FARMACOGNOSIA
linea L-Z prof Sala
AA 2021-22 LEZIONE 1-2
cos’è
Che la farmacologia?
La farmacologia si occupa dello studio dei farmaci e con farmaco si intende una sostanza o un
prodotto utilizzato per modificare o esaminare funzioni fisiologiche o stati patologici a beneficio del
‘farmacologia’
paziente. Samuel Dale è il primo che usa il termine (1698).
La prima classificazione di piante medicinali fu in Cina nel 2800 aC e nel 500 aC abbiamo un
secondo testo (Egitto)
• 460-377 aC Ippocrate, padre della moderna medicina: capisce che le patologie sono reazioni
dell’organismo
anomale e non sono dovute a spiriti maligni.
• 135- 201 dC Galeno sostiene che ci siano 4 umori nel nostro organismo che debbano
essere mantenuti in equilibrio
• → dell’epoca
980. 1037 dC: canone di Avicenna summa di tutte le conoscenze
‘Pharmakon’,
La parola farmacologia deriva dal greco: che significa rimedio o veleno => è la dose
che fa la differenza.
La farmacognosia parla di tutto ciò che è naturale indipendentemente se sia di origine animale o
vegetale.
Nel Medioevo nasce la medicina monastica che si basa sul tramandare il sapere degli antichi unito
alla necessità di assistere i malati poveri ed alla coltura dei ‘semplici’ caratteristica dell’erboristeria
monastica. Tutto questo viene fatto sulla base della dottrina di Ippocrate, Galeno e Avicenna.
• XVI secolo: i farmaci devono essere soggetti a studio ed analisi critica.
‘tutto
1. può essere veleno perché non vi è nulla privo di tossicità. È solo la dose che rende
una cosa velenosa’→Paracelso viene definito il fondatore della farmacologia, della tossicologia
e della chimica farmaceutica.
‘scopo
2. della chimica è produrre delle medicine per la terapia delle patologie poiché tutte le
chimica’
funzioni vitali sono di natura
1498→esce la prima vera Farmacopea
- 1626 →Bacone suggerisce l’approccio sistematico all’analisi dei problemi attraverso la
-1561- l’elaborazione
raccolta e di dati empirici.
1957→Bovet l’identificazione
- vince il Nobel per dei bersagli delle attività farmacologiche.
- Circa il 25% dei farmaci prescritti nel mondo sono di origine vegetale
- circa il 50% di tutti i farmaci approvati sono direttamente o indirettamente di derivazione
naturale. Di tutte le piante solo poche migliaia sono valutate farmacologicamente perché:
• 1/1o’ooo
il costo è elevato e la % di successo è di
• 50 kg di materiale grezzo per studi preclinici + 20 tonnellate per completare gli studi
• l’intervento
processo multidisciplinare che richiede di diverse figure.
• è inoltre necessario raggiungere uno sviluppo sostenibile: bisogna identificare precursori per
raggiungere il principio attivo.
Come si arriva alla selezione di una pianta come potenziale medicinale?
1. osservo con attenzione la medicina popolare presente in diverse culture
l’attività →sicuramente
2. valuto farmacologica di piante note per la loro tossicità le piante
con l’organismo
tossiche interagiscono
osservo l’ambiente in cui si sviluppano le piante:
3. molto spesso le piante devono difendersi
dall’ambiente nel quale crescono sviluppando dei metaboliti secondari che sono dei deterrenti
per gli organismi che possono essere dannosi per la pianta stessa.
4. ricerca randomizzata: anche gli antitumorali sono dei farmaci in cui vi è un grande
SVILUPPO DEI FARMACI
Lo sviluppo del farmaco è un processo lungo, indipendentemente dall’origine del principio
attivo.
Devono essere seguite delle tappe che portano alla fine alla regolazione da parte di un
l’Europa.
ente regolatorio: EMA (European Medical Agency) per quanto riguarda
Dobbiamo prima passare dalla fase di caratterizzazione della molecola stessa, dobbiamo
identificare la molecola, capire come funziona e se funziona nei modelli animali, dobbiamo
vedere se è sicura. Una parte importante dello sviluppo del farmaco è quello di valutare la sua
sicurezza e gli eventuali effetti tossici.
