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Lezione 1: Equazioni di bilancio, tassi generici e fonti demografiche

Equazioni di bilancio

Ad un primo livello la popolazione aumenta perché il numero di abitanti varia; questo avviene anche per caratteristiche della popolazione stessa (tasso di natalità, mortalità, numero medio di figli per donna, mortalità infantile, durata media di vita ed età media al primo matrimonio). La popolazione varia perché variano le sue unità elementari e costitutive, in quanto la popolazione ha durata limitata. Durata limitata e possibilità di far nascere altre unità fa sì che ci sia un rinnovo continuo della popolazione (es. popolazione del 1861 è completamente diversa da quella del 2001, perché pur facendo parte dello stesso collettivo italiano la popolazione è variata). Questo cambiamento è un rinnovo endogeno, cioè la popolazione si rinnova da sola. La possibilità di generare altri individui distingue una popolazione in senso demografico da una in senso statico. I processi di riproduzione assicurano che la storia umana non termini con una singola generazione, ma continui con le successive. Caratteristica intrinseca alla popolazione è quindi quella di rinnovarsi continuamente; ciò si può esprimere con un'equazione di bilancio che misura cambiamento, di entrate e uscite.

Si parte da P, cioè popolazione presente all’inizio dell’anno t, la quale cambia ad un primo livello con nascite N e decessi D nel corso dell’anno t. Questo rinnovo si ha anche con flussi di immigrazione I ed emigrazione E. È un’equazione che consente di calcolare la variazione della popolazione nell’anno t, considerando le entrate (Nt e It) meno le uscite (Dt e Et). Nascite e decessi sono il movimento naturale della popolazione, quindi ad esempio si ha che la popolazione P (1/1/01) = P(1/1/00) + N(00) - D(00), relazione che vale per la popolazione mondiale o per una popolazione chiusa, cioè senza movimenti migratori. Per rendere più generale questa relazione e tenere conto anche delle migrazioni, quindi del cosiddetto saldo migratorio, si può riscrivere come Pt (1/1/01)=P(1/1/00) + N(00) - D(00) + I(00) - E(00). Il saldo naturale quindi è S(00)=N(00) - D(00), mentre il saldo migratorio sarà M(00)=I(00) - E(00). È quindi importante tenere distinte le grandezze naturali dai flussi perché hanno natura diversa.

Tassi generici

Nell’equazione di bilancio ci sono valori assoluti che però non dicono molto sull’intensità dei fenomeni che producono tali eventi. Bisogna quindi calcolare tassi generici che misurano l’intensità di un fenomeno in base alla grandezza che ci interessa misurare. Il tasso o quoziente generico si ottiene dal rapporto tra eventi avvenuti in un dato anno e la popolazione media dell’anno (la quale si calcola prendendo la popolazione di inizio anno più la popolazione a fine anno o inizio successivo diviso due). Quindi:

  • Tasso di mortalità: m = D/P* e tasso di natalità: n = N/P* dove P* è la popolazione media.
  • Tasso di incremento naturale è r = S/P* = (N-D)/P* = n-m. (In seguito, P* = P). Se r = 0 popolazione è stabile, se è r<0 sta diminuendo, se r>0 popolazione sta aumentando.

Molto spesso gli strumenti presentati per l’analisi demografica si usano anche in altre discipline, i tassi generici vengono spesso usati anche nelle imprese, con nascite e decessi. Di solito i tassi sono sempre riferiti ad un intervallo annuale, ma ci sono anche casi diversi ad esempio si possono aver intervalli di cinque anni. Ad esempio, dal 1995 a 2000, per calcolare tasso di incremento su cinque anni bisogna ricondursi comunque a quello annuale, quindi il numeratore va diviso per il numero di anni che si considera (5).

