APPUNTI DI LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA
1 Introduzione al primo Novecento: Crepuscolarismo e Neoavanguardia
Aspetti generali. Il primo Novecento (1900- 1915 ca.) è caratterizzato da una crisi della funzione
del poeta e della poesia, determinata dalla svolta tra la società di tipo umanistico e la modernità.
Ciò comporta una messa in discussione del ruolo del poeta, ed ha, nella prassi creativa, tre
conseguenze: 1. processo di riduzione dell'io e crisi della soggettività; 2. cambiamento delle
categorie di spazio e tempo; 3. sconfessione del sublime. La modernità costituisce quindi una cesura
epocale tra prima e dopo: con modernità si intende quindi un'epoca storica, ed il termine è da
distinguere con quello di modernismo, fenomeno estetico. La modernità comprende più fenomeni
storico-culturali, tra questi il modernismo ma anche molti altri: le avanguardie, i crepuscolari, la
tradizione lirica di ascendenza simbolista (d'annunzio opera fino agli anni '20), si hanno ancora
romanzi di indirizzo verista, il modernismo europeo (Pirandello, Svevo, Ungaretti, Montale etc).
La modernità è dunque aperta dalla Seconda rivoluzione industriale (1865-1878), che in Italia
mostra i suoi effetti nel primo decennio del Novecento (in paesi come la Francia e l'Inghilterra il
fenomeno si afferma prima): le innovazioni in ambito tecnologico provocano uno sviluppo
dell'industria come anche dei servizi. La nascita e/o lo sviluppo di nuovi settori provoca l'ascesa di
una nuova classe sociale, ovvero la piccola e media borghesia, il ceto degli impiegati, dei professori,
degli addetti del settore culturale o dei servizi dello stato. La piccola e media borghesia diviene una
fascia importante dell'articolazione sociale, venendo a contraddistinguersi per un reddito che
consente acquisti e per il tempo libero: questo la rende di fatto, il nuovo pubblico dei lettori, che
compra giornali e riviste, romanzi, portando alla nascita della moderna industria editoriale.
[C. Baudelaire, Lo spleen di Parigi (1855-1867, pubblicati nel 1869)]
La seconda rivoluzione industriale comporta così un cambiamento radicale nell'assetto sociale e
culturale, portando allo sviluppo di una nuova classe sociale, con conseguente cambiamento nella
platea dei lettori quanto nell'industria editoriale (l'autore perde così la propria aureola, libero
com'è di parlare di ciò che vuole, anche di temi osceni, non avendo più un compito morale e
trasformandosi in un salariato: il suo libro deve essere venduto e la sua posizione non si basa più sul
prestigio – un tempo il letterato apparteneva alla classe dirigente. Fausto Curi interpreta lo Spleen
di Parigi, come la parabola del bordello, con lo scrittore che si prostituisce per venire incontro ai
gusti del mercato). Il primo decennio del Novecento è caratterizzato da una crisi radicale dei codici
e dei registri letterari di riferimento: si differenzia, quindi, in maniera sostanziale e volontaria dalla
tradizione culturale e letteraria del secolo passato.
Tra i fenomeni letterari ed artistici della modernità si hanno: il Crepuscolarismo (Gozzano, Moretti,
Corazzini, Govoni e Palazzeschi per alcuni aspetti), il Futurismo, creato da Marinetti ma a cui
aderiscono anche Palazzeschi, Ardengo Soffici; alcuni movimenti di alto gradiente sperimentale ma
che non sono definibili di avanguardia, come l' Imagismo con Ezra Pound ed il Vorticismo; si ha
dunque il dadaismo (partito da Zurigo con Zara); il Modernismo (a cui, in ambiente italiano possono
essere ricondotti autori come Ungaretti, Montale, Saba, Pirandello, Svevo etc.); il Surrealismo di
marca francese, specialmente con Bretòn. Tra i movimenti e fenomeni artistici: l'Impressionismo ed il
Post-Impressionismo, il Cubismo, il Futurismo, la Metafisica ed il Surrealismo. Tutte queste sono correnti
e movimenti, sia letterari che artistici, prevedono, come si vede, una rottura più o meno netta con il
passato.