Una volta che il farmaco è stato caratterizzato ed è stato definito per la sua efficacia e per la sua
l’autorizzazione per l’uso nell’uomo.
sicurezza allora si chiede
Ci vogliono già diversi anni per caratterizzare la molecola e ci vogliono altrettanti anni per
l’autorizzazione nell’uomo.
riuscire a ottenere per usarlo
Se tutto questo ha successo avviene la richiesta per l’autorizzazione di mettere il
farmaco in commercio.
Per arrivare alla molecola che vogliamo sviluppare si tratta in prima battuta di
identificare, nell’ambito della patologia sulla quale vogliamo intervenire, il bersaglio
farmacologico.
Come arriviamo a definire il bersaglio?
Dobbiamo conoscere la patologia a livello molecolare e se sappiamo quali sono i sistemi
coinvolti e quali sono le alterazioni nella manifestazione della patologia, allora possiamo pensare
di interferire con quei sistemi.
Se sappiamo che il Parkinson è da imputare a un deficit di un neurotrasmettitore del SNC
possiamo intervenire fornendo un precursore in modo che le cellule possano sintetizzare una
quantità maggiore di questo neurotrasmettitore.
Se sappiamo che una patologia coinvolge l’iperattivazione di un recettore a livello del sistema
interessato dalla patologia stessa allora il bersaglio sarà questo recettore e dovremo sviluppare
delle molecole che potranno interagire con il recettore e possano prevenire l’attività del
neurotrasmettitore.
Quindi le conoscenze molecolari ci danno le informazioni su come dobbiamo
intervenire. Se sappiamo ad esempio i meccanismi e gli enzimi coinvolti nella sintesi
l’ipercolestoremia è una delle patologie più diffuse nel mondo
del colesterolo:
occidentale ed andare a inibire uno dei sistemi enzimatici coinvolti nella sintesi del
colesterolo è un bersaglio di interesse se vogliamo andare a intervenire su questa
patologia che ha poi delle conseguenze anche a livello di altri organi. Possiamo
intervenire mimando a un qualcosa di specifico da dover curare.
Bersagli farmacologici sono spesso obiettivi di studio di molti gruppi accademici: si
cercano di identificare nuovi bersagli farmacologici per sviluppare nuove molecole.
Un approccio più recente è quello relativo all’analisi del genoma: studiando il genoma si
possono trovare mutazioni che sono riconducibili al manifestarsi di una patologia.
Non stiamo parlando di andare a identificare delle alterazioni geniche che sono in qualche
modo direttamente responsabili della patologia come nel caso della fibrosi cistica, che
coinvolge una serie di alterazioni genetiche a carico di un sistema di trasporto degli ioni a
livello degli epiteli che è direttamente responsabile della manifestazione della patologia stessa.
Ma in questo caso noi stiamo parlando dell’andare a studiare le variazioni a livello del
c’è la possibilità di
genoma che possono essere associate al manifestarsi di una patologia,
evidenziare degli aspetti nel genoma che rappresentano un fattore di rischio.
Alcune società come deCODE ricercano a livello delle mutazioni puntiformi che generano al
momento della traduzione una proteina diversa o non funzionante.
Anche quando non siamo in una zona codificante, come nella zona promotore di un gene che
l’espressione del gene, può cambiare la modalità con cui la cellula risponde ad uno
controlla
stimolo che dovrebbe portare alla stimolazione di quella proteina.
deCODE ha avuto la possibilità di avere un portale unico ricco di informazioni, ha potuto fare
delle mappe e delle analisi della popolazione islandese; tramite questo approccio di popolazione
non c’è il rischio di analizzare solo dei sottogruppi che possono dare una visione distorta o
parziale, è un approccio appropriato per identificare dei fattori a livello del genoma e che
rappresentano un indice di rischio per quanto riguarda una patologia.
Quindi come obiettivo queste società hanno la sintesi di nuovi farmaci, ma allo stesso tempo
conferisce informazioni di tipo analitico quindi informazioni sul rischio di potenziali patologie
sulla presenza o meno di marker genetici che sono stati identificati.
L’interesse dal nostro punto di vista è legato al fatto che è possibile utilizzare questo tipo di
informazione, ossia alterazioni a livello del genoma, serve per identificare un potenziale bersaglio.
Ad esempio è stato visto che una mutazione a livello della proteina amiloide-beta-precursore in
una precisa sequenza amminoacidica diminuiva fortemente il rischio del manifestarsi
dell’Alzheimer.
