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Introduzione alle relazioni internazionali

Le Relazioni Internazionali sono un ramo della Scienza Politica (si usa la stessa metodologia dei politologi) ma hanno collegamenti anche con storia, economia, diritto, filosofia, sociologia. Si tratta di un approccio interdisciplinare. Le Relazioni Internazionali hanno un’attitudine collaborativa nei confronti delle altre discipline.

Le Relazioni Internazionali studiano le interazioni tra Stati, che si rapportano tra di loro in ambito politico, economico, sociale, culturale e scientifico. Ma non solo: gli Stati intrattengono relazioni anche con una serie di organizzazioni governative internazionali (IGO), ovvero organizzazioni alle quali gli Stati vogliono prendere parte per favorire i propri interessi economici e politici, come le Nazioni Unite (ONU), il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC). I governi hanno anche interazioni continue con quegli attori privati il cui operato è transnazionale (es: Fratelli Musulmani).

Attori fondamentali delle relazioni internazionali

  • I leader nazionali
  • Gli Stati
  • Gli attori non statali, che operano sia all’esterno che all’interno dei confini statali. Esempi sono le Multinazionali, la Chiesa Cattolica, organizzazioni criminali e terroristiche, come le mafie o Al Qaeda.

Lo stato

Lo Stato è l’attore “principe” delle Relazioni Internazionali. Gli Stati sono unità politiche con caratteristiche specifiche: Popolo (concetto politico vs popolazione > concetto demografico), Sovranità (monopolio della violenza fisica legittima), Territorio.

Quando si afferma che uno Stato ha un particolare interesse si intende che quello Stato desidera mantenere oppure raggiungere una particolare condizione a livello globale così importante da voler sostenere i costi, talvolta ingenti. Gli Stati perseguono questo obiettivo tramite lo sviluppo e l’implementazione di una particolare strategia (combinando diversi strumenti di policy).

Il concetto di Stato non sempre (Stato-Nazione) coincide con quello di Nazione. Questa è una comunità di individui che condividono alcune caratteristiche comuni come la lingua, la storia, le tradizioni, la cultura, l’etnia.

Livelli di analisi delle relazioni internazionali

  • Livello di analisi individuale
  • Livello di analisi statale
  • Livello di analisi internazionale

Nascita di un sistema globale di stati, dal 1500 a oggi

Pensando al sistema internazionale, pensiamo generalmente a un sistema fatto di entità territoriali sovrane. Ma questa non è sempre stata la forma tipica di organizzazione delle comunità politiche nella storia, che generalmente si sono organizzate in unità molto piccole (es: città-stato greche) e dall’altro lato in formazioni di carattere imperiale, ovvero estensioni politiche di più vasto territorio.

Imperi

  • Vasti territori
  • Diversi popoli, nazioni, lingue
  • Un regnante (che riesce a tenere sotto di sé diverse popolazioni)

Si consideri il mondo nell’anno 1500. Ad eccezione del sistema di Stati nascente in Europa, la maggior parte dell’emisfero orientale non era composta da Stati, ma da imperi.

Il 1500 ha visto nascere in Europa un sistema di Stati indipendenti governato da famiglie dinastiche. Gli Stati europei hanno dato il via al processo che ha portato alla formazione dell’ordine internazionale in cui viviamo.

La formazione del sistema di Stati europeo è stata anche la conseguenza involontaria di una serie di fallimenti, da parte dei leader europei, nell’utilizzo della guerra per ottenere il controllo totale sul continente. Questi leader hanno tentato continuamente di creare un impero in Europa, e queste ambizioni imperiali hanno catalizzato il processo storico attraverso il quale sono nati gli Stati.

Si arriva al primo sistema degli stati europei tramite la Guerra dei trent’anni, una guerra egemonica e la prima guerra effettivamente continentale, che segna lo spartiacque tra pre-modernità politica e modernità politica. La Guerra dei trent’anni si conclude nel 1648 con una serie di accordi che saranno poi conosciuti con il nome di Pace di Westfalia. Ogni firmatario dei trattati era ora un’entità libera, indipendente, soprattutto sulle questioni religiose all’interno della loro giurisdizione e sulla formazione di alleanze e altre forme di accordi con altri Stati. Viviamo in un sistema di Stati sovrani all’interno del quale non esiste un’autorità superiore e per descrivere questo sistema gli studiosi di Relazioni Internazionali usano il termine “sistema westfaliano di Stati”.

