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Come va il mondo oggi

La popolazione giovane e le differenze tra paesi

La popolazione di età compresa tra 10 e 24 anni è la futura forza lavoro, ma questo dato scende a un terzo quando si parla dei paesi africani. Nei paesi poveri, la differenza tra uomini e donne è puramente biologica, mentre nei paesi ricchi la forbice è molto ampia. Tanto più una società è vecchia, tanto più è alta la speranza di vita.

In alcuni paesi, come la Svezia, la forbice si è stretta perché non ci sono più grandi differenze tra la vita degli uomini e delle donne, sia come vizi che come lavoro. La speranza di vita influenza la condizione sociale. In un paese dove la speranza di vita è fino ai 45 anni, abbiamo uno slittamento nelle “fasi” e la mancanza delle generazioni precedenti.

Numero medio di figli per donna

Indice ideale: 2.9. Alcuni indici sono inseriti come obiettivo da affrontare, come i “nati da madri tra i 15-19 anni”, inserito per combattere i fenomeni delle mogli bambine.

Analisi del grafico della popolazione

In 118 anni siamo arrivati a 2 miliardi, complici le guerre, le condizioni economiche e le grandi malattie. Con il tempo questo passaggio è stato sempre più veloce, fino al 2013 quando è iniziato un rallentamento della popolazione.

Diversi fattori incidono sulle condizioni umane, non solo le scoperte mediche ma anche un miglioramento delle condizioni sociali, politiche e igieniche. Anche il numero è importante. Se una generazione ha fatto 5 figli e nessuno muore, abbiamo diverse possibilità:

  • Seguono l’esempio dei genitori: 5x5
  • Nuovo modello, magari farne la metà.

Quando si parla di effetto di inerzia si fa riferimento al fenomeno che vede in ogni caso l’aumento della popolazione. Anche se nella seconda generazione si fanno 2 figli, se la generazione precedente ne aveva 5, aumenterà lo stesso. Le nascite sono superiori alle morti. I tassi sono la mortalità, fecondità e natalità. Posso introdurre anche la migrazione, che è un fenomeno che permette l'aumento della popolazione ma dipende in che scala lo analizzo.

Tasso di fecondità totale

Numero medio di figli per coppia. La struttura per età è importante perché ci fa capire la struttura della popolazione se è più giovane o meno. Collegato a questo c'è la speranza di vita alla nascita, che in generale è alta nei tempi moderni. La crescita della riproduzione è di tipo geometrico. La mortalità infantile è in declino perché è dentro gli obiettivi del millennio, ridurre la mortalità infantile.

La piramide della popolazione si legge che sulle ordinate c'è segnata l'età e gli anni sull'ascissa. La forma della piramide mi dice la struttura per età della popolazione. Noi siamo rettangolarizzati e la prima causa di morte delle persone della nostra età in Italia sono gli incidenti stradali e non per malattie. Il tasso di crescita naturale è la somma di componenti diversi.

La transizione demografica

È il passaggio dal sistema inefficiente (1800 e anche oltre) e di disordine ad un sistema successivo di efficienza e ordine. Infatti, il tasso di mortalità infantile è alto, parliamo di PRE-TRANSAZIONALE. Si arriva ad uno stato ordinato in cui i tassi di mortalità infantile sono inferiori e si parla di POST-TRANSAZIONALE.

Come si riduce la fecondità totale: numero di figli per donna e la mortalità infantile, ridurre i figli per donna e la riduzione della mortalità infantile. Scende la fecondità sull’asse dell’ordinata e aumenta la sopravvivenza su quello delle ascisse. Possiamo dire che il sistema è:

  • Inefficiente: se ho 7 figli possono morirne anche 3 e ne restano 4.
  • Disordinato: sovverte l’ordine della morte.

Si passa ad un sistema efficiente e ordinato, così tanto che si hanno idee chiare sul numero di figli, senza mai contare i figli morti, perché ormai è davvero impensabile per noi.

Efficiente: meno figli, maggior investimento su di essi. Ordinato: muoiono prima le persone più anziane. Pre-transizionale: nascono tanti e muoiono tanti. Transizionale: nascite e morti precipitano. Circa un secolo e mezzo post-transizionale: rapporto di equilibrio tra le due.

