INTRODUZIONE ALLA PSICOPATOLOGIA DELLO SVILUPPO
Cos'è la psicopatologia dello sviluppo?
Freud si approcciava all'età evolutiva attraverso la ricostruzione che l'adulto faceva del bambino. Il
principale caso descritto da Freud è quello del piccolo Hans, il cui profilo costruisce tramite la
descrizione del padre. Questo paradigma non prevedeva quindi l'incontro diretto con il bambino.
Lo strumento prevalente era quindi quello dell'anamnesi, con domande precise relativamente al
comportamento del bambino in vari contesti di riferimento.
Dopo Freud la scuola di psicoanalisi britannica inizia, grazie principalmente ad Anna Freud,
Melanie Klein e Winnicott, a modificare il setting. Si abbandona l'idea del bambino ricostruito
dalle testimonianze dei caregiver, e ci si inizia a focalizzare sul bambino reale nel setting.
L'osservazione diretta del bambino reale ci dà la possibilità di indagare gli eventuali punti di
rottura nelle traiettorie di sviluppo del bambino, e quindi gli eventuali aspetti psicopatologici. Il
bambino inizia quindi ad entrare attivamente nel setting clinico, fornendo quindi la possibilità di
osservazione diretta del bambino reale. Il setting si deve quindi adeguare al bambino. L'età
evolutiva comprende un'ampia fascia di età e competenze, e ogni età richiede strumenti specifici.
Un esempio di questi strumenti è quello del disegno, introdotto da Winnicott. Egli iniziava facendo
uno scarabocchio sul foglio bianco e chiedeva poi al bambino di costruire qualcosa a partire da
quello scarabocchio. Altrimenti chiedeva direttamente al bambino di fare degli scarabocchi, da cui
cercava poi di costruire un'immagine. In questo modo creava una modalità di dialogo con il
bambino, attraverso un canale preferenziale per l'età evolutiva, che permette di fare riferimento
ad altri canali oltre che a quello del dialogo.
Anche lo spazio fisico si deve quindi adattare al mondo del bambino. Si iniziano a introdurre
tappeti, tavolini e giochi. L'ambiente deve dare la possibilità al bambino di decidere attivamente
dove collocarsi. Il comportamento del bambino rispetto all'ambiente permette già di osservare e
valutare degli elementi clinici del bambino.
Il bambino clinico viene definito il nuovo paziente prototipico, e negli anni '70 la psicopatologia
dello sviluppo diviene una disciplina d'eccellenza per definire lo sviluppo evolutivo, rilevarne le
deviazioni e programmare eventualmente degli interventi. L'agire terapeutico si aziona in un'ottica
fondamentalmente orientata alla prevenzione primaria del malessere psichico, o nella
strutturazione multidimensionale dell'intervento clinico che tenga conto degli assunti di base e
dei parametri di definizione della nuova disciplina (come modificare al meglio la vita del bambino
e del suo ambiente relazionale). E' importante tenere in considerazione il fatto che il bambino vive
in più sistemi, ed è quindi necessario fare riferimento ad un approccio multidimensionale.
L'essenza della psicopatologia dello sviluppo si è sviluppata principalmente a partire dall'Infant
Research, che con lo zoom diretto sulle espressioni facciali del bambino e del genitore durante
l'interazione, ha rilevato in modo specifico gli affetti su base corporea. La relazione caregiver-
bambino emerge già quando il bambino è un neonato, e già da questo pattern relazionale inizia a
svilupparsi la memoria implicita del bambino. Per la pratica clinica è quindi importante tenere in
considerazione l'esperienza emotiva relazionale che ha accompagnato le principali tappe di
sviluppo del bambino. La comunicazione implicita è il mezzo espressivo maggiormente utilizzato
dai bambini nelle fase precoci dello sviluppo. Conoscere lo sviluppo tipico di questa relazione è
importante anche per studiare lo sviluppo atipico. Un esempio comportamentale dell'intensità di
questa relazione lo possiamo vedere attraverso il paradigma dello still face. Questo ci consente di
osservare le strategie che il bambino mette in atto per attirare l'attenzione del caregiver, e le
reazioni emotive derivanti dall'apatia della madre. Il bambino è inserito dentro più relazioni
primarie, e la qualità delle cure condiziona lo sviluppo cognitivo, motorio e anche emotivo del
bambino. Le esperienze di sincronia infantile hanno un impatto a livello della memoria implicita,
che può influenzare la presenza di disturbi dell'attaccamento. Insieme al bambino nel setting
entra anche il genitore, che viene considerato non in quanto entità individuale ma relativamente
alla relazione con il bambino.