Fonti demografiche

Una fonte statistica è lo strumento istituzionale o organizzativo tramite il quale vengono raccolti i dati di interesse. Ci sono diverse fonti demografiche:

  • Il censimento della popolazione è la fonte che ne fornisce il ritratto in un dato istante temporale. Caratteristiche sono che è individuale (rilevazione va fatta su ciascun individuo della popolazione), universale (deve considerare tutti gli individui), simultaneo (informazioni rilevate tutte nello stesso istante), periodico (replicato a cadenza fissa) e non deve avere finalità diverse da quelle scientifiche e amministrative. Unità di rilevazione è la famiglia, cioè si ha un questionario fornito ad ogni unità familiare; attraverso i dati del censimento si conosce il numero di popolazione, l’età, il grado di istruzione, il tipo di lavoro, gli spostamenti per studio e lavoro e caratteristiche strutturali delle abitazioni. Il censimento tradizionale è una rilevazione complessa e costosa, esposta a rischi di errore come omissioni, risposte errate, doppi conteggi o errori di registrazione. Vantaggi sono che viene effettuata la rilevazione in modo simultaneo, elevato dettaglio territoriale, fornisce i valori della popolazione legale e consente di aggiornare l’anagrafe. Limiti sono che fornisce dati solo ogni dieci anni, il dettaglio di informazioni è molto limitato, è molto costoso ed è complicato realizzare. Il censimento del 2011 è stato l’ultimo censimento tradizionale, che ha introdotto alcune novità rispetto ai precedenti, in quanto è stato spedito a casa usando le liste anagrafiche invece che essere consegnato a mano, si è potuto compilare online riducendo costi e tempi e si sono aggiunte nuove domande. A partire dal 1/1/2018 è partito il censimento permanente, al posto di quello tradizionale. Cambia la cadenza da annuale a decennale, non coinvolge più tutte le famiglie allo stesso momento ma solo a campione e si ha una integrazione tra dati raccolti dai campioni e dati già disponibili all’amministrazione. Vantaggi sono informazioni continue e tempestive, riduzione del fastidio a carico delle famiglie e contenimento dei costi. Svantaggi sono una maggiore complessità e una perdita di simultaneità.
  • Se il censimento è una fonte utilizzata dallo stato, lo stato civile è un ufficio presente nei comuni in cui vengono registrati i dati di movimento, quindi le nascite, i decessi, i matrimoni, ecc. oltre ad alcune caratteristiche di base delle persone che vivono gli eventi.
  • L’anagrafe è un altro ufficio comunale, gestito da ciascun comune ed è la lista di persone e famiglie residenti in ciascun comune. I dati delle anagrafi dovranno coincidere con i dati che risultano dal censimento, anche se ha un numero più limitato di informazioni, cioè solo genere, età e altre info non aggiornate. L’iscrizione all’anagrafe avviene per nascita da genitori residenti nel comune o per trasferimento di residenza (I), mentre la cancellazione avviene per trasferimento di residenza (E) o per decessi. In teoria se l’anagrafe fosse efficiente ed aggiornato potrebbe sostituire il censimento ma non riesce a farlo perché si ha uno scarso aggiornamento dei residenti e dei trasferimenti di residenza.
  • Per avere informazioni più dettagliate si usano le indagini campionarie.

Lezione 2: Transizione demografica

Al momento attuale ci sono più di 7 miliardi di persone al mondo, ma all’inizio la popolazione umana era di poche migliaia di unità. Questo incremento della velocità con cui la popolazione cresce è giustificato con la transizione demografica. Nella teoria dell’umanità si hanno due momenti di rottura e transizione di tecnologia, con rivoluzione tecnologica e industriale che hanno favorito la crescita demografica. Con queste rivoluzioni migliorano le condizioni economiche e anche quelle sanitarie, quindi si ha aumento della sopravvivenza accompagnato dalla sparizione di malattie catastrofiche, che porta alla fine del XX secolo ad una durata media di vita che supera gli 80 anni. Si ha quindi un motore di sviluppo tecnologico e scientifico che innesta sviluppo economico e del sistema sanitario che a sua volta innesta sviluppo demografico, e questo a sua volta è motore di crescita economica, motore di sviluppo tecnologico.

Questo miglioramento complessivo si vede quando si parla di evoluzione della mortalità infantile; all’inizio nel 1875 si ha che la mortalità infantile durante il primo anno era sopra i 200 morti ogni 1000 nati vivi. Già un secolo fa c’è stato un declino del numero di figli per donna, anche se in Italia inizia più tardi e solo nel secondo dopoguerra i livelli raggiungono la media degli altri paesi. Due caratteristiche sono che cala mortalità infantile e cala numero di figli. Un paradigma che comprende questo processo di cambiamento è la transizione demografica, cioè un cambiamento unico nella storia dell’umanità che evoca una situazione con vecchio equilibrio seguito da un processo di cambiamento che porta ad un nuovo equilibrio basato su valori diversi. Questa transizione porta un vecchio equilibrio da un vecchio regime demografico tipico delle società pre-industriali caratterizzato da alti livelli di mortalità e necessari alti livelli di natalità ad un nuovo regime demografico attuale caratterizzato da bassa mortalità e pochi figli.

