COSTITUZIONE ECONOMICA
I concetti base: società, economia, Costituzione
Nesso tra costituzione, società ed economia
C’è un nesso tra costituzione, economia e società. La costituzione può operare come fattore di trasformazione sociale, come elemento di cambiamento della società attraverso la leva economica. La costituzione può cambiare la società attraverso l’economia, quindi attraverso tutte quelle norme contenute nella costituzione che si occupano di economia. Si può cercare di risolvere alcuni problemi (disoccupazione, ricerca di lavoro all’estero, diseguaglianze, povertà diffusa ecc.) tramite la costituzione. La costituzione può correggere le imperfezioni sociali attraverso l’economia. Quindi tutti i problemi che affliggono la società italiana possono essere risolti dalla costituzione italiana percorrendo le norme inerenti l’economia.
I tre pilastri
Ora vediamo i tre pilastri, ossia costituzione, economia e società.
- Società: è una comunità di individui che instaurano nel tempo una serie di relazioni. Ogni individuo segue un proprio progetto esistenziale ma c’è qualcosa che accomuna questi individui, ossia il vincolo sociale, il senso di appartenenza, la coesione all’interno di una comunità. Una società è tale quando ogni persona non è solo un individuo ma è un consociato, una persona che interagisce con altre. La società non è un gruppo estemporaneo di persone, ma è un’entità coesa che comunque non nega l’individualità, ma che cerca momenti comuni. Il primo momento di coesione che ci viene in mente è il lavoro. Chi lavora non persegue solo un progetto individuale ma persegue anche il benessere comune. Il lavoro non è solo un diritto ma un dovere in quanto è funzionale al progresso del paese.
- Economia: per economia si intende un sistema di interazioni tra unità di decisioni economiche.
- Costituzione: la costituzione è un documento entrato in vigore il 1 dicembre 1948 che enuncia i principi del nostro ordinamento. I principi sono regole giuridiche. Le regole giuridiche insieme formano un diritto. Quindi la costituzione è diritto in quanto contiene regole giuridiche.
Quando è nata la costituzione?
Nasce nel 1789 con la Rivoluzione francese. Il documento si chiama Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Prima della rivoluzione francese non esistevano diritti inviolabili delle persone (libertà personale, di domicilio, di parola, di religione, di movimento, di associazione ecc.). Prima di questo momento il monarca regnava incontrastato sui cittadini, che possiamo considerare in questo caso più che altro come sudditi. I diritti delle persone non esistevano. La rivoluzione francese aveva però anche ragioni economiche: la borghesia insorse in quanto produceva ricchezza che poi lo stato decideva di incamerare e lasciare le briciole ai produttori di questa ricchezza.
Parliamo dell’art 16 della Dichiarazione: ‘ogni società, che non tutela i diritti e non ha la separazione dei poteri, non ha una costituzione’. Ci sta dicendo cos’è e a che cosa serve una Costituzione: tutela i diritti attraverso la separazione dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario). Non basta quindi dire che la costituzione tutela i diritti, in quanto questi venivano tutelati anche precedentemente, addirittura già nel diritto greco e romano. Il vero elemento di novità è la tutela verticale dei diritti con chi produce regole, amministra la giustizia, riscuote i tributi. Prima il potere non aveva vincoli, gestiva la cosa pubblica arbitrariamente. Con la Costituzione nessuno è esente dal rispetto della regole. La costituzione tutela i diritti personali fissando dei limiti al potere, stabilendo cosa non può fare la polizia, il giudice, il legislatore ecc. nei confronti dei diritti. Questa è la quintessenza della costituzione: il limite al potere. Anche il potere è subordinato a delle regole. Nessuno è esente dal rispetto delle regole, non può esserci arbitrio.
Già prima della Rivoluzione francese è stata scritta una costituzione. Nel 1776 c’è stata la Dichiarazione d’indipendenza e qualche anno dopo le ex colonie approvarono insieme la costituzione. Ma la costituzione del 1787 non si occupava di diritti inviolabili. Questa si occupava di regolare il nuovo stato e di regolare i rapporti tra stato federale e singoli stati. Questo perché gli americani erano legati alla tradizione inglese, e nella tradizione inglese pluri singolare la tutela veniva affidata ai giudici. Negli anni però anche gli Stati Uniti ci sono state delle modifiche/aggiunte (emendamenti) che si riferiscono a diritti inviolabili.
