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Religione e politica: un rapporto complesso

Il tema centrale riguarda il rapporto tra religione e politica, e la rilevanza del fenomeno religioso nella politica. Per molto tempo, secoli o quasi millenni, identità, ideologie e comportamenti sociali e politici sono dipesi dalla religione (credenze, valori…). L'illuminismo e la modernità hanno portato identità e ideologie secolari, mondane…, facendo supporre e teorizzare ai nuovi sociologi una sorta di scomparsa della religione dall’orizzonte sociale e politico; insomma, se prima tutto era religione, con la modernità nulla più lo era. Le successive evidenze ci hanno mostrato il contrario. Oggi dobbiamo riformulare una visione dei rapporti religione, società e politica, considerandola come elemento costitutivo dell’azione sociale e politica. La religione viene considerata un fattore di innovamento sociale.

Si afferma la secolarizzazione, completamente diversa dalla laicità: la secolarizzazione riguarda i comportamenti delle persone, mentre la laicità riguarda le norme e le leggi di uno Stato. Un paese che è laico e non secolarizzato è per esempio la Turchia.

Cos’è la sociologia della politica?

La sociologia politica parte dall’idea che fra società di persone e politica esiste un'interazione costante, una connessione che nel mondo contemporaneo si dimensiona su più livelli (dal locale, al nazionale, al globale) comprendente fenomeni diversi: le crisi economiche, i conflitti per il potere (interni e internazionali, le guerre), i fenomeni religiosi, i flussi migratori, la comunicazione (vecchie e nuove forme)… Insomma, tutti quei processi che mutano le basi sociali dei regimi politici (autoritari, totalitari, democratici), dei sistemi politici e l’attribuzione/distribuzione di potere all’interno della politica.

Quindi, è un ibrido, un incrocio interdisciplinare tra sociologia e politica che esamina i legami tra società e politica, le relazioni tra strutture e istituzioni sociali e politiche, tra comportamenti sociali e quelli politici. Non è la riduzione sociologica della politica, né la riduzione politologica della società. La visione semplicistica sta nell’affermare che le strutture sociali sono le variabili indipendenti dei fenomeni politici (e viceversa). In realtà dobbiamo assumere uno schema circolare in cui capire come la società influenza la politica ma anche viceversa. Ci sono ragioni sociali dell’agire politico ma anche ragioni politiche dell’agire sociale.

Fin dalle origini (metà 1800) la sociologia si è occupata del rapporto società e politica (prima che la sociologia politica diventasse una disciplina autonoma). Basta pensare per esempio, ai classici, ai padri fondatori: Marx (conflitto, classe), Tocqueville (basi sociali della democrazia), Weber (stato, classe, potere e status), Mosca e Pareto (teoria delle elites), Michels (oligarchia dei partiti)… La sociologia politica è importante soprattutto nelle fasi di crisi, quando si parla della crisi o dissoluzione della democrazia, dei partiti, delle istituzioni. In realtà tali crisi sono costanti nella storia sociale e politica e il loro superamento è da sempre la principale sfida della politica. Va intesa come “scienza delle connessioni” fra mutamento sociale e mutamento politico.

Visioni alternative nella sociologia politica

  • La politica è innanzitutto un’attività sociale ed il fatto politico è un fatto sociale. L’esame della politica è essenzialmente sociologico se vuole essere comprensivo dei fatti che afferiscono alla sfera della politica (sociologia weberiana).
  • Società civile e società politica affrontano le interdipendenze (circolari) tra conflitti (quali, come), poteri (quali, come), relazioni sistemiche (chi predomina e quanto), e forme politiche (quali, chi, con quale legittimazione, come).

Le dimensioni principali della sociologia politica

  • Il ruolo dello Stato e l’esercizio del potere (sviluppo dello Stato, sovranità e funzioni; potere, autorità, legittimità) se vogliamo semplificare le istituzioni e le strutture della politica.
  • Comportamento politico e contesto sociale (socializzazione politica, partecipazione e strutture, reclutamento, voto) semplificando gli attori: partiti politici, gruppi d’interesse, movimenti sociali.
  • Il rapporto tra valori e politica (la comunicazione, l’opinione pubblica, l’ideologia) es. ruolo dei media.
  • Come cambiano le società (rivoluzione e riforma, sviluppo, modernizzazione, dipendenza, globalizzazione).