Crepuscolarismo e futurismo: elementi comuni e differenze. Il crepuscolarismo, come si sa, non si
presenta come una scuola, ma come una serie di poeti che lavorano indipendentemente l'uno
dall'altro, ma che hanno punti comuni sia a livello tematico che stilistico che di ambientazione. La
definizione del nome è avanzata per primo da Borgese nel 1910, ma viene ripresa in maniera
consapevole in ambito critico solo dopo il fenomeno, negli anni '30. Il futurismo, al contrario, si
presenta come un movimento con un programma, un gruppo identificabile, un'idea precisa di cosa si
volesse fare secondo dei punti espressi in vari manifesti, un intento comune forte di intervenire
all'interno della società. Il periodo cronologico è invece molto simile: ambedue sono modi di reagire
alla modernità, certo diversi ma originati dal medesimo punto di partenza: la crisi del ruolo del
poeta e della poesia. Gli elementi in comune sono quindi il processo di riduzione dell'io, venendo
meno la soggettività tipica della tradizione lirica ( con nel futurismo l'annullamento completo della
soggettività, si pensi all'uso dell'infinito), il cambiamento delle categorie di spazio e di tempo, la
sconfessione del sublime, e in entrambi i casi l'opposizione forte ai modelli canonici (D'Annunzio,
Carducci e Pascoli).
Per il crepuscolarismo le principali opere da registrare furono: 1903, C. Govoni, Armonia in grigio et
in silenzio (si veda bene che il grigio è un colore non colore, mentre il silenzio è la negazione della
parola poetica); 1906, S. Corazzini- A. Tarchiani, Piccolo libro inutile (con la definizione di inutile,
perché senza funzione riconoscibile all'interno della società); 1907, S. Corazzini, Libro per la sera
della domenica; 1910, M. Moretti, Poesie scritte col lapis (intese come poesie effimere, che non
rimangono); 1911, G. Gozzano, I colloqui. Temi comuni sono: 1. la messa in discussione del ruolo del
poeta e della funzione della poesia, 2. l'inattualità del registro del sublime: il processo usato dai
crepuscolari è l'estenuazione di questo aspetto, con la parola poetica che diviene tremendamente
disadorna, in Corazzini quasi lacrima che si oppone debolmente al silenzio, non certo la parola che
risuona nella poesia dannunziana, è quasi parola non udibile, incapace di descrivere come di agire
sulla realtà.
Contemporaneamente agli autori detti è attivo Palazzeschi, il quale partecipa sia alla temperie
crepuscolare che a quella futurista. Tra le sue opere: 1905, I cavalli bianchi (ambito crepuscolare);
1907, Lanterna, Firenze, Stabilimento Tipografico Aldino (ambito crepuscolare); 1909, Poemi, a cura
di C. Blanc, Firenze, Stabilimento Tipografico Aldino (raccolta di snodo tra crepuscolarismo e
futurismo; ivi viene negata la funzione del poeta, come accadeva nei poeti crepuscolari, e afferma
di non essere che il saltimbanco dell'anima mia. Non più il vate tradizionale, ma il poeta
carnevalizzato, dipinto parodicamente); 1910, L'incendiario, Milano, Edizioni Futuriste di Poesia
(opera futurista, pubblicata già dopo l'adesione al movimento marinettiano), II. ed. 1913.
Superamento del sublime. Curi e Sanguineti. F. Curi è autore di un libro che ha fatto epoca, per ciò
che riguarda la critica: Perdita d'aureola, Torino, Einaudi, 1977. Nel titolo fa esplicito riferimento al
poemetto di Baudelaire, da cui parte nell'Introduzione. Si è detto dell'importanza della tradizione, o
meglio del contrasto con questa, per il futurismo e il crepuscolarismo: per il primo in particolare si ha
un'opposizione diretta ed un rifiuto completo ( si veda Uccidiamo il chiaro di luna, manifesto), mentre
per i crepuscolari, sebbene il rapporto sia un po' diverso, è comunque forte l'attrito con le tre corone
poetiche di D'Annunzio, Pascoli e Carducci (con cui tutti i poeti del primo Novecento, chi prima e chi
dopo, dovettero fare i conti: lo stesso Gozzano scrisse, in principio, poesia dannunziane, così pure
Marinetti). Fare i conti con D'Annunzio, il suo attraversamento, avvenne, in questi anni, secondo Fausto
Curi, attraverso due procedimenti, uno di rovesciamento ed uno di estenuazione. Al primo tipo
appartengono i futuristi, si ricordi il saltimbanco di Palazzeschi ed il fatto che D'Annunzio invece era
poeta che si proponeva con una ben precisa funzione civile; al secondo tipo appartengono i
crepuscolari, la cui operazione ha un senso prima ancora che stilistico, psicologico-ideologico.