Rapporto società/diritto
Ora cerchiamo di capire il rapporto che vi è tra società e diritto. Non ci può essere una società senza regole. Società e regole rappresentano un connubio indissolubile.
Cos’è una regola? Una regola è un modello di comportamento da seguire in determinate circostanze, ossia uno schema cui fare riferimento che la regola ci impone di rispettare se vogliamo ottenere un certo risultato, e può essere un vincolo, un limite, un incentivo. Bisogna anche considerare che non tutte le regole sono regole giuridiche, esistono regole sociali che non sono di diritto. La differenza sta nel fatto che chi non rispetta una regola giuridica subisce una sanzione. La sanzione giuridica è coattiva, cioè viene imposta contro il volere di chi viene sanzionato e anche con la forza. Un esempio di sanzione giuridica è il pignoramento. Un’altra, più estrema, è la prigione.
Un’altra domanda che bisogna porsi è: nasce prima la regola o prima la società? Ci sono due teorie contrapposte.
- La teoria istituzionalista dice che nasce prima la società. Si crea prima un sodalizio tra le persone e in funzione di questi legami si creano le regole. Chi sostiene la teoria istituzionalista è dalla parte della società. Secondo questa teoria le regole svolgono una funzione strumentale, di supporto.
- La teoria del normativismo, invece, sostiene che affinché una società possa effettivamente costituirsi è necessario che ci siano già in precedenza delle regole. Ma poi ci si chiede ancora: chi ha fatto queste regole? Non è ancora possibile darsi una risposta precisa. Queste due teorie continuano a contrapporsi.
Una cosa certa è che il continuo scontro tra società e Stato è una costante. Si parla di una contrapposizione tra due elementi che dovrebbero, al contrario, sempre andare insieme.
Tre regole elementari
- Vivere onestamente
- Non ledere gli altri
- Riconoscere ad ognuno il suo
Lezione due: la Costituzione economica in Italia
L’altra volta ci siamo occupati della costituzione che ha come fine fondamentale la tutela dei diritti fondamentali nei rapporti verticali quindi tra singoli e stato, quindi un problema tra autorità e libertà. Questa costituzione ha influenzato tutto l’800 che si occupavano dei diritti fondamentali e della forma di governo. Possiamo dire che nell’800 la materia costituzionale non c’era molto, le poche cose rappresentavano la conquista del ceto borghese all’esito della rivoluzione francese.
Fattore economico
Quando e perché le costituzioni si sono occupate di economia? Per tutto l’800 e i primi decenni del 900 le costituzioni ignorano i fattori economici, l’economia per molti decenni è estranea alla materia costituzionale.
Perché le costituzioni liberali non si occupavano di economia? La costituzione, oltre ad un atto normativo e giudiziario, è anche norma giuridica, è diritto, è regola giuridica, quindi è espressione dello stato che produce regole giuridiche indirizzate ad individui, a gruppi e ai comportamenti dei loro rapporti. L’economia, cioè il sistema economico, è esso stesso un sistema di relazioni, è un sistema che si realizza con proprie regole e modelli.
Il diritto fornisce strumenti agli operatori economici, il diritto dice cos’è un contratto, il codice civile ci dice cos’è un’impresa, cosa caratterizza un imprenditore, chi è un imprenditore agricolo, esso si occupa anche di beni, di possesso e proprietà. Il diritto ha una funzione strumentale rispetto all’azione svolta dagli operatori economici perché essi assumono comportamenti seguendo modelli non imposti dal diritto. L’economia è gelosa di questa autonomia.
Le costituzioni dell’800 si ispirano alla filosofia politica liberale. Il liberalismo è la base ideologica delle costituzioni. Le costituzioni sono atti politici che riflettono una certa visione politica della società. Quindi quando si parla di costituzione bisogna interrogarsi sulla filosofia. Cosa c’è dietro ad una costituzione ed ai principi consacrati dalla costituzione, quale teoria, quali valori, quali modelli ideali, quale visione della società c’è dietro?
