L'età Tudor
L'età Tudor coincide con la trasformazione dell'Inghilterra in un moderno stato nazionale. Nel 1453 si era conclusa la guerra dei cent'anni che aveva visto confrontarsi Inghilterra e Francia: nonostante alcune vittorie inglesi, la guerra si concluse con la loro sconfitta e con la conseguente perdita dei territori francesi da parte dell'Inghilterra, fatta eccezione per Calais.
La guerra dei cent'anni finisce nel 1453; in seguito l'Inghilterra è devastata da un altro conflitto, una guerra intestina tra due casate nobiliari, i Lancaster e i York. Questa guerra prende il nome di "Guerra delle due rose", perché la rosa bianca è simbolo della casata degli York e quella rossa della casata dei Lancaster ed è nient'altro che una guerra feudale tra due grandi famiglie nobiliari che rivendicano entrambe il loro diritto sul trono d'Inghilterra. La guerra si conclude con la vittoria della famiglia Lancaster con la battaglia di Bosworth (1485) che vede la sconfitta di Riccardo III di York, personaggio storico che sarà protagonista non soltanto di un'opera storica di Tommaso Moro, ma anche di uno dei grandi storici di Shakespeare, "Richard III".
Riccardo viene sconfitto da Enrico, erede dei Lancaster ed educato dallo zio Jasper Tudor, capo del partito Lancaster. Enrico diventa sovrano d'Inghilterra come Enrico VII e con lui, che governerà tra il 1485-1509, prende inizio la monarchia Tudor. Il regno di Enrico VII è quello con cui si gettano le basi per la trasformazione dell'Inghilterra in moderno stato unitario, perché segna la fine di quei conflitti feudali tra le varie casate nobiliari inglesi che avevano attraversato tutta la storia inglese del Medioevo e che erano poi culminati con la guerra delle due rose.
Il suo regno segna anche l'inizio di una politica volta alla costituzione di uno stato moderno, a partire dalla costituzione di un apparato burocratico. Nel 1487 creò la Star Chamber, una Corte suprema composta da sette consiglieri regi e dotata di vaste competenze per garantire la sicurezza dello Stato.
Il regno di Enrico VII fu caratterizzato da una situazione di pace interna, con l'eccezione della situazione con l'Irlanda, di fatto considerata la prima vera colonia inglese. C'erano conflitti tra inglesi ed irlandesi nella zona geografica del Pale, un'area geografica che circonda l'attuale Dublino. All'epoca i due rivali politici dell'Inghilterra erano da una parte la Francia e dall'altra la Scozia che erano unite da una secolare alleanza; per far fronte a questa situazione, il re Enrico VII decide di perseguire una politica filospagnola, facendo sposare il suo primogenito Arturo (nome scelto non a caso, in onore di King Arthur) con Caterina d'Aragona, figlia di Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, i sovrani che finanziarono la spedizione di Cristoforo Colombo.
Questo matrimonio sarà gravido di conseguenze: alla morte di Arturo, Enrico VIII, secondogenito di Enrico VII, prenderà in moglie Caterina d'Aragona e sarà proprio la decisione di Enrico di divorziare che scatenerà quel processo che porterà allo scisma anglicano.
Il matrimonio di Enrico VII
L'altra figlia di Enrico VII sposa il re di Scozia, Giacomo IV Stuart: anche questo matrimonio sarà significativo perché è proprio in virtù di questo legame tra la corona d'Inghilterra e la corona di Scozia che poi, una volta morta Elisabetta I, sarà il re di Scozia, Giacomo VI di Scozia a diventare re d'Inghilterra con il titolo di Giacomo I.
Giacomo I d'Inghilterra (Giacomo VI d'Inghilterra) fu il primo ad usare il termine "Great Britain", che è un’idea che i parlamenti di entrambi i Paesi rifiuteranno sempre, i quali si unificheranno molto dopo, all'inizio del '700. Questo concetto di "una nazione britannica" che trascende i confini dell'Inghilterra emerge proprio con Giacomo I all'inizio del '600.
Il parlamento inglese
Durante il regno di Enrico VII, il parlamento inglese continua a mantenere le sue prerogative. L'Inghilterra viene normalmente considerata come "la patria della democrazia" perché è il paese in cui già nel 1215, sotto il regno di John Lackland, viene approvata la Magna Carta, con cui di fatto si limitano le prerogative del sovrano e si definisce una divisione dei poteri, in particolare la Magna Carta sancisce che il re non poteva imporre, riscuotere delle tasse senza il consenso del Parlamento.
