CAPITOLO 1: TEORIA DELL’ATTACCAMENTO
Approccio all’intervento
L'intervento a tutela del bambino si basa su un approccio sistemico e socio-costruzionista,
secondo cui ogni processo che riguarda il bambino è intrinsecamente congiunto a quello degli
adulti che se ne occupano.
● Sistemico
○ Ogni cambiamento in un membro della famiglia produce ripercussioni su tutti
(interdipendenza, retroazione).
○ Fondamentale considerare il sistema familiare nel suo insieme e valutare
attentamente su chi intervenire per primo e con quali modalità.
● Multidisciplinarietà
○ Psicologi
○ Assistenti sociali
○ Educatori
○ Avvocati/magistrati minorili
○ Medici/psichiatri/neuropsichiatri
Teoria dell’Attaccamento (Bowlby)
● Le prime esperienze affettive dei bambini, in particolare con i caregiver, hanno un ruolo
fondamentale nel loro sviluppo futuro → modellano l’immagine di sé stessi e la qualità
dei rapporti successivi.
● Analizza il legame tra lo sviluppo infantile e la qualità delle cure ricevute nei primi anni di
vita.
● L’ambiente relazionale può migliorare o peggiorare, influenzando la percezione che i
bambini hanno di sé stessi e degli altri.
● Presupposto evoluzionistico
○ Pulsione biologica innata alla ricerca di prossimità nei confronti di un adulto
protettivo: lo scopo è sentirsi sicuro, protetto.
○ Comportamenti di attaccamento per promuovere la prossimità: segnali di
richiesta (pianto, sorriso, tendere le braccia), strategie attive (seguire, cercare
contatto).
○ Questo avviene soprattutto quando il bambino si sente minacciato → ha bisogno
di capire da dove arriverà la protezione e di avere fiducia che quando comunica
un bisogno otterrà conforto.
● Figura di attaccamento come base sicura
○ Base sicura: Un caregiver che soddisfa le necessità del bambino in modo
prevedibile e accurato crea fiducia e sicurezza, favorendo l’esplorazione del
mondo circostante, senza percepirlo come minaccioso.
■ Differenza tra un bambino ben accudito e uno trascurato è la
presenza/assenza di curiosità, di interesse e di gioia verso il mondo
esterno
● Sistema comportamentale della socievolezza / affiliativo
○ Relazioni con coetanei e rete estesa (nonni, amici) come fonte di sicurezza e
opportunità di apprendimento → all’interno del contesto sociale i bambini
raggiungono competenze evolutive a cui non avrebbero accesso con sole
capacità soggettive.
Mente riflessiva e regolazione emotiva
● Espressione delle emozioni
○ Il bambino deve avere le possibilità di provare tutta la gamma di emozioni,
incluse quelle più negative.
○ Riconoscere la possibilità dell’esistenza di sensazioni contrastanti è la chiave di
un pensiero flessibile riguardo alle emozioni ed è collegata alla sicurezza
dell’attaccamento.
■ L’accettazione di sentimenti ambivalenti risulta difficile per i bambini
insicuri e maltrattanti.
● Regolazione
○ Il caregiver inizialmente regola le emozioni dei neonati al posto loro, ma annette
importanti significati che permetteranno poi loro di imparare ad autoregolarsi
(scaffolding).
○ Esempio: spiegare le proprie emozioni di delusione in un giorno di pioggia che
impedisce di uscire per una gita al parco, così il bambino impara a gestire la
frustrazione.
■ Risposta negative da parte del caregiver aumenta l’ansia del bambino e
ne riduce la capacità di dare un senso ai propri sentimenti e gestirli.
Rappresentazioni mentali e Modelli Operativi Interni (MOI)
● Formazione
○ Il bambino impara ad adattarsi al contesto relazionale in cui si trova → organizza
il comportamento in base a come viene trattato → rappresentazioni che essi
formano sulla base dell’esperienza li aiutano a dare un senso a Sé e all’ambiente
circostante.
○ Queste rappresentazioni mentali dell’ambiente portano a sviluppare
comportamenti anticipatori (es: piangere quando è l’ora di lavarsi i capelli).
● Modelli Operativi Interni (MOI)
○ Rappresentazioni mentali di sé, degli altri e delle relazioni sviluppatesi a seguito
di esperienze specifiche vissute all’interno del rapporto di accudimento.
○ Schemi di base che guidano aspettative, emozioni e comportamenti futuri.