Per tutto l’800 le costituzioni sono ispirate alla filosofia liberale cioè filosofia del ceto borghese che aveva vinto la rivoluzione francese. Non esistono altre ideologie, quella liberale è quella più rivoluzionaria, quella più innovativa perché il pilastro fondamentale di questa filosofia è la centralità dell’individuo, con la sua libertà, con la sua capacità di realizzarsi, come perno intorno al quale gira tutto, esso è libero, si autorealizza.
Liberismo=libertà. La parola d’ordine è “libertà individuale”. Le regole giuridiche servono solo a porre limiti per evitare che la libertà sia troppo eccessiva. L’obiettivo è che ogni soggetto deve autorealizzarsi, deve sfruttare il proprio talento, per raggiungere obiettivi che lui stesso sceglie di raggiungere e che non vengono imposti da nessuno.
La costituzione liberale è una costituzione che mira a tutelare l’individuo come titolare di libertà, come soggetto autonomo. Questo perché nel previgente assetto istituzionale, cioè nello stato che esisteva prima della rivoluzione francese, non si poteva parlare di libertà individuale perché l’autonomia di ogni soggetto era soffocata da uno stato oppressore, con il monarca assoluto, dal clero che si occupava di politica, dalla nobiltà parassita. Dopo secoli di abusi sulle libertà individuali, la reazione è quella di consacrare le libertà come pilastro del nuovo stato, del nuovo assetto.
Le libertà fondamentali dell’individuo nei confronti dello stato sono:
- Non essere arrestato arbitrariamente
- Libertà ad avere un domicilio inviolabile
- Manifestare la propria opinione
- Spostarsi liberamente e riunirsi con altri soggetti
- Professare il proprio credo religioso e non subire persecuzioni
Sono poche ma strategiche. Come si realizza l’individuo? L’uomo è veramente libero se nel proprio domicilio può sviluppare la sua personalità, se può condividere con altri il suo pensiero, se può spostarsi nel territorio. La costituzione tutela i diritti dei singoli individui e non si occupa di altri perché quei bisogni sono quelli necessari per favorire l’autorealizzazione dell’individuo.
La separazione dei poteri è il principio su cui ruota struttura dello stato. La costituzione dell’800 dedica una parte ai diritti fondamentali dell’uomo ma poi si preoccupa anche di chi fa leggi, come le fa, a chi risponde, a chi spetta il potere esecutivo, quali garanzie ha la magistratura, a chi spetta il potere politico. Tutto questo in nome della separazione dei poteri.
Perché c’è connubio tra tutela dei diritti e separazione dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario)? Sembrano due cose diverse perché i diritti riguardano i rapporti degli individui con lo stato, la separazione dei poteri riguarda l’organizzazione dello stato. Quindi sembra che l’art.16, scritto dai rivoluzionari francesi, ha messo insieme due cose che non c’entrano nulla, ma ha fatto questo abbinamento perché sono gli ingredienti per evitare una dittatura. Tutti quegli stati che non riconoscono la separazione dei poteri non hanno una costituzione perché la separazione dei poteri è una forma di limitazione per tutelare i diritti fondamentali dell’uomo. La separazione dei poteri è garanzia. Il legislativo controlla l’esecutivo. Solo se c’è una vera separazione dei poteri allora c’è una vera e propria tutela dei diritti. Solo una magistratura separata dagli altri due poteri è garanzia dei diritti fondamentali.
L’esclusione
Dalla materia costituzionale rimane esclusa l’economia per tutto l’800 e i primi decenni del 900 perché? Pensiero liberale=liberismo economico. Liberismo economico= Adam Smith. Teorizzò che il punto di equilibrio di una società, cioè quando tutti ottengono una quota di benessere, si ha quando si incontrano la curva della domanda e la curva dell’offerta. Secondo Smith questo equilibrio si raggiunge spontaneamente, è il mercato stesso che raggiunge quel punto di equilibrio, le decisioni dei consumatori e dei produttori convergono verso quell’equilibrio. Domande e offerta possono essere elastiche ed anelastiche però spontaneamente il mercato garantisce benessere. Infatti Smith parlava di mano invisibile che ispira le decisioni dei consumatori. Non ci sono fattori esogeni al mercato cioè quei fattori che provengono dall’esterno e che quindi influenzano le decisioni.