Il parlamento evolve nel corso del tempo: alla fine del '200, il parlamento è costituito dalla divisione in due camere, una camera "alta" o "House of Lords", di nomina reggia ed una camera "bassa" o "House of Commons", dove oggi vi si accede tramite elezioni, ma che all'epoca era una camera a base territoriale, dove le contee e le città mandavano i propri rappresentanti, o cavalieri o cittadini. Il parlamento inglese è quindi il più antico parlamento d'Occidente. Il parlamento, quindi, continua a mantenere le sue prerogative, soprattutto quella fondamentale di esercitare il controllo sul prelievo fiscale: il re non poteva decidere di voler dichiarare guerra alla Francia e quindi, per avere più soldi, imponeva tasse in modo arbitrario senza aver prima passato il vaglio del parlamento.
La dinastia Stuart
Tutta la storia inglese del '600, secolo in cui domina la dinastia Stuart, che inizia con Giacomo I, è un secolo attraversato da un conflitto sempre più drammatico tra corona e parlamento che sfocerà a metà del secolo in una guerra civile, in cui si fronteggeranno da una parte i cosiddetti "cavalieri", che sono tutti i gruppi che patteggiano per la corona e dall'altra le cosiddette "roundheads", l'esercito puritano guidato da Oliver Cromwell.
Questo conflitto che si concluderà con la vittoria dell'esercito di Cromwell nel 1649 segna l'unica cesura inglese, perché dal 1649-1660 l'Inghilterra sarà una repubblica per la prima ed unica volta nella storia; nel 1660 si ha un ritorno degli Stuart sul trono d'Inghilterra.
Gli anni tra il 1660-1688 vengono chiamati "Età della Restaurazione" poiché ritorneranno al trono gli Stuart ed il '600 si concluderà con un'altra rivoluzione, di cui si dice che fu una rivoluzione "senza spargimento di sangue". Il conflitto tra corona e parlamento sfocia ancora una volta in una deposizione del sovrano, che porterà al trono Guglielmo d'Orange che governerà come Guglielmo III insieme alla figlia del sovrano Maria II. Questa rivoluzione prende il nome di rivoluzione "gloriosa" e vede la nascita di una moderna monarchia parlamentare: attraverso una serie di provvedimenti legislativi come, ad esempio, il Bill of Rights, l'Inghilterra diventa una moderna monarchia costituzionale.
Politica economica di Enrico VII
Durante il regno di Enrico VII, il sovrano persegue una politica interventista in economia che mira soprattutto a favorire i nuovi ceppi imprenditoriali, mercantili e, proprio durante il regno di Enrico VII, vengono gettate le basi per quella che sarà la grande forza dell'Inghilterra, ovvero la costituzione di una grande flotta navale, sia militare che commerciale.
Enrico VIII
Enrico VII muore nel 1509 e gli succede il fratello, Enrico VIII, il cui regno è uno dei regni più ricchi e carichi di eventi e segna anche l'inizio della stagione umanistica-rinascimentale in Inghilterra. Enrico regna dal 1509-1547 ed il suo regno è testimone l'Inghilterra venire assorbita da quel grande movimento che sconvolge la Chiesa, segnandone la rottura che è la riforma protestante. Lo scisma anglicano, voluto da Enrico VIII, si colloca all'interno di un più vasto movimento che è quello della riforma protestante, luterana, promossa da Martin Lutero nel 1517, senza Lutero infatti non ci sarebbe stato nemmeno lo scisma anglicano.
Il Welsh Act of Union
Durante il regno di Enrico VIII viene approvato il Welsh Act of Union (1536), che annetté formalmente il Galles alla corona d'Inghilterra, estendendo a questa regione le consuetudini e le norme giuridiche inglesi: l'Inghilterra e il Galles divennero quindi un'unica nazione. Da quel momento, la Legge d'unione impose l'uso del solo inglese negli atti ufficiali nel Galles, ignorando le proteste di chi intendeva continuare a usare la lingua gallese (Brady, 1995). L'Irlanda, al contrario, non ricevette mai troppa attenzione da parte di Enrico. Il dominion inglese era quella regione chiamata "Pale", composta da quattro contee nei pressi di Dublino.
Al di là di questo territorio si estendeva quest’area abbastanza vasta in cui i feudatari irlandesi erano solo nominalmente legati alla corona inglese ma in realtà erano indipendenti e poi c’era una vasta area che era invece esclusa dalla giurisdizione inglese, totalmente autonoma. Enrico persegue una politica tesa a consolidare ed estendere l’egemonia inglese in Irlanda, lo farà attraverso il governatore che manderà lì in Irlanda, fino ad ottenere nel 1541 dal parlamento irlandese il riconoscimento per sé e per tutti i suoi eredi del titolo di Re d’Irlanda, fino a quel momento il re d’Inghilterra non poteva utilizzare anche il titolo di Re D’Irlanda, ma dal 1541 Enrico ottiene questo e consolida il controllo inglese in Irlanda.
