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Formazione di impressioni, percezione sociale

Appunti psicologia sociale -

26/10/22

Come utilizziamo le informazioni che raccogliamo non come singoli mattoncini a se stanti,

ma come usiamo le informazioni per crearci un immaginario più o meno uniforme che può

riguardare una persona, una situazione ecc…

Informazioni prevalentemente di tipo verbale, descrizioni.

Lavoro organizzativo.

MODELLO CONFIGURAZIONALE VS MODELLO ALGEBRICO

MODELLO CONFIGURAZIONALE

Asch fu uno studioso importante a riguardo.

Esperimento di Asch del 1946: presentò una serie di tratti descrittivi della personalità di

un individuo chiedendo ai test cosa suscitassero quelle descrizioni. In ne veniva chiesto

attraverso delle scale bipolari quale fosse l’impressione nale formata.

La lista era sempre la stessa fatta eccezione di un aggettivo che poteva essere “freddo”

in una lista, “caloroso” nell’altra, creando quindi due gruppi che avevano visto due liste un

po’ diverse tra loro.

Asch osserva che i partecipanti che hanno visto la stessa identica sequenza formano

impressioni molto simili tra loro, mentre il gruppo di partecipanti che aveva visto la

sequenza con l’aggettivo “caloroso” invece che “freddo” si era fatto un’idea

completamente diversa di quella ipotetica persona rispetto al primo gruppo.

Variando altri tratti invece non si producevano di erenze così sostanziali, perché?

Asch dice che certi tratti sono più determinanti di altri, perché vengono utilizzati per dare

signi cato ai tratti che si trovano attorno a loro. Se noi abbiamo il tratto intelligente che si

accosta a quello freddo, l’intelligenza viene vista in modo diverso se al contrario lo si

accompagna al tratto caldo, più positivo, saggio, non per i propri ni personali, ma

condivisi.

Utilizziamo i tratti non in quanto tali, con il signi cato singolo, ma combiniamo altri tratti

per creare un signi cato coerente.

studio,

Asch fece un altro manipolando la sequenza dei tratti aggettivi: esponendo due

gruppi diversi agli stessi tratti, ma posti in ordine diverso, veniva modi ca comunque la

percezione complessiva. I tratti iniziali, le prime informazioni che riceviamo, tendono ad

assumere un signi cato maggiore rispetto agli altri; tutte le informazioni che riceviamo

sono già in funzione delle prime, adattandosi a esse (e etto primacy).

Questo ci fa capire come le prime impressioni che abbiamo di una persona, sia così

marcanti e condizionanti poi nel giudizio postero di quella persona.

Lo stesso vale per le prestazioni.

Talvolta si osservano e etti opposti, anche detti di recenza, quando sono le ultime

informazioni ad essere più importanti. Quando? Situazioni in cui una persona non è

interessata a formarsi un impressione, i giudizi saranno basati su quello che riescono a

ricordare. Acquisizione passiva delle informazioni. Oppure per elevata distanza temporale.

I risultati di ricerca confermano che le persone non si limitano ad acquisire passivamente

informazioni dall’ambiente, ma è estremamente presente la parte attiva nel catalogare,

immagazzinare ed essere partecipi dei giudizi.

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SCHEMI E ASPETTATIVE

Gli schemi sono sorte di mappe che utilizziamo con le nostre conoscenze pregresse,

schemi che si vanno come a sovrapporre sugli stimoli ambientali che abbiamo in

ingresso.

4 TIPI DI SCHEMI

- Schemi di persona: teorie implicite di personalità; conoscendo progressivamente un

tipo di persona (come un estroversa), ci facciamo già un’idea di com’è quella persona,

appunto perché incanalabile in una categoria.

- Schemi di sé : in queso caso proiettiamo ciò che percepiamo in noi nelle altre persone,

facendo quindi riferimento a noi stessi.

- Schemi di ruolo : i comportamenti che riteniamo essere tipicamente associati a

determinati ruoli sociali che le persone possono occupare. Ci sono ruoli acquisiti

(quando decidi tu attivamente il ruolo) e i ruoli ascritti (che non possiamo scegliere)

- Schemi di eventi (script) : le sequenze comportamentali appropriate in uno speci co

contesto sociale, come entrare in un ristorante e sapere già come ci dovremo

comportare.

Gli schemi sono molto importanti, in quanto entrano in gioco n dalle primissime fasi

selezionando quali sono le informazioni che probabilmente noteremo e quelle che

potranno passare inosservate. E così cambia anche il tipo di codi ca che abbiniamo a

determinate situazioni, in base anche a come il soggetto partecipa in modo attivo nel

processo.