La sostituzione amminoacidica di questa proteina è adiacente a un sito proteasico; questi siti
possono rappresentare un potenziale bersaglio farmacologico: nei soggetti che non hanno questa
modificazione possiamo inibire l’attività proteasica che porta a questi frammenti
Un lavoro dello stesso gruppo riguarda una mutazione in una proteina coinvolta nel metabolismo
dell’acido arachidonico fosse associata a un aumentato rischio nell’infarto del miocardio e di
ischemia cerebrale: dato che in questo caso si tratta di una proteina che ha un ruolo nella sintesi
mediatori dell’infiammazione, il bersaglio farmacologico che emerge da queste osservazioni
di è
metabolica che porta alla sintesi di questi mediatori dell’infiammazione e come interferire
la via
con questa via metabolica, attraverso alcuni inibitori a livelli diversi del suo percorso, possa
rappresentare, a seconda di quello che si osserva nei soggetti mutati, una via di protezione dal
rischio di infarto del miocardio.
Quali sono i bersagli farmacologici?
• 5’000)
recettori accoppiati a proteine G ( >
• recettori nucleari (> 150)
• (>1’000)
canali ionici
• enzimi (non si sa nemmeno il numero talmente sono tanti)
Attualmente vi sono più di 330 bersagli di cui più di 270 espressione del genoma umano e circa
60 espressi da organismi patogeni quali antibiotici e antivirali perché in questo caso la proteina
caratteristica dell’organismo patogeno.
bersaglio è quella Circa il 26% sono enzimi, il 3,5%
sono recettori nucleari, 3,3% sono trasportatori, 3,3% canali ionici, 2% recettori per citochine
mentre il rimanente sono recettori accoppiati a proteine G.
Identificato il bersaglio farmacologico si tratta di cercare delle molecole che siano in grado di
interagire con i bersagli farmacologici nella maniera desiderata.
Se il bersaglio è un enzima è necessario che la molecola possa riconoscere e interferire con
l’attività della
questo enzima, determinando le modifiche strutturali che influenzano cellula.
Se il bersaglio è un recettore accoppiato a proteine G e vogliamo attivarlo allora è necessario
che la molecola riconosca selettivamente quel recettore e deve legarsi provocando le
che risultano nell’attivazione
modificazioni strutturali della cellula sulla quale il recettore è
posizionato.
Come si arriva a molecole di questo genere?
Sono due gli approcci utilizzati:
a. studio di sostanze endogene che sono in grado di interagire con quel bersaglio molecolare:
ad esempio se il bersaglio è un recettore questo sarà attivato in maniera selettiva da una certa
sostanza prodotta dal nostro organismo; si possono usare queste molecole come un modello
di partenza e modificarle in modo da ottenere gli effetti farmacologici desiderati.
b. screening biblioteche composti chimici e/o sostanze naturali: vengono analizzate
sistematicamente un grande numero di molecole usate da piante medicinali per arrivare a
identificare delle sostanze in grado di rappresentare un punto di partenza per ottenere una
molecola, cioè il cosiddetto lead compound (composto di partenza)
C’è la possibilità di adottare diversi approcci:
• storico→corteccia di cinchona (chinino) e salice (aspirina)
dei preparati di cui si conosceva l’attività in
Nel mondo della farmacologia abbiamo
specifiche patologie e quindi si tratta di isolare i composti che sono presenti e di identificare
all’interno di questi composti presenti nel fitoterapico il principio attivo che è in grado di
interagire con il bersaglio farmacologico.
ok
• sviluppo SAR di un composto naturale→β-recettori (propranololo), H -recettori
2
(cimetidina). Se conosciamo agonisti endogeni dei diversi recettori, la modifica di
questi agonisti endogeni ci porterà a sviluppare delle molecole caratterizzate.
• dell’ACE,
molecole disegnate per interagire con uno specifico sito→inibitori inibitori
proteasi dell’HIV
della COX-2, inibitori delle
Conoscendo la struttura tridimensionale del bersaglio farmacologico e quindi del sito dove
substrato o l’antagonista andrà a legarsi per svolgere la sua attività, si possono
tipicamente il
modellare delle molecole che per la loro struttura chimica si adattano al bersaglio.
• per caso (serendipity)→Spesso è capitato di osservare delle attività farmacologiche
inaspettate nell’ambito dell’utilizzo di sviluppati per l’utilizzo in
farmaci altre patologie. Ad
l’inoprazide era un farmaco che veniva usato come chemioterapico e
esempio come agente
antitubercolare ma sono stati osservati anche cambiamenti a livello psicologico, ad
esempio vedevano migliorato il loro umore e quindi si è scoperto che la molecola era un
potente antidepressivo.