«si tratta di assumere fino in fondo il proprio ruolo di poeti venuti dopo la crisi del mito e del
sublime e di accettare senza riserve la funzione di cronisti della quotidianità. Quella di Gozzano è
sempre una poesia di secondo grado. La poesia è il simulacro di una parola innocente andata
perduta e irrevocabile» (F. Curi). La poesia di Gozzano è infatti sempre una poesia rivolta al
passato, che mentre in contrasto il passato della società umanistica con il presente prosaico in cui ciò
che domina è l'idea dell'utile ed in cui la poesia non ha più senso, non serve più. La scrittura si
rivolge quindi al passato, anche come invenzione, registrando la distanza tra una parola perduta e
innocente ed un presente in cui essa non è più attuabile ma è solo un simulacro vuoto, di qualcosa
che si è perso.
Edoardo Sanguineti è autore di un saggio critico particolarmente rilevante sul tema, Tra liberty e
crepuscolarismo, Milano, Mursia, 1961. Vi è dedicata una parte importante sia a Gozzano che a
Palazzeschi: secondo Sanguineti anche l'operazione di estenuazione dei crepuscolari è, di fatto, un
rovesciamento: «l'ironia di Gozzano, il sentimentalismo di Corazzini, il grottesco di Palazzeschi
nascono da un medesimo principio, da una equivalente trovata artistica, nascono dalla scoperta che,
ad un certo punto della storia, il sublime non è più tollerabile in alcun modo, se non nella sua
dimensione rovesciata» (E. Sanguineti). Come esempio, Sanguineti fa riferimento ad un aneddoto
sull'opera astratta di Kandinskij: in principio questo dipingeva paesaggi, tornando una notte nel
proprio studio, vedendo un proprio quadro, non riesce a capire di che cosa si tratti: era un quadro
non concluso, rovesciato; da qui l'idea di slegare la tela dalla raffigurazione mimetica della realtà e
di dipingervi delle forme astratte, che non hanno più niente a che fare con l'aspetto della realtà
quotidiana. Tutto parte da un quadro rovesciato. Solo il passato è degno di rappresentazione
artistica, Gozzano guarda la natura e il mondo attraverso l'arte: non l'arte imita la vita, ma la vita
l'arte. L'ironia registra la distanza tra la letteratura e il vissuto. Anche la lingua della tradizione è
una lingua morta e dovrà essere usata con funzione estraniante (polo dell'aulico e del prosaico).
Nell'opera di Gozzano sono individuabili due atteggiamenti: il rimpianto per il passato in cui arte e
vita erano insieme; la presa di coscienza della dissociazione attuale (arte come innocuo gioco). Ciò
costituisce il paradosso su cui si fonda, secondo Sanguineti, la poesia di Gozzano, la possibilità di
fare letteratura si concretizza nella presa di coscienza della frattura tra arte e vita, attraverso
l'ironia che mette in rapporto il morto e splendido passato con la prosaica vita. La letteratura si
configura quindi (in opposizione all'estetismo) come non vita in contrapposizione alla vita vera del
mercante.
Curi e Sanguineti su Palazzeschi e Futurismo. Occorre ricordare i manifesti pubblicati da Marinetti
a proposito del futurismo: 30 febbraio 1909, Manifesto del Futurismo (“Le Figaro”); Aprile 1909,
Uccidiamo il chiaro di luna (accompagnato dal celebre dipinto di Boccioni Lampada ad arco, dove in
primo piano non appare la luna, ma la lampada); Febbraio 1910, Manifesto dei pittori futuristi;
Aprile 1910, La pittura futurista (manifesto tecnico, importante perché le più importanti teorizzazioni
futuriste riguardano prima l'arte e solo in seconda battuta la letteratura); Maggio 1912, Manifesto
tecnico della letteratura futurista; Maggio 1913, Distruzione della sintassi, Immaginazione senza fili,
Parole in libertà (di cui la prima parte reca la distruzione del periodo latino e del piano comunicativo
– non interessa più essere compresi – con conseguente scomparsa dei modo verbali finiti in favore
dell'infinito e scomparsa dell'io; la seconda intende elevare a figura retorica fondamentale
l'analogia, ponendo in rapporto alogico cose e campi semantici tra di loro anche molto distanti – ed
anzi più distanti sono meglio è –; il terzo indica la volontà di non lavorare soltanto sul significato o
sul significante, ma anche sul significante grafico, tanto è vero che le tavole paro-libere hanno una
valenza artistica oltre che letteraria: si viene a scardinare la distinzione tra codice artistico e
letterario); 1914, Lo splendore geometrico e meccanico e la sensibilità numerica.
