Storia del pensiero politico contemporaneo
I grandi classici del pensiero politico contemporaneo
Secondo Norberto Bobbio vi sono 3 caratteristiche principali dei classici:
- Un classico è di norma un grande interprete del proprio tempo: ha espresso in maniera molto chiara lo spirito del proprio tempo. Hobbes vede la guerra civile e riflette sul tempo. Locke costruisce la propria ideologia politica su un patto, dove il sovrano deve garantire i diritti naturali degli esseri umani.
- Un classico deve anche avere la capacità di trascendere il proprio tempo: capacità di fissare delle idee, concetti, che continuano a funzionare anche al di là della sua epoca, concetti che usiamo noi anche a distanza. Il classico continua ad essere attuale. Montesquieu, prima della Rivoluzione francese, teorizza la separazione dei poteri. Se un sovrano concentra nelle sue mani il potere di fare le leggi, di governare e giudicare, cadiamo nel dispotismo, un sistema che non ci piace. Se c'è il dispotismo è a rischio la libertà delle persone. Egli sta pensando di far tornare indietro la storia, fissando un principio che per oggi è estremamente attuale: la separazione dei poteri.
- I classici sono spesso oggetti di interpretazioni molto differenti e contrastanti: Rousseau è stato considerato il paladino della democrazia moderna e la Rivoluzione francese ne ha fatto una vera e propria icona. Altri autori pensano che egli sia però anche il padre di una democrazia totalitaria. Quindi viene considerato come padre della democrazia e padre della dittatura.
Testi d'esame
Fare riferimento ad appunti, però bisogna portare anche 3 libri.
- Raffaella Gherardi: La politica e gli Stati (studiare esclusivamente gli autori che spiegano in classe)
- La politica come professione (a metà)
- Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale (capire i concetti fondamentali)
Montesquieu (1689-1755)
Data da ricordare: 1689 nasce, 1755 muore. Ma da ricordare è la data di pubblicazione dello “spirito delle leggi”, pubblicata nel 1748 d.C. Ha al suo centro 3 grandi temi:
- Lo spirito delle leggi.
- Le forme di governo: dispotismo, monarchia e repubblica.
- La separazione dei poteri: ritiene che i 3 grandi poteri dello Stato (esecutivo, legislativo e giudiziario) debbano essere separati, si devono contrastare, affinché il potere di decidere in ultima istanza non si concentri da nessuna parte. Se non si oppone potere è contro potere, chi ha potere tende ad accrescerlo a dismisura, attuando un comportamento dispotico.
I tre temi sono legati da una riflessione sulla decadenza della monarchia francese, sui rischi dispotici cui essa sembra sempre più esposta, sui possibili rimedi a questi rischi in vista di una difesa della libertà.
Vive nella Francia in preda alle convulsioni dell’assolutismo. Guarda al modello dell’Inghilterra uscita dalla gloriosa rivoluzione, e osserva la monarchia costituzionale (grandi poteri, ma limitata e contenuta dalla presenza di un parlamento). Montesquieu si schiera dalla parte della monarchia costituzionale, quella limitata. Vede in quella assoluta un pericolo massimo per il suo paese. Lui è un aristocratico, che esprime in Francia tutto il malessere della aristocrazia che viene schiacciata dall’avvento della monarchia assoluta. Egli vuole tornare al buon tempo antico in cui il sovrano era un primo tra pari. Al tempo stesso, con la sua teoria della separazione dei poteri, egli ha fissato delle categorie che sono dentro tutte le nostre moderne costituzioni. Quindi guarda indietro, ma fissa dei concetti che per noi sono ancora essenziali (secondo aspetto).
Terzo aspetto: lui non è solo il teorico della politica, ma anche uno strepitoso scienziato sociale, osservatore delle società del proprio tempo, che egli osserva con uno sguardo molto ampio.
I grandi temi della sua opera
Sono 3 grandi temi nell’opera di Montesquieu:
1) Spirito delle leggi (1748)
Devono dare ordine alla vita sociale e politica. Le leggi non sono delle norme che valgono per tutti, universali, ma devono adattarsi alle diverse condizioni in cui vivono i popoli. Cambiano a seconda della “alle diverse costituzioni materiali dei popoli”, che vivono in condizioni climatiche diverse, vita economica diversa ecc. popoli diversi non possono darci le stesse leggi. Nei climi caldi i popoli sono oziosi, quindi più inclini alla schiavitù. I popoli che vivono in climi freddi sono più amanti della libertà. Lo spirito delle leggi è lo spirito a cui devono adeguarsi le leggi che si danno i diversi popoli.