Anche il ricordo è molto in uenzato: Più c’è incongruenza nella relazione con lo schema,

e più aumenterà la probabilità di ricordo, proprio perché esalteranno quelle incongruenze,

gli elementi al di fuori dell’ordinario. Chiaramente al contrario in caso di situazione

abitudinale calerà la probabilità.

esperimento

In un del ’74 veniva proposta la descrizione di uno studente, modi cando le

aspettative dei partecipanti semplicemente suggerendo loro quale fosse la facoltà dello

studente. Successivamente veniva veri cato il ricordo delle informazioni presentate, e

nonostante la descrizione delle varie condizioni fosse identica, il semplice fatto di

modi care la facoltà frequentata, ne modi cava la probabilità di ricordo di speci che

informazioni, quelle informazioni rilevanti appunto dello schema.

Siamo anche in grado, tramite questi schemi di aspettative, di modi care i ricordi che

abbiamo di un fatto lontano poco speci co o lontano nel tempo, come ricordarsi di un

libro letto. Verranno usati gli schemi per ricordare, creando così anche ricordi falsati, non

veri, proprio perché frutto di una generalizzazione data dagli schemi che creiamo.

Rosenham nel 1973 si pose la domanda:

è possibile ngere in una clinica per malattie mentali?

Inviò a di erenti cliniche psichiatriche vari nti pazienti che “sentivano delle voci”.

I pazienti sono stati ospedalizzati, ma mentre erano all’interno della clinica facevano le

persone normalissime. Il risultato è che nessuno di loro sono stati scoperti nonostante i

“pazienti” non continuassero neanche a ngere una volta dentro come pazienti.

Sono stati poi dimessi con una diagnosi di schizofrenia, perché il semplice fatto di essersi

presentati denunciando un sintomo, ha segnato il loro percorso di ospedalizzazione.

Tendenza a voler confermare le proprie ipotesi di partenza.

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7/11/22 Recupero lezione settimana rave (scorsa)

IL SE’

Con William James facciamo due distinzioni del Sé:

- Il ME : il sè in quanto oggetto di conoscenza (percezione), che si guarda dall’esterno.

Può essere suddiviso in ME materiale (vestiti sico ecc), ME spirituale (valori,

percezione), ME sociale (immagine degli altri su di me).

- L’IO : agente attivo che opera nell’ambiente come usso di coscienza

L’IO più essere consapevole del ME -> le persone possono conoscere se stesse.

Noi sappiamo che il SE è molto articolato, ma ciò non vuol dire che percepiamo sempre

ogni sua sfumatura. Ciò che percepiamo del SE dipende dalle situazioni per lo più sociali

in cui sci troviamo. Si tratta del SE OPERANTE quando agiamo tramite esso, tramite la

consapevolezza.

Ad esempio il contesto sociale in cui ci troviamo può ra orzare il ME sociale quando in

minoranza, magari il valore della mia appartenenza a una speci ca etnia.

Il cosiddetto “e etto solo”.

Possiamo immaginare che ci sia una componente, un nucleo del Se, STABILE. E che ci

siano periodi in cui questo nucleo si percepisca stabile e altri, come nell’adolescenza,

dove non è stabile, dove il Se viene messo a dura prova.

COMPLESSITA’ DEL SE

Freud fu probabilmente il primo a dare una visione complessa perché molto interiore del

Sè, perché visto come Es, le nostre parti interne e complesse, egoistiche e asociali

bloccate dal Super Io (ovvero le norme interiorizzate dalla società).

Linville (ricercatrice americana), 1985, ha studiato questi aspetti ipotizzando che avere un

SE particolarmente articolato renda l’individuo meno vulnerabili.

Lo studio -> Chiese a tot gente di individuare, da una lista di vari tratti della personalità,

quali corrispondessero agli aspetti del loro SE.

Più sottogruppi venivano individuati e più si manifestava una maggiore complessità

nell’autopercezione.

Dopodiché veniva fatto fare un compito di ragionamento al quale veniva poi dato un

feedback ttizio positivo o negativo, con nale misura dello stato d’umore:

- in una situazione di successo, chi aveva precedentemente dimostrato una scarsa

complessità del se, risultava molto più contento di chi aveva un alta complessità.