I disturbi dell'attaccamento sono stati studiati da Bowlby, con la sua teoria dell'attaccamento.
L'attaccamento alla figura primaria si esprime in diverse modalità comportamentali quando c'è
un allontanamento. Queste manifestazioni comportamentali sono rappresentative della relazione
con i genitori. Lo stile di attaccamento è strettamente legato alla presenza di psicopatologia nel
bambino. L'importanza della relazione porta ad un forte cambio di paradigma, che prende in
considerazione la relazione con i caregiver. Il termine genitorialità viene usato per la prima volta
Da Racamier nel 1961. La maggior parte degli studi sulla genitorialità sono stati rivolti alla
relazione mamma-bambino, e solo in seguito si è iniziato a prendere in considerazione le relazioni
con i padri. Oggi si tende in generale a parlare di caregiver, per prendere in considerazione la
molteplicità delle possibili configurazioni familiari nella società moderna. E' importante
mantenere una visione flessibile delle dinamiche familiari.
Si inizia quindi a porre l'attenzione sulla relazione del bambino con i suoi caregiver primari. Ci
sono diversi modi di osservare la relazione, che diventa di fatto il paziente. Tutte le interazioni
diadiche o triadiche, vengono immagazzinate nella memoria implicita, ovvero un sistema pre-
simbolico di memoria che si organizza a partire dagli scambi comunicativi tra bambino e
caregiver. Lo sguardo, la sincronia e la reciprocità, oltre al linguaggio, rappresentano una forma di
scambio comunicativo che il bambino immagazzina, e che porta con sé processi di regolazione
comunicativa. Si inizia in questa relazione a fare esperienza di una modalità di stare sull'altro che
aiuta a regolare le emozioni. Dentro questo schema il bambino inizia a riconoscere e ricordare,
quindi a prevedere una serie di scambi, su base appunto della memoria implicita. Questa è la
modalità che Stern e il gruppo di Boston chiameranno “conoscenza relazionale implicita”. Nel
paradigma della still face, ad esempio, il bambino mette in atto meccanismi comportamentali per
dare inizio a scambi comunicativi che si aspetta sulla base della sua memoria implicita. Se il
genitore fallisce in questo processo comunicativo, si svilupperà una conoscenza relazionale
implicita disfunzionale, e legata ad elementi di malessere. L'osservazione del bambino ci
permette quindi di individuare degli indicatori di rischio relativi alle prime relazioni intrattenute
dal bambino con i suoi caregivers.
E' poi importante chiarire il fatto che esiste una bidimensionalità. Il bambino è infatti un agente
attivo delle sue competenze interattive. La mancanza di risposta o il ritardo della risposta del
genitore può portare ad un disallineamento. Nel riconoscere il bambino come agente attivo,
possiamo definire la memoria implicita come principale mezzo comunicativo usato dal bambino
nelle prime fasi del suo sviluppo.
Nel contesto di questa relazione è possibile rilevare nel bambino degli elementi di disagio. E'
quindi importante allenarci ad osservare la relazione. La relazione va osservata anche attraverso la
propria reazione, quindi tramite l'elemento contro-transferale.
Il genitore si deve allenare ad individuare i segnali del bambino per poter rispondere. La presenza
di rotture nella sincronia e nella relazione col bambino è attesa, ma è importante che il genitore
metta in atto delle riparazioni. Winnicott sviluppa appunto il concetto di mamma
sufficientemente buona. Il pianto del bambino è appunto un esempio di segnale inviato dal
bambino nel contesto della relazione.
Tutti questi processi non sono consapevoli per il bambino, ma lo possono diventare dopo quando
entra in gioco la capacità di mentalizzare e verbalizzare le proprie emozioni e i propri bisogni.
Dentro queste traiettorie ci sono dei fattori di rischio e dei fattori di protezione, che influenzano
lo sviluppo di determinate traiettorie. Un esempio di fattore di rischio può essere la depressione
post-partum della madre, che si inserisce all'interno delle esperienze interattive, facendo in modo
che il bambino faccia esperienza di rotture con assenza di riparazioni. Un altro fattore di rischio
può essere quello della prematurità. Ci sono delle finestre in cui un intervento precoce può dare
un'importante modifica ai percorsi di sviluppo. Nel contesto di una depressione materna, ad
esempio, il sostegno della diade madre-bambino fornisce al bambino la possibilità di sperimentare
una relazione sintonizzata affettivamente sui suoi bisogni. La finestra di età 0-3 è una fase di
estreme potenzialità. Proprio per questo si tendono a fare diagnosi sempre più precoci per poter
progettare degli interventi ad hoc.
