.

IL GRUPPO: le figure del soggetto sociale -> Émile Durkheim, Sigmund Freud.

L’ambizione di Émile Durkheim era quella di fondare una disciplina, la sociologia, che avrebbe

dovuto sostituire la psicologia collettiva: alla psicologia individuale sarebbe rimasto il compito

in interiore homine.

di occuparsi dei processi psichici L’operazione di Durkheim consisté nella

demarcazione dei confini di un nuovo territorio disciplinare, all’interno del quale stabilire

un’episteme e un metodo scientifico specifico . Per Durkheim le società non sono che “delle

folle permanenti e organizzate” e bisogna riuscire a spiegare quei tratti di permanenza e

organizzazione in grado di stabilizzare le folle: i fattori di stabilizzazione non potevano derivare

Le suicide”

dalla semplice azione del caso. Al contrario, in un capitolo di “ (1897), avanza una

critica alla teoria del capo, rovesciando l’ordine dei fattori: non è la folla il prodotto del capo,

solidità

ma il capo il prodotto della folla. Tutta la teoria sociale di Durkheim punta sull’idea di

il mattone fondamentale della società è il gruppo sociale 4

della società: (* ) e non l’individuo.

Propone una concezione olistica, secondo cui il gruppo è irriducibile ai suoi elementi

componenti. La società si presenta come un oggetto solido, pressoché tangibile: non è più il

primum

prodotto degli individui, ma al contrario una sorta di rispetto al quale gli individui

devono collocarsi.

“Regole del metodo sociologico” (1895): i fatti sociali hanno la caratteristica di essere

 esteriori alle coscienze individuali ed esserne indipendenti da esse. Inoltre, sono in

grado di esercitare sulle coscienze individuali una pressione. Ad esempio, fenomeni

Il fatto

come il linguaggio, il matrimonio ed il suicidio sono delle istituzioni sociali.

sociale è un fatto collettivo generale:

, non semplicemente la collettività indica uno stato

di maggioranza per così dire qualitativo, uno stato di maggioranza morale o di

maggioranza di diritto. L’impostazione dell’analisi della società elaborata da Durkheim è

carattere immanentista.

di

“Sur le totémisme” (1901): il totem è un elemento che viene a rappresentare il gruppo

 intero.

“Le forme elementari della vita religiosa ” (1912): è la prima grande teoria sociale che

 istituente

tiene in conto la dimensione propriamente della società. In altri termini, cerca

di spiegare la capacità fondativa che è intrinseca alla società stessa. Si tratta studio

etnologico delle società australiane, basato inoltre sulla letteratura secondaria e su

la religione abbia un

osservazioni raccolte da etnografi di lingua inglese. Egli ritiene che

ruolo sociale essenziale poiché tutte le altre istituzioni in ultimo ne discendono .

L’argomento che regge l’opera è che, se siamo in grado di indentificare forme basilari a

noi familiari in una religione che è in apparenza la più diversa dalla nostra, allora queste

devono essere le forme più generali e universali del fenomeno religioso stesso. Ad

esempio, anche il rituale più piccolo e privato discende da un orizzonte più ampio.

Capitolo ottavo, secondo libro: descrizione della riunione religiosa come forma di

assemblea rituale. Un rituale implica il fatto che i membri di un clan convergano e si

ritrovino per una celebrazione comune. È dunque un momento sinodico che implica una

l’alternanza tra

convergenza verso un punto ed un momento comune. Più in generale, è

uno stato sinodico e uno asinodico determina l’origine di ogni ritmo sociale . Il gruppo

non può nascere che attraverso la produzione di uno spazio ed un tempo che sono

la società è come

comuni ai membri. Durkheim comincia la trattazione affermando che

un dio per l’individuo. Ciò significa che la società ha tutto ciò di cui c’è bisogno per

risvegliare nell’individuo il sentimento del divino. La società nel suo complesso è

rispetto

circonfusa di ed il suo versante repressivo è secondario rispetto a quello

saltuariamente

“sostenitivo”: come Dio fa con i suoi fedeli, essa non punisce che i propri

costantemente

membri, mentre li sostiene e dà loro la forza. La questione è capire

come questa sensazione di divino possa sorgere nell’individuo -> la potenza del rituale

strappa l’individuo a sé stesso, lo spalanca da parte a parte e ne spalanca la coscienza.

In altre parole, il rituale è un meccanismo di produzione di impressioni di potenza

ineguagliabile, in grado di trasportare il singolo oltre sé stesso.

Rituale = momento di intensificazione del sociale che produce solidarietà tra le parti

coscienza

nella forma di una collettiva.

In sintesi: il collettivo è il sacro, il gruppo sociale moralmente coeso, e il rituale è una

macchina per la produzione della sacralità del collettivo, del gruppo unito.

Durkheim risponde alla questione del “chi siamo” con l’immagine del gruppo

sociale moralmente coeso -> TEORIA CONSENSUALISTA DELL’ORDINE SOCIALE.

L’operazione della religione consiste in una divisione del mondo sociale in due sfere

sacro profano.

distinte e irreconciliabili l’una all’altra, la sfera del e quella del La visione

antropologica si fonda dunque su un dualismo posto al centro della natura umana:

homo duplex, poiché l’individuo che siamo risulta sistematicamente diviso tra queste

due sfere dell’esistenza. Dal punto di vista Durkheimiano, che il nostro ragionare

proceda

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paola.28 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Mubi Brighenti Andrea.
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