PROGETTAZIONE DI PRODOTTI MODULARI elementi
Un prodotto può essere pensato sia in termini funzionali che fisici. Gli
funzionali di un prodotto sono le singole operazioni e trasformazioni che
elementi fisici
contribuiscono alle prestazioni complessive del prodotto. Gli
invece, sono le componenti che implementano le funzioni di prodotto.
L’architettura di un prodotto è lo schema in base al quale gli elementi
funzionali sono disposti in blocchi fisici e tali blocchi interagiscono.
Architettura modulare: nell’architettura modulare i blocchi
implementano uno o pochi elementi funzionali nella loro interezza e le
interazioni fra blocchi sono ben definite e fondamentali per le funzioni
primarie del prodotto. L'architettura più modulare possibile è quella in cui
ogni elemento funzionale del prodotto è implementato da esattamente
un blocco fisico e in cui ci sono alcune interazioni ben definite tra i
blocchi.
Architettura integrale: nell’architettura integrale gli elementi
funzionali vengono implementati utilizzando più di un blocco; un singolo
blocco implementa quindi molti elementi funzionali. Un prodotto che
incorpora un'architettura integrale sarà spesso progettato pensando alle
massime prestazioni possibili. I confini tra i blocchi possono essere difficili
da identificare o possono essere inesistenti.
La soluzione modulare, se da un lato è vantaggiosa in quanto per modificare
una caratteristica funzionale del prodotto mi basta modificare un blocco,
dall’altro lato risulta più scarsa perché non è una soluzione ottimizzata in
termini di performance (performance di ergonomia, peso, sicurezza, ecc…).
Invece, l'architettura integrale, che prevede la creazione del prodotto in un solo
blocco, ha caratteristiche opposte rispetto quella modulare per quanto riguarda
la manutenzione/sostituzione dei pezzi che costituiscono il prodotto e
l'ottimizzazione in termini di performance.
La modularità può essere di 3 tipologie:
1. Architettura modulare a slot: ciascuna delle interfacce tra i blocchi è di un
tipo diverso dalle altre, in modo che i vari blocchi nel prodotto non
possano essere scambiati.
2. Architettura modulare a bus: esiste un bus comune a cui si collegano gli
altri blocchi tramite lo stesso tipo di interfaccia.
3. Architettura modulare componibile: tutte le interfacce sono dello stesso
tipo, ma non esiste un singolo elemento a cui si collegano tutti gli altri
blocchi. L'assembly viene creato collegando i blocchi tra loro tramite
interfacce identiche.
I vantaggi della modularità sono quello di apportare modifiche ad alcuni
elementi funzionali isolati senza influire sul design di altri blocchi; i prodotti
modulari possono essere variati senza aggiungere complessità al sistema di
produzione; standardizzazione dei componenti;
Per stabilire l’architettura seguo diversi step:
1. Creo uno schema del prodotto: in questa fase definisco la struttura
funzionale
2. Raggruppo gli elementi dello schema: assegno ciascuno degli elementi
dello schema e un blocco
3. Creo un layout geometrico approssimativo
4. Identifico le interazioni fondamentali e accidentali: le interazioni tra
blocchi possono essere fondamentali che sono pianificate e fondamentali
appunto per il funzionamento del sistema. Le interazioni accidentali
sorgono a causa dell’implementazione fisica di elementi funzionali o a
causa della disposizione geometrica dei blocchi. Ci accorgiamo delle
interazioni accidentali solo dopo aver definito il layout geometrico
dell’architettura modulare.
VARIETY REDUCTION PROGRAM
Il Variety Reduction Program (VRP) è una tecnica che ha per obiettivo la
riduzione dei costi di progettazione e di sviluppo-prodotto, limitando il numero
dei componenti e dei processi necessari per fabbricare un prodotto,
rispondendo contemporaneamente alla richiesta del mercato di un’elevata
varietà di prodotti. Ciò che un’azienda deve fare è ridurre la varietà interna
(cioè l’elenco delle varianti dei componenti che un’azienda deve gestire
internamente per la produzione di un prodotto che, per Esempio: schema di
una stampante un’azienda, significa costi) a parità di varietà esterna (cioè
quello che l’azienda riesce a offrire sul mercato e che contribuisce alla
soddisfazione del cliente).
Consideriamo 3 tipi di costo:
Notiamo come i costi funzionali tendono a diminuire all'aumentare delle
varianti, in quanto vengono spalmati sulle varianti; gli altri due tipi di costi,
invece, aumentano all'aumentare delle varianti perché più componenti devo
gestire e più aumentano i costi.
La tecnica VRP ricerca il livello di varietà che deve essere presente per
minimizzare la somma dei tre costi. La varietà interna può essere misurata
attraverso “indici di varietà”:
1. Il “parts index”, che tiene conto dei diversi tipi di componenti che
compongono un prodotto e della loro numerosità
2. Il “production process index”, che tiene conto dei diversi tipi di processi
occorrenti per realizzare un prodotto e del numero di macchine coinvolte
in ogni processo.
Per ridurre la varietà interna lasciando invariata quella esterna posso utilizzare:
ROBUST DESIGN
Alle volte si progetta un prodotto considerando che esso si trovi in una
situazione ideale, ma nella realtà non è così. L'ambiente in cui il prodotto verrà
posto potrebbe essere soggetto a rumori, disturbi, ecc… che vanno ad
influenzare negativamente le performance del prodotto.