- Al contrario, in una situazione di fallimento, chi aveva dimostrato un’alta complessità

del SE risultava di umore più positivo, quasi al pari del successo, rispetto a chi aveva

dimostrato scarsa complessità.

Questo ci dice che persone con una alta complessità del se reagiscono agli accadimenti

dell’ambiente ma senza particolari sbalzi di umore. Chi ha scarsa complessità del se si

trovano più in balia degli avvenimenti esterni.

Il SE’ come IO o come NOI?

Per Freud -> super soggettivo, MA in un certo senso può essere anche condiviso o

collettivo pensandolo come un NOI = grande senso di SE’ uni cato.

Atleta sale sul podio con la SUA medaglia, canta il NOSTRO inno = NOSTRA vittoria.

=

Per molti anni psicologi dicevano -> gruppi singoli individui che interagiscono tra loro.

Psicologi sociali però -> “mente di gruppo”, realtà distinta da quella individuale.

Esiste un SE’ COLLETTIVO con fondamento nella vita di gruppo.

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IL SE COME SCHEMA

Gli schemi sono strutture di tipo concettuale che permettono di raccogliere indicazioni e

conoscenze che abbiamo di un determinato oggetto, guidando anche l’elaborazione di

esso.

Gli SCHEMI DI SE’ quindi sono strutture riassuntive di conoscenza costruite attraverso

l’esperienza diretta degli individui sul proprio comportamento. Questi schemi in uenzano

il modo in cui elaboriamo le varie percezioni che abbiamo di noi. Facciame ettivo uso di

questi schemi relativamente a posizione ferme su nostri modi di essere. Lo schema si fa

sfuocato quando non ci interessa quell’aspetto. Usiamo gli schemi in modo strategico

CONFRONTO SOCIALE E CONOSCENZA DI SE’

confronto sociale

Teoria del di Leon Festinger (1954), per descrivere come le persone

acquistano conoscenza di sé attraverso ili confronto con gli altri. Bisogno di avere ducia

nella validità delle proprie percezioni, atteggiamenti ecc, poiché raramente esiste una

misura obiettiva di validità. Quindi ci basiamo sugli altri.Cerchiamo persone simili a noi.

Per Thomas Wills cerchiamo il confronto con persone peggiori di noi, per facilitarci.

Spesso però ci troviamo con opzioni limitate che consideriamo al di sopra di noi,

rischiando di intaccare l’autostima.

modello di mantenimento dell’autostima

Per evitare ciò -> (Tesser, ’88): minimizzare la

nostra somiglianza con la persona o tagliare i rapporti.

Teoria della categorizzazione del sè: persone che si considerano parte di un gruppo

suscettibili personalmente a giudizi nei confronti del gruppo.

REGOLAZIONE DEL SE’

Schemi del sè che descrivono anche ciò che vorremmo essere

Teoria dela discrepanza del sè (Higgins, ’87): 3 tipi di schemi

Sè reale: come realmente siamo

• Sè ideale: come vorremmo essere

• Sè normativo: come pensiamo che dovremmo essere

Gli ultimi due vengono spesso messi a confronto con il sè reale. Uno stesso obiettivo può

essere un ideale (mi impegno a diventare ricco) o una norma (mi impegno a evitare di non

diventare ricco).

Quando troviamo discrepanze con il sè reale possiamo agire tramite una

regolazione del sè -> autoregolazione (Higgins) = si vuole andare oltre il concetto

freudiano dell’inseguimento del piacere per evitare il dolore. Così Higgins formula due

sistemi motivazionali regolatori del sè, di erenti tipi di obiettivi ->

• IDEALI.

sistema di promozione: motivati a concretizzare le aspirazioni, quindi

Strategia di avvicinamento

• NORME.

Sistema di prevenzione: adempiere doveri e obblighi, quindi

Strategia di allontanamento. Evitare il fallimento.

Ci sono persone abitualmente orientate alla promozione e altre alla prevenzione,

di erenza che può sorgere n dall’infanzia.

Sé all’interno dell’identità sociale e personale

Gardner (’96) -> Abbiamo il “sé individuale” (basato su tratti personali che ci di erenziano)

e il “sé collettivo” (basato sull’appartenenza a gruppi che ci di erenziano dagli outgroup).

Si tratta sempre di IDENTITÀ: il primo come identità personale e il secondo sociale.

Entrambi se la possono vedere però con un terzo “sé”, quello “relazionale”: basato su

ruoli e relazioni con altre persone. Si completa come “sé relazionale collettivo” (identità

sociale) e “sé relazionale individuale” (identità individuale).

