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La conoscenza del mondo sociale

Come l'individuo conosce e interpreta la realtà del mondo sociale, come la percepisce e anche come la giudica, la valuta. Quando si parla di realtà nel mondo sociale si intende sia lo stimolo fisico, l’oggetto, sia le persone (anche esse sono stimoli, sono “oggetti” del mondo sociale) oggetti di conoscenza. Per la psicologia sociale è molto importante l’altro e il gruppo (unità composta di altre persone).

Premessa: cosa è la psicologia sociale

La psicologia sociale può essere definita come lo studio dell’individuo all’interno delle interazioni (con persone diverse: relazioni interpersonali, con gruppi, all’interno del gruppo o con gruppi diversi, quindi tra gruppi: relazioni intergruppi) e del contesto sociale. Quindi l’oggetto di studio principale è il comportamento sociale, cioè tutte le azioni dell’individuo che si muovono all’interno della società.

Moscovici (1984): vede la psicologia sociale come qualcosa che si muove in una logica triadica, ovvero abbiamo un soggetto (Ego) che è l’individuo che conosce, che ha una relazione con un oggetto (=qualsiasi stimolo, fisico o sociale, reale o immaginato). E poi si ha un terzo componente che è l’Altro (Alter, persona o gruppo). Secondo Moscovici c’è un’interazione tra io (ego) e l’altro nella conoscenza dell’oggetto.

Esempi di costruzioni sociali in ottica triadica: stereotipi (si hanno stereotipi su un determinato gruppo di persone, che può essere un oggetto sociale e reale, questi stereotipi vengono costruiti in relazione alla propria società, quindi in relazione con l’altro), ideologia, concetto di sé (il sé può essere anche lo stesso oggetto della conoscenza, a quel punto le punte del triangolo di sovrappongo l’un l’altra).

Premessa: pillole storiche

La nascita della psicologia sociale si ha alla fine del 19esimo secolo, si “stacca” dalla psicologia generale e dai settori più clinici e iniziano alla fine del 19esimo secolo i primi esperimenti. Ad esempio: Triplett (1898) fa esperimenti sulla facilitazione sociale, che è quel fenomeno per cui quando tanti individui sono insieme svolgono un’attività o un compito meglio di come lo svolgerebbero se fossero da soli. Esperimenti con individui partecipanti e che studiano un fenomeno preciso, legato alla produttività di gruppo.

Negli anni ’30 del 1900: si ha un’evoluzione, si inizia a studiare la formazione degli atteggiamenti, che è un fenomeno intragruppo (qualcosa che nasce all’interno del gruppo, quindi nelle interazioni tra le persone all’interno di un gruppo).

Post WW2: si passa a studiare problemi sociali legati alle relazioni intergruppi (es. pregiudizio e discriminazione verso certi gruppi sociali, autorità..) per la volontà di spiegare l’olocausto (com’è stato possibile arrivare a questo? E come hanno potuto le persone che avevano l’autorità di fare certe cose in nome del nazismo obbedire?).

Anni ’60 del 1900: c’è uno studio di fenomeni cognitivi (es. dissonanza cognitiva) individuali e di gruppo. Gli esperimenti fino agli anni 70 avevano delle caratteristiche ora non più accettate, per fortuna si inizia a parlare di etica degli esperimenti.

Anni ’80 del 1900: si va verso una psicologia sociale più multiculturale e più etica (esperimenti).

Livelli di studio della psicologia sociale (Doise, 1989)

Come si possono spiegare i fenomeni psicologici (es. comportamento)? Abbiamo 4 livelli diversi secondo Doise:

  • Livello intrapersonale o individuale

    Si trova in quasi tutti i campi della psicologia, è un livello che riguarda l’individuo, si focalizza sui suoi processi, percezioni, motivazioni, personalità, a livello individuale, intrapsichico. Si guarda all’individuo in maniera un po’ isolata, non in interazione. Si cerca di spiegare il comportamento sulla base della caratteristica intrinseca dell’individuo. Cercare le spiegazioni nei processi individuali, intrapsichici (meccanismi interni all’individuo): motivazione, tratti di personalità, elaborazione delle informazioni. Ad esempio se facciamo compilare un questionario a un individuo in cui misuriamo la tendenza a rimuginare, questo è un modello intrapersonale. La tendenza a rimuginare è una tendenza individuale intrapsichica, se misuriamo quello stiamo andando a cercare la causa di alcuni comportamenti dell’individuo nella sua tendenza individuale a rimuginare.