Lo scisma anglicano
Gli anni del regno di Enrico sono segnati in maniera assolutamente fondamentale dallo scisma anglicano che si situa in questo movimento più ampio della riforma protestante. L'atto di supremazia di Enrico VIII avviene nel 1534, ma già nel 1517 il processo di "frattura" insanabile della cristianità è iniziato da Martin Lutero, un monaco agostiniano tedesco che recriminava alla Chiesa Cattolica la vendita delle indulgenze, la simonia, contestava la corruzione della Chiesa e la sua perdita di contatto alla Chiesa primitiva. Lutero segna l'inizio di un processo di contestazione che porterà alla scissione, alla frattura della cristianità e alla costituzione di diverse chiese di matrice protestante, che sono quelle di matrice luterana, quella di matrice calvinista, Giovanni Calvino è uno dei grandi protagonisti della riforma e, ad esempio, la chiesa scozzese diventerà di tipo calvinista.
I protestanti considerano solo due sacramenti che sono il battesimo e l'eucaristia; mentre per i cattolici l'eucaristia è la transustanziazione, cioè che il vino e l'ostia diventano corpo e sangue di Cristo, che non è accettata dai protestanti, che invece parlano di consustanziazione. C'è un'altra questione fondamentale che riguarda il rapporto del fedele con Dio e la parola di Dio, parola di Dio che è veicolata dalle sacre scritture, dalla Bibbia.
La Bibbia circolava all'epoca nella versione della cosiddetta "vulgata", prodotta da San Girolamo e le cerimonie liturgiche venivano ufficiate in latino. Il rapporto con la parola di Dio, soprattutto per i ceti popolari, era un rapporto assolutamente mediato dal clero. Lutero sostiene la necessità che il rapporto con il testo sacro non sia veicolato o mediato dal clero, ma sia un'esperienza intima, individuale, che riguarda il singolo fedele, il quale deve essere messo nella condizione di leggere i testi sacri anche se non conosce le lingue classiche. Inizia quindi un'operazione che è quella della traduzione della Bibbia nelle lingue volgari. Il movimento della riforma protestante in Europa si caratterizza proprio per questo, per la centralità che la traduzione della Bibbia in volgare assume. Lutero è lui stesso di una traduzione della Bibbia in tedesco, che sarà fondamentale non soltanto per la storia religiosa della Germania, ma anche per la storia letteraria della Germania e la stessa cosa avverrà per l'Inghilterra, dove in realtà di traduzioni della Bibbia avevano già cominciato a parlare alcuni eretici in età medievale, ma questo movimento che sostiene la necessità delle traduzioni trova ampie diffusioni grazie anche all'avvento di una nuova tecnologia, la stampa. Nella seconda metà del '400 Guttenberg inventa la stampa a caratteri mobili, qualche tempo dopo, nel 1476, William Caxton introduce la stampa in Inghilterra. L'introduzione all'avvento della stampa determina un passaggio complessivo da una cultura in cui era l'oralità la dimensione dominante all'istituirsi di una cultura in cui è la scrittura la dimensione dominante. L'invenzione della stampa segna un cambio radicale di paradigma culturale.
Il movimento della riforma si avvale della diffusione della stampa come veicolo attraverso cui far circolare i testi, non solo le traduzioni della bibbia, così come la cultura umanistica-rinascimentale non sarebbe immaginabile senza la stampa. Ci sono 3 fenomeni che interagiscono tra di loro: uno è l'avvento di una nuova tecnologia, la stampa, l'altro è un fenomeno religioso, il movimento della riforma, l'altro è un movimento come l'umanesimo e il rinascimento che sarebbe inimmaginabile senza la stampa. Il coesistere di queste 3 esperienze, tra 400-500, segna un passaggio d'epoca e l'inizio dell'età moderna.
Il divorzio di Enrico VIII
Verso la fine degli anni Venti, Enrico VIII si era stancato del matrimonio con Caterina d'Aragona, che non gli aveva dato un erede maschio: da lei aveva avuto varie figlie di cui una solo ancora in vita - Maria - e ormai da tempo era innamorato di Anna Bolena, una dama di palazzo che intendeva sposare legalmente. Perciò Enrico, tramite la mediazione del cardinale Wolsey, chiese al papa l'annullamento del primo matrimonio, motivandolo con il fatto che Caterina in precedenza era stata sposata con suo fratello Arturo: il matrimonio non avrebbe avuto alcun valore a causa dell'esistenza di un grave impedimento canonico.
