Psicologia sociale
La psicologia sociale è lo studio scientifico di come persone e gruppi percepiscono e pensano gli altri, li influenzano e si pongono in relazione con loro. Alla base dello studio scientifico c’è un metodo scientifico, cioè una serie di regole convenzionali che una comunità scientifica si dà per produrre/formulare informazioni su un oggetto sociale o oggetto di studio.
Unità di analisi
In questa definizione di psicologia sociale abbiamo già due unità di analisi: le persone e i gruppi. La persona vedremo nella prima grande area ossia la percezione e il pensiero sociale: noi siamo il frutto delle esperienze che viviamo ogni giorno, e queste esperienze le viviamo, le immagazziniamo. Seconda grande area è quella dell’influenza sociale: quanto le persone intorno a noi hanno un peso nel determinare quello che facciamo. E infine, terza grande area, lo studio delle relazioni sociali, l’interazione 1 a 1 tra soggetti sociali ma anche come le persone vivono all’interno dei gruppi, e come i gruppi si relazionano tra di loro.
Oggetti della psicologia sociale
Gli “oggetti” della psicologia sociale sono diversi processi che avvengono in un contesto sociale, che prendono significato da questo contesto sociale e possono essere processi individuali (che hanno a che fare con la percezione, atteggiamenti), processi interpersonali (aggressività, conflitto, cooperazione, amore) e processi di gruppo (norme sociali, leadership, discriminazione). Questi tre processi si intersecano perché alcune tematiche che toccheremo sono nate dalla complessità di una relazione tra un individuo e un gruppo. In sostanza ci interroghiamo su tutto quello che succede e nell’interrogarci su quello che succede, facciamo i conti con i tre processi citati, che non esistono se non capiti all’interno di un contesto sociale (non necessariamente osservabile).
Una persona la intendiamo come un soggetto sociale e morale che si costruisce e ricostruisce in interazione e relazione con il sociale. Gli individui sono soggetti sociale che però sembra essere separato dalla realtà materiale e dagli altri individui. Il contesto sociale può influire sul soggetto che però non lo costruisce, ma che il soggetto gli preesiste ed è da esso indipendente.
Capisaldi della psicologia sociale
- Noi costruiamo la nostra realtà: viviamo le esperienze, traiamo le informazioni, le immagazziniamo e quando devo spiegare una realtà vissuta, l’ho già fatta e posso spiegarla; gli eventi possono essere vissuti diversamente da ognuno di noi (una la ricostruisce in un certo modo, un’altra magari ricostruisce la stessa realtà in senso opposto perché ognuno di noi si è costruito la propria realtà a partire dalla propria persona).
- Le nostre intuizioni sono spesso potenti ma talvolta pericolose: utilizzo quella conoscenza (intuizione) che ho immagazzinato quasi in modo automatico (potente) come se fosse una verità, ma magari è errata (pericolosa); ad esempio le euristiche;
- Le influenze sociali plasmano i nostri comportamenti: quello che facciamo è sempre determinato da una presenza reale (ci sono le persone vicino a me) o simbolica (i genitori mi hanno insegnato un certo modo e anche senza la loro presenza, mi comporto in quel modo) degli altri; dunque, siamo influenzati in tutti i nostri pensieri, sentimenti e comportamenti anche quando siamo soli e gli altri non sono fisicamente presenti: “le persone, dopo tutto, sono molto malleabili” ossia le persone si adattano al contesto sociale in cui si trovano.
- I nostri atteggiamenti e le nostre disposizioni plasmano i nostri comportamenti: capire gli atteggiamenti di una persona nei confronti di qualcosa, mi farà intuire il suo futuro comportamento;
- Sentimenti e azioni verso persone e gruppi possono essere positivi o negativi: i sentimenti possono essere sia positivi sia negativi o ambivalenti, bisogna stare attenti solo al giudizio magari non usando le categorie nostre assimilate per interpretare i fenomeni sociali.
I principi della psicologia sociale sono applicabili anche alla vita quotidiana.
Principi motivazionali
I tre principi motivazionali che guida i soggetti nel loro pensare, sentire, comportarsi:
- Acquisizione della padronanza: significa comprendere se stessi e il mondo intorno a noi, per poi utilizzare questa comprensione a guidarci nella nostra esistenza. Noi non ci vogliamo farci trovare impreparati, ma dobbiamo sapere come ci dovremo eventualmente comportare in un determinato momento. Se mi trovo impreparato in una situazione, mi blocco, non so cosa pensare, cosa fare, e subisco il giudizio altrui perché nessuno vuole essere deriso, isolato, messo da parte. Ad esempio sono invitato a una festa, come vado, come mi vesto, mi serve qualche punto di riferimento.