  • Livello interpersonale o situazionale

    Cercare le spiegazioni nel rapporto/relazione tra le persone, intese come due o più soggetti specifici (non come un gruppo, non guardiamo le appartenenze), in una situazione. Non vengono considerate le appartenenze e posizioni dei soggetti, solo la loro relazione. Quando si guarda solo le persone, in interazione, in quel momento lì, non si tiene conto di tutto quello che c’è stato prima, quindi non c’è una considerazione del bagaglio di esperienze. L’idea è guardare le persone che stanno interagendo in una situazione, in quel momento lì, senza sapere cos’è successo prima. Quindi più che guardare la relazione che hanno in generale, la relazione che stanno avendo in quel momento, è molto situazionale e proprio per questo non si prendono in considerazione le appartenenze o i ruoli dei soggetti, semplicemente gli si fa una fotografia, una fotografia in quel momento.

  • Livello intergruppo o di posizione

    C’è una spiegazione del comportamento sociale, dei fenomeni sociali, in base alla posizione dei soggetti nel contesto sociale, quindi legata ai ruoli, alle appartenenze di gruppo. Nel momento in cui si appartiene a un gruppo, si ha un’identità legata a quel gruppo, e questo modifica come si vede la realtà, come si percepisce, come interagisco con altre persone ecc. L’appartenenza di gruppo modifica come le persone percepiscono, si formano opinioni, interagiscono tra loro. Quindi secondo questo livello tutto il comportamento sociale si spiega in un contesto formato da gruppi e dalle loro relazioni (es. gerarchie all’interno delle società, partiti politici, alle nazioni di un continente). No spiegazione universale del comportamento, bisogna conoscere il contesto.

  • Livello ideologico o delle credenze

    Vediamo la società nel complesso. La società è composta da tanti individui e da tanti gruppi. Abbiamo dei processi che vengono creati da individui e gruppi diversi, ad esempio la cultura. La cultura di una società è proprio il frutto dell’interazione nella storia di tanti individui e tanti gruppi che hanno fatto la storia della società. Così come i valori e le ideologie di una società. Spiegazione in base a sistemi di credenze condivisi: cultura, valori, ideologia di una società.

Un esempio: Beatrice incontra sul tram la sua vicina di casa, la sig.ra Margherita, e le lascia il posto a sedere. Come lo spieghiamo?

  • Intrapersonale: Beatrice è una persona altruista/ Beatrice si vuole alzare.
  • Interpersonale: Beatrice e la sig.ra Margherita si conoscono bene e sono in ottimi rapporti/ sig. Margherita ha un gesso alla gamba, Beatrice vede il gesso e la fa sedere.
  • Intergruppo: Beatrice e la sig.ra Margherita fanno (e si sentono) parte dello stesso gruppo: la scala B del loro condominio, ma anche il Comitato di rivalutazione del loro quartiere.
  • Ideologico/credenze: La sig.ra Margherita ha 70 anni e nella società di Beatrice è buona norma lasciare il posto a sedere a persone più anziane.

Quali livelli usiamo in psicologia sociale?

Tutti! Si cerca di mantenere una prospettiva multi-processuale, orientata alla complessità (cerchiamo di non dimenticare nessun livello). Lewin: Il comportamento sociale può essere spiegato da una totalità dinamica (perché son fattori in interazione) di fattori personali e fattori situazionali (fattori interagiscono tra loro e si muovono).

In una situazione, l’individuo conosce e interpreta la realtà (c’è una grande parte di elementi cognitivi) in base alla sua interpretazione (elementi cognitivi) e alle sue motivazioni (elementi motivazionali), valuta e decide come comportarsi (comportamento sociale). Facendo il processo inverso, Lewin ci dice che il comportamento sociale ha una base di elementi cognitivi in interazione con elementi motivazionali. Non c’è determinismo in questo, non è che da elementi cognitivi si può determinare esattamente come l’individuo si comporterà, quando si parla di queste relazioni si parla sempre di correlazione, predizione.