Quale potrebbe essere un esempio di fattore esogeno? Un esempio può essere lo stato perché potrebbe interferire con regole e provvedimenti. Il motto è “lassaiz faire”, cioè lasciate che siano gli operatori economici a decidere, lo stato non deve immischiarsi perché potrebbe combinare guai. Tutto ciò è coerente con la mano invisibile perché è espressione della libertà individuale. L’equilibrio infatti si raggiunge quando l’autonomia viene sfruttata al massimo. Non c’è autonomia individuale quando lo stato impone quale bene acquistare ed a quale prezzo. L’autonomia ha bisogno di esprimersi senza condizionamenti e limitazioni da parte dello stato. Lo stato deve garantire pace e ordine, deve battere moneta, deve amministrare la giustizia perché gli operatori economici possono litigare, si deve occupare dell’ordine pubblico. Sono tutte attività di contorno rispetto alle attività economiche che vengono svolte dai privati. È importante l’idea di uno stato minimo che si occupa di poche cose: confini, moneta, ordine pubblico, tasse e giustizia. Tutto il resto deve essere fatto dagli attori sociali. Solo così si raggiunge benessere nel pieno rispetto dell’autonomia individuale.
È chiaro che se il ceto borghese si preoccupa di incamerare profitto, chiede alla costituzione solo la tutela dei diritti fondamenti. La borghesia dice “l’economia è cosa mia” perché so come produrre utile, come vendere, a quanto vendere. Lo stato deve restare fuori dall’economia. Se questa è l’idea tra autorità e libertà, la costituzione deve rispettare questa idea infatti l’economia non rientra nella costituzione.
Esempio: art.19 libertà di religione, la costituzione tutela la libertà di religione ma al tempo stesso può porre dei limiti.
Esempio: art.21 libertà di stampa, è libera ma se vengono commessi reati lo stato può intervenire. Quindi la costituzione ha questa dimensione con due facce: da un lato tutela i diritti perché dice allo stato cosa non deve fare, ma al tempo stesso lo stato può intervenire.
Se le costituzioni dell’800 avessero incluso anche la materia economica, parlando sempre della libertà d’impresa, inevitabilmente avrebbero posto delle limitazioni alla libertà d’impresa. Il ceto borghese che dominava la vita politica di tutto l’800 voleva che l’economia restasse fuori dal diritto. Il diritto deve occuparsi dello stato minimo e tutte le cose prima elencate. Tutto il resto rimane fuori. Il resto è questione sociale, se ne occupa la società. Il ceto borghese voleva sentirsi libero.
Ciò che accade dopo
Gradualmente cambiano gli equilibri politici nelle istituzioni parlamentari, le masse popolari percepiscono la mano invisibile. Il ceto borghese dell’800 ha sfruttato talmente tanto la libertà economica, tanto da generare malessere e disagio verso il proletariato, la classe operaria, coloro che erano impiegati nei cicli produttivi (rivoluzione industriale). Smith era convinto che, anche per ragioni etiche, gli operatori economici insieme avrebbero raggiunto il benessere però tutto ciò era un’illusione e questo ce lo dice la storia. Quindi chi aveva il potere economico ha abusato di questo per ridurre in miseria la massa dei lavoratori. Attraverso varie vicende queste masse sono riuscite a farsi rappresentare in parlamento e questi nuovi movimenti politici hanno ispirato un cambiamento nelle costituzioni. Quindi a partire dalla costituzione di Weimar nel 1919 (Germania) il fattore economico emerge nella costituzione. Questa costituzione è molto più lunga rispetto a quella dell’800 perché la materia si è ampliata. Infatti c’è una nuova costituzione con la versione del fattore economico nella materia costituzionale. Per quanto poteva essere innovativa questa costituzione non riuscì ad impedire il nazismo.
Quando emerge veramente il fattore economico?
Il fattore economico emerge veramente nella costituzione dopo la fine della seconda guerra mondiale. Questo accade perché le devastazioni economiche e sociali portate da due conflitti mondiali hanno spinto verso una maggiore attenzione alle dinamiche economiche nei sistemi giuridici costituzionali, riconoscendo la necessità di un intervento statale per garantire la giustizia sociale e il benessere economico. Le nuove costituzioni, come quella italiana del 1948, iniziano a riconoscere esplicitamente il ruolo dell'economia e la necessità di una regolamentazione per evitare le disfunzioni del libero mercato e per promuovere il progresso economico e sociale.
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