Patologia
DANNO E MORTE CELLULARE
Adattamento cellulare: modulazioni reversibili di funzioni cellulari in risposta a stimoli -
aumento o diminuzione della stimolazione, delle sostanze nutritive, irritazione cronica
chimica o fisica... è fisiologico ma può diventare patologico.
Lesione cellulare: modulazioni reversibili acute o irreversibili in risposta a stimoli - riduzione
di ossigeno, lesione chimica, infezione microbica, alterazioni metaboliche genetiche o
acquisite, lesioni subletali cumulative su lungo periodo di vita... sono anche gli stessi stimoli
dell'adattamento cellulare ma maggiori, così che la cellula non può reagire in tempo. Alcuni
esempi sono steatosi con tumefazione cellulare (lesione reversibile acuta), apoptosi,
necrosi, accumuli intracellulari, calcificazione, invecchiamento cellulare.
Iperplasia: maggior numero di cellule in grado di dividersi per azione di ormoni o fattori di
crescita, per compensare un danno (es: rigenerazione epatica) o per aumentare la funzione
degli organi (es: mammella in gravidanza).
Ipertrofia: aumento del contenuto cellulare (e quindi della loro dimensione) grazie
all'aumento del contenuto proteico, per effetto di ormoni della crescita o per maggiore lavoro
del muscolo (esso permette maggiore contrazione ma oltre un certo limite è patologico).
Iperplasia ed ipertrofia possono coesistere.
Atrofia: minori dimensioni delle cellule che causano minori dimensioni di organi e tessuti,
fisiologica per strutture embrionali, per l'utero dopo il parto, per il timo negli adulti, patologica
da disuso (es: muscoli), da denervazione (nel caso dei muscoli causa paralisi), da ischemia,
da mancanza di nutrizione, da carenza endocrina. Prima dell'atrofia la cellula prova a nutrirsi
di meno e a risparmiare energia, per esempio regolando la via PI3K-AkT-mTOR, che veicola
segnali di attivazione della sintesi proteica (da cui derivano vari nutrienti), dell'autofagia e
della sopravvivenza, dell'apoptosi; se questa via funziona troppo si può avere metastasi. Nel
caso dell'autofagia la cellula ricicla il proprio materiale, è presente minimamente in tutte le
cellule nel caso delle proteine e dei mitocondri obsoleti (mitofagia) o degli organelli
danneggiati. Se non c'è autofagia nelle cellule si ha funzionamento alterato della cellula o
mTOR rapamicina, TFEB,
direttamente apoptosi. è inibito dalla che defosforila e attiva un
fattore di trascrizione che così può passare al nucleo.
Metaplasia: una cellula già differenziata viene sostituita da un'altra cellula differenziata
diversa che resiste a determinate condizioni ambientali sfavorevoli. Un esempio è il cambio
da epitelio colonnare a squamoso e viceversa in caso di irritazione cronica - lo squamoso è
più resistente ma produce meno muco e ha maggior rischio di trasformazione maligna.
Danno cellulare: sollecitazioni persistenti che disturbano l'omeostasi della cellula.
Il danno cellulare dipende da:
tipo di agente lesivo,
durata dell'azione lesiva,
intensità dello stimolo lesivo,
tipo di cellula,
stato della cellula,
adattabilità della cellula.
Necrosi: la cellula muore gonfiandosi, si hanno steatosi, danneggiamento dei mitocondri
e delle membrane, rilascio dei contenuti della cellula, e una potenziale infiammazione.
Apoptosi: la cellula muore in modo voluto dall'organismo, si ha restringimento, la
membrana rimane intatta, il contenuto non è rilasciato ma è marcato dal complemento
per attivare l'azione dei macrofagi.
Le ragioni per cui la cellula cessa le sue funzioni sono:
danno ai mitocondri, che causa riduzione dell'ossigeno e del glucosio, danno fisico e
→ →
aumento delle sostanze tossiche (manca ATP pompa Na/K smette di funzionare
→ →
caspasi
maggiore glicolisi anaerobia attivazione delle necrosi),
cambiamento della concentrazione di calcio intracellulare,
danni alla membrana,
misfolding proteico.
Se al mitocondrio arriva invece per esempio un segnale di errore di replicazione del DNA
allora la morte che ne consegue è un'apoptosi, con perdita di proteine mitocondriali.
pathway dell'apoptosi
La inizia in caso intrinseco (famiglia geni BCL2) da un'errata
copiatura del DNA, dallo stress ossidativo, o da un ordine impartito dall'esterno
attraverso il ligando di FAS - per esempio nell'apoptosi indotta da linfociti T citotossici.