Fasi della transizione demografica

La fase pre-transizionale registra 40-45 morti l’anno / mille abitanti e anche prima, nella fase pre-transizionale abbiamo un equilibrio: nascono tanti ma ne muoiono tanti, con un tasso di crescita molto basso. Durante la fase di transizione che si prolunga per i paesi EU, la mortalità precipita. Abbiamo un momento iniziale dove il miglior tenore di vita fa aumentare le nascite che poco dopo seguono lo stesso destino.

L’ipotesi: una volta avviata la transizione non si ferma più. Ogni paese del mondo che ha iniziato un processo di transizione o è in un periodo di transizione, dove il numero di figli per donna è pari a 7 e hanno una mortalità infantile di 180/1000, quello è un regime pre-transizionale. L’obiettivo è arrivare alla convergenza demografica: la situazione in cui il pianeta patisce di meno il peso demografico.

Anche i paesi in transizione: che cosa hanno messo in atto o vogliono mettere in atto per arrivare alla convergenza demografica? Vedremo alcune politiche di controllo o stimolazione delle nascite, come in India o in Cina, oppure l’Italia durante il fascismo. La situazione di equilibrio si trova sia all’inizio che alla fine della transizione.

Schema di ragionamento sulla transizione

Prima della transizione erano bassi e avevamo come risultato 1. La curva dei paesi poveri ha un picco verso l’alto del tasso di crescita. A partire dalla fine degli anni '50 si è ridotta la mortalità. Nei confronti dei paesi poveri si è aumentato l’aiuto delle condizioni igienico-sanitarie. La curva dei paesi ricchi è cresciuta, ma non come la curva dei paesi poveri.

Analisi del grafico: Tasso di crescita della popolazione

x: tempo; y: valori. R = Tasso di natalità – mortalità. Situazione di equilibrio: il tasso di crescita vede un 10x1000 ipotetico e mi dà il tasso di crescita, ovvero l’intensità con cui cresce la popolazione. C’è sia all’inizio che alla fine. All’inizio della transizione avevamo un 1x1000 di crescita, dopo 200 anni l’abbiamo ancora. Non interessano gli estremi ma il processo in cui si realizza. Ci sono due curve: R1 e R2.

R1: antica transizione, paesi europei. Comincia prima ad alzarsi, la transizione è venuta prima dei paesi poveri. È un aumento graduale, perché diminuisce la mortalità (Rivoluzione Industriale, avvento famiglia borghese ecc.). Si passa progressivamente in positivo perché i processi scientifici arrivano lentamente. Ad un certo punto la retta cala. Cala la natalità per la secolarizzazione, modernizzazione... ha indotto una domanda di figli molto più bassa: la famiglia borghese (1850 in poi) ha trasferito i valori dalla quantità alla qualità: meno figli ma miglior investimento. La mortalità ha continuato a diminuire, ma il motore della discesa è stato legato alla natalità. Processo lento e graduale.

R2: paesi poveri. Inizia più tardi, natalità molto alta, ma si riduce la mortalità in modo più drastico e veloce, per la condivisione dei progressi sanitari che si sono realizzati negli ultimi secoli. Nella fase pre-transizionale abbiamo un tasso di crescita che è 10-9 che mi dà la velocità con cui cresce la popolazione, in assenza di mutazioni. La mortalità è scesa così tanto perché ha portato ad un tasso di crescita del 2.3% e si applica alla popolazione di base, che si moltiplica molto velocemente. Anche se partisse la transizione di questi paesi, la popolazione è così numerosa che se anche fossero in frenata, tutta la popolazione continuerebbe a crescere.

Il passaggio demografico

Il passaggio da uno stato all’altro comporta sempre un aumento della popolazione, anche se dipende dalla durata della transizione: dipende, quindi, dalla velocità della discesa della natalità e della mortalità e dalla distanza. Il picco nella R2 è dovuto alla breve distanza tra i due tassi.

Schema della transizione demografica

La durata della transizione per i paesi poveri è corta. Questo schema di transazione demografica di Micheli. Abbiamo una situazione stazionaria per secoli e poi la distanza tra la linea blu e la linea rossa è larga, significa che c’è più popolazione. Verde: popolazione, rosso: natalità e blu: mortalità. A lungo, siccome natalità e mortalità vanno in parallelo e non hanno differenze sostanziali, la popolazione rimane costante.