Lo Stato moderno e le sue sfide

Lo Stato moderno è il cuore della politica, potere politico per eccellenza. Oggi viviamo in un mondo di stati nazionali (moderni), se ne contano 195 riconosciuti. Vi sono anche “stati” non pienamente riconosciuti es. ANP, Kossovo… o Stati “falliti” es. Somalia. Ma nel corso dei secoli sono esistiti modelli alternativi di organizzazione e distribuzione del potere: forme pre-statali (clan, tribù, federazioni tribali…) centralizzate o non; e poi gli imperi, le leghe, le città stato, i comuni.

In Europa, in epoca moderna, abbiamo avuto lo sviluppo parallelo dello stato nazionale e del sistema capitalistico. La questione della guerra per lo Stato dei confini e dei territori è fondamentale, un esempio tragico ma dobbiamo usarlo per capire. Viviamo in un mondo di Stati che sono circa 200 riconosciuti dall’ONU, ma alcuni non lo sono pienamente (es. i territori palestinesi, Kossovo…). E nel passato ci sono state altre forme alternative di organizzazione e distribuzione del potere politico, come per esempio gli imperi, che hanno una forma completamente diversa rispetto a quelli moderni (dal 800).

Fino alla Prima Guerra Mondiale sull’Europa c’erano 3 grandi imperi: zarista a est, ottomano nei Balcani e austro-ungarico. Nel 1918 cadono questi grandi imperi e sorgono e nascono gli Stati Nazioni. Non li obbligavano a nazionalizzarsi. In Europa c’è stato lo sviluppo dello Stato moderno che possiamo analizzare su diversi livelli.

I livelli della politica moderna

  • Livello sovranazionale (globale): ne fanno parte gli Organismi Internazionali (ONU), Regionali (UE, NATO), multinazionali, ONG e Chiese e Religioni.
  • Livello nazionale: Stato Nazione e Attori Sociali, Politici e Economici. C’è stato un incremento del potere e del ruolo, c’è sempre una tensione.
  • Livello subnazionale (dal basso): Minoranze e Gruppi Etnici, Linguistici, Religiosi, Attori, Autonomisti e Indipendentisti.

Il pensiero di Max Weber

Max Weber dice che: lo Stato è quella Comunità umana (un popolo, una nazione), che nei limiti di un determinato Territorio esige per sé (con successo) il Monopolio dell’uso legittimo della forza fisica. Per Weber invece, è una forma di dominio alla cui base vi è un senso di obbligazione morale ad obbedire ad un comando sollecitato da chi detiene il potere. Da questa definizione si ricava la classica triade: Popolo, Territorio, Sovranità (legittima).

Dal punto di vista sociologico lo Stato rimanda a 3 concetti chiave: Potere, autorità e legittimità. In questo senso, lo Stato rappresenta il legame istituzionalizzato tra la sfera politica, quella economica e quella sociale.

Il conflitto tra Ucraina e Russia

A proposito di questa triade, potremmo fare una riflessione sulla crisi/conflitto tra Ucraina e Russia. Abbiamo la presenza di molteplici componenti etniche nella società ucraina fonte di: a) ricchezza e originalità culturale; b) di continui conflitti politici, economici, culturali, linguistici. Ciò ha dato vita o a felici sintesi culturali o a continue rivendicazioni/conflitti etno-nazionalisti.

Kiev è il primo nucleo di quello che poi diventerà la Russia, dove poi la gente si sposterà verso il sud. Qui venivano le invasioni che venivano dall’Asia, quindi come baricentro manda a fare un nuovo centro più a nord, verso Mosca. Nel 900, durante la Prima guerra mondiale il Trattato di pace segna una sorta di cuscinetto. Nel 1922 si crea una Repubblica indipendente Ucraina.

Da secoli, soprattutto durante il regime comunista dell’URSS, esiste una politica di “ingegneria demografica” (russificazione, polonizzazione…). Nel 1986 disastro nucleare di Chernobyl; nel 1991 dissoluzione URSS e indipendenza (con governi filo-russi); nel 2004 “rivoluzione arancione” con forte nazionalismo ucraino, allontanamento da Mosca ed aspirazione ad entrare nella UE e nella NATO; nel 2014 annessione della Crimea (indipendenza, referendum, annessione), ceduta all’Ucraina nel 1954, da parte della Russia; 2014 - ad oggi… La guerra “dimenticata” della zona critica del Donbass, zona orientale (10-15.000 morti, sfollati, rifugiati).

