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FILOSOFIA MORALE (B)

Docente: Da Re

A.S. 2024/2025

Studente: Tommaso Buoso 1

2

Sommario

1 – IL DUPLICE COMPITO DELL’ETICA ................................................................................ 5

Etimologia .................................................................................................................... 5

Carattere e dimora ........................................................................................................ 5

I compito dell’etica ....................................................................................................... 6

II Compito dell’etica ...................................................................................................... 8

La cura di sé e il criterio delle ragioni morali .................................................................. 10

Lawrence Kohlberg e lo sviluppo della coscienza morale ............................................... 10

Carol Gilligan .............................................................................................................. 11

Baier e il Moral Point of View (MPV) ............................................................................... 12

La “giustizia” e la molteplicità delle etiche: Platone, Repubblica I-II ................................ 13

L’inesauribilità del Bene e l’istanza critica dell’etica ...................................................... 16

2 – L’ESPERIENZA ETICA.................................................................................................. 17

Ricoer: aspirazione alla vita buona e obbligazioni .......................................................... 17

La complessità dell’esperienza etica ............................................................................ 20

Iris Murdoch: attenzione e immaginazione .................................................................... 21

L’esperienza etica e la riflessione etico – antropologica ................................................. 22

La motivazione morale ................................................................................................ 26

La duplice riflessività................................................................................................... 28

Conclusioni: dall’ ēthos all’etica .................................................................................. 29

3 - METAETICA ED ETICA NORMATIVA .............................................................................. 29

Tripartizione etica ....................................................................................................... 29

La metaetica analitica ................................................................................................. 30

Etica normativa ........................................................................................................... 36

CORSO MONOGRAFICO: OLTRE IL DOVERE .................................................................... 44

1 – FRAMMENTI STOICI ................................................................................................... 45

Introduzione storica .................................................................................................... 45

Articolazione filosofica ................................................................................................ 46

Definizione di passione ............................................................................................... 46

La logica ..................................................................................................................... 47

La fisica...................................................................................................................... 47

L’etica ........................................................................................................................ 48

3

Riflessioni sul suicidio ................................................................................................. 52

Prime conclusioni: stoicismo e la filosofia come pratica di vita. ...................................... 53

2 – PADRE BONAVENTURA .............................................................................................. 53

Introduzione ............................................................................................................... 53

Apologia pauperum contrae calumniatorem ................................................................. 54

3 – TOMMASO D’AQUINO ................................................................................................ 58

Introduzione ............................................................................................................... 58

Il metodo di Tommaso: il “tomismo analitico” ............................................................... 58

La Summa Theologiae ................................................................................................. 59

Tommaso e Bonaventura ............................................................................................. 64

Lutero e la critica a Tommaso ...................................................................................... 65

4 – KANT E LA “FONDAZIONE DELLA METAFISICA DEI COSTUMI”....................................... 66

Introduzione ............................................................................................................... 66

Passaggio dalla FMC alla CRP ...................................................................................... 66

Fondazione della Metafisica dei Costumi – FMC ............................................................ 68

Sull’autonomia morale: con Kant, oltre Kant ................................................................. 79

5 – OLTRE IL DOVERE: LE DIFFERENTI ARTICOLAZIONI NORMATIVE DELL’ETICA: tra il MASSIMO

e il MINIMO etico ............................................................................................................ 80

4

1 – IL DUPLICE COMPITO DELL’ETICA

Etimologia

L’indagine filosofica intorno alla prassi umana, indagata tanto nell’ambito individuale tanto in

quello sociale, è definita utilizzando due parole dal significato pressoché identico:

- Etica: deriva dal greco ethos, utilizzata da Aristotele;

- Morale: deriva dal latino mos / moris, utilizzata da Cicerone per tradurre in latino

l’indagine etica, sotto l’espressione philosophia moralis.

Carattere e dimora

Nell’Etica Nicomachea, Aristotele distingue due areté / virtù:

- Dianoetica / dianoethike: è intellettuale, legata all’insegnamento, necessità tempo ed

esperienza;

- Etica / ēthike: è legata all’abitudine o ethos.

Aristotele sta giocando con due terminologie, infatti l’aggettivo ēthike ha a che vedere con:

- Sostantivo o ēthos (ἦθος), scritto con la e lunga della vocale greca eta (η). Viene

traslitterata con ē;

- La parola ethos (ἔθος), scritta con la e breve della vocale epsilon (ε), significa

principalmente l’abitudine.

Il termine ēthos copre una vasta area di significato:

- Dimora, abitazione, tana degli animali;

- Costume, consuetudine, abitudine [nb: qui somiglianza con ethos-ἔθος];

- Carattere, indole.

È proprio su questa varietà di significati che l’etica si pone un duplice compito:

- I compito dell’etica: è la cura di sé, legato al significato di abitudine, carattere, indole.

E’ la formazione dell’ ēthos inteso come carattere;

- II compito dell’etica: è la cura della dimora, legato al significato di dimora, abitazione,

costume, consuetudine. È la valutazione dell’ ēthos inteso come insieme di usi,

costumi, consuetudini. È un compito critico e riflessivo rispetto all’ ēthos.

È interessante notare l’assonanza tra le parole “abitare” e “abitudine” nelle diverse lingue

europee, come per il tedesco wohnen” e “gewohneit”. 5

I compito dell’etica

È quello di cui si occupa Aristotele nell’Etica Nicomachea. Secondo il filosofo, la virtù etica è

legata al carattere, al giusto mezzo. Utilizzando la frase “una rondine non fa primavera”,

Aristotele intende spiegare il concetto di abitudine:

- Non basta un singolo atto per definire un individuo;

- La virtù è un tratto stabile del carattere, frutto di una ripetizione consapevole e non

meccanica di tanti atti simili che poi diventano un azione consapevole e naturale

dell’individuo.

La ripetizione meccanica di azioni simili porta alla nascita di hexis / hexeis, ossia delle