FAS è un trimero di membrana che si assembla legandosi a LFAS, attivando la pathway
che attiva la caspasi 8.
L'apoptosi è fisiologica ma può diventare patologica:
se è troppo poca, come nel caso di mancata apoptosi di cellule immunitarie attivate
(linfoproliferazione) o con mutazioni accumulate (rischio tumorale),
se è troppa, per esempio quando si ha accumulo di proteine patologiche che non
vengono rimosse dal proteasoma, che causano quindi malattie neurodegenerative, o
anche quando si ha eliminazione eccessiva di cellule identificate come estranee o
esposte a stress, quando si hanno malattie autoimmunitarie.
Malattia di Canale-Smith / sindrome linfoproliferativa autoimmune: malattia genetica
dominante data da difetto della proteina FAS, in cui i linfociti non vanno in apoptosi e si
accumulano in linfonodi e milza, producendo anche auto-anticorpi. La malttia è detta "a
interferenza dominante", per cui una sola proteina FAS danneggiata compromette l'intero
trimero.
La necrosi è composta da:
denaturazione delle proteine,
digestione enzimatica (enzimi rilasciati dai lisosomi) delle componenti riversate,
eventi infiammatori post-necrosi dati da vari leucociti.
La prevalenza della digestione enzimatica o della denaturazione proteica fa distinguere
la necrosi in 2 tipi.
Necrosi coagulativa
Prevalgono i fenomeni di denaturazione, la cellula perde il nucleo ma mantiene
l'architettura cellulare. Un esempio è l'infarto al rene per mancanza di sangue
ossigenato.
Necrosi colliquativa
Prevalgono fenomeni proteolitici, avviene in tessuti con quantità liquida (produce pus).
Esempi sono l'ascesso, l'infarto cerebrale.
ascessi a ping-pong
Gli hanno evoluzione molto rapida, grandi dimensioni, si
presentano in zone diverse del corpo, non hanno sintomi sistemici, raramente infezioni
invasive. Non sono dovuti a deficit immunitario ma spesso a S. Aureus produttore di
tossina Pantom-Valentine, che causa necrosi Microbiologia > ^dc9d46. Il problema tende
a risolversi spontaneamente.
Necrosi caseosa
Necrosi tipica della tubercolosi, è un tipo di necrosi coagulativa "astrutturata" dovuta a
reazione contro i micobatteri con membrane lipidiche. Sarcoidosi: reazione a sostanze
che l'organismo non riesce a eliminare.
Steatonecrosi
Tipica della pancreatite, dove l'enzima pancreatico agisce sul pancreas stesso. Essa è
colliquativa ma non c'è solo acqua, anche grasso.
Necrosi gangrenosa
Simil-coagulativa (ce ne sono diversi tipi, gassosa, umida...), colpisce gli arti inferiori.
Evoluzione della necrosi: come sono sostituite le cellule distrutte?
. Eliminazione del materiale necrotico, nel caso della necrosi colliquativa con drenaggio,
nel caso della coagulativa con infiammazione e rimozione progressiva.
2. Riparazione del danno tissutale
Rigenerazione/risoluzione, negli epiteli e altri tessuti che si auto-rigenerano, ma solo
se il tessuto connettivo sottostante e quello circostante è intatto; si ha restitutio ad
interium, il tessuto ovvero torna come prima.
Sostituzione, con creazione di cicatrice o fibrosi, dove le cellule morte sono sostituite
con tessuto connettivo. Nel caso di organi interni le cicatrici possono avere
conseguenze gravi, per esempio quando un tessuto elastico (polmone) diventa rigido
→
- le bronchiettasie sono ingrandimenti e irrigidimenti degli alveoli stimolo
→ → →
infiammatorio granulociti elastasi peggioramento bronchiettasie. La
sostituzione ha caratteristiche simili alla lesione tumorale: risposta infiammatoria,
angiogenesi, migrazione e proliferazione dei fibroblasti, deposizione di ECM,
rimodellamento del tessuto.
La risposta infiammatoria nella guarigione si occupa della rimozione di cellule
necrotiche da parte di macrofagi e neutrofili e del rilascio di fattori di crescita, con
formazione del tessuto di granulazione da parte dei globuli bianchi, che precede la
cicatrice.
PATOGENESI
Studia l'effetto simultaneo del patogeno su cellule e tessuti, con adattamenti a catena.
Questo processo vale anche per le malattie genetiche.
fibrosi cistica
La è una malattia legata al malfunzionamento di un canale ionico che si trova
su diverse cellule dell'organismo, in particolare sulle mucose e sulle ghiandole sudoripare.
Sulle mucose il malfunzionamento di questo canale fa sì che le secrezioni siano troppo
dense, infatti non avviene la secrezione di sali e di conseguenza neanche dell'acqua.