Non è detto però che un bambino con una mamma depressa sviluppi psicopatologia. La
depressione materna è infatti un fattore di rischio che può aumentare il rischio di psicopatologia,
ma oltre ai fattori di rischio dobbiamo tenere in considerazione i fattori di protezione
dell'ambiente del bambino e anche i suoi tratti temperamentali. L'approccio diagnostico prevede
quindi anche un attenta indagine dei fattori di rischio, di protezione e di eventuale intervento.
C'è quindi una complessità delle relazioni tra i sistemi, che possiamo riassumere in un insieme di
cerchi concentrici, che rappresentano appunto i vari fattori di rischio e protezione.
Sroufe parla di attaccamento sicuro come di un fattore di resilienza, ma non è detto che chi ha un
attaccamento sicuro non sviluppi psicopatologia. Ci sono infatti numerosi altri elementi che
possono influire sullo sviluppo del bambino. Allo stesso modo un attaccamento insicuro non è per
forza indice di psicopatologia. Il nostro paziente non è solo il bambino, ma tutto il contesto in cui
il bambino è inserito. L'attaccamento sicuro non garantisce di non sviluppare psicopatologia, ma è
comunque un fattore protettivo, di resilienza.
Le relazioni sono sistemi dinamici, quindi se alcune parti della relazione cambiano ciò influenza
l'interezza della relazione, e quindi la salute mentale del bambino. Il bambino si relaziona in
modo diadico con i caregiver. Allo stesso tempo i due genitori formano la dimensione della co-
genitorialità, che fa parte di un complesso sistema dinamico. Le relazioni primarie sono quindi
ritenute una realtà da un punto di vista di ricerca teorica ma anche una realtà da un punto di vista
clinico. La psicopatologia dello sviluppo deve orientarsi verso una sistematizzazione di modelli
che sostengano la diagnosi in età evolutiva. Tra i modelli da tenere in considerazione troviamo:
Modello del tratto: parte della considerazione del modo del bambino di percepire,
➢ organizzare pensieri e rapportarsi con gli altri. Questo consente di prevedere lo sviluppo
successivo ad un tempo dato e non ha carattere interattivo. Il tratto può essere legato a
fattori innati, come elementi temperamentali o fattori genetici, ma anche ad
apprendimento e interazioni significative.
Modello ambientale: questo prevede che l'ambiente sia responsabile della crescita e dello
➢ sviluppo, connesso alle capacità genitoriali. E' proprio dalle lacune nel contesto delle
capacità genitoriali che può infatti emergere la patologia.
Modello interazionale o transazionale: questo modello, sviluppato da Arnold Sameroff,
➢ tiene in considerazione l'interazione tra le caratteristiche del bambino e dell'ambiente.
Abbiamo quindi una teoria unificata dello sviluppo che rende possibile la comprensione
globale delle caratteristiche, dei bisogni e delle necessità del bambino nei diversi momenti
della crescita. Questo modello non cancella quindi i modelli precedenti, ma li integra.
Lo sviluppo infantile è quindi il prodotto di interazioni dinamiche continue e complesse tra il
bambino e il suo ambiente. L'alternarsi storico tra una prevalenza di prospettive incentrate sulla
natura dell'individuo e prospettive basate sull'influenza dell'ambiente, è stato influenzato dalla
rivoluzione relazionale della seconda metà del novecento, che ha dimostrato come dai primi
istanti di vita siamo esseri attivi, che agiscono spinti dal bisogno innato di entrare in relazione con
l'altro. Sameroff sviluppa una teoria che integra quattro modelli interpretativi alla base della
prospettiva transazionale dello sviluppo:
Modello del cambiamento personale: comprensione della progressione delle competenze
➢ funzionali dall'infanzia all'età adulta, dalle funzioni senso-motorie al funzionamento
cognitivo, dalle prime relazioni coi caregivers alle relazioni con l'altro e dalle differenziazioni
del Sé dall'Altro alle identità personali.