Caratteristiche dell’antico regime sono che è un regime caratterizzato da alti tassi generici di mortalità e natalità (40-50 per mille), la durata media di vita era intorno ai 30 anni e si facevano circa 5 figli e oltre. Si ha un equilibrio di vecchio regime, cioè l’alta mortalità era compensata da un’alta fecondità e questo portava ad una crescita della popolazione molto lenta; era un equilibrio disordinato (alta probabilità che il figlio morisse prima del padre quindi si inverte ordine generazionale) e inefficiente (perché per ottenere due figli per donna era necessario produrne almeno cinque).

Descrizione processo di transizione demografica:

  • Si ha la fase del vecchio regime, livelli del tasso di natalità e mortalità molto simili con qualche oscillazione di quello di mortalità, ma con picchi (alta natalità che deve compensare alta mortalità). La differenza tra natalità e mortalità quindi è molto bassa (con m che oscilla molto per cause esogene) e la popolazione cresce di poco.
  • La fase di transizione, per effetto dell’innovazione tecnologica nella transizione la mortalità crolla in un arco temporale dove inizialmente il livello di natalità resta alto, la popolazione se ne accorge dopo e aggiusta i livelli di natalità solo in una fase successiva. Quando la mortalità è nettamente inferiore a mortalità popolazione cresce di molto. Quindi nella prima parte il tasso di mortalità diminuisce mentre il tasso di natalità rimane elevato e ciò provoca una crescita di r e quindi anche della popolazione. Nella seconda parte inizia diminuire anche n, il divario tra tasso di natalità e di mortalità si riduce e di conseguenza r diminuisce e la popolazione rallenta la crescita. Il tasso di crescita naturale r è positivo e popolazione cresce esponenzialmente.
  • Nuovo regime. Nella fase del nuovo regime si ha che natalità e mortalità tornano ad avere valori pari ma molto più bassi (poca natalità con poca mortalità) con tassi di crescita prossimi a zero. Il tasso di crescita naturale r torna ad essere prossimo a zero e popolazione si stabilizza. Quindi si raggiunge il nuovo equilibrio demografico, con i tassi di natalità e mortalità di nuovo vicini ma su livelli molto bassi.

È uno schema universale del cambiamento che caratterizza in fasi diversi molti paesi dell’Europa tra il 1800 e il 1914 per effetto della transizione, per cui la popolazione passa da 188 a 458 milioni. La transizione quindi è vista come esito di due processi cioè: la transizione sanitaria, con il declino della mortalità, e la transizione riproduttiva, con il declino della fecondità. Quindi, riassumendo: prima della transizione si aveva mortalità infantile alta e durata media di vita molto bassa, mentre in seguito la durata di vita è molto alta e mortalità infantile molto bassa; prima si avevano oltre cinque figli per donna e in seguito circa due; nel vecchio regime migrazioni molto basse, durante la transizione immigrazioni molto basse e emigrazioni molto alte, in seguito immigrazioni alte e emigrazioni molto basse. Quindi la popolazione cresce di poco nel vecchio regime con una popolazione giovane, durante la transizione si ha una forte crescita quindi la popolazione è giovanissima, nel nuovo regime la popolazione torna costante e invecchia.

Sopravvivono più bambini ma sopravvivono più persone all’età adulta, quindi la curva di sopravvivenza la fa aumentare per tutte le età. I due scenari possibili riguardo l’aumento della sopravvivenza si spiega con il fenomeno di rettangolarizzazione, cioè che quasi tutti gli individui tendono a sopravvivere fino all’età estrema, e con lo slittamento del limite, cioè allungamento dell’età massima. La prospettiva è quella di un invecchiamento che fa sopravvivere tutti più a lungo, quindi si hanno elementi di cambiamento con condizioni in cui i figli arrivano all’età stessa del padre ma con benessere fisico molto migliore.