Secondo Fausto Curi (Gli stati d'animo del corpo, Studi sulla letteratura italiana dell'Otto e del
Novecento, Bologna, Pendragon, 2005), l'Avanguardia è la manifestazione della letteratura nella
quale si rendono palesi conflitti e contrapposizioni prima celati o rimossi. Porta inoltre in evidenza il
conflitto radicale tra il mondo di ieri e quello di oggi: il conflitto è ancora più evidente e specifico
tra il poeta e la società contemporanea. Riguardo l'opera di Palazzeschi, Curi cita inoltre un testo
critico di enorme rilevanza, ovvero Jean Starobinski, Ritratto dell'artista da saltimbanco, 1970: «a
partire dal romanticismo […] il buffone, il saltimbanco, il clown sono divenute le immagini iperboliche
e volontariamente deformanti che agli artisti piacque dare di sé stessi e della condizione dell'arte»
– «è insomma un autoritratto camuffato»; «il gioco ironico possiede di per sé il valore di
un'interpretazione: è una derisoria epifania dell'arte e dell'artista. La critica dell'onorabilità
borghese in quel gioco si sdoppia in un'autocritica diretta contro la vocazione estetica in quanto tale,
ed in essa dobbiamo riconoscere una delle scomponenti peculiari della modernità da un centinaio
d'anni a questa parte o poco più».
Sanguineti riflette, riguardo a Palazzeschi, su E lasciatemi divertire (da L'Incendiario), divertimento
chiaramente eversivo e provocatorio: «La polemica palazzeschiana, il rifiuto della poesia, la lotta
contro il sublime nella forma del rovesciamento, l'infantilismo proclamato, la celebrazione degli
atteggiamenti psicotici, depravati monomaniaci, il trionfo del grottesco, il palio dei buffi,
trascendono i termini originari del giuoco letterario, del divertimento […] e diventano i documenti
rappresentativi e inconfutabili di una particolare condizione storica dell'anima europea: diventano
uno dei sintomi più lucidi, dei simboli più responsabili della crisi della cultura e della vita del mondo
borghese alla vigilia della sua prima tragica congestione spirituale e politica: la prima guerra
mondiale» – «La poesia nasce dall'incontro di una disposizione psicologica (e dunque psicologico-
stilistica in concreto) e di una condizione di dialettica storica che, per così dire, aspira a riconoscersi
in quella disposizione, a ritrovarvi il simbolo di un suo momento essenziale».
Manifesto del Futurismo 1909. Uno dei punti cardine su cui si basa il Manifesto del 1909 (che non
presenta una mera idolatria delle macchine, come spesso viene detto) è il movimento, cioè la messa
in crisi delle categorie spazio-temporali e l'individuazione nel movimento del punto di rottura e
discriminante tra la modernità e ciò che c'era prima. La celebrazione non è tanto, quindi, della
macchina, dell'automobile, quanto della sua velocità. IL punto quattro recita «Noi affermiamo che la
magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un
automobile da corsa […] è più bello della Vittoria di Samotracia». E' la velocità quindi che va a
sostituire il canone estetico classico.
Distruzione della sintassi, immaginazione senza fili, parole in libertà 1912. L'aspetto della
disposizione psicologica che è sintomo e manifesto allo stesso tempo della dialettica storica si legge
specialmente nella citazione che segue in cui la sensibilità futurista viene messa in rapporto dialettico
con i mutamenti che sono intervenuti nella modernità: «Il futurismo si fonda sul completo rinnovamento
della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Coloro che usano
oggi del telegrafo, del telefono e del grammofono, del treno, della bicicletta, della motocicletta,
dell'automobile, del transatlantico, del dirigibile, dell'aeroplano, del cinematografo, del grane
quotidiano (sintesi di una giornata del mondo) non pensano che queste diverse forme di
comunicazione, di trasporto e d'informazione esercitano sulla loro psiche una decisiva influenza».
Tutto questo, per lo specifico letterario, si traduce nel contenuto del manifesto sopracitato. La
distruzione della sintassi è infatti direttamente proporzionale, per Marinetti, alla velocità della
comunicazione telegrafica (all'epoca il telegramma era cosa nuova, ed il suo linguaggio
stereotipizzato: si ricordi che si pagava a parola, per cui i messaggi erano brevi, veloci etc).
Ne segue l'uso del verbo all'infinito, l'uso delle onomatopee, abolizione di ciò che non è necessario
come l'aggettivo, l'avverbio, la punteggiatura etc.