Inoltre, si ha per la prima volta l’idea di bilanciamento (se un attore guadagna qualcosa in un settore, lo perde in un altro) = balance of power, più antico principio della politica internazionale.

La pace di Westfalia è stata sicuramente un punto di svolta all’interno della storia degli Stati sovrani, ma non ha fermato la pretesa di alcuni Stati di voler formare un impero in Europa. L’aspirazione alla dominazione restava, ma era significativo che si cercasse di contrastarla.

➢ Il sistema europeo di Stati sovrani è stato formalizzato dalla Pace di Westfalia nel 1648. Nessuno Stato è riuscito a coprire una posizione egemone a causa dell’equilibrio causato dalla minaccia degli altri Stati.

Espansione coloniale

Dalla metà del XVI fino alla fine del XIX secolo, alcuni Stati europei conquistarono le Americhe, il Sud-Asia, il Maghreb e l’Africa sub-sahariana e soggiogarono ampie zone della Cina e dei territori ottomani.

La cosiddetta “corsa alle colonie” da parte di molti leader europei trova le sue radici nel mercantilismo (dottrina parallela allo sviluppo dello Stato). Questa dottrina può essere scomposta in tre paradigmi collegati tra loro: il potere militare è l’obbiettivo primario degli Stati; questo potere a sua volta dipende dal benessere economico; quest’ultimo è presente in una quantità fissa nel mondo. Si evince quindi che uno Stato può diventare più ricco, e quindi più potente, unicamente a spese del benessere e del potere degli altri Stati. Il miglior modo per accrescere ricchezza e potenza è attraverso l’imperialismo, una strategia statale che prevede la conquista di Stati terzi e la creazione di colonie.

Lungo tutto il XIX secolo e durante l’inizio del XX, le principali potenze imperiali europee, assieme agli Stati Uniti, Germania, Giappone, Belgio e Italia, rafforzarono i propri possedimenti coloniali e allargarono i propri imperi in nuove regioni.

Possiamo individuare quattro fattori che hanno contribuito al successo dell’imperialismo europeo:

  • Gli Stati europei, e successivamente gli Stati Uniti, godevano di superiorità militare, soprattutto a livello tecnologico.
  • L’Occidente aveva basi economiche superiori.
  • Gli Stati europei sono stati continuamente indotti a mobilitare risorse e a dare nuovi impulsi alla propria crescita economica e all’avanzamento tecnologico, caratteristiche che li hanno resi nemici formidabili per tutti gli Stati non occidentali.
  • Gli abitanti dell’Europa occidentale hanno beneficiato di un clima, una geografia e di un sistema immunitario che ha reso la loro ascesa come potenze più facile.

Il successo dell’imperialismo europeo si spiega anche attraverso il commercio triangolare, ovvero una triangolazione commerciale attiva nel XVII e XVIII secolo, tra Europa, Africa occidentale e le Americhe. Il Commercio triangolare fu il risultato dell’imperialismo europeo, e lo sfruttamento delle popolazioni dell’Africa occidentale e dei nativi americani da parte degli imperialisti fu tanto vantaggioso per questi ultimi tanto quanto catastrofico per queste popolazioni.

Nel 1900, gli Stati europei controllavano la maggior parte dei territori e delle popolazioni mondiali.

La prima guerra mondiale e la trasformazione del sistema internazionale

La Prima guerra mondiale ha diverse cause, ma tre fattori in particolare sono meritevoli di un’attenzione maggiore: i leader europei avevano stretto alleanze che instillavano mutui sentimenti di paura e sospetto tra nazioni; nutrivano false speranze sulla facilità di vincere un conflitto; avevano perso il controllo di una crisi regionale.

La guerra distrugge il sistema politico europeo per come era basato e ne nasce uno nuovo. Emergono gli USA e nasce l’URSS, d’ora in poi due attori fondamentali nel sistema internazionale.

La lettura che viene data è quella della colpa tedesca. Vi è una contraddizione tra i nuovi principi su cui basare le relazioni tra gli Stati (14 punti di Wilson) e il Trattato di Versailles, che mira a spostare il più possibile nel tempo la ripresa della Germania. Questo meccanismo chiaramente con il tempo porterà a odio e sentimenti vendicativi.

È in questo momento che iniziano a svilupparsi le teorie delle relazioni internazionali. Lo scopo con cui nascono è quello di capire come la guerra potrebbe non riproporsi più, quindi costruire le ragioni della pace. È il primo liberalismo, che successivamente verrà chiamato idealismo, perché questi propositi verranno visti come un’utopia.