2) Le forme di governo
Il primo autore che fissa questo concetto è Erodoto. Riporta un dialogo in cui 3 principi persiani discutono su quale sia la forma migliore di governo da dare alla Persia dopo la morte di Serse. Il primo di questo personaggio dice che è la democrazia, il secondo dice è l’aristocrazia, il terzo afferma che è la monarchia.
Per classificare le forme di governo si fissano 3 criteri fondamentali:
- Numero dei governanti (quantitativo): monarchia (uno), oligarchia (pochi), democrazia (molti).
- Qualitativo (governano per il bene comune o governo per i propri interessi): monarchia (bene comune) e tirannide (a proprio vantaggio) - aristocrazia (bene comune) e l’oligarchia (a vantaggio di se stessi) – politia (per il bene comune) e democrazia (governo dei molti a vantaggio di se stessi, quindi per i propri interessi).
- Quale sia la migliore forma di governo: Polibio afferma che guardando alla Roma repubblicana, la migliore forma è il governo misto (elementi monarchici, aristocratici e democratici). Machiavelli pensa che non ci siano 3 forme di governo, ma sono solo 2 e sono la Repubblica (governo dei molti) e il principato (governo di uno solo). Il principe deve saper usare al tempo stesso l’astuzia e la forza, deve essere immorale, deve saper mentire, dissimulare, tradire, tutte quelle cose eticamente sospette. La repubblica è una forma politica in cui monarchia, democrazia e aristocrazia si fondano. Il conflitto non va eliminato, ma istituzionalizzato, regolato dalle istituzioni e la Repubblica è il modello migliore. Repubblica tumultuaria, deve tenere svegli i paesi senza però sfociare in un conflitto, ma sono comunque in lotta.
Montesquieu distingue 3 diverse forme di governo:
- Dispotismo
- Monarchia
- Repubblica (democratica e aristocratica)
M. introduce 2 criteri per la classificazione che definisce come “natura” e “principio” (la passione che tiene in piedi una forma di governo, es. quando parla di dispotismo, dice che la passione è la paura che il despota suscita nei suoi sudditi).
Dispotismo
(Il principio è la paura) Forma di governo in cui vi è una sola persona, la quale il despota non incontra al di fuori di sé alcun potere che lo limiti. Il despota è un tipo di sovrano che non è sottoposto alla legge, che è egli stesso a farla. Non è controllato e limitato da altri corpi sociali. Quindi il despota è una persona che ha un potere fortemente concentrato, tutto è nelle sue mani, e di conseguenza ha un potere che è totalmente arbitrario (perché non risponde a nessuno). I sudditi devono vivere in una situazione di costante paura. Il dispotismo è adatto al governo dei grandissimi imperi e ai popoli orientali, perché sono più inclini a servire.
Monarchia
(Il principio è l’onore) Di nuovo il governo di uno solo, il quale non è libero di fare ciò che vuole, ma il sovrano non è al di sopra della legge, che la fa il parlamento. È sottoposto al controllo di corpi politici a lui esterni (il parlamento). Non abbiamo né un potere concentrato né un potere arbitrario. Qui vi è la divisione dei poteri. Il principio che anima la forma di governo monarchica è l’onore, che è la dedizione di ogni singola persona di stare al dovere nel proprio contesto sociale (ognuno deve stare al suo posto). Questa forma di governo si adatta a stati di medie dimensioni ed è tipico dell’Europa occidentale.
Repubblica
(I principi sono virtù e moderazione) Forma di governo in cui il potere è di più persone. Possono essere poche (ridotte) (rep. Aristocratica) o la maggioranza (rep. Democratica). Sia chi governa che chi viene governato deve essere mosso dalla moderazione (rep. Aristocratica). I cittadini di una rep. Democratica devono essere invece virtuosi (il sentirsi parte di una comunità). Questa forma di governo si adatta a stati di piccole dimensioni. Pericolo: visto che sono vicine le rep. possono essere deboli sul piano estero, tuttavia è possibile che le piccole repubbliche si alleino fra di loro assumendo nel loro insieme le dimensioni di un grande stato.
3) Separazione dei poteri
I poteri sono 3:
- Esecutivo: potere di governo. Deve essere affidato al sovrano, il quale è legittimato dinasticamente, ma deve agire in base alle leggi.