○ Possono essere modificati da nuove esperienze ripetute e da “nodi di svolta”
(persone o eventi significativi).
○ É possibile avere MOI diversi a seconda della figura di attaccamento.
○ Esempio: Il bambino i cui segnali e le cui esigenze vengono costantemente presi
in considerazione e soddisfatti da parte del genitore costruisce un’immagine di
quest’ultimo come disponibile e amorevole e di sé come efficace, apprezzato e
amato.
Memoria
● MOI influenzano il modo in cui i ricordi vengono organizzati e interpretati → se sono
coerenti possono permettere di dare un significato alle esperienze negative e di
elaborarle.
● Ricordi delle esperienze passate influenzano i modelli operativi interni, ma questi a loro
volta, influenzano la maniera in cui le esperienze vengono percepite e memorizzate
sotto forma di ricordi → Tendiamo a vedere, nonché a ricordare, ciò che ci aspettiamo di
vedere.
● Tipi di memoria che contribuiscono a dare senso alle esperienze di attaccamento nei
bambini
○ Procedurale: esperienza di tipo non verbale
■ Procedure che diventano automatiche
■ Ma anche ricordi legati alle esperienze di accudimento (es: sensazioni e
calore di sentirsi amati)
■ Livello inconscio
○ Autobiografica
■ Maggiormente consapevole
■ Episodica: ricordi di eventi chiave che segnano la storia individuale.
■ Semantica: messaggi e linguaggio ricevuto (“Sei bravo”, “Non fare il
piagnucolone”).
● I caregiver devono promuovere la co-costruzione di nuove narrative, all’interno delle
quali i bambini possano trasformare i ricordi e le idee in parole, per poi utilizzarle per
creare racconti coerenti delle loro storie e di se stessi.
● Genitori affidatari hanno un ruolo fondamentale nel creare esperienze e ricordi sicuri,
capaci di modificare le immagini negative del mondo acquisite in precedenza → offrendo
stabilità e affetto possono “sostituire” ricordi dolorosi con altri più incoraggianti.
Continuità, cambiamento e Resistenza
● Modelli operativi interni sono modelli operanti → possono andare incontro ad
adattamenti nel tempo
● Binari del treno (Bowlby)
○ Direzione di base principale (salute mentale) vs deviazioni (rischio di
problematiche).
○ Snodi o punti di svolta possono riallineare il percorso e riportare sul binario
principale (specifici eventi o persone).
● Potenziale di cambiamento
○ Anche nelle vite delle persone con le storie più difficili, c’è sempre il potenziale
per cambiare.
○ Il cambiamento non è sempre possibile o immediato, ma c’è sempre un momento
giusto in cui si apre una “finestra” di opportunità.
● Resistenza
○ C’è sempre una resistenza al cambiamento perché le credenze e le aspettative
che una persona ha su se stessa e sugli altri tendono ad autoriprodursi,
rendendo difficile l’accettazione di nuove esperienze e prospettive.
○ Bambini che hanno vissuto in ambienti familiari difficili adottano delle strategie
particolarmente resistenti al cambiamento → spesso si comportano in modo da
provocare il rifiuto, mantenendo un circolo di allontanamento.
○ Occorre pazienza, coerenza, attivazione di “finestre” di opportunità e supporto
specialistico → I cambiamenti sono spesso piccoli e ci possono essere molti
passi indietro lungo il percorso.
Tappe evolutive dell’attaccamento
Età Sviluppi chiave
0–3 mesi - Sguardo, tono e ritmo della voce lo tranquillizzano;
- Processo di mirroring gli permette di sperimentare i propri sentimenti che
vengono riflessi nel volto del caregiver.
3–6 mesi - Diventa più selettivo e sorride meno agli estranei;
- Indirizza comportamenti di attaccamento più accuratamente nei confronti
dei caregiver.
18 mesi - 4 anni - Sviluppo linguaggio; prime rappresentazioni di sé e degli altri; prime
autonomie.
- Bambini sicuri strutturano relazioni di attaccamento selettive; sempre più
interessati all’esplorazione condivisa con giocattoli e coetanei.
5 - 10 anni - Cresce fiducia in sé stessi e autostima; impara a rispettare regole,
collaborare e confrontarsi con gli altri.
- Regola i sentimenti e i comportamenti: maggiore possibilità di
negoziazione e cooperazione con il caregiver.
