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Organizzazione e gestione aziendale

Differenza tra incertezza e rischio

A livello delle operazioni c'è una variazione tra ciò che è stato attuato e ciò che sarebbe stato conveniente attuare. Il rischio è decisionale se può determinare una scelta decisionale sbagliata oppure si può trattare di rischio operativo nel senso che le operazioni possono essere rischiose perché posso avere attuato un'azione che non era conveniente attuare: differenza tra decisione presa e decisione che è meglio prendere o meno. Il rischio può essere calcolato.

Tipologia di aziende

  • Impresa individuale (ristorante, discoteca). Può essere composta da una o poche persone (un solo socio), dove il titolare o imprenditore svolge molti ruoli; l’imprenditore che incentra sulla propria persona diritti e doveri sopporta il rischio, presta il proprio lavoro (ha originato l’idea, ha diretto l’impresa), ha portato capitale (rischio associato al capitale apportato, capitale di rischio), esercita potere decisionale perché lui stesso governa l’azienda. Il titolare è sia un soggetto giuridico, sia un soggetto economico:
    • Soggetto giuridico. Diritti e doveri (responsabilità).
    • Soggetto economico (AD o direttore). Potere decisionale.
    Soltanto in questa azienda abbiamo un’attività di lavoro e un capitale; ad un certo punto il titolare assumerà dei dipendenti, che possono dipendere direttamente dal titolare o lavoratori autonomi (partita IVA) senza il vincolo della subordinazione. Dal punto di vista monetario si rivolge alle banche o società terze e prende il capitale di credito, a differenza del capitale di rischio (portato dal titolare): il capitale di credito deve essere restituito alle banche, con annessi interessi, dopo un intervallo di tempo. In questa azienda il titolare può delegare soggetti nel prendere decisioni che prendono il nome di amministratore delegato o direttore (dirige e si occupa della fase decisionale → soggetto economico); in questo caso il titolare resta soggetto giuridico ma perde la qualifica di soggetto economico. Il termine capitalista vuol dire colui che possiede il denaro:
    • Capitalista puro. Colui che ha messo i soldi.
    • Direttore. Ha potere decisionale di come attuare la gestione (potere volitivo).
    Funzione imprenditoriale:
    • Potere decisionale.
    • Rischio. Rischio di capitale, cioè prendo denaro lo investo nell’attività, l’investimento è rischioso in quanto può essere remunerativo o meno.
    • Responsabilità. Ha a che fare con la natura giuridica perché l’imprenditore è responsabile di tutto quello che avviene all’interno della società.
  • Società per azioni.
    • Potere decisionale. È nell’assemblea dei soci o al consiglio di amministrazione (CDA) che rappresentano il soggetto economico e che hanno un pacchetto enorme di azioni. A livello operativo in realtà il potere è in mano ad un pull di top manager; quindi, il CDA ha un ruolo simbolico.
    • Rischio. Resta sempre in mano ai soci ma limitatamente all’importo delle azioni sottoscritte.
    • Responsabilità. La proprietà è in mano a tutti coloro che hanno le azioni (in base alle azioni detenute) e la società è il soggetto giuridico.

Equilibrio economico

R = ricavi R – C = MC = costi M = interesse patrimoniale (costi titolare e dipendenti, rischio dell’investimento).

Imprenditore

Il fine dell’imprenditore è ricavare profitto creando ricchezza, generando valore. La ricchezza non è fine a sé stessa, l’imprenditore non ha come fine di creare una ricchezza solo per sé stesso ma creare beni per i consumatori; solo soddisfacendo i consumatori può creare ricchezza. I primi imprenditori nella storia (500) sono associati ai capitani di ventura per poi passare, nel corso del tempo (700), ai proprietari terrieri, ai produttori di merci e ai costruttori di infrastrutture.

L’imprenditore apporta capitale di rischio, crea, inventa un’impresa e ne supporta il rischio. Il manager (direttore) è uno stipendiato che viene assunto dai proprietari per gestire l’impresa ma di suo non rischia niente a parte il suo stipendio; al manager, dunque, spetta dirigere e comandare, organizzare fattori produttivi, creare nuovi modelli di business ma in sostanza non investe capitale proprio, è un dipendente come gli altri. Mentre l’imprenditore è un visionario, il manager per quanto sia un bravo esecutore non sfrutta le proprie idee brillanti e sfrutta la propria ricchezza per sé stesso.