- Legislativo: il potere di fare le leggi. Questo potere deve essere separato a sua volta. Il parlamento, quindi, deve essere bicamerale (una parte ereditaria e una parte elettiva). La legge deve passare attraverso una doppia approvazione. Alla camera del senato (Lords) M. affida diverse prerogative. Il Parlamento deve esercitare un controllo costante sull’operato del sovrano e ha il compito cruciale di approvare la legge di bilancio, senza la quale approvazione un sovrano non può fare niente.
- Giudiziario: potere di amministrare la giustizia. Deve essere affidato ad una magistratura fortemente indipendente. Il potere giudiziario è il deposito delle leggi e il presidio della libertà. Ha 2 limiti: agisce in base a leggi che hanno fatto altri (legislativo), e agisce soltanto su singoli casi, non impone delle regole generali, ma punisce su singoli individui che hanno violato la legge.
I tre poteri se si tengono in equilibrio si può creare un ottimo sistema. Nel 1748 il sistema politico era già cambiato. È nato il cosiddetto governo di gabinetto, non è più il re a esercitare il potere esecutivo, ma viene affidato a un primo ministro, che è il vero detentore del potere esecutivo, e gode della fiducia del parlamento. Quindi non esisterebbe questa separazione dei poteri. Noi abbiamo la sensazione che i sistemi presidenziali siano molto più robusti dei sistemi parlamentari.
Il federalista (1787-1788)
3 autori: Hamilton, Madison, John Jay
Il testo viene pubblicato come libro nel 1788. È una raccolta di articoli apparsi tra il 1787 e 1788 sui vari giornali dell’epoca per fare propaganda a una nuova Costituzione degli Stati Uniti che viene redatta nel 1787 nella Convenzione di Filadelfia. Non è un’opera sistematica (rispondente ad un sistema), ma è comunque un grande classico del pensiero politico che ha ispirato l’evoluzione della tradizione liberale e la cultura del federalismo europeo e mondiale. I federalisti non hanno esempi di sistemi politici.
Il contesto del libro è quello della Rivoluzione Americana (è stata una guerra di secessione di 13 colonie inglesi, consiste nella separazione delle colonie britanniche dalla madrepatria, alla fine è stata dichiarata la dichiarazione di indipendenza delle colonie nel 1776, separandosi dalla Gran Bretagna, perché da diversi decenni gli americani hanno chiesto senza successo alla Gran Bretagna di avere qualche diritto in più, di essere rappresentati al parlamento di Westminster, che durante la guerra dei sette anni, hanno dato numerose risorse alla corona britannica, ma senza successo, e da allora i rapporti si sono fatti sempre più tesi). Dalla dichiarazione vi è stata una guerra USA-GB, che si è conclusa nel 1783, in cui la Gran Bretagna ha riconosciuto l’indipendenza delle 13 colonie che sono diventate 13 stati indipendenti. Nel corso di questa guerra è stata redatta una prima costituzione degli Stati Uniti (1781- Articoli di Confederazione), che ha regolato i rapporti tra i 13 stati sovrani, in prospettiva confederale. Questa Costituzione però ha mostrato già durante e subito la guerra, tutti i suoi limiti, e quindi nel 1787 le élite dei 13 stati neonati hanno deciso di riformare quella prima Costituzione, ma ne scrivono poi un’altra, questa volta Federale (NON confederale) che è poi l’oggetto che viene commentato nel testo “federalista”.
I 2 temi sono:
- Contro la guerra
- Contro il dispotismo
Questi 2 mali sono ciò che gli Americani vedono come la vecchia Europa. La ricetta è: dividere e disperdere i poteri.
Contro la guerra
È trattato principalmente da Hamilton. Viene discusso nell’articolo 6. Egli afferma che la guerra discende dalla sovranità assoluta degli stati. Se gli stati mantengono il potere di decidere in ultima istanza, la guerra scoppia, perché se gli stati mantengono la propria sovranità assoluta, non c’è un terzo che possa sciogliere questa controversia. La guerra è frutto dell’anarchia internazionale (significa che non c’è nesuno che abbia la legittimità e la forza di guidare un sistema internazionale). Egli istituisce una federazione.
Analoghe e differenze tra confederazione e federazione:
- Una confederazione è un patto tra stati in cui ci si mette d’accordo per fare delle cose insieme con la riserva però che possiamo andare via, gli stati mantengono la sovranità assoluta, il potere di decidere in ultima istanza.