Robust Design: metodo per progettare e testare un prodotto, che va a
migliorare le prestazioni anche in presenza di variazioni incontrollabili e, quindi,
che riduce al minimo gli effetti del rumore. Attraverso test sperimentali e
analisi dei dati, nel Robust Design si identificano dei “robust setpoint”, ovvero
una combinazione dei parametri di progetto per i quali le prestazioni del
prodotto saranno quelle desiderate in un’ampia gamma di condizioni operative
e di variazioni di produzione.
Robust product: definiamo un prodotto (o processo) robusto come
quello che funziona come previsto anche sotto condizioni non ideali
come, ad esempio, variazioni del processo di produzione o una serie di
situazioni operative. Usiamo il termine “rumore” per descrivere variazioni
incontrollate che possono influire sulle prestazioni e diciamo che un prodotto di
qualità dovrebbe essere resistente ai fattori di rumore.
Ovviamente l’obiettivo è quello di scegliere la combinazione di valore dei
parametri che è meno sensibile a variazioni incontrollabili.
Per la progettazione di un prodotto robusto affronto 7 passaggi
1. Identificare i fattori di controllo, i fattori di rumore e le metriche
delle prestazioni:
a. Fattori di controllo: sono variabili di progetto che devono essere
variate in modo controllato durante l'esperimento, al fine di
esplorare le prestazioni del prodotto sotto le molte combinazioni di
setpoint dei parametri. Questi parametri sono chiamati fattori di
controllo perché sono tra le variabili che possono essere
specificate per la produzione e/o il funzionamento del
prodotto. Nell’esempio precedente, il fattore A è il fattore di
controllo.
b. Fattori di rumore: sono variabili che non possono essere
controllate esplicitamente durante la produzione e il
funzionamento del prodotto. I fattori di rumore possono
includere variazioni di produzione, modifiche nelle proprietà dei
materiali, più condizioni operative e persino deterioramento o uso
improprio del prodotto. Se attraverso tecniche speciali il team può
controllare i fattori di rumore durante l'esperimento (ma non
durante la produzione o il funzionamento), la varianza può essere
deliberatamente indotta durante l'esperimento per valutarne
l'impatto. Altrimenti, il team lascia semplicemente che il rumore si
verifichi durante l'esperimento, analizza i risultati in presenza di
una variazione tipica e cerca di minimizzare gli effetti di questa
variazione. Nell’esempio precedente, la campana varia in base ai
fattori di rumore.
c. Metriche delle prestazioni: sono specifiche del prodotto di interesse
nell'esperimento. Di solito l'esperimento viene analizzato
considerando una o due specifiche principali del prodotto come
metriche delle prestazioni al fine di trovare i setpoint dei fattori di
controllo per ottimizzare queste prestazioni. Nell’esempio
precedente, l’effetto fA corrisponde alla metrica della prestazione.
2. Formulare una funzione obiettivo: Le metriche delle prestazioni
dell'esperimento devono essere trasformate in una funzione obiettivo.
Possono essere formulate come funzioni da massimizzare o ridurre al
minimo
3. Sviluppare il piano sperimentale: Ora bisogna sviluppare un piano
sperimentale per capire come la funzione obiettivo (quindi le metriche)
varia al variare dei fattori di controllo e dei fattori di rumore. A tal
proposito esistono piani DOE (Design of the Experiment): alcuni sono
più efficienti per caratterizzare determinati tipi di sistemi, mentre altri
forniscono un'analisi più completa. Un aspetto importante è il costo per la
creazione e l'esecuzione delle prove sperimentali. In situazioni in cui
questo costo è basso, può essere fattibile eseguire un gran numero di
prove e utilizzare un piano sperimentale con una risoluzione
sufficientemente alta per esplorare più fattori; se il costo è elevato
utilizziamo alcuni piani DOE efficienti per risparmiare. Esistono 4 tipologie
di piani sperimentali:
a. Full factorial: questo piano prevede l'esplorazione di ogni
combinazione di livelli di ciascun fattore. La sperimentazione
fattoriale completa è tipicamente irrealizzabile per un esperimento
con più di quattro-cinque fattori.
b. Fractional factorial: questo piano utilizza solo una piccola
frazione delle combinazioni usate sopra. L’efficienza aumenta ma
viene sacrificata la capacità di calcolare le grandezze di tutti gli
effetti di interazione.
c. Orthogonal array: questo è il piano più piccolo che consente
ancora al team di identificare gli effetti principali di ciascun fattore.
Tuttavia, questi effetti principali sono confusi con molti effetti di
interazione
d. One factor at a time: questo è un piano sperimentale sbilanciato
perché ogni prova è condotta con tutti i fattori a livello nominale
tranne uno. Quindi, vengono utilizzati diversi metodi per esplorare
gli effetti dei fattori di rumore negli esperimenti. Se alcuni fattori di
rumore possono essere controllati ai fini dell
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Appunti Ingegnerizzazione di prodotto
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Appunti Ingegnerizzazione di prodotto - Parte 9/9
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Appunti ingegnerizzazione di prodotto - Parte 4/9
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Appunti Ingegnerizzazione di prodotto - Parte 8/9