PASOLINI
Ragazzi di vita – Pier Paolo Pasolini
CONTESTO GENERALE
Nonostante Pasolini voglia che il lettore stia attento volta per volta a quello che succede sulla scena più che
alla trama immediata, i singoli episodi del romanzo si inseriscono in una situazione generale: l’arco
cronologico del dopoguerra a Roma, dal caos della fine dell’occupazione tedesca, fino all’ 50/51 (liberazione
roma 5 giugno 1944, inizio romanzo maggio ‘44).
Non c’è una trama quindi non c’è un protagonista, il Riccetto è più presente ma non è il protagonista, poiché
non lo troviamo in tutti i capitoli.
Pasolini è un poeta, non un romanziere, quindi anche se scrive un romanzo è interessato alla sua
dimensione lirica, infatti c’è una certa musicalità nelle sue pagine.
Ragazzi di vita esce nel 1955, lui era arrivato a roma nel 1950, povero, insieme alla madre. La sua casa era
una casupola popolare vicino al carcere di Rebibbia, poi la situazione migliorerà e andrà ad abitare a
Monteverde. All’inizio, comunque, condivide la vita dei ragazzi di borgata e ad un certo punto inizia a scrivere
racconti attraverso i quali vuole descrivere il loro ambiente, ovvero il sottoproletariato romano. I ragazzi di
vita sono ragazzi che fanno diverse cose per avere soldi e poi li spendono in modi futili. Non hanno un
lavoro, vivono alla giornata.
Questi giovani parlano romanesco, non letterario ma della borgata, un gergo non puro perché è incrostato di
meridionalismi, perché in borgata vivevano anche siciliani, campani, ecc. Pasolini assorbe come una spugna
questo mondo, i modi di parlare e di dire, prende appunti e scrive il romanzo per raccontare il mondo della
borgata, che lui ha amato intimamente. All’inizio condivide con loro la condizione di povertà, ma anche dopo
continuerà a frequentarli “ho conosciuto con i miei sensi il rapporto di amicizia, sensualità, …”.
Pasolini era molto amico di Moravia, scrittore marxista, ma quando gli chiede quali sono i suoi contatti col
popolo, Moravia gli risponde che non esistono. Lui, invece, lo incontra tutti i giorni spinto dal suo Eros: dice
che l’omosessualità è un modo di conoscere l’altro da sé, cose che non conoscerebbe se fosse borghese.
STILE
Il romanzo comincia con una lingua neutra, una sorta di italiano standard in cui sentiamo la voce di un
narratore che sembra vicino a Pasolini (narratore e autore sono due cose diverse, ma possono essere molto
vicine). Ad un certo punto, Pasolini scrive, “pareva un pischello acchittato …. Rimorchiare”, quindi nello
stesso periodo abbiamo 2 punti di vista e 2 voci narranti diverse: la prima è vicina all’autore, la seconda ai
personaggi. Pasolini quindi fa come faceva Verga, ovvero attua l’artificio della regressione. Però, mentre
Verga applica la regressione sistematicamente, Pasolini oscilla tra le 2 versioni. Inoltre, Verga non usa il
dialetto in linea di massima ma opta per una soluzione ibrida: attua delle espressioni grammaticalmente
dialettiche o proverbi, ma non termini e lessico dialettali. Pasolini invece usa spesso il dialetto romanesco,
spesso fatto di turpiloqui (parolacce, insulti), di interiezioni, esclamazioni, mentre nelle parti narrate c’è un
linguaggio di base che è però spesso screziato da un linguaggio dialettale.
Nel libro i turpiloqui sono sostituiti da puntini di sospensione: inizialmente Pasolini aveva scritto le parolacce
per intero, ma nel 1955, quando il libro era ancora in bozza, l’editore (Garzanti) avvisò Pasolini del fatto che i
librai, ricevendo le bozze del libro, lo avevano minacciato di non promuoverlo se fosse rimasto scritto in quel
modo. Garzanti chiede dunque a Pasolini di autocensurarsi, l’autore voleva che il suo libro uscisse quindi
accetta la proposta.
Tutti i personaggi hanno dei soprannomi in base al loro aspetto, provenienza, ecc. Essi, oltre a parlare in un
certo modo, che Pasolini ha studiato, agiscono e si muovono in un certo modo.
Pasolini non introduce mai il discorso dei personaggi attraverso verbi (“Riccetto pensò: …”), c’è direttamente
il pensiero del personaggio riportato sulla pagina – discorso/pensiero indiretto libero (dal punto di vista
del personaggio, non di Pasolini).