Prima di tutto scende la mortalità e le differenze aumentano, dando luogo a tassi di crescita elevati che producono un aumento della popolazione. E ciò sale in modo repentino tanto più è grande la distanza. Se le distanze fossero state minori, non avremmo una crescita modesta. L’andamento della popolazione dipende dal tasso di crescita in entrambi i grafici, fino all’equilibrio quando torna ad essere costante. Anche se nella seconda transizione demografica, la natalità supera la mortalità.

Perché è scesa la mortalità?

  • Riduzione delle crisi in frequenza e in intensità.
  • Maggior controllo nelle malattie infettive (nel tempo).
  • Riduzione dei rischi di morte a tutte le età, sia per l’espansione delle risorse materiali e tecniche e culturali (allevamento bambini, igiene...).

Le curve di sopravvivenza

Curve di sopravvivenza. La prima è la popolazione della Londra del 1662 pre-transizionale, l’Italia del 2000 e il Malawi del 2000. L’Italia ha una mortalità infantile bassa. Dopo i 50 anni inizia la mortalità fino ad arrivare a 0, poiché nessuno arriva a 105 anni. La linea di Londra si vede che muoiono ad una velocità estrema, che si riferisce alla mortalità infantile. Il 40% è morta prima di superare i 5 anni di età. L’età in cui si muore è più giovane rispetto a quella italiana. Il Malawi del 2000 ha una mortalità alta, poi intorno ai 60 anni muoiono.

Le curve di fecondità

La fecondità è espressa tra i 15 e 49 anni. Più si è poveri, più si fanno figli. Sono fatte sulle tavole della mortalità: parla di come si estingue la popolazione dati certi livelli di mortalità. Se non ci pensassimo potremmo essere condizionati dalla composizione della popolazione. Prendo una popolazione di 100 mila e osservo come si estingue, con tassi generici standardizzati. Abbiamo 3 diverse curve, con età nell’ascissa (x).

Londra 1662. Condizione pre-transizionale. La curva scende molto velocemente, perché nei primi 10 anni o meno, l’età scende = mortalità infantile. C’è un momento dove mortalità infantile è più dolce, ma è comunque una popolazione che sopravvive poco (nascita bassa) per arrivare ad estinguersi prima dei 70 anni.

Italia 2000. Non si muore più nei primi anni e il dato resta costante verso i 45-50, per poi scendere con poca pendenza fino ai 75 anni, la sopravvivenza è molto alta. Abbiamo poi il calo drastico degli 80-100 anni, per il diffondersi delle malattie legate all’età (cfr grafico dopo, cmq sono cardiovascolari, demenza senile.. nessuna malattia infettiva).

Malawi 2000. Ha in comune con Londra la mortalità infantile molto alta, ma la sopravvivenza è migliore rispetto a quella di Londra e scende dolcemente fino ai 95.

Perché scende la fecondità?

La fecondità dipende da fattori biologici, culturali e sociali: non è che se io metto a disposizione degli abitanti di paesi in cui si fanno 7 figli molti contraccettivi, loro li useranno. Lo faranno solo se hanno intenzione di ridurre la fecondità. Ogni politica che si è scontrata con fattori culturali è diventata coercitiva oppure non ha avuto successo, un esempio celebre è la politica indiana con Indira Gandhi che ha portato all’allontanamento delle donne dagli istituti medici, per paura di essere sterilizzate.

La frequenza (quanto dobbiamo avere) delle nascite nel tempo dipende da:

  • Infecondità post-parto che cresce con l’allattamento (fino a 2 anni).
  • Mesi per tornare all’ovulazione per tornare a concepire (8-10).
  • Durata della gravidanza (9).
  • Mortalità intrauterina, ogni 5 gravidanze riconosciute una si risolve con un aborto spontaneo.

L’intervallo (spazio per) dipende da:

  • Fattori culturali determinano l’ingresso nell’età riproduttiva (15-25).
  • Fattori biologici che determinano la fine (38-41) (caso particolare: nella vecchia Cina, quando una coppia diventava nonni, diventava taboo avere rapporti sessuali).