Il concetto e la propensione al rischio e al risparmio differenziano queste due figure. L’imprenditore è un artista perché vede l’opera prima nella propria mente e la concepisce, mentre il manager è un tecnico, un esecutore della visione dell’imprenditore. Un imprenditore è convinto della propria idea e lotta contro piccoli risparmi, contro le difficoltà, contro gli ostacoli e contro le critiche delle persone che non credono in lui e nella sua idea; quando commette errori nell’implementazione dell’idea è dotato di resilienza, soccombe ad un probabile shock finanziario o personale, riesce a riprendersi e usa il fallimento stesso come un trampolino di lancio verso il successo.

L’imprenditore è ancora oggi non chiaro come definizione perché ne ha tante e si definiscono imprenditori anche coloro che non lo sono: un imprenditore deve essere creativo e visionario, deve vedere le cose prima degli altri, avere un’idea connotata da caratteri di unicità, deve essere un artista, individuo con un’alta propensione al rischio, persona che decide di non godere dei proprio beni ma di creare qualcosa che resti in eredità ai posteri; è un capitalista perché rischia il proprio capitale, a differenza dei capitali di credito che vengono ceduti dalle banche, ma anche un investitore perché decide di investire i propri beni assumendosi il rischio; è un innovatore perché oltre a creare ricchezza, cerca anche di innovare; una volta creata una formula cerca sempre di migliorarla; gestore e comandante nelle imprese individuali perché gestisce e comanda lui stesso, mentre nelle S.p.A. il proprietario delega con la figura dell’amministratore delegato un manager; è un risparmiatore in quanto l’idea del profitto non è per godere della ricchezza ma per risparmiare e reinvestire il risparmio nella società, creando un circolo virtuoso generando altra ricchezza.

Imprenditorialità

Con l’imprenditorialità ci riferiamo all’insieme delle caratteristiche e qualità per svolgere con successo il ruolo di imprenditore: anche chi crea una piccola impresa può fallire, quindi il successo deve essere durevole. L’imprenditore vuole ed è capace di promuovere, dopo aver concepito, l’impresa e di assumersene i rischi. Le caratteristiche dell’imprenditorialità sono: intraprendenza, alta propensione al rischio, privilegio assegnato al lavoro sulla rendita cioè l’imprenditore non gode del ricavo ma lo reinveste. L’imprenditorialità è un attributo raro.

Una volta creata l’impresa bisogna implementarla: se nell’ideazione il cervello sinistro (creatività) prevale, poi c’è la fase difficile, mettere in pratica, avviare l’attività e gestirla a proprio rischio. Una volta creata l’impresa essa si manifesta nella ricerca di soluzioni competitive con i concorrenti: sviluppo di nuovi servizi o miglioramento di quelli esistenti, uso di tecniche e tecnologie (di tipo amministrativo o organizzativo), per soddisfare i clienti e i portatori di interesse (consumatori finali).

L’imprenditore è un innovatore in grado di generare crescita economica (Shumpeter, 1934). Imprenditore che innova rompe gli schemi esistenti avviando nuovi processi, nuovi prodotti e servizi, oppure coglie un’opportunità che vede prima degli altri.

Andamento imprenditoriale

  • Innovatività. Predisposizione a impegnarsi in sperimentazione di nuovi prodotti e servizi oltre ad avere leadership tecnologica.
  • Propensione al rischio. Inclinazione a intraprendere nuovi progetti in ambienti incerti spesso contro l’opinione comune.
  • Proattività. Anticipare la reazione, intensità con la quale si ricercano nuove opportunità, concetto diverso dalla reattività.

Imprenditorialità, creatività e innovazione

Le imprese devono essere reattive e adattarsi ad un ambiente mutevole e incerto creando idee, implementarle, continuando a innovare; per competere bisogna innovare, trovare nuove soluzioni di business.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabvad90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Organizzazione e gestione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Castaldo Francesca.
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