Questo nel pancreas può portare a una lenta digestione dell’organo stesso, non
permettendo agli enzimi di arrivare nel duodeno dove dovrebbero esplicare la loro funzione
digestiva. Per questo motivo nelle feci dei soggetti affetti da fibrosi cistica sono ancora
presenti i grassi ingeriti: perché il pancreas non è riuscito a inviare le lipasi nel duodeno. Si
hanno anche problemi a livello respiratorio: non arriva molto liquido nei polmoni e ciò
impedisce il lavaggio del parenchima che avviene con la respirazione e con le ciglia. A livello
intestinale uno scarso accompagnamento di liquidi con il bolo alimentare può portare il bolo
ad indurirsi e a creare ostruzione intestinale. Nei tubuli seminiferi si può facilmente andare
incontro ad ostruzione che comporta la sterilità maschile.
La fibrosi cistica è la patologia genetica grave più frequente nella popolazione, 1 su 25
persone è portatore sano. La frequenza della malattia è 1:2500-5000 nati, può essere ridotta
tramite screening genetico dei genitori - lo stesso vale per esempio per la beta talassemia.
CFTR (cystic fibrosis transmembrane
La malattia è dovuta all’alterazione del gene
regulator) che si trova sul cromosoma 7. Il gene codifica per un canale anionico che si trova
sulle cellule epiteliali, in particolare è un regolatore del canale del sodio e del cloro. Ha delle
mutazioni relativamente comuni nella popolazione, ciò probabilmente è dovuto a
meccanismi legati al vantaggio dell’eterozigote. La mutazione più comune è la ΔF508.
Il canale è formato da 2 domini transmembrana, 2 domini citoplasmatici leganti i nucleotidi
(NBD) e un dominio R che contiene i siti di fosforilazione delle protein chinasi A e C.
L’attivazione avviene da parte di un agonista che induce un aumento di cAMP e porta alla
fosforilazione del recettore. L’apertura è mediata dal consumo di ATP.
CFTR regola diversi canali tra cui importanti canali epiteliali per il sodio e il cloro (ENaC),
che riassorbono il sodio dalle secrezioni rendendole ipotoniche. ENaC è inibito da CFTR
funzionante ed è iperattivo nella fibrosi cistica, producendo delle secrezioni dense e con
poco sodio. Il canale normale permette l’uscita degli ioni cloro e degli ioni sodio che
trascinano con sé anche l’acqua che così permette di creare secrezioni liquide. Nelle
ghiandole sudoripare invece succede il contrario: c’è un eccesso di secrezione di sodio e di
cloro e un eccesso di liquido. Quindi un soggetto affetto da fibrosi cistica secerne troppo
liquido e troppi sali con la sudorazione, il che d'estate può comportare il rischio di
disidratazione per eccessiva sudorazione. Nelle ghiandole sudoripare l’attività dell’ENaC
diminuisce in seguito alla mutazione di CFTR e il sudore risulta ipertonico con alto contenuto
di sodio.
In particolare è possibile che si verifichino le seguenti condizioni nei bambini malati:
elevate concentrazioni di sodio e di cloro;
alcalosi metabolica ipocloremica cronica (inappetenza, vomito, torpore/agitazione,
arresto della crescita);
sindrome da perdita di sali.
Ci sono diverse mutazioni di CFTR, che in alcuni casi lasciano un po’ di funzione residua
e in altri una totale assenza di funzione. In certe mutazioni è alterata la produzione della
proteina mentre in altre il suo trasporto alla membrana, l’apertura del canale o la sua
regolazione. Recentemente sono state prodotte in laboratorio delle piccole molecole che
possono correggere o potenziare l’espressione della proteina anomala, sbagliata o
mutata in modo da migliorarne il funzionamento.
bronchiettasie
Effetto comune della fibrosi cistica sono le (aree nere in immagine), esse
diventano sempre più grandi e la loro parete si indurisce a causa del processo fibrotico,
si perde così la struttura degli alveoli. Ciò porta ad una riduzione dello scambio gassoso
perché diminuisce la superficie degli alveoli e si hanno delle cavità che si riempiono più
facilmente di batteri e di sostanze infiammatorie - la tendenza è la cronicizzazione del
deterioramento progressivo del polmone.