Il toponimo Ucraina significa “terre di confine” o “territorio di frontiera”, di “attraversamento” (limite, bordi); più che un rigido confine, più che uno “spazio di transizione” che “linea di divisione”. Formato da U (vicino, presso) e OKRAINA (periferia), la radice slava kraj (“limite”, “bordo”).

Divisioni etniche e linguistiche

La divisione etnica è del 75% di ucraini, 17/20% russi e poi altri come: bielorussi 0.6%, moldavi 0.5%, tatari 0.5%, bulgari 0.4%, ungheresi 0.3%, romeni 0.3%, polacchi 0.3%, ebrei 0.2%... Divisione linguistica: ucraino (lingua ufficiale) 67.5%, russo (lingua regionale) 29.6%. Oltre a questo, la divisione etno-linguistica si manifesta anche sul piano religioso con la presenza di una divisione religiosa e con la presenza di diverse “chiese”, perché gli Ucraini aderiscono alla Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Kiev), mentre la Russia alla Chiesa ortodossa russa (Patriarcato di Mosca); poi abbiamo due chiese cattoliche: Chiesa greco-cattolica e quella vera e propria Chiesa cattolica, oltre a varie chiese protestanti e piccole comunità ebraiche e musulmane.

Tensioni internazionali

  • Tensione tra due principi che sono alla base della convivenza internazionale: quello dell’autodeterminazione dei popoli e quello della sovranità statale.
  • Centralità dello Stato come agente della politica internazionale. Lo Stato inteso come attore unitario, dotato di un certo grado di razionalità, coerenza e, soprattutto, autonomia. In realtà, le identità e le lealtà cambiano, si moltiplicano, si sovrappongono
  • Autodeterminazione nodi controversi: a) l’autodeterminazione – intesa come sinonimo di indipendenza – lede i diritti degli stati a preservare e difendere la propria integrità territoriale; b) il richiamo all’autodeterminazione può causare il non rispetto del principio di non interferenza negli affari interni di uno stato; c) l’autodeterminazione non contiene necessariamente il diritto alla secessione; d) l’autodeterminazione può entrare in conflitto con l’idea di soluzione pacifica delle controversie e del rispetto degli accordi internazionali; e) il rispetto del principio di autodeterminazione per un gruppo o una nazionalità può ledere lo stesso principio di qualche altra minoranza e portare ad una logica di “due pesi e due misure”
  • Seconda sconfitta dell’occidente dopo talebani-Afghanistan; l’Occidente non combatterà per l’Ucraina

Lezione 3: Lo stato e i regimi politici

Lo Stato come concetto è popolo, sovranità e territorio. Lo stato nazionale viene identificato come un’identità. Lo possiamo catalogare come regime politico (es. Italia: regime politico autoritario), ovvero un complesso di istituzioni e norme politiche (strutture, regole e procedure) che definiscono un ordine politico. È la struttura dei rapporti che legano le autorità e la comunità politica. Il termine regime molto spesso ha una valenza negativa, ma in realtà dobbiamo assumerlo come termine neutro. Non ha alcuna valenza negativa.

Neanche nei regimi autoritari ci sono elezioni, anche nei regimi autoritari in generale cercano un consenso. Hanno bisogno di una forma di investitura data da esse. Le dimensioni essenziali che un regime politico deve avere sono:

  • Monopolio della violenza, controllo della coercizione;
  • Controllo di un territorio;
  • Riferirsi e basare la propria legittimazione su una comunità (identità): possono avere un’appartenenza religiosa. Bisogna capire qual è la comunità di riferimento.

Un grande studioso Benedict Anderson ha chiamato queste comunità “immaginarie”, che non vuol dire comunità del tutto inventate; c’è una base di vera somiglianza di realtà, c’è qualcosa che lega, ci suggerisce che c’è una costruzione sociale della comunità;

  • Organizzazione specializzata: che amministra questa comunità e questo territorio;
  • La legittimità: chiunque sta al potere cerca una legittimazione.

Un famoso studioso americano Easton parla e determina le 3 componenti essenziali di un sistema politico, che sono:

  • Autorità: la classe politica cui compete responsabilità di governo, qualsiasi esso sia;
  • Comunità politica: comunità di cittadinanza e comunità di sentimento;
  • Regime politico: norme e regole volte a definire l’accesso alle cariche pubbliche del governo e quali sono i valori condivisi.