- La ricerca dell’affiliazione: il fatto di dover padroneggiare quello che accade intorno a me, mi protegge dall’essere isolato, perché le persone vivono cercando l’affiliazione. Ogni persona si impegna a creare e mantenere sentimenti di reciproco sostegno, simpatia e accettazione con le persone che ama e stima o con il proprio in-group (gruppo che sento di appartenere).
- La valorizzazione di “me e di mio”: desideriamo porci in una luce positiva, stimata all’interno dei gruppi che viviamo. Io desidero essere sempre considerato in modo positivo da me stesso e dai gruppi che io sto frequentando, tanto che pur di vedere me stesso in modo positivo, spesso considero i miei gruppi a cui appartengo in modo positivo.
Come spieghiamo il sociale
Articolazione psicosociale dei livelli di analisi (Doise, 1976) che ci spiega come possiamo essere psicologi sociali. Doise, psicologo belga importante per le rappresentazioni sociali, ha voluto semplificare il nostro modo di essere psicologi sociali: dobbiamo imparare a spiegare il contesto sociale in un modo che tenga conto del livello ideologico, che è una spiegazione del mondo che spiega come le persone interagiscono tra di loro contemplando tutto (valori, cultura, emozioni, il modo in cui le persone ricoprono il ruolo sociale).
Noi possiamo spiegare il mondo sociale a un livello intra-personale, ovvero spiego il sociale cercando di capire come le singole persone stanno organizzando le proprie esperienze. Si può utilizzare anche quello che definisce il livello inter-personale o inter-situazionale, cioè posso spiegare i contesti sociali osservando l’interazione fra due persone. Doise dice che l’interazione fra due persone qualsiasi che possono essere intercambiabili (che sia fra pari o sia fra non pari, le posizioni sociali non vengono considerate).
Manca qualcosa che il livello posizionale può dare: viene preso in considerazione nell’interazione anche il tipo di status come l’interazione fra un docente e uno studente, un dirigente e un operaio. Per Doise il miglior modo per spiegare il contesto sociale è basarsi sul livello ideologico ossia basarsi sulle credenze ideologiche (informazione trapassata con un modo di pensare che non è relativo al singolo ma contempla il gruppo fino a essere globale) che considera il ruolo delle credenze generali.
Cenni metodologici
Facciamo dei cenni metodologici: cosa sapere del processo di ricerca e di analisi? Il metodo scientifico è importante perché ci darà un forma mentis che ci permetterà di leggere gli articoli e determinare se è un articolo divulgativo da quelli scientifici, nel senso che dobbiamo utilizzare questo metodo di porci nei confronti di alcuni oggetti di studio che sia di tipo sistematico.
Alle conoscenze si arrivano implementando delle ricerche di diverso tipo e che tutte attraverso un ciclo della ricerca, ossia diverse fasi che si connettono fra di loro: teoria, ipotesi, disegno della ricerca. Con la teoria possiamo descrivere un insieme di principi che spiegano e predicono un evento osservato. Quando vado a implementare una ricerca perché sono interessata a capire un fenomeno, parto sempre da una teoria perché qualcuno ha osservato quel fenomeno e ha già promosso una teoria: questa teoria non sempre soddisfa appieno una mia intuizione, posso, partendo da lì, passare alla seconda fase ossia formulo una ipotesi, cioè una proposizione testabile che descrive una relazione che potrebbe esistere tra gli eventi. Il ricercato dunque partendo dalla teoria si formula una domanda. Da questa ipotesi, scelgo quello che è il metodo che mi può guidare nel testare la mia ipotesi: per il metodo mi serve un disegno della ricerca, come ad esempio mi servono i partecipanti, mi servono degli strumenti (test, questionari), raccolgo i dati (la produzione di dati) e li analizzo testandoli, e arrivo al risultato e formulo una conclusione e confronto con la mia teoria iniziale oppure propongo un avanzamento della teoria.