In questo primo modulo ci occupiamo di conoscenza sociale e quello che sta alla base. Intervengono le motivazioni e l’interazione tra conoscenza sociale e motivazioni, dà il comportamento sociale. La relazione tra azione sociale e conoscenza sociale, secondo la psicologia sociale, è biunivoca, si riconosce che sì, la conoscenza sociale guida l’azione sociale, ma c’è anche una relazione al contrario, quindi l’azione sociale nel momento in cui avviene, informa anche la conoscenza sociale che va ad aggiustarsi, quindi c’è una sorta di adattamento continuo.

Fattori cognitivi della conoscenza sociale

L’individuo è in continua attività cognitiva: conosce per avere un potere sulla realtà, perché controllare, prevedere e trasformare la realtà è utile per l’individuo. Conosciamo e ragioniamo sul dato della realtà sociale, ci formiamo delle aspettative sulla realtà sociale, proprio per cercare di prevedere quello che la realtà sociale ci può restituire, ci può dare. Gli oggetti della conoscenza sono cose e persone, quando si tratta di persone è incluso il Sé stimoli. Conoscenza sociale = stimoli + modo di percepire stimoli (cioè la realtà sociale nella sua complessità).

L’attività cognitiva si svolge in due modi:

  • Consapevole: tutti i processi controllati dalla ragione, in cui possiamo operare un controllo cognitivo (quindi un pensiero più ragionato) partono da un atto di volontà (intenzionali), portati avanti con controllo e consapevolezza, seriali. Elementi fondamentali dell’attività cognitiva consapevole: controllo e intenzionalità (c’è un atto di volontà alla base). L’attività cognitiva consapevole è qualcosa che ha bisogno di parecchia energia cognitiva, per questo motivo i processi cognitivi consapevoli non riescono a essere portati avanti in contemporanea. Per questo motivo si dicono seriali, si completa uno e poi se ne comincia un altro. L’attività cognitiva consapevole avviene attraverso la successione di compiti cognitivi consapevoli.
  • Automatico: non intenzionale, inconsapevole, parte in maniera automatica, non controllabile, è più efficiente perché è più veloce, quindi fa fare le cose in meno tempo impiega così poche energie cognitive e contemporaneamente è possibile svolgere un altro compito cognitivo (esempio: camminare), non è seriale.

Esempio: attivazione stereotipi. La maggior parte dei processi cognitivi ha un mix di elementi controllati e automatici.

Schemi

Uno schema è qualcosa che dà ordine alla nostra conoscenza. La percezione umana non riproduce semplicemente la realtà esterna, ma la ricostruisce attraverso schemi basati sulle precedenti esperienze (dal momento in cui c’è anche un solo minimo senso del sé).

Schemi = strutture cognitive che rappresentano un oggetto di conoscenza, includendo i suoi attributi e i loro legami (Schema come una rete). Gli schemi influenzano la codifica delle informazioni nuove, il ricordo di informazioni già acquisite e le inferenze relative ai dati mancanti (ipotizziamo quello che manca); generano aspettative su come le cose dovrebbero andare (processo TOP-DOWN).

Processi top-down: concetti e conoscenze presenti in memoria che permettono di trattare stimoli nuovi facendo riferimento a informazioni già possedute.

Processi bottom-up: si basano sui dati della situazione in atto raccolti tramite la percezione (data-driven). È la percezione che guida la conoscenza. C’è una interazione tra i due processi e nella maggior parte dei processi cognitivi abbiamo entrambe le modalità. Meglio top-down o bottom-up? Non possiamo fare a meno né dell’uno né dell’altro.

Top-down: processi che accorciano il lavoro cognitivo, è molto più facile assorbire informazioni nel momento in cui riesco a metterli nei miei schemi, quindi gli schemi facilitano la conoscenza (evitano il lavoro, facilitano la conoscenza). Ovvero io ho delle conoscenze già possedute e le uso per capire quello che ho davanti, lo facciamo tutti i giorni. L’unico problema del processo top down è che basandosi su degli schemi (rete conoscenza semplificate nella mente), c’è una probabilità di incorrere in errori e distorsioni del pensiero, quando dovuti all'influenza di conoscenze già possedute ed abitudini sull’interpretazione delle informazioni. Soprattuto nelle situazioni in cui magari l’interpretazione della realtà si presta a più spiegazioni possibili, quindi in un mondo della probabilità in cui non c’è certezza di quello che sta succedendo, è facile che se utilizzo uno schema di come potrebbe essere andata, in realtà faccio un’inferenza di qualcosa che non è certo. Questo è il lato negativo dello schema: mi aiuta sì a interpretare le informazioni, ma il problema è che potrebbe farmi avere un’interpretazione sbagliata. Anche perché lo schema è costruito sulla base di tutto ciò che per me è stato rilevante nella vita, quindi ovviamente a seconda delle esperienze che ho avuto, potrei selezionare come rilevanti delle informazioni in una situazione e scartare delle altre formazioni, e quindi avere una comprensione parziale di quello che sta succedendo.

Esempio: Un possibile litigio tra due persone conosciute. C’è un giudizio negativo a monte di una delle due persone. Nonostante nel litigio ci potrebbero essere ragioni a favore di entrambi i litiganti, se ho un giudizio negativo precedente su una delle due persone che stanno litigando, ovviamente penserò che ad avere ragione è l’altro e ad avere torto è la persona di cui io ho un giudizio negativo. È uno schema che ho relativo a una persona, con un insieme di valutazione sulle sue caratteristiche personali, il modo di porsi, ecc. Ciò che io conservo in memoria sulle caratteristiche di quella persona, sulle valutazioni che io ho di quella persona, (lo schema di quella persona) influenzano sicuramente come la valuterò nelle situazioni in cui la vedrò comportarsi. Dal punto di vista cognitivo quello che succede è questo: ho uno stimolo davanti, lo categorizzo in base alle sue caratteristiche, cioè lo inserisco in una (o più) categoria di appartenenza, e poi attivo una conoscenza schematica (cosa prevede quella categoria di appartenenza?).

Esempio: cheesecake, è una torta, è fredda, biscotto, frutti di bosco sopra, New York.

Bottom-up: processi più accurati, ci concentriamo su ogni singolo elemento dello stimolo e assorbiamo tutta l’informazione senza inserirla in schemi, senza utilizzare delle strutture cognitive sovrastanti. Sono meno efficienti e più dispendiosi di tempo, in quanto si concentrano su ogni singolo elemento di informazione.

Tipi di schemi sociali: cosa contengono?

  • Schemi di persona: informazioni che servono per descrivere le persone in base a tratti di personalità (es.: simpatico) o altre loro caratteristiche (es.: studente). Ci serve per riferirci a un insieme di caratteristiche che riteniamo associate a un determinato tipo di persona (es. schema del partner ideale).
  • Schemi di sé: informazioni su di sé o che rimandano al sé (tratti più o meno centrali), quindi come noi ci vediamo, come noi ci descriviamo. Ci sono caratteristiche più centrali e alcune meno centrali, questo significa che ci sono degli attributi che per noi sono più importanti, ovvero che secondo noi ci identificano di più, che sono il cuore dello schema di sé, che magari sono quelli che facciamo più fatica a pensare che cambino. E ci sono tratti meno centrali che sì ci descrivono, ma che sono più soggetti a più cambiamenti, sono conoscenze di noi stessi meno fondamentali, sono attributi meno utili per descrivere noi stessi. In psicologia sociale si dice che si è schematici/aschematici su qualcosa se quell’attributo è un proprio tratto centrale o meno. Ci sono dei tratti su cui tutto lo schema di sé si basa, che sono i tratti centrali.
  • Schemi di ruolo: è ciò che ci aspettiamo da una persona in una determinata posizione nella struttura sociale; quindi l’insieme delle informazioni che abbiamo (lo schema) su quella persona in quel ruolo, è data dal posizionamento a livello sociale che ha. Conoscenze relative ai comportamenti attesi da una persona che occupa una determinata posizione nella struttura sociale. Ci sono ruoli acquisiti (ruoli che l’individuo si guadagna nel corso della vita, es.: medico) e ruoli ascritti (ruoli che non sono stati acquisiti tramite l’esperienza, ma che ci sono già per nascita, es.: età).
  • Schemi di eventi: conoscenze relative alle sequenze di azioni appropriate in un determinato contesto, comprese le aspettative sul modo in cui si comporteranno gli altri (script = sono dei veri e propri copioni, cioè sono dei repertori di comportamento).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Eeleenuzzz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Fuochi Giulia.
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