Questi 3 livelli si scambiano tra loro le influenze, ognuno ha bisogno dell’altro per poter sopravvivere. Dal 2011, dal governo Monti, tutti i governi non sono mai stati eletti o scelti (es. Draghi), i regimi politici si adeguano. Abbiamo un sistema parlamentare, dove noi cittadini votiamo dei rappresentanti che a loro volta eleggono gli altri componenti (Capo del governo). Questo è un tema di tensione.

L’impero, i comuni ognuno di questi poteri hanno forme di governo diverse; forme di dominio steso su territorio senza controllo possessivo o quotidiano del territorio, bastava che pagassero le tasse, che venivano mandati soldati quando richiesti. Lasciava libertà.

Lo Stato moderno in Europa inizia a formarsi, ad avere origine tra metà XV secolo e metà del XVII secolo e inizia a costruirsi dopo la fine del sistema feudale (o anche teocratica) e dopo la nascita delle società dei ceti. Un incentramento di potere che inizia ad occuparsi di più cose. Lo Stato moderno nasce con le monarchie assolute in Francia, Spagna e Inghilterra, che incentrano il potere e cercano di assumere i poteri che prima erano distribuiti nei comuni, nei vassalli…

Fattori di trasformazione nello stato moderno

  • Fattore socioeconomico: Apertura economica a differenza delle chiusure feudali (Scoperta dell’America): si globalizza il mondo e si ha bisogno di un potere più forte;
  • Fattore culturale e ideologico: Dopo la fine delle guerre di religione, l’Europa pone fine al monopolio cattolico e inizia a dividersi in aree dove c’è la Riforma Protestante (Germania, Svizzera…) quindi viene meno; cambia il panorama. Porta a un’Europa multireligiosa, ogni paese e ogni nazione cerca di trovare la propria legittimazione nella religione;
  • Fattore politico: Lo stato e l’autonomia della politica s’impongono grazie a espropriazione di altri poteri (chiese, comuni, signori) e concentrazione.

Un sociologo ebraico Shmuel N. Eisenstadt dà vita al termine di “Modernità multiple”, dove ci dice che: le modernità sono dei processi che sono sviluppati in tempi e modi differenti nelle varie aree. In alcune parti del mondo, i processi sociali avvengono nello stesso momento, invece in altri no. Sono processi asincroni e diversi per tutti nel tempo e nello spazio; ci sono tante modernità possibili. I processi sociali della modernità sono: la comunicazione di massa, urbanizzazione, la democrazia, le tecnologie avanzate… che però in alcuni parti del mondo non sono sincronizzate. La modernità è progresso, come per esempio la tecnologia, ma questo non sempre; a volte può avere conseguenze tragiche (es. nazismo).

Ancora una volta siamo di fronte al tema della nascita degli Stati moderni o Stati Nazioni, quindi: Potere, Autorità e Legittimazione. Il potere è centralizzato su un determinato territorio. Solo dopo la Rivoluzione Francese idea della sovranità popolare come fonte di legittimazione. Lo Stato ad un certo punto diventa fonte autonoma di valori, identità e legittimazione. Si afferma quella che possiamo chiamare autorità assoluta con progressive concessioni verso il basso (dalla classe della borghesia), che controlla un determinato popolo. Inizia a fare concessioni verso il basso. Contemporaneamente, cambia la legittimità, fonti di legittimazione: da divina a dinastica. Le 3 rivoluzione che hanno cambiato il mondo: quella inglese, quella americana e soprattutto quella francese. Solo dopo la Rivoluzione Francese che sancisce l’idea della sovranità popolare come fonte di legittimazione.

Alcuni tratti del nascente stato moderno

Da sistema di poteri di tipo personale e patrimoniale a sistema di poteri a pubblico e impersonale: corpo di funzionari, burocrazia (apparato burocratico). Anche apparato poliziesco-militare.

La società degli stati moderni di diversificano (prima c’era solo il re e i sudditi). Tutti sono ancora “sudditi” ma vi è differenziazione tra nuove classi sociali:

  • I nobili o la corte (possidenti terrieri)
  • I borghesi (artigiani e commercianti dei borghi e delle città)
  • I villani (lavoratori della terra)

Tra il XVII e il XX secolo si assiste a due grandi trasformazioni (RIVOL...

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Scienze politiche e sociali SPS/11 Sociologia dei fenomeni politici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SARAcene01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Gritti Roberto.
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