Modello contestuale: delineare fonti di esperienza che agevolano e contrastano lo sviluppo
➢ individuale (contesto ecologico).
Modello della regolazione: la regolazione umana si sposta da un livello principalmente
➢ biologico ad un livello psicologico e sociale. La regolazione è fondamentale per il processo
di auto-regolazione.
Modello rappresentazionale: ciò che l'individuo vive esiste nella sua mente. Ci sono
➢ rappresentazioni cognitive che codificano esperienze vissute, fornendo una struttura per
l'interpretazione di nuove esperienze.
I modelli non si escludono a vicenda, ma si integrano per definire al meglio una teoria dello
sviluppo legata alla salute mentale e al benessere delle persone. All'interno della psicopatologia
dello sviluppo, il processo ontogenetico viene concepito come costituito da compiti evolutivi.
Regolazione degli affetti: un funzionamento adattivo implica la capacità di dirigere,
➢ controllare e modificare i propri affetti. Questa è una competenza che si sviluppa nel tempo
ed emerge nella relazione caregiver-bambino. Questa competenza influisce sulla capacità di
intrecciare relazioni positive nel corso della vita e di sviluppare capacità di adattamento in
vari contesti e situazioni. Il contenimento materno è essenziale per lo sviluppo delle
capacità di auto-regolazione emotiva. Se uno schema contenitivo si ripete nel corso del
tempo, il bambino imparerà a modulare l'arousal, anche tramite il supporto e sostegno di
altre persone.
Sviluppo dell'attaccamento: i bambini sviluppano, sulla base della storia relazionale con i
➢ caregiver primari, rappresentazioni mentali delle figure di attaccamento, di sé stessi e
dell'interazione con gli altri. Questi modelli intrapsichici influenzano le aspettative circa le
relazioni future e la strutturazione delle stesse. Nell'attaccamento sicuro è forte la presenza
di strategie di auto-regolazione e di regolazione diadica.
Autonomia e sviluppo del Sé: nella seconda metà del secondo anno di vita il bambino
➢ sviluppa maggiore autonomia nelle diverse aree del Sé. Parallelamente il bambino
acquisisce maggiori capacità di auto-regolazione anche se la capacità del caregiver di
rispondere affettivamente e sintonicamente alle esigenze del bambino rimane ancora
determinante per lo sviluppo del Sé.
Relazioni amicali: la capacità di instaurare relazioni con il gruppo dei pari è considerata un
➢ compito evolutivo significativo, che precede l'ingresso del bambino nel sistema scolastico.
Questa capacità è fondamentale durante i primi anni di scuola e anche durante tutto il ciclo
di vita.
Adattamento scolastico: l'adattamento al sistema scolastico comprende l'integrazione con
➢ il gruppo dei pari, un profilo soddisfacente e lo sviluppo della motivazione al successo. Le
competenze sociali e scolastiche acquisite risultano correlate all'adattamento e al
benessere sociale successivo.
Tutti questi elementi possono essere integrati in un modello di organizzazione della personalità,
che possiamo strutturare in tre livelli:
Il primo livello è quello dei tratti innati, del temperamento, legato al modello del tratto.
➢ Il secondo livello è legato al complesso modello di interazione che il bambino vive nel suo
➢ contesto relazionale primario, e comprende quindi il mondo interno del bambino, il
versante implicito delle sue relazioni.
Il terzo livello è infine quello degli elementi più accessibili, consci, come i comportamenti e
➢ le interazioni diadiche agite in termini di scambi comportamentali.
Questi tre livelli verranno poi ripresi come assi portanti nella realizzazione del profilo diagnostico
del bambino e della relazione madre-bambino. Nella pratica clinica diventa fondamentale il focus
sulla genitorialità, compreso nel secondo livello. In questo livello la genitorialità a rischio è
fondamentale per l'eziologia del disturbo in età evolutiva. Restano però fuori degli aspetti più
legati a disturbi del neurosviluppo che hanno anche una componente biologica. Possiamo
considerare vari fattori centrali nell'eziologia del disturbo legati alla genitorialità:
Incidenti di percorso: lesioni nel sistema di sintonizzazione affettiva. La sintonizzazione
➢ affettiva è il processo dinamico in cui il genitore si sintonizza in modo affettivo ed
empaticamente responsivo sugli affetti e sui segnali comunicativi del bambino, e può essere
messa a rischio da vari fattori ed esperienze. Questi incidenti possono avvenire in varie fasi
del
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