Altro punto trattato è l'immaginazione senza fili ovvero:«per immaginazione senza fili, io intendo la
libertà assoluta delle immagini e analogie, espresse con parole slegate e senza fili conduttori
sintattici e senza alcuna punteggiatura. Gli scrittori si sono abbandonati finora all'analogia
immediata. […] V'è in ciò una gradazione di analogie sempre più vaste, vi sono dei rapporti sempre
più profondi e solidi, quantunque lontanissimi. L'analogia non è altro che l'amore profondo che
collega le cose distanti, apparentemente diverse ed ostili. Solo per mezzo di analogie vastissime uno
stile orchestrale, ad un tempo, policromo, polifonico e polimorfo, può abbracciare la vita della
materia». L'attenzione si sposta, come si vede, dall'oggetto alla materi di cui è fatta la realtà, di cui
si cerca di riprodurne il peso: è quella che Curi ha felicemente definito una “stilistica della materia”.
Riguardo le parole in libertà:«Io inizio una rivoluzione tipografica diretta contro la bestiale e
nauseante concezione del libro di versi passatista e dannunziana, la carta a mano seicentesca,
fregiata di galee, minerve e apolli, di iniziali rosse a ghirigori, ortaggi, mitologici nastri da messale,
epigrafi e numeri romani. Il libro deve essere l'espressione futurista del nostro pensiero futurista. Non
solo. La mia rivoluzione è diretta contro la così detta armonia tipografica della pagina, che è
contraria al flusso e riflusso, ai sobbalzi e agli scoppi dello stile che scorre nella pagina stessa. Noi
useremo perciò in una medesima pagina, tre quattro colori diversi d'inchiostro, e anche 20 caratteri
tipografici diversi, se occorra. Per esempio: corsivo per una serie di sensazioni simili o veloci,
grassetto tondo per le onomatopee violente, ecc. Con questa rivoluzione tipografica e questa
varietà multicolore di caratteri io mi propongo di raddoppiare la forza espressiva delle parole».
L'astio è verso, specialmente, la fruizione diacronica del testo, diversa rispetto alla fruizione
sincronica dell'arte: con le tavole paro-libere, la lettura del testo è invece sia diacronica che
sincronica.
Sanguineti sul futurismo. Facendo nuovamente riferimento a Tra liberty e crepuscolarismo (nel testo
che si riporta Sanguineti parte dalla questione del rapporto e della negazione col sublime, la sua
sostituzione con qualcos'altro): «Il futurismo voleva sostituire al sublime della tradizione, un sublime
inedito, a prezzo, ovviamente, di distruggere i musei, le biblioteche, a prezzo di fare tabula rasa
del sublime alla vecchia maniera. Il futurismo, a suo modo assai coerente, aveva compreso che un
sublime, quale che fosse, non era riafferrabile se non realizzandosi in modo da non tollerare
confronto alcuno (e pertanto non possedere analogia alcuna) con il sublime aristocratico della
tradizione. Che era proprio quello che si intendeva dire con le celebri parole del Manifesto del
1909». E' proprio sulle parole di Marinetti che, secondo Sanguineti, si può misurare tutta la distanza
con la poetica crepuscolare, che si ferma invece al piano della negazione del sublime: «E sulle
parole di Marinetti si misuri la distanza con la poetica crepuscolare, di quel crepuscolarismo che,
urtando nel medesimo problema, adottava, in qualche modo, una soluzione antitetica: il sublime
antico doveva essere conservato, ma esattamente nel senso (fatte le proporzioni) in cui Kandinsky
salvava il sublime della pittura: a prezzo di un rovesciamento. In ogni modo eguale era la
constatazione di base: che il delirio di Lear, le gelosie di Otello […] erano realtà di una cultura
oramai impartecipabile». La contestazione a cui Sanguineti fa riferimento, medesima per
Crepuscolarismo e Futurismo, è quella verso le caratteristiche con cui si va affermando la moderna
società e la classe sociale che guida il cambiamento, vale a dire la borghesia, ed il sistema
economico ad essa connesso, il capitalismo.
Avanguardia, caratteristiche. Si farà qui riferimento a Renato Poggioli, Teoria dell'arte
d'avanguardia (Bologna, Il Mulino, 1962), Roma, Biblioteca d'Orfeo, 2014. Si pensi che la
costituzione della Neoavanguardia è contemporanea alla pubblicazione del libro citato, il quale si
occupa specialmente del futurismo. Il suo autore, professore di slavistica, ha insegnato a Firenze,
prima di muoversi verso gli Stati Uniti, dove insegnò allo Smith College, alla Brown Univesity e alla
Harvard University tra il '38 ed il '63. E' stato autore della antologia La violetta notturna (Lanciano,
Carabba, 1933) e si è reso protagonista della stagione ermetica fiorentina. L'antologia citata fu
nelle mane di Luzi, Bigongiari, Bo e degli altri aut
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Letteratura italiana moderna e contemporanea
-
Appunti lezione Letteratura italiana moderna e contemporanea I
-
Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea - Appunti
-
Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea - Appunti