Si ha quindi anche l’interrogativo su quale sia il nuovo equilibrio in seguito al processo di conclusione della transizione demografica; non è un equilibrio definitivo per tre motivi:

  1. La mortalità continua a diminuire e longevità ad aumentare quindi il potenziale limite di vita dell’uomo non è stato ancora identificato,
  2. La fecondità è diminuita intorno ai due figli per donna e continua a diminuire,
  3. Si hanno nuovi cambiamenti anche sociali, ad esempio senza matrimonio ma solo convivenza.

Riepilogo: prima fase in cui alta natalità e alta mortalità con poco aumento popolazione, fase due e tre di transizione in cui fase iniziale in cui mortalità crolla e natalità resta alta, e in seguito si aggiusta portando ad alto livello popolazione, fase quattro in cui natalità scende e raggiunge valori stabili verso mortalità in seguito alla transizione. In un’ipotetica quinta fase, si ha l’ipotesi che natalità crolli ancora di più e popolazione inizi a decrescere. Quindi lo scenario a cui ci si prepara è quello di calo e invecchiamento della popolazione insieme ad una durata media della vita. Si ottiene quindi la prospettiva di una crescita della popolazione come conseguenza della mortalità, ma anche un rallentamento della crescita come conseguenza della riduzione della fecondità, oltre ad una prospettiva di diversa crescita dei paesi per tempi diversi di transizione, ad esempio l’Africa ha ancora alti tassi di natalità e mortalità, mentre in altri paesi si teme contrazione della popolazione come in Italia in quanto natalità è scesa a livelli minimi.

Lezione 3: Modelli di crescita della popolazione

La popolazione varia nel tempo in quanto ha una dinamicità intrinseca. In Italia ad esempio popolazione in un secolo nasce di più della metà all’inizio, ma in seguito si contrae, anche se di poco. Si può quindi calcolare il tasso di incremento della popolazione. Inizialmente si vuole avere popolazione al 1/1/2001, cioè P(01) = P(00) + raP(00) dove incremento assoluto ra = (P(01)-P(00)) / P(00) che è il tasso di crescita aritmetico. Quindi se Δ = P(01) - P(00), si avrà tasso di incremento popolazione ra = Δ/ P(00).

Modello aritmetico

Si può quindi scrivere quanto varia popolazione in ogni istante per effetto del tasso di incremento in un orizzonte temporale indefinito, anche pluriennale. Il tasso di incremento medio annuo è quello che permette di arrivare da una popolazione iniziale Po ad una finale Pt in un ammontare di tempo T; quindi è ra = (Pt -Po) / tPo. Quindi il tasso di incremento è sempre riferito ad un anno, ma si parla di medio perché considerando orizzonte pluriennale è possibile che popolazione vari rispetto ad ra. Il tasso di incremento aritmetico però pone anche interrogativi; dato che le grandezze variano nel tempo, queste devono essere calcolate in modo omogeneo tra inizio e fine periodo. Alcune misure di popolazione però non sono confrontabili, ad esempio a causa di confini, quindi bisogna tutte ricondurle a stessi ambiti confrontabili. Una volta ricavato il tasso, anche pluriennale, ciò che si può fare è scrivere il modello aritmetico. Partendo da ra, si esplicita Pt, quindi Pt = Po + raPo t = Po (1+ rat), cioè il modello di crescita aritmetica il quale ci dice che se alla popolazione iniziale Po si applica un tasso annuo costante pari ad ra si ottiene dopo t anni un ammontare pari a Pt. Si può anche dare definizione ricorsiva, cioè che permette scomponendo ciò che avviene ogni anno. Si ha anno 0 di inizio e anno T di fine, questa distanza si può scomporre in t intervalli. La popolazione all’anno 1 quindi sarà P1 =Po + raPo, stessa cosa per gli anni successivi. Quindi Pt =Po + (raPo)t. Ipotesi è che solo la popolazione iniziale contribuisca alla crescita successiva. Ne consegue anche una crescita costante anno per anno di una quantità raPo che corrisponde ad un modello di crescita lineare con b = raPo.

Modello geometrico

Il modello aritmetico è troppo semplice, in quanto considera per ogni anno l’incremento costante e riferito solo alla popolazione iniziale e ignorando il fatto che tutti gli individui che si aggiungono alla popolazione possono a loro volta contribuire ad...

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Scienze economiche e statistiche SECS-S/04 Demografia

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