Il metodo è come decidiamo di raccogliere e organizzare le informazioni verso un obiettivo. In base alla mia ricerca, sceglierò un mio metodo. Le finalità della ricerca possono essere: identificare o descrivere una realtà; verificazione di due variabili se sono associate; identifico una causa-effetto del fenomeno tra le variabili. A seconda di queste finalità, posso dire di usare un metodo per una ricerca descrittiva/osservazionale oppure parliamo di una ricerca correlazionale; o se l’obiettivo è la causa-effetto tra due variabili allora sto implementando una ricerca sperimentale.
Una ricerca descrittiva fornisce un’immagine quanto più esaustiva e chiara del fenomeno; una ricerca correlazionale è il legame che c’è fra due o più variabili: c’è correlazione tra A e B, vuol dire che se io sto osservando un fenomeno, e trovo un B, ci sarà sicuramente anche la A. La correlazione può essere positiva o negativa ma soprattutto significativa: una correlazione positiva ci racconta che se all’aumentare di un livello di un variabile, aumenta anche l’altro o viceversa diminuiscono entrambe (in poche parole vanno nella stessa direzione). Una correlazione negativa è l’opposto, all’aumentare di una, diminuisce l’altra variabile o viceversa. La ricerca sperimentale cerca il nesso causa-effetto è proprio una ricerca che ci permette di vedere le due variabili in una relazione, nella quale si può dire con certezza quale sia quella delle due che causa l’altra.
Costrutto e variabile sono due termini che sottendono un significato diverso. Quando parliamo di costrutto, parliamo del risultato di una ricerca scientifica, ossia un’idea generale sviluppata da una serie di ricerche per descrivere una caratteristica fisica o psicologica che possiamo osservare (ad esempio il supporto genitoriale in un ambito scolastico può essere un costrutto). La variabile è una caratteristica fisica o psicologica del soggetto che può essere osservata e misurata in un valore preciso in un dato intervallo, che varia da individuo a individuo. Se io devo cercare la variabile che mi misura il supporto genitoriale, posso mettere in dato numero misurabile questo costrutto con una affermazione (operazionalizzazione del costrutto) che varia da persona a persona: ad esempio quante volte mia madre o mio padre mi aiuta a studiare?
Come si leggono i modelli esplicativi? La variabile dipendente è il risultato del fenomeno di cui ci interroghiamo. Mentre la variabile indipendente è la causa dell’effetto di quel fenomeno. Nel formulare i modelli come esito di ricerche sperimentali, posso trovare i nessi tra le variabili. Ad esempio la partecipazione al corteo (variabile dipendente) è causata dall’identificazione di gruppo (è una variabile dipendente dalle variabili indipendente ma è indipendente dalla variabile dipendente, in particolare è una variabile che ha la funzione di mediatore), che a sua volta è causata dalla rabbia e dal fatto che posso fare la differenza (variabili indipendenti). Le variabili indipendenti sono gli ingredienti mischiati per una variabile dipendente che rappresenta il prodotto finale.
Lo sviluppo storico della disciplina in Europa e negli Stati Uniti
A cavallo dell’800 e dell’900, in Europa, Gustav Le Bon e Gabriel Tarde descrivono quella che è la Psicologia delle folle, mentre Wilhelm Wundt in Germania studia la Psicologia dei popoli. La psicologia delle folle tra il proprio nome dal celebre testo di Le Bon. Quest’ultimo e Tarde sono i primi che teorizzano la folla, e spiegano come secondo loro le persone si trasformino all’interno delle folle: hanno una visione negativa delle folle, dicevano che sono un aggregato che può essere manipolato e usato per i propri fini e scopi. I loro testi furono usati da Hitler e Mussolini, affascinati per manipolare i popoli. Gli psicologi per primi dicono che le persone si de individualizzano nelle folle, perdono la loro identità in virtù di una variabile condizionale.
La psicologia delle folle studia gli effetti sul comportamento individuale dell’interazione simultanea con altre persone. Le Bon si interessa delle folle quando queste sono presenti fisicamente (come Fridays for Future e Colpo di Stato dei nostri anni) e delinea due concetti fondamentali: secondo Le Bon, questo essere insieme simultaneamente nella folla fa si che si crei una mente collettiva, che secondo lui poteva essere descritta come un’entità psicologica sovraindividuale, cioè una mente che non è più la mente del singolo ma è sovraindividuale (sta sopra l’individuo) e questa mente collettiva fa si che si possano condizionare pensieri, emozioni e comportamenti delle persone. Questa nuova entità di folla è negativa e regressiva, cioè è come se trasformasse le persone in primitivi. Pertanto la folla di per sé vedrà gente che si comporta utilizzando gli istinti più bassi e le emozioni più forti che può provare e che lo portano ad agire che non avrebbero compiuto da soli. Le Bon individua delle spiegazioni e dice che ha un peso la suggestione, vi è un determinato contagio mentale, le persone si sentono poco responsabili e le persone hanno la necessità di individuare un leader che orienti la folla: un leader carismatico, con una forte volontà e capace di imporsi.