- Una federazione è di nuovo un’alleanza tra stati che però su alcune materie (politica estera, moneta e politica commerciale) rinunciano alla propria sovranità, e la cedono all’Unione Federale. Quindi solo la Federazione può neutralizzare effettivamente la guerra.
Contro il dispotismo: repubblica e separazione dei poteri
Repubblica vs Democrazia. Esaltazione del meccanismo rappresentativo, in cui i cittadini devono eleggere delle persone che poi prendono delle decisioni politiche. In più immaginano una struttura dello Stato basato su una drastica divisione territoriale dei poteri (principio di sussidiarietà), lo Stato deve essere governato nelle singole unità periferiche di cui è composto. I comuni sono la parte più piccola, poi la contea, poi lo Stato e poi il vertice federale (presidente…), i poteri sono affidati in scala a queste unità e li governa il principio di sussidiarietà, vuol dire che ogni comunità ha poteri di autogoverno, non si chiede sostegno dal centro. Tale principio serve a disperdere il potere, per non farlo rimanere al centro. A questa separazione gli americani aggiungono anche una possente separazione funzionale dei poteri.
Unione federale (vertice)
Il potere esecutivo è rigidamente separato da quello legislativo. Sia il presidente (esecutivo) sia il congresso (legislativo) vengono eletti direttamente/indirettamente dal popolo. Il congresso non può eliminare il presidente, ed egli non può sciogliere il congresso.
- Presidente (potere esecutivo) eletto direttamente dal popolo (ma grandi elettori). Il mandato dura 4 anni. I grandi elettori hanno un solo compito: votano il presidente. Essi per votare il presidente non si riuniscono da nessuna parte, quindi votano da soli, per evitare dinamiche. Essi sono liberi di votare chiunque.
- Congresso (potere legislativo): diviso in due camere, molto diverse perché la camera bassa dei rappresentanti è una camera che viene eletta dai cittadini degli Stati Uniti di America. Mandato di 2 anni. Il Senato è la camera in cui vengono rappresentati gli Stati. Infatti, ogni stato manda al senato 2 senatori. Mentre quella dei rappresentanti viene eletta dai cittadini, nel Senato vengono nominati dai governi dei singoli stati. Mandato di 6 anni, ma rinnovo di un terzo ogni due anni.
- Magistratura (potere giudiziario). Da ricordare che in ogni processo i giudici quando emettono una sentenza si pronunciano sulla costituzionalità delle leggi.
Alla base di tutto vi è una convinzione profonda: le società sono sempre disomogenee (pluralismo politico e sociale). Le società sono sempre divise in fazioni. Per Madison le fazioni sono un male necessario dei governi liberi (le fazioni non possono essere soppresse in alcun modo senza sopprimere al tempo stesso la libertà). Se io decidessi di sopprimere una fazione, metterei a rischio la libertà. Le fazioni devono essere sempre rispettate se no si mette a rischio le libertà. In ogni società ci sono sempre i ricchi (molti) e i poveri (pochi), i ricchi sono pochi ma molte risorse, i poveri viceversa. Quello che preoccupa Madison è che i poveri in forza del loro numero rischiano di opprimere i ricchi (tirannide della maggioranza). Quindi le maggioranze non devono avere il potere assoluto. Ricordare che la migliore forma di governo è quindi la Repubblica federale di grandi dimensioni (vi è la rappresentanza e al tempo stesso la separazione dei poteri, federale vuol dire che deve essere una repubblica in cui non governa il centro come detto prima, di grandi dimensioni perché in una repubblica di scala grossa le fazioni si possono moltiplicare e quindi si rischia di meno che vinca una fazione, ma si confrontano senza prevalersi). Il grande impero evita così la tirannide della maggioranza.
Rousseau (1712-1778)
Rousseau rappresenta uno snodo cruciale nella storia del pensiero politico sette-ottocentesco. Rimette in circolo il tema della grande sovranità popolare e della democrazia, che acquisisce la sua concretezza con le rivoluzioni americana e francese. Egli appartiene agli anni dell’illuminismo e condivide molti temi di questa cultura, ma al tempo stesso ha una sensibilità di tipo preromantico. Egli affronta il tema della Nazione. Inoltre, non si capisce se questa persona è stato padre della democrazia oppure del totalitarismo (dibattito).
Quindi i 4 temi principali sono: il concetto di progresso, le analisi della ineguaglianza, il contratto sociale.
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