Genetica – La genetica è la scienza che studia:
● I geni e i caratteri ereditari, come si originano e come cambiano nel tempo.
● I meccanismi dell’ereditarietà, cioè come i geni e i caratteri passano da una
generazione all’altra.
● La variabilità genetica nelle popolazioni, cioè come si crea e si mantiene la diversità
tra individui.
Negli esperimenti genetici la prima cosa che si osserva è sempre la diversità tra individui,
che deriva dalla variabilità genetica e rende ogni organismo unico.
Il Gene
Un gene è un’unità di informazione genetica che controlla la sintesi di:
● un polipeptide (per i geni strutturali);
● oppure di un RNA (come rRNA, tRNA, ecc.).
Ogni gene contiene anche sequenze regolative, che servono a controllarne l’espressione.
Nel tempo la definizione di gene è cambiata man mano che la genetica progrediva. Le
definizioni principali sono:
1. Definizione funzionale
Il gene è definito in base al prodotto che genera.
● Un gene – un carattere: prima formulazione storica, quando ancora non si conosceva
la struttura della cellula.
● Un gene – un enzima: importante perché mostrò che alcune malattie genetiche
dipendono da mutazioni di un singolo gene, come accade per i caratteri mendeliani.
● Un gene – un polipeptide: si scoprì che un enzima può essere formato da più
polipeptidi, e quindi ogni gene codifica un singolo polipeptide (es. emoglobina: geni
diversi per catene alfa e beta).
● Un gene – un trascritto: definizione più moderna perché esistono geni che NON
producono proteine ma solo RNA.
2. Definizione genetica
Il gene è definito sulla base dell’effetto che mutazioni specifiche producono sul fenotipo.
In questo senso, il gene è considerato un’unità di complementazione.
3. Definizione strutturale
Il gene è una specifica sequenza nucleotidica.
Questa definizione però è meno precisa riguardo ai confini del gene, perché include anche
le zone regolative e non è sempre semplice definire dove inizia e finisce.
Il Carattere
Un carattere è una qualunque caratteristica distinguibile e misurabile, che può riguardare
aspetti:
● morfologici,
● fisici,
● chimici
(esempio: gruppo sanguigno).
Un carattere può essere:
Monomorfico
Presenta una sola forma, quindi non c’è variazione tra individui della stessa specie.
Esempio: numero di braccia in Homo sapiens.
Dimorfico o polimorfico
Ha due o più varianti nella popolazione.
Esempi: altezza, livelli di glicemia.
La variabilità morfologica può essere continua (una gradazione di forme) o discontinua
(forme nettamente separate).
Tipi di caratteri
Caratteri complessi
(continui, non mendeliani)
● Dipendono da molti geni.
● Sono influenzati anche dall’ambiente.
● Si studiano tramite genetica quantitativa e analisi statistiche.
● I risultati formano curve di frequenza di tipo gaussiano: molti individui con valori
intermedi, pochi con valori estremi.
Esempio famoso: l’altezza
Due gemelli monozigoti cresciuti in ambienti diversi possono risultare di altezza diversa.
Il gemello cresciuto in condizioni migliori (nutrizione, attività fisica) risulta più alto, anche se il
DNA è identico.
Caratteri discontinui
(monogenici o mendeliani)
● Dipendono da un solo gene.
● L’ambiente influisce poco.
● Presentano solo due classi fenotipiche.
Esempi:
● colore del seme nei piselli;
● brachidattilia (dita insolitamente corte);
● albinismo.
Nel caso degli esseri umani non si possono fare incroci sperimentali né ottenere grandi
numeri di figli.
Per questo si usano gli alberi genealogici, che raccontano come i caratteri si trasmettono.
Questi caratteri seguono i principi di Mendel.
Genetica Mendeliana
Gregor Johann Mendel (1822, oggi Repubblica Ceca) entrò nel monastero agostiniano di St.
Thomas nel 1843.
Nel 1856 iniziò i suoi esperimenti con i piselli, applicando un approccio matematico ai
risultati: questa fu la base della genetica moderna.
Prime teorie sulla trasmissione dei
caratteri
Prima di Mendel si pensava che sperma e uova contenessero delle “essenze” che si
mescolavano nella fecondazione, formando un individuo con caratteristiche intermedie:
→ Teoria del mescolamento.
Come mescolare tempera rossa e gialla: otterrai arancione e non potrai più separare i colori
originali.
Mendel smentì questa teoria:
1. I caratteri ereditari sono unità discrete, che passano da una generazione all’altra
senza perdere identità.
Li chiamò fattori unitari (oggi geni).
Non si mescolano, proprio come biglie rosse e gialle viste da lontano come un
insieme arancione ma sempre separabili.
2. Previde il loro comportamento da una generazione alla successiva.
3. Formulò i postulati, base della genetica formale.
Metodo di lavoro di Mendel
Il successo dei suoi esperimenti dipende soprattutto dal metodo rigoroso. Scelse:
1. Materiale adeguato: Pisum sativum
Vantaggi:
● si riproduce per autofecondazione;
● si può impedire l’autofecondazione praticando emasculazione (taglio delle antere);
● ciclo vitale rapido;
● presenza di molte forme alternative dei caratteri.
2. Caratteri con due sole forme alternative
Es. fiore rosso e fiore bianco.
Scelse 7 caratteri, ognuno con due forme.
In seguito si scoprì che questi 7 caratteri sono controllati da 7 geni su 5 cromosomi diversi,
ma M