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SENSO DI CONTROLLO SULL’AMBIENTE

Il fatto che un individuo percepisca controllo è importante per il benessere psico sico, ma

la percezione di controllo può essere persa.

Esempio con topolini: vengono messi in una gabbia e viene riprodotto un rumore

fastidioso; l’animale cerca di sfruttare l’ambiente per far smettere questo rumore.

Con un primo gruppo di partecipanti il rumore viene fatto cessare, con il secondo no.

Si osserva il comportamento successivo dove viene riproposta una seconda situazione

spiacevole in un’altro ambiente, Il primo gruppo prova ancora a muoversi, ad agire; nel

secondo gruppo invece non fanno nulla, neanche ci provano.

Questo fenomeno lo chiamiamo IMPOTENZA o INCAPACITÀ APPRESA: questo stile di

pensiero viene fortemente collegato alla depressione. Come uno che cerca lavoro, invia

curriculum, ma non riceve mai risposta, così da interiorizzare un inutilità nelle proprie

azioni.

Esperimento Percezione di controllo nelle case di cura per anziani (Langer e Rodin, 1976)

Gruppo 1: gli anziani avevano piante da accudire o potevano scegliere gli orari delle

attività, insomma, avevano controllo

Gruppo 2: avevano piante che venivano però accudite dal personale, oppure

partecipavano ad attività senza poter scegliere determinate cose.

Risultati Gruppo 1: maggiore livello di umore e delle condizioni di salute.

Questo ci dice quanto sia importante la sensazione di controllo per l’individuo e ci fa

pensare ai limiti presenti in ambito medico, negli ospedali, prescrizioni mediche ecc…

Gli e etti sono più negativi sia sicamente che psicologicamente quando non si ha

sensazione di controllo.

Esperimento di Langer (1975)

Complici che approcciano studenti che fanno fotocopie chiedendo di poter utilizzare la

stampante.

Quando dicevano “scusi ho 5 pagine, posso usare la stampante” -> 60% consensi.

Quando era “scusi ho 5 pagine, posso usare la stampante, ho fretta” -> 95% consensi.

Quando “scusi ho 5 pagine, posso usare la stampante perché devo fare delle fotocopie”

-> 93%

Nell’ultimo caso oggettivamente non cambia nulla, ma la sensazione dello studente di

avere il controllo sulla situazione, di poter decidere sulla base di informazioni (qualsiasi

esse siano), è su ciente per aumentare la sensazione di potere e la probabilità di dire si.

HIGGINS

CONTRIBUTO DI (1989) sulle molteplici verismi del Sé.

- Il SE EFFETTIVO -> la rappresentazione degli attributi che l’individuo ritiene di

possedere

- IL SE IDEALE -> la rappresentazione degli attributi che l’individuo vorrebbe avere

- IL SE IMPERATIVO -> racchiude quegli attributi che l’individuo ritiene di dover

possedere per poter soddisfare le aspettative delle persone che ha attorno.

STUDIO HIGGINS

DI

- Chiedere alle persone di individuare gli aggettivi più rappresentativi del sé e ettivo, del

sé ideale e del sé imperativo. Una volta fornite queste 3 risposte veniva messe a

confronto tra il sé e ettivo e quello ideale, e tra il se e ettivo e quello imperativo.

Quante volte uno stesso tratto è presente in entrambe le liste, quante volte un tratto è

presente in una lista e non nell’altra, e quante volte un rato che è presente in una lista è

completamente opposto nell’altra.

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- Cosa si nota: a distanza di tempo è stato rilevato il livello di ansia e di depressione nei

soggetti dell’esperimento, notando che quanto più gli aggettivi tra il sé ideale e quello

e ettivo erano diversi, ovvero se c’erano incongruenze tra le due liste, tanto più

venivano rilevati livelli di depressione. E venivano rilevati livelli di ansia qualora ci

fossero incongruenze tra il sé e ettivo e il sé imperativo.

TEORIA DELL’AUTOCONSAPEVOLEZZA (Duval e Wiklund)

Quando abbiamo un importante attenzione nei nostri confronti, signi ca che il nostro sé è

spesso l’oggetto dei nostri pensieri.

Ciò aumenta la probabilità che ci venga naturale porsi a confronto di standard interni,

avere consapevolezza di sé. Coscienza del sé come di un oggetto esterno.