• random screening (HTS)→antibiotici, antitumorali.
È l’azienda farmaceutica che porta avanti questo tipo di processi perché necessitano di
strumentazioni analitiche adeguate e una chimica significativa.
Le molecole che si identificano in questo modo sono strutturalmente nuove. Maggiore è
la variabilità delle strutture chimiche che si valutano e più è facile riuscire a trovare il
lead compound.
dell’HTS
Per lo sviluppo sono necessari 4 elementi:
1. banche dati di composti, dobbiamo avere a disposizioni numerose strutture chimiche;
l’automatizzazione
2. metodo di dosaggio configurato per
→la farmacologia del bersaglio non deve venire alterata dalla manipolazione molecolare;
→basso costo
→facilità d’uso e possibilità di automatizzare e miniaturizzare.
→se possibile non radioattivo
3. stazione di lavoro robotizzata e in questo modo è possibile lavorare con centinaia di
composti al giorno
4. sistema di valutazione dei risultati computerizzato
Alla fine dello screening ci troviamo con una molecola potenzialmente attiva: il lead compound
ossia il composto capostipite di quelli che diverranno i farmaci in commerci.
Il fatto che questa molecola interagisca non vuol dire che sia in grado di raggiungere il bersaglio.
Inizialmente lo screening viene fatto su modelli acellulari, in seguito si lavora su modelli
biochimici, in modo da osservare eventuali effetti indesiderati quando il farmaco lavora nel
sistema biologico.
Il farmaco deve essere assorbito e deve avere una farmacocinetica buona. Dobbiamo poi
sicurezza; seguono test per l’efficacia sugli animali e sulla tossicologia, prima di
valutare la
arrivare alla somministrazione all’uomo
Sono tutti passaggi essenziali, non si può arrivare a una richiesta di autorizzazione alla
dell’uomo sull’efficacia
sperimentazione senza avere i dati e sulla sicurezza del farmaco e solo
quando si hanno dei dossier completi su entrambi gli aspetti si può fare.
Solo la valutazione del rischio e del beneficio ci dà la possibilità di dare un parere ragionato
sul farmaco LEZIONE 3
PROTEZIONE BREVETTUALE
Una volta trovato il nostro lead compound, si tratta di proteggere la nostra scoperta.
Senza la possibilità di proteggere questa proprietà intellettuale tutti gli sforzi che abbiamo fatto
possono essere usati da chiunque altro che ne trarrà tutti i benefici; la protezione brevettuale
garantisce un ritorno economico dalla scoperta e sviluppo di un determinato farmaco.
Ogni nazione ha il proprio ufficio brevetti, ma per far sì che il brevetto di una nazione valga in
l’estensione
Europa è necessario richiedere del brevetto. In ogni caso ogni paese prima di
rilasciare un brevetto deve verificare che in altre nazioni non sia stato già brevettato qualcosa di
simile.
Quello che viene certificato dall’Ufficio dei Brevetti un’autorizzazione alla produzione di
non è
all’EMA), ma garantisce il
quel farmaco (questo compete diritto unico a produrre e vendere quel
farmaco. garantisce la protezione dall’infrangimento: deve essere l’inventore, e non l’ufficio
Il brevetto non
brevetti, a preoccuparsi di proteggere il brevetto nel caso in cui qualcuno lo infrangesse.
L’esclusiva garantita dal brevetto ha un tempo limitato: dura 20 anni a partire dalla data di
si è ancora all’inizio dello sviluppo del farmaco, il processo di
deposito della domanda
sviluppo va a ‘mangiarsi’ i 20 anni di protezione del brevetto.
Per poter chiedere un brevetto, bisogna dimostrare che esista un prodotto che porti i risultati
sulla base dei quali si chiede il brevetto.
l’esclusiva
Avere un brevetto e quindi avere nella vendita di un determinato prodotto per
un’azienda farmaceutica rappresenta un valore e vantaggio economico straordinari: quando nel
2ooo la Eli Lilly, che era la detentrice sul brevetto del Prozac, non ottenne il prolungamento del
periodo di protezione brevettuale le azioni sono crollate e i detentori delle azioni della Lilly
hanno deciso che il fatto di non avere più il brevetto del Prozac avrebbe comportato una
diminuzione significativa nelle vendite perché sarebbero comparsi i farmaci generici, farmaci
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