La giornata tipica di un paziente con fibrosi cistica prevede un minimo di 2 ore di terapie
giornaliera. Ad esempio ci si sveglia alle ore 7 e si ha la terapia inalatoria con spray e
aerosol con ipertonica, si deve prendere un antiacido, un antibiotico per proteggere il
polmone, le vitamine, perché il sistema gastrointestinale non ne assorbe a sufficienza, e
degli enzimi pancreatici da assumere insieme al cibo. Poi è necessaria la fisioterapia tre
volte al giorno per facilitare l’espettorato dal muco denso presente nel polmone. Con il
pranzo è necessario assumere enzimi antiacidi e fluidificanti, poi si fa nuovamente
l'aerosol con l’ipertonica, una soluzione che tende a richiamare passivamente il liquido.
Inoltre è necessario assumere un lassativo osmotico perché il bolo non viene facilmente
eliminato sotto forma di feci. La sera si ha la terapia inalatoria con l’antibiotico, il quale
non può essere assunto per bocca affinché agisca direttamente nelle bronchiectasie
dove si accumulano i batteri. Ognuna di queste terapie contribuisce un poco a migliorare
la capacità respiratoria (FEV1) misurata con la spirometria.
Per diagnosticare fibrosi cistica si hanno i test genetici; è inoltre possibile misurare il
tripsinogeno immunoreattivo, un enzima pancreatico. Spesso si esegue anche il test del
sudore: si utilizza una carta bibula e si induce la sudorazione con delle particolari
sostanze e degli elettrodi, la carta è lasciata ad essiccare e si confronta il suo peso
prima e dopo l'effettuazione del test, dove la differenza è data dal depositarsi di cloruro
di sodio. Così è possibile dosare la concentrazione di cloruro di sodio nella carta, che se
è eccessiva conferma la diagnosi di fibrosi cistica.
anemie
Le sono definite come diminuzioni dell’emoglobina (Hb), la proteina che trasporta
ossigeno all’interno dei globuli rossi.
La valutazione delle anemie, dal punto di vista dell’esame obiettivo, veniva eseguita tramite
controllo del colore della congiuntiva e del palmo delle mani.
Per visualizzare il sangue al microscopio si fa uno striscio di sangue in cui si possono
distinguere le diverse cellule per valutare le caratteristiche dei globuli rossi o vedere se ci
sono cellule insolite, per esempio gli eritroblasti - questo indica che il midollo osseo non
funziona correttamente.
Nel caso di anemia gli organi sono meno ossigenati e nel corpo vengono quindi indotte
risposte compensative. Esse sono di due tipi.
Far circolare il sangue più velocemente, in modo da poter fornire la stessa
ossigenazione anche in presenza di poca emoglobina, i soggetti anemici quindi hanno
tachicardia.
Produzione di eritropoietina da parte del rene dovuta alla bassa percezione di
ossigenazione, questo induce nel midollo la produzione di altri eritrociti.
L’esame che viene effettuato è l’emocromo, ci sono diversi valori che descrivono che
tipo di cellule sono presenti nel campione di sangue. Vengono misurati:
l’ematocrito (HT), il volume occupato dai globuli rossi;
il numero di globuli rossi (RBC);
la concentrazione di Hb.
Da questi valori si può ricavare poi il volume medio (MCV), il contenuto medio di Hb
(MCH) e la concentrazione di Hb negli eritrociti (MCHC).
I globuli rossi possono essere più o meno dispersi come volume, il loro volume medio è
di circa 85 fl - non significa che tutti hanno la stessa dimensione.
L’RDW rappresenta l’indice di distribuzione del volume degli eritrociti, e il suo valore
aumenta all’aumentare della variabilità volumetrica degli eritrociti. Nell’anemia da
carenza di ferro per esempio questa variabilità è alta (RDW alto).
Anemia significa diminuzione dell’Hb. Esistono tanti modi di classificazione delle anemie, in
base al meccanismo patogenetico si può avere anemia da mancata produzione o anemia da
perdita. La classificazione secondo il volume dei globuli rossi (MCV) prevede la presenza
dell’anemia microcitica (piccoli), normocitica (normali) o macrocitica (grandi).
Nell’anemia con globuli piccoli ci possono essere sostanzialmente due cause.
Talassemia
Talassemia major
Forma grave con mutazione su entrambi i cromosomi (soggetto omozigote).
Trait talassemico
Stato di portatore eterozigote, difficile da discriminare. Esistono territori con
maggiore frequenza del numero di soggetti portatori, si parla di “vantaggio
dell’eterozigote” perché i soggetti portatori sono protetti dalla malaria - il plasmodio
che si nutre di Hb fa più fatica con gli eritrociti più piccoli e poveri di Hb.
Sideropenia
Carenza di ferro nell’organismo, dovuta per esempio a una dieta povera di ferro, alla
malattia celiaca (in cui la prima parte di digiuno non assorbe correttamente tutto il ferro
necessario), a perdite di ferro attraverso polipi emorragici nell’intestino. Le caus
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