Due e etti: quando aumenta la consapevolezza, aumenta la probabilità di comportarsi in

linea con le norme sociali condivise. Beaman nel 1979 fa un esperimento: la sera di

Halloween faceva entrare nell’atrio di casa i bimbi che venivano a prendere i dolci,

dicendogli di aspettare li mentre andava a prenderli. La variabile dipendente era il numero

di dolci che i bimbi rubavano, mentre quella che faceva la di erenza e che veniva

manipolata era la variabile indipendente, ovvero la presenza o meno di uno specchio

sopra i dolcetti. Quello che notiamo è come lo specchio funga da strumento per

aumentare la propria autoconsapevolezza, proprio perché i bimbi vedevano la propria

immagine ri essa, così da rubare meno rispetto a quando lo specchio è assente.

Il secondo e etto al contrario produce e etti negativi: possibili disagi legati a discrepanze

nelle rappresentazioni di sé. Come abbiamo visto, una discrepanza tra sé e ettivo e sé

ideale può causare depressione, con il sé imperativo problemi d’ansia.

Spesso vengono messi in atto comportamenti per ridurre l’ autoconsapevolezza, usando

droghe, alcool, che riducono la quantità di pensieri che vado a destinare a me stesso.

Interessante come persone che cronicamente hanno elevata autoconsapevolezza vadano

incontro ad atteggiamenti dannosi.

Coerenza di sé

Dal momento che possiamo vivere molteplici versioni del sé, relativamente distinte, è

anche vero che abbiamo bisogno di conservarci un minimo coerenti.

Baumeister ha elaborato alcune strategie: • circoscrivetevi a un insieme limitato di

contesti per non cambiare assieme a loro; • rivedete e integrate la vostra “autobiogra a”,

per accogliere nuove identità, liberandosi di ogni incoerenza passata che desti

preoccupazione futura, scrivete la vostra storia rendendovi consapevoli e arte ci di essa;

• attribuite i cambiamenti del vostro sé a fattori esterni rappresentati dalle variazioni delle

circostanze, invece che attribuirli sempre a cambiamenti interiori.

Applicare l’e etto attore-osservatore (tendenza ad attribuire propri comportamenti a

cause esterne e i comportamenti degli altri a cause interne).

anche “essere dei soggetti”, quindi darsi attributi che ci di erenzino, ci fa sentire unici e

• quindi tenderemo a dare maggior peso a quei comportamenti, che niranno con

l’unifrmarsi anche in altri contesti di altri sé, creando però così un senso di unità.

In sintesi le persone costruiscono la propria vita inseguendo questo bisogno.

Autovalutazione -> cercare nuove informazioni sul nostro conto per scoprire che tipo di

persona siamo davvero. Non importa quanto sfavorevole o favorevole sia l’esito.

Autoveri ca -> ricerca di informazioni che confermino ciò che già sappiamo di noi stessi.

Autoaccresscimento -> motivazione a cercare e sviluppare una buona immagine di sé.

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Di erenze individuali d’autostima

Specialmente negli USA si crede che la maggior parte dei problemi personali e sociali

come crimine, tossicodipendenza ecc. E da questa visione deriva la grande industria di

slogan per aumentare l’autostima e mille altre pippe capitalistiche che, i critici, intendono

come causa invece che cura, perché stressanti e alienanti, utili solo a creare egoismo e

narcisismo. E ci sono scarse prove che la bassa autostima generi questi problemi sociali.

Baumeister, Smart e Boden nel ’96 hanno cercato nella letteratura prove di questa

credenza popolare, traendo evidenze opposte per le quali la violenza viene associata

all’alta autostima, quando individui vedevamo minacciata la loro idealizzazione di sé.

Appunti STUDIO individuale

SOCIALE

P. 45 Hogg INFERENZA

= modo in cui elaboriamo info sociali per formarci impressioni ed esprimere giudizi.

Distinzione importante:

1- processo BOTTOM UP -> costruiamo le impressioni gradualmente da dati speci ci

2- processo TOP DOWN -> al contrario qui traiamo “conclusioni”, inferenze da

stereotipi, schemi generali

8/11/22 Lezione regolare della settimana

GLI ATTEGGIAMENTI

Secondo la de nizione di Smith e Mackie “gli atteggiamenti sono una rappresentazione

cognitiva che riassume la valutazione, da parte di un individuo, di un oggetto

d’atteggiamento, sia esso una persona, un gruppo, un oggetto, un’azione o un’idea”.

atteggiamenti struttura 3 c

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher olienri531 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Castelli Luigi.
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