Dall’altra parte viene chiamato liberalismo perché vi è alla base l’idea che il mercato e gli interessi economici condivisi permettano di unire le persone.

  • Cambiamento nella mentalità. Prima di questo momento non c’erano state molte riflessioni critiche sulla guerra.
  • Questi movimenti di opinioni sono legati anche al movimento delle suffragette, che ha contribuito molto alla produzione di cambiamenti.

➢ Le due guerre mondiali distrussero il sistema dell’equilibrio di potenza europeo che fu la base di un ordine internazionale che durò per 300 anni. Con l’avanzare della Guerra Fredda, la struttura bipolare del conflitto influenzò pesantemente la natura degli affari internazionali.

➢ Nel 1880 un piccolo gruppo di potenze europee esercitava il proprio controllo sulla quasi totalità del mondo. Cento anni dopo, l’intera politica mondiale era costituita da due superpotenze, una serie di medie potenze europee e asiatiche e un centinaio di nuovi Stati che lottavano sia per determinare la propria identità nazionale che per costruirsi un ruolo a livello internazionale > il sistema internazionale è cambiato dopo il 1945, con la volontà del Terzo Mondo di autodeterminarsi, il che portò all’aumento significativo del numero di Stati nel sistema.

La fine della seconda guerra mondiale e la guerra fredda

Alla fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945, il mondo vede convivere due realtà, una fatta di stanchezza e paura, l’altra di rilassamento e ottimismo. Nel 1944, Inghilterra, Stati Uniti e Unione Sovietica (i tre alleati) creano l’Organizzazione delle Nazioni Unite: la speranza è che un’associazione di grandi potenze (i “tre grandi”, più Francia e Cina) istituzionalizzata attraverso l’ONU potrebbe stabilire e mantenere la pace durante il dopoguerra.

D’altra parte, gran parte dell’ordine internazionale preesistente è in rovina e poco dopo inizia la Guerra Fredda.

L’inizio della Guerra Fredda ci ricorda, ancora una volta, come la pace e l’ordine internazionale siano estremamente difficili da ottenere. Il dibattito sulle origini della Guerra Fredda mette in luce il modo in cui diversi fattori influenzano il comportamento statale e il conflitto tra Stati.

A causa di incoerenze e inconsistenze all’interno del sistema sovietico, si produce una reazione a cascata che fa crollare il sistema. L’Unione Sovietica cessa di esistere alla fine del 1991 e si dissolve in quindici Stati-nazione, Russia inclusa.

La Guerra Fredda finisce in modo pacifico e favorevole all’Occidente per alcune ragioni:

  • Le riforme economiche sovietiche e le loro conseguenze politiche
  • La leadership di Reagan
  • La società (il potere al popolo, non ai leader)

➢ Il collasso dell’Unione Sovietica fece finire la struttura bipolare del sistema internazionale.

➢ Solo quando la Guerra Fredda finì, il sistema internazionale divenne un sistema significativamente globale.

Il sistema unipolare post-guerra fredda

Alcuni analisti dicono che lo scioglimento dell’Unione Sovietica creò, almeno per un momento, un sistema unipolare, ovvero una distribuzione di potere che prevede l’esistenza di un’unica grande potenza. Secondo questa visione nei due decenni dopo il ’91, gli Stati Uniti cercano di mantenere la propria posizione al vertice della gerarchia internazionale e di consolidare e rafforzare quegli elementi dell’ordine internazionale che riflettevano al meglio i valori e gli interessi statunitensi. Tentarono inoltre di diffondere globalmente i valori americani e le istituzioni, sia economiche che politiche, a loro affini, come la privatizzazione, il libero commercio, la liberalizzazione economica, la democrazia e i diritti civili.

La momentanea supremazia degli Stati Uniti in termini di potere relativo però non si è mai trasformata in una sorta di onnipotenza globale statunitense.

Nello stesso arco di tempo, gli Stati europei si sono uniti per formare l’Unione Europea (UE).

Un’altra caratteristica distintiva dell’era contemporanea è la globalizzazione, un perdurante processo di integrazione economica e tecnologica, reso possibile dall’evoluzione dei trasporti e delle comunicazioni.

➢ Un paradosso apparente: la fine della Guerra Fredda ha portato a una preminenza temporanea degli Stati Uniti in termini materiali (unipolarismo) ma non a una crescita nell’influenza globale di questi ultimi. Come già successo in periodi storici precedenti, il sistema interstatale sembra essere immune al controllo di una singola potenza.