TEMI FONDAMENTALI
Ciclo del guadagno e della perdita del denaro – I personaggi del romanzo ottengono il denaro principalmente
rubando e prostituendosi. A loro volta, spendono il denaro in modi legalmente e moralmente illeciti, spesso
con il gioco d’azzardo e con le prostitute. Spendono spesso i soldi che hanno guadagnato prostituendosi con
delle prostitute, quasi a riaffermare la propria eterosessualità dopo essersi concessi a dei clienti omosessuali
per denaro. Altre volte, perdono i loro soldi perché vengono scoperti dalle forze dell’ordine e la loro
avventura termina.
Tema funebre – ultimo capitolo intitolato “La comare secca”, espressione di Belli che indica la morte. Sono
diversi i personaggi a morire nel romanzo (Marcello ferito dal crollo delle scuole Franceschi, Genesio
annegato nell’Aniene, Begalone sviene nel fango e viene portato via “più morto che vivo”, Amerigo inseguito
dalle forze dell’ordine), quindi se i personaggi sono i “ragazzi di vita”, la morte ha la funzione di antagonista.
L’antagonista dei ragazzi di vita è quindi la morte.
La critica osserva il fatto che Pasolini faccia morire questi ragazzi è un modo per salvarli dalla corruzione a
cui andranno inevitabilmente incontro crescendo – antitesi sociale tra popolo (polo positivo, depositario di
purezza, autenticità, sincerità) e borghesia (polo negativo, sinonimo di ipocrisia, finzione, eccesso di ragione
che sconfina in un razionalismo esasperato). C’è un’antitesi analoga di tipo esistenziale che riguarda le fasi
della vita tra infanzia/adolescenza (polo positivo) e età adulta (polo negativo). Per Pasolini, dunque, l’infanzia
è il momento della libertà, autenticità, purezza. Anche quando questi ragazzi fanno dei guai Pasolini non li
giudica, in quanto non li considera immorali, ma amorali in quanto pre-morali, sono collocati in una
dimensione esistenziale, storica e sociale che precede e prescinde la morale borghese. Il quarto capitolo
(“Ragazzi di vita”) è introdotto da un’epigrafe, una citazione di Tolstoj “Il popolo è un grande selvaggio nel
seno della società” – riprende il mito del buon selvaggio di Rousseau, il popolo vive una condizione
selvaggia che precede le regole della società. Il mondo adulto è corrotto, mentre quello dell’ infanzia e
adolescenza è puro. Questo si vede nella fine del primo capitolo (Riccetto che si getta nel fiume per salvare
la rondine) e quella dell’ultimo (Riccetto guarda senza muoversi la morte di Genesio).
RIASSUNTO + COMMENTI
Il Ferrobedò
Il Riccetto fa la prima comunione e la cresima, ma subito dopo scappa (“si sentiva rodere”), va verso il
Ferrobedò (fabbrica di rottami, Ferrobeton).
Riccetto, Marcello e Agnolo rubano nella fabbrica e ai mercati generali, poi il Riccetto e Marcello vanno al
Tevere a fare un bagno e decidono di affittare una barca nei giorni seguenti. Rubano delle tubature per fare
dei soldi, altri li rubano ad un cieco che chiede l’elemosina. Giocando a carte, però, perdono quasi tutto il
denaro tranne quello del cieco.
Riescono a prendere la barca: inizialmente faticano a remare correttamente, poi riescono e dei ragazzi più
grandi li costringono a farli salire con loro. Il Riccetto finge sempre di essere al largo, mai vicino alla
terraferma. Vede una rondine in acqua che sta per affogare e si tuffa per salvarla.
Il Riccetto
Il Riccetto vede il gioco delle tre carte fatto da un Napoletano e se lo fa insegnare. Il napoletano e i suoi
amici vengono arrestati e il Riccetto prende tutti i soldi. Quindi inizia a sentirsi superiore rispetto a Marcello e
Agnolo e si avvicina ai ragazzi più grandi (Rocco e Alvaro).
Il Riccetto va al mare con Rocco e Alvaro, chiamano una prostituta (Nadia) ma lei gli ruba tutti i soldi.
Riccetto e gli altri vivono in una scuola elementare perché sfrattati, Marcello era rimasto solo insieme agli
anziani. La scuola però crolla e sia la mamma del Riccetto che Marcello muoiono.
Nottata a Villa Borghese
Dopo il disastro delle scuole, il Riccetto vive con sua zia e suo cugino (Alduccio).
Il Riccetto e il Caciotta vendono delle poltrone, ma durante la notte gli rubano i soldi e le scarpe. Mangiano
per una settimana dai frati, finché non rubano il portafogli ad una signora.