Ma da dove arrivano queste idee? Le Bon aveva alcune intuizioni dalla medicina e dalla criminologia. Dalla tradizione medica tra il concetto di suggestione ipnotica: la folla è così importante come se le persone fossero suggestionate e questo abbassa il livello di coscienza della persona rendendo la sua mente più primitiva: da qui i concetti di irrazionalità, emotività e primitivismo delle folle. Dalla tradizione medica prende anche il concetto di contagio: essa annulla le norme sociali. Dalla criminologia prende il concetto della responsabilità ridotta: fa si che la persona diventi primitiva, infantile, meno razionale con un minore autocontrollo. Entrambe le fonti si basano sul concetto di non-normalità, ossia le persone diventano anormali in mezzo alla folla.
Gabriel Tarde si interessa delle folle non presente fisicamente e le definisce meglio come masse. Approfondisce il concetto di folla e arriva alle stesse conclusioni: per Tarde le persone non perdono l’individualità anzi la mantengono e secondo lui, le persone si imitano a vicenda (spinge la persona a comportarsi come un suo simile) amplificata dall’opinione pubblica e c’è una tendenza in alcuni di inventare, ovvero la capacità di proporre nuove forme di pensiero e a proporsi come capi. Tarde rifiuta le persone che si annullino, le differenze individuali si mantengono, ma inconsciamente imitano gli altri. Tarde parlerà di leggi di imitazione (1890).
Il secondo grande approccio europeo che vediamo è la Psicologia dei popoli, che pone alla nostra attenzione il fatto che la psicologia si deve attenzionare quella che sono i prodotti culturali: è una forma di psicologia storica e socio-culturale che ci dice che le persone sviluppano anche contenuti mentali simili proprio a partire dalle interazioni che hanno tra di loro; cioè non possiamo prescindere dal contesto nel quale le persone vivono. La psicologia pone l’accento anche sulla costruzione condivisa dei significati (linguaggio, miti, costumi) che derivano dall’interazione sociale. L’esponente è Wilhelm Wundt, fondatore della psicologia sperimentale moderna perché a Lipsia istituisce il primo laboratorio sperimentale. È un laboratorio dove per Wundt si poteva misurare o studiare quelli che chiamava i processi mentali elementari, attraverso l’indagine delle risposte fisiologiche che una persona dava degli stimoli. Ma ci sono anche dei processi mentali superiori (linguaggio, pensiero, ecc) che richiedono di essere studiati in modo differente dalle scienze naturali: richiedono un metodo d’indagine storico-comparativo. I processi per loro natura sono sociali perché anche se si basano su abilità fisiologiche e quindi interessano questi processi elementari, derivano il loro concreto modo di manifestarsi dal contesto socio culturale. Il contesto socio culturale, dove la cultura è un bagaglio simbolico che viene trasmesso nei contesti, ha la sua importanza.
Dunque vediamo come in Europa le due psicologie si concentrano sull’importanza dei contesti e fenomeni collettivi, negli Stati Uniti esso avrà meno fascino. L’ipotesi di base della Psicologia dei popoli è che il vivere insieme secondo modalità comuni porti allo sviluppo di contenuti mentali simili. Sostanzialmente la psicologia sociale è una psicologia comparata e storica che deve attenersi proprio a capire come significato si generano dall’interazione con un certo contesto, anche storico: infatti nell’ultima parte della psicologia dei popoli si studiano le differenze culturali tra i popoli e della caratterizzazione sociale dei processi psichici. La psicologia dei popoli ci dice che le persone si formano a partire dai contesti sociali. La psicologia sociale deve distinguersi per essere anche una disciplina storica, perché tiene conto di quegli aspetti culturali, storici, simbolici caratteristici di quel contesto. La psicologia dei popoli si deve attenzionare il prodotto.
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