Il numero medio di figli in regime di fecondità naturale, si trova dividendo gli anni minimi per l’intervallo massimo di distanza (senza controllo delle nascite) è 4,3. Se faccio molti figli molto spesso, in massimo ne ho 16,7. Quando sia reale ce lo dice il grafico. Non ci sono popolazioni che sono state in grado di mantenere a 16 il numero di figli, c’è qualche caso raro e con popolazioni teoriche. 11,4 è un’unione molto precoce con intervalli minimi, di pochi gruppi selezionati (minoranze etniche). 9 rappresenta l’unione tardiva con intervalli minimi, ma siamo ancora in un caso storico del 1930. 7 è lo standard di riferimento. 5 è ancora pre-transizionale, si avvia lentamente fino al controllo volontario della gravidanza, con tutta l’Italia di oggi. Abbiamo unione tardiva ad intervalli lunghi, questo è il caso delle popolazioni europee del 18 secolo. 3 controllo volontario e media diffusione, esempio dell’Europa del 1930. 1: controllo volontario di alta diffusione, è il caso di alcune popolazioni europee contemporanee.

Generazioni e rapporti sociali

Interessante analizzare il tempo che le due generazioni passano insieme: in passato (Pre-transizione) data la mortalità alta, il padre vive con un figlio almeno 21 anni; attualmente, invece, (post-transizione) data la mortalità bassa, i genitori vivono minimo 40 anni con i propri figli. Questo ha delle implicazioni molto particolari socialmente: se c’è una generazione precedente che investe sulla successiva, si hanno delle ripercussioni positive dal punto di vista personale, altrimenti il contrario. Inoltre, la socializzazione ai giovani viene fatta dai nonni, c’è una socializzazione verticale e implica il dominio dei piccoli sui grandi.

Il regime di alta mortalità è pre-transazionale e bassa mortalità è post-transazionale. L’assenza del padre non permette ai propri figli di intraprendere una carriera scolastica lunga, ma li obbliga a lavorare prematuramente.

Curve di isocrescita

Sono curve dove la combinazione di due dimensioni e mostrano l’aspetto dinamico degli eventi. Pallini neri: popolazioni storiche; pallini non neri: popolazioni contemporanee. Fagiolo giallo: popolazioni storiche- alto tasso di fecondità e mortalità; sono in Pre transizione, tutte tra 0 e 1: sono bassi tassi di crescita. I due pallini neri hanno solo ridotto la fecondità ed è in transizione, senza miglioramento delle condizioni di vita. Fagiolo blu: popolazione contemporanea. Speranza di vita e fecondità sono diversi, buona parte si è spostata verso il miglioramento delle condizioni di vita. Quelli che si sono spostati in condizioni migliori hanno una mortalità bassa, ci sono storie simili e quelle che hanno concluso la transizione sono in fase post-transizionale. Zona rossa: popolazioni di paesi sviluppati, hanno pochi figli e una speranza di vita maggiore.

Non c’è omogeneità, quando il tasso di crescita è negativo (perdita della popolazione), noi in Italia abbiamo la compensazione della migrazione. Le popolazioni storiche sono caratterizzate da una speranza di vita bassa. Età max 40. Pre-transizionali. Sono compatte dentro un corridoio della crescita tra 0 e 1%. La popolazione contemporanea è caratterizzata da un’alta speranza di vita. Abbiamo un corridoio completo da -1 a +3%.

Grafico: Intensità delle cause di morte

Cause di morte nel 20 secolo:

  • Tumori si mettono nelle condizioni di morte maggiori; si manifestano nel tempo.
  • Malattie legate all’età. Aumentano perché? Più lunga la vita o più inquinato l’ambiente? O le abitudini alimentari?
  • Malattie psicorganiche senili. Per l’aumento dell’età.
  • Calate le malattie infettive.
  • Si guadagna la speranza di vita.

Guadagno della speranza di vita = stato pre-transizionale a quello in transizione avanzata. Italia 1871-1951 ha guadagnato 31 anni di vita, il contributo maggiore è stato dato dalla riduzione di malattie infettive; mentre l’apporto di altre malattie. Oggi si muore per il cancro.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola235 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Farina Patrizia.
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