Commento Carnero
Molti segni di disperazione, come frugare tra la spazzatura. Descrizione della condizione abitativa del
Riccetto, vive con gli zii che non lo vogliono (la zia odia sia lui che lo stesso figlio, lo zio è un alcolizzato). Più
famiglie vivono nello stesso appartamento, scarsa igiene. Forte legame tra i personaggi e i luoghi, che fanno
parte delle borgate, delle parti più periferiche. Il centro storico è quasi un luogo sconosciuto per questi
ragazzi, in cui si avventurano per trovare spensieratezza (escono a cena, vanno al cinema), ma anche per
occasioni di guadagno (si prostituiscono a Villa Borghese). Il centro è anche luogo di scontro tra classi sociali
(borghesi e proletari), lo vediamo quando i ragazzi insultano i passanti per strada. I ragazzi nutrono un senso
di superiorità nei confronti dei borghesi: nonostante essi siano più ricchi, loro si sentono più liberi rispetto ai
borghesi che hanno regole da rispettare, i limiti imposti da un lavoro fisso. I ragazzi, invece, hanno
“gratitudine verso la vita”.
Ragazzi di Vita
Amerigo porta il Riccetto e il Caciotta in una bisca, perde i soldi del Riccetto e gli promette di renderglieli.
Presentazione del Lenzetta, Amerigo muore suicida dopo essere stato seguito dai carabinieri. Il Caciotta
viene arrestato.
Le Notti Calde
Il Lenzetta racconta la sua esperienza in carcere, in cui viene rispettato poiché suo fratello maggiore era tra i
ladri più autorevoli di Regina Coeli. Viene poi rilasciato e si avventura con il Riccetto e Alduccio. I tre si fanno
prestare un triciclo e vanno a rubare del ferro. Il triciclo si rompe e, mentre Aldo fa da guardia, il Riccetto è il
Lenzetta rubano un carretto per trasportare le loro merci. Incontrano un vecchio, Sor Antonio, che resta
insieme a loro per la notte. I ragazzi lasciano Aldo andare da solo con il carretto, così da dare meno
nell’occhio, così loro e il vecchio vanno a rubare dei cavolfiori. Successivamente Sor Antonio li invita a casa
sua e presenta ai due le sue tre figlie (estremamente poveri, non hanno neanche zucchero, la ragazza si
vergogna del fatto che il padre rubi). Il Riccetto si fidanza con una delle tre sorelle (più brutta), inizia a
lavorare ma la picchia, si annoia con lei e la relazione dura poco. I ragazzi decidono di fare un grande furto,
ma Lello (amico del Lenzetta) e il Lenzetta vengono presi dal guardiano, mentre Alduccio finisce in ospedale.
Riccetto continua le sue avventure durante la notte, aiuta dei ragazzi a buttare la spazzatura per scavarci
dentro successivamente ma, non trovando niente, decide di andare a rubare al mercato. Ruba del formaggio
e il padrone lo sgama. Va a dormire su un pianerottolo e viene arrestato (la casa accanto era stata derubata)
e resta in carcere per 3 anni.
Il Bagno sull’Aniene
Il Riccetto torna dal carcere dopo tre anni e va con gli amici a fare il bagno al fiume Aniene. Il Caciotta viene
derubato (è stato Alduccio). Capitolo molto violento: I cani vengono incitati a lottare, il Piattoletta è preso
costantemente in giro e alla fine viene attaccato ad un palo a cui viene appiccato il fuoco.
Dentro Roma
Alduccio non ha lavoro, la madre è isterica, il padre ubriacone e la sorella incinta.
Begalone è malato, gli resta poco tempo, la madre ha visioni demoniache. Il Riccetto incontra Agnolo, amico
d’infanzia che gli racconta che Alvaro era diventato cieco a causa di un incidente. Begalone e Alduccio
vanno in un bordello, ma Alduccio non riesce a fare nulla poiché debole fisicamente (prostituta siciliana che
ride e lo prende in giro). Tornato a casa, la mamma di Alduccio ricomincia ad urlargli (20enne e non lavora
mai) e lui, stanco, la ferisce con un coltello.
Commento Carnero
Esperienza fallimentare di Alduccio, accompagnato dal Begalone, in un bordello, casa di tolleranza. È una
delle scene che motiveranno l’accusa di pornografia e un processo a questo libro.
Pasolini è molto attento a riprodurre non solo le parole dei personaggi, ma anche i gesti “con le mani in
saccoccia e le magliette aperte che sventolavano…”, molto attento anche ad abbigliamento, gesti, postura,
comportamento dei personaggi. Il suo è un atteggiamento quasi da semiologo (studia i segni e ne ricava
informazioni), sarà visibile anche nel 1 capitolo di scritti corsari (moda dei capelli lunghi anche nei maschi). A
partire dal segno esteriore, Pasolini ricava un significato dell’atteggiamento e del modo di pensare dei
ragazzi d’allora.