Papa Clemente VII per non inimicarsi l'imperatore Carlo V (che era nipote di Caterina), rigettò la richiesta del sovrano inglese. Così, nel giro di pochi anni, la situazione precipitò. L'offesa arrecata a Enrico VIII, con la convocazione al tribunale della Sacra Rota, portò alla rovina il Cardinale Wolsey, che non era stato in grado di far accettare le richieste del re.
L'Act of Supremacy
L'Act of Supremacy del 1534, con il quale il Parlamento nominò Enrico VIII capo supremo della Chiesa d'Inghilterra, fu solo l'inizio di una lunga e complessa vicenda sia coniugale che politico-religiosa. Nel maggio 1536, Anna Bolena, sposata nel 1533, fu condannata a morte per adulterio e tradimento; appena un mese dopo accanto a Enrico c'era Jane Seymour, la perfetta candidata a diventare futura moglie del re. Nel 1537, Jane Seymour diede alla luce il tanto atteso erede maschio al trono Edoardo; la regina, però, morì durante il parto. Con la nascita di Edoardo, sia la principessa Maria, avuta dalla prima moglie, sia Elisabetta, figlia di Anna Bolena, persero il diritto al trono.
Rimasto vedovo, Enrico sposò in quarte nozze Anna di Clèves, ma anche questo matrimonio ebbe durata brevissima. Successivamente sposò la sua quinta moglie: Caterina Howard. Nel giro di pochi anni anche lei fu giustiziata per "alto tradimento", e nel 1543 il re si risposò con Caterina Parr, decisa sostenitrice della riforma evangelica.
Politica economica di Enrico VIII
Enrico VIII proseguì la politica del padre volta a favorire lo sviluppo di un ceto imprenditoriale inglese (quello dei "mercanti-avventurieri”), dando un rinnovato impulso alla costruzione di una flotta per il commercio e la guerra. Pur tra incertezze e comportamenti incoerenti, il risultato fu la nascita di una Chiesa nazionale, svincolata da Roma e subordinata alla corona. Al di là delle istanze di riforma religiosa, due moventi eminentemente politici indussero Enrico VIII su questa strada. In primo luogo, la necessità di assicurarsi un erede maschio per la successione al trono. In secondo luogo vi era il problema finanziario, perché fare politica attiva significava fare la guerra e la guerra aveva costi enormi, sicuramente insopportabili per un governo che aveva limitate possibilità di accrescere liberamente il peso fiscale sui sudditi.
Convocation of Canterbury e il Reformation Parliament
1532-1534: Convocation of Canterbury e il Reformation Parliament sanciscono la necessità dell’assenso reale preventivo alle norme canoniche, che dovrebbero essere ad esclusiva pertinenza della Chiesa, e invece qui si introduce un principio, cioè che devono essere comunque sottoposte al vaglio della Corona. Vengono sospesi i pagamenti di “annate” e “decime”, ovvero le somme versate alla Chiesa di Roma, e anche la riscossione del cosiddetto “obolo di San Pietro” e viene escluso dal reato di eresia la negazione del primato papale.
Inventario dei beni della Chiesa
1535: un provvedimento che è fondamentale viene fatto l’inventario di tutti i beni della Chiesa d’Inghilterra. Grazie a questo inventario, viene resa possibile la confisca dei patrimoni ecclesiastici a vantaggio delle casse dello Stato e dei ceti più alti.
Soppressione dei monasteri
1536-1540: Soppressione di tutti i monasteri. Nel 1549 viene approvato il cosiddetto Book of Common Prayer, cioè significa che la liturgia viene svolta adesso completamente in inglese e non più in latino. La messa nella chiesa cattolica è stata ufficiata in latino fino al Concilio Vaticano II, che data l’inizio degli anni ’60 del ’900. Viene imposta a tutti i fedeli la partecipazione alle funzioni della Chiesa d’Inghilterra attraverso l’Atto di Uniformità. La riforma d’Inghilterra è anche espressione di una scelta politica da parte del sovrano che aspirava a creare una Chiesa Nazionale da lui stesso controllata a struttura episcopale: la Chiesa Anglicana, tra tutte le chiese nate dalla riforma, è quella che per quanto riguarda l’assetto gerarchico mantiene la più stretta somiglianza con la Chiesa Cattolica, dove c’è una ben chiara gerarchia ecclesiastica, cosa che non avviene per le altre chiese di matrice protestante.
I movimenti ereticali
In realtà movimenti ereticali che andavano in contrasto con la Chiesa di Roma avevano attraversato e segnato la storia d’Europa già dal Medioevo. Tra questi movimenti, in Inghilterra fu particolarmente importante quello dei Lollardi, che si diffonde nel tardo ’300 ad opera di John Wyclif, il capo di questo movimento ed era stato uno dei primi che aveva sostenuto la necessità per i fedeli di accedere...
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