Conclusione

Gli Stati europei sono nati nei secoli dopo il 1500 e, dopo lotte intestine e aver conquistato altri Stati, l’Europa ha assunto il ruolo di catalizzatore per la formazione del sistema internazionale in cui viviamo oggi.

L’incapacità degli Stati europei di gestire le tensioni internazionali ha portato alla guerra e a una profonda crisi economica, fino ad arrivare a un mondo dominato da due uniche superpotenze. Questo mondo non visse una guerra mondiale ma fu caratterizzato da tensioni e crisi.

Oggi siamo entrati in un sistema internazionale che è, per certi versi, più pacifico rispetto a quello dei decenni precedenti, ma per altri versi è decisamente più incerto e caratterizzato da un costante rischio di conflitto.

Teorie delle relazioni internazionali

Nel loro continuo sforzo di comprensione e spiegazione delle Relazioni Internazionali, gli studiosi hanno sviluppato un insieme di strumenti denominati “teorie”. Una teoria è un’immagine semplificata degli schemi di azioni e interazioni che hanno luogo all’interno di un determinato ambito di interesse e una spiegazione del perché rileviamo tali schemi. Nello studio delle Relazioni Internazionali si tende a raggrupparle in categorie ampie che potremmo chiamare tradizioni teoriche. Sono cinque le tradizioni teoriche più importanti: realismo, liberalismo, marxismo, costruttivismo e femminismo. Ognuna di queste tradizioni spinge affinché ci si concentri su aspetti molto diversi per comprendere il medesimo mondo.

Realismo

➢ Il Realismo vede le RI come una lotta per la potenza e la sicurezza fra Stati-nazione in competizione reciproca in un mondo caratterizzato dalla presenza perenne di pericolo. Secondo la prospettiva realista, in un mondo anarchico nel quale gli Stati-nazione devono provvedere da sé alla propria sicurezza, la rivalità e il conflitto sono inevitabili. Nella politica internazionale la risoluzione dei conflitti fra Stati dipenderà dalla distribuzione della potenza.

➢ Lotta per il potere e la sicurezza, un mondo di anarchia nel quale competizione e conflitto sono perennemente presenti.

➢ Tratto centrale: concorrenza tra gruppi o Stati.

Assunti del realismo

  • Anarchia > lotta per la potenza: i gruppi esistono in un mondo in cui nessuna autorità superiore può imporre regole o ordine. Gli Stati conducono la propria esistenza in un mondo caratterizzato dall’anarchia. Anarchia non significa caos, bensì che è lasciato ai singoli Stati provvedere alla propria difesa. In un mondo come questo la moneta corrente è la potenza. Gli Stati ottengono sicurezza o soddisfano i propri interessi in misura proporzionale alla potenza di cui dispongono. In un mondo di anarchia il potente prevale e il debole soccombe.
  • I realisti identificano la competizione e la lotta per la potenza, e a volte persino la guerra, come la questione principale della storia delle RI. In assenza di un’autorità di governo superiore che li protegga, gli Stati tendono ad avere paura dei loro omologhi e cercano di aumentare la loro potenza per proteggersi e ottenere ciò che vogliono dal sistema.
  • Stati: gli Stati sono gli attori principali delle RI. Poiché l’anarchia crea insicurezza, gli uomini si sono sempre divisi in gruppi predisposti al conflitto. Oggi, la forma più comune assunta da tali gruppi confliggenti è lo Stato. Altri attori delle RI, quali le organizzazioni internazionali, le chiese e le imprese private fanno parte del sistema ma sono decisamente secondari rispetto ai modi e ai mezzi della politica mondiale.
  • Attori razionali: i realisti presuppongono che gli Stati siano attori razionali in grado di riconoscere le condizioni circostanti, i rischi e le opportunità della sfera internazionale. Quando gli Stati intraprendono determinate azioni, essi sono capaci di cogliere i futuri vantaggi e le future perdite e di adeguare il loro comportamento quando i costi di tali azioni superano i benefici. Ipotizzare che gli Stati in generale agiscono razionalmente non significa che ciascun singolo Stato si comporti in tal modo (> sfida del Realismo). Gli Stati si comportano come l’“homo economicus”: sono egoisti, perseguono i propri fini indipendentemente dagli altri, e razionali, usano mezzi necessari per i fini.
  • Sicurezza: è il principio guida delle azioni degli Stati in un sistema anarchico.
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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gibellialice di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Bachelet Vittorio.
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