“Alberghi diurni” – alberghi presenti nelle grandi città spesso vicino le stazioni che servivano per riposarsi e
per lavarsi perché nelle case molta gente non aveva dove lavarsi
Nella casa di tolleranza sala d’attesa con una cattedra (“pulpito”, termine ecclesiastico), la padrona siede e i
clienti scendono con le prostituite e scelgono con chi andare. Alduccio sceglie una prostituta siciliana
anziana, non riesce a completare l’atto sessuale e lei lo beffeggia davanti a tutti, quindi Alduccio ci rimane
male.
Mondo estremamente degradato, squallido, che però Pasolini descrive con molta precisione (mentre
solitamente questo mondo veniva lasciato sullo sfondo). La normalità del fatto che i ragazzi frequentassero
le case di tolleranza è però rappresentata in molti romanzi del tempo.
Ci sono romanismi anche nelle parte in cui parla il narratore esterno, ad esempio “…che quasi se la
sgaravano..” “…che pareva che avessero appena ingollato l’ostia santa”.
La rappresentazione del mondo adulto è sempre negativa condotta con termini espressionistici, grotteschi
Il rapporto tra i ragazzi di vita e gli adulti è sempre conflittuale. Quanto Pasolini sembra voler vezzeggiare
questi ragazzi, così gli adulti sono visti male (proprietaria del bordello, madre di Alduccio, …).
C’è una dissolvenza alla fine del capitolo, ovvero non si capisce come finisce. Alduccio non ci vede più dopo
gli insulti della madre (lo accusa di omosessualità “vaffanculo tu, come ce sei stato fino a adesso”). Dato che
Alduccio non è riuscito a dimostrare la propria virilità poco prima con la prostituta, questo insulto rivolto dalla
madre (inconsapevole dell’accaduto) viene percepito come qualcosa di molto grave.
La Comare Secca
Il Lenzetta viene condannato a 30 anni di carcere per aver ucciso un uomo per derubarlo.
Genesio, Borgo Antico e Mariuccio scappano di casa, stanchi degli abusi del padre. Genesio prova ad
attraversare l’Aniene ma annega sotto lo sguardo impotente dei suoi fratelli e del Riccetto.
Commento Carnero
Il Riccetto resta immobile di fronte all’annegamento di Genesio. “Buttarsi li significava essere stanchi della
vita” (scritto dal narratore ma è il pensiero del Riccetto). Prevale quindi l’istinto di autoconservazione,
egoismo rispetto alla generosità e l’altruismo. Il Riccetto non è piu il ragazzino di 13/14 anni, ma ha 18/19
anni, un uomo per i canoni dell’epoca. Dunque la fine del primo e quella del secondo ci mostrano
un’evoluzione, che per Pasolini è negativa, infatti dopo questo episodio il romanzo finisce. È come se
Pasolini si disinteressasse dei personaggi nel momento in cui vanno incontro all’età adulta, non riesce a
seguirli.
INTERPRETAZIONE DEL ROMANZO
Pasolini è uno degli scrittori più studiati del 900, solo nel 2022 (100 anni dalla nascita) sono usciti piu di 60
libri su di lui. La critica ha quindi dato diverse interpretazioni. Tre più importanti: +
1. “Ragazzi di vita” come romanzo picaresco;
2. “Ragazzi di vita” come romanzo di formazione;
3. “Ragazzi di vita” come romanzo sociale
“Ragazzi di vita” come romanzo picaresco
Narrativa picaresca – genere di romanzi scritti in Spagna nel 1500/1600 che metteva in scena le avventure
dei picari, dei furfanti di infima condizione sociale che vivono in una situazione di provvisorietà materiale,
sono spesso dei vagabondi che passano da un paese all’altro, vivono all’insegna dell’instabilità morale, sono
capaci di improvvisare soluzioni ai problemi concreti che si presentano di volta in volta, sono soggetti di istinti
primari (fame, sonno, sesso) e cercano di rispondergli come possono. C’è il gusto della libertà, avventura,
tendenza a trasgredire l’etica sociale e religiosa (attraverso furto, truffa, prostituzione), tutte caratteristiche
che troviamo anche in “Ragazzi di vita”. Capostipite di questa narrativa è “Lazzarinho de Tormes” romanzo
anonimo del 1554.
Accostare “Ragazzi di vita” al romanzo picaresco è metaforico, poiché ci troviamo in un contesto sotrico,
sociale e nazionale completamente diverso.
“Ragazzi di vita” come romanzo di (de)formazione
Riccetto – cresce e matura crescendo, ma la sua maturazione non è vista in senso positivo da Pasolini. È
vista invece come acquisizione della corruzione, perdita dell’innocenza infantile (che lo rendeva prima
speciale). Più che romanzo di formazione, dunque, “Ragazzi di vita” è un romanzo di deformazione. Mentre i
romanzi di formazione classici (Goethe, I Promessi Sposi) il personaggio evolve, matura in un senso
positivo, qui abbiamo la perdita delle caratte
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