- Ansia riguardo all’autostima e alla possibilità di far gruppo con i
coetanei.
Adolescenza - Bisogno di maggiore indipendenza; distacco dalla famiglia.
- Contesto sociale si amplia e diventa un riferimento importante per la
costruzione dell’identità.
Stili di attaccamento
● L’attaccamento si riferisce al modo in cui il bambino si relaziona con il proprio caregiver.
● Può sviluppare più attaccamenti, con stili diversi a seconda della figura di riferimento.
● Possono cambiare nel tempo, evolvendo in base alle esperienze e alle dinamiche
relazionali.
Sicuro Evitante Ambivalente Disorganizzato
Il bambino è Il caregiver ha Il caregiver risponde Il caregiver è
accudito con alle richieste infantili,
difficoltà ad accettare rifiutante,
sensibilità. ma lo fa in modo
o a rispondere in imprevedibile e
sporadico,
modo sensibile ai mette paura, il
imprevedibile e a
Caregiver bisogni del bambino, bambino è
volte insensibile il
accessibili e imprigionato in un
questi può scoprire bambino ha difficoltà
flessibili, si che le proprie dilemma di “paura
a raggiungere la
sente richieste vengono senza soluzione”.
prossimità con il
compreso, respinte, le proprie I caregiver sono
caregiver in modo
accettato e sensazioni impotenti/ostili nel
coerente ed
valorizzato. minimizzate. proteggere il
affidabile. bambino.
Il bambino piccolo si
Il bambino impara a La spinta del
limiterà ad avanzare
chiudersi nei propri neonato a cercare
richieste per attirare
sentimenti in modo da la prossimità si
l’attenzione del
evitare di turbare il risolve in paura e in
caregiver.
caregiver. un aumento
dell’ansia.
● Forza vs Qualità: non confondere un legame «forte» (intenso) con uno «sano» (sicuro).
○ La forza di un legame non indica il suo valore positivo → un bambino può voler
tornare in una famiglia violenta perché è l’unico ambiente che conosce →
L’ignoto può sembrare più spaventoso di una relazione insicura
● Organizzato vs Disorganizzato: Modelli di tipo disorganizzato rappresentano un
bambino privo di qualsiasi strategia che lo ponga in grado di gestire l’esperienza di un
caregiver che incrementa la sua ansia piuttosto che fornire protezione.
○ È la disorganizzazione, non l’insicurezza, a rappresentare il rischio più grande
per lo sviluppo.
Misurazione dell’attaccamento
1. Strange Situation Procedure (12–18 mesi)
○ Procedura sperimentale che misura, durante la prima infanzia, i modelli sicuri e
insicuri di attaccamento.
○ Serie di 8 episodi (esplorazione, separazione, riunione, incontro con estraneo).
○ Ainsworth identifica 3 modelli: sicuro (B), insicuro/evitante (A), e
insicuro/ambivalente (C). Vi erano bambini che non rientravano in questi modelli
e ne è derivata l’identificazione di un modello disorganizzato/disorientato (D).
2. Completamento di storie (4–8 anni)
○ Al bambino vengono presentati una famiglia di bambole e una di animali, poi
l’inizio di una storia ipotetica riguardante un evento familiare dei personaggi.
○ Queste storie vengono utilizzate nello specifico con i bambini adottati (valutazioni
ordinate dal tribunale).
○ Contenuti delle storie sono pensati per creare nel bambino una quota di ansia
correlata all’attaccamento → questo spinge il bambino a completare storia in
modo da rivelare la sua rappresentazione mentale soggettiva dei rapporti con i
caregiver.
○ Analisi di come il bambino risolve crisi e di come porta avanti la coerenza globale
della storia.
3. Adult Attachment Interview (AAI) (Tarda adolescenza - età adulta)
○ Intervista semi-strutturata su relazioni interpersonali → emerge modo in cui
adulto organizza i propri pensieri e sentimenti.
○ La codifica si basa solo in parte sul contenuto e molto più sulla modalità di
racconto e sulla coerenza.
○ Modello di attaccamento delle madri è predittivo nel 75% dei casi del modello di
attaccamento del bambino nella Strange Situation → trasmissione dei modelli di
attaccamento tra madre e bambino.
Disturbi dell’attaccamento (DSM‐IV/ICD-10)
● Inibito: ipervigilanza e paura → manifestazione: ritiro, chiusura, ambivalenza.
● Disinibito: comportamento eccessivamente socievole verso estranei e assenza di un
attaccamento selettivo a una figura specifica a cui rivolgersi per cercare conforto.
Problemi comportamentali nei bambini che entrano in una nuova famiglia
I bambini in affido o adozioni hanno maggiori probabilità di manifestare difficoltà
comportamentali durante la crescita.
Quando un bambino viene accolto in una nuova famiglia, possono emergere diversi problemi
legati alle esperienze passate.
● Comportamenti aggressivi, oppositivi e provocatori → Molto frequenti e disturbanti,
soprattutto con i coetanei, che spesso non sanno come gestirli. Questi atteggiamenti
possono portare al rifiuto da parte degli altri, aumentando nel bambino la sensazione di
non essere accettato e provocando ancora più rabbia e aggressività.
● Iperattività, scarsa concentrazione e ricerca del pericolo → Il bambino fatica a regolarsi e
può essere impulsivo.
● Bugie, furti, manipolazione → Derivano da un passato in cui il bambino ha dovuto
imparare a difendersi per evitare punizioni o rifiuti. Questi comportamenti spesso
nascono dal bisogno di controllo o dall’incapacità di fidarsi degli altri.
● Introversione, isolamento e dissociazione → Più comuni nei bambini con attaccamento
disorganizzato, che tendono a confondere realtà e fantasia e faticano a interagire con gli
altri.
● Comportamenti sessualizzati → Mettono in difficoltà gli adulti perché il bambino può
riproporre modalità apprese da esperienze passate senza comprenderne il significato.
● Disturbi del sonno → Problemi legati all’ansia, alla paura dell’abbandono o a esperienze
traumatiche.
● Disturbi alimentari → Difficoltà nel rapporto con il cibo, spesso legate a vissuti di
trascuratezza o carenze affettive.
● Enuresi, encopresi, autolesionismo → Espressioni di disagio profondo che coinvolgono il
corpo, manifestando difficoltà nel gestire emozioni e nel sentirsi a proprio agio con sé
stessi. CAPITOLO 2:
Il modello di attaccamento sicuro-autonomo
Caratteristiche bambini sicuri
● Il bambino apprende che c’è sempre qualcuno che pensa a lui e risponde ai suoi
bisogni. Questo produce sollievo dall’ansia e insegna che «i problemi possono essere
risolti» → Figure di attaccamento offrono una base sicura.
● Alterna in modo flessibile il piacere di esplorare il mondo e il ritorno alla base sicura.
● È in grado di esprimere l’intera gamma di emozioni già dai primi anni di vita e impara a
regolarle grazie allo “scaffolding”.
● Fiducioso in se stesso e nei confronti dell’ambiente.
Tappe di sviluppo e caregiving sensibile
Dalla nascita ai 18 mesi
● Importanza interazioni precoci → familiarità della voce materna quando il bambino è
ancora in pancia.
● Caregiver sensibile
○ I genitori comunicano interesse ed affetto
○ Mirroring → fondamentale funzione di rispecchiamento delle espressioni facciali
da parte del caregiver → aiuta il piccolo a riconoscere e gestire le emozioni.
○ Timing → attenzione accurata ai tempi → Nell’alimentazione al seno o con il
biberon, l’importanza di sintonizzarsi con il bebè nei ritmi naturali propri di
ciascuno (succhiare, fare una pausa, guardarsi intorno, succhiare) costituirà una
parte estremamente importante.
Nella misura in cui il caregiver è in grado di offrire questo tipo di disponibilità attiva e sensibile
nei primi mesi, il bebè può imparare che la sua presenza gli permette di ristabilire dentro di sé
l’equilibrio, in seguito ad un evento che gli ha creato ansia:
● Il caregiver monitora, anticipa e gestisce gli inevitabili momenti in cui il bambino è agitato
per ripristinare un equilibrio in grado di ristabilire uno stato di benessere.
Esempio: cambiare il pannolino è spesso per i bebè un evento traumatico, causando
una protesta forte; per supportare e tranquillizzarlo è necessario che il caregiver
accompagni questa sequenza con dei commenti verbali, utilizzando modi dolci, carezze.
Nella Strange Situation, i bambini sicuri (12–18 mesi):
● Giocano con interesse, ma controllano la presenza della madre, soprattutto se entra un
estraneo.
● Al ritorno della madre, mostrano sollievo e riprendono a giocare.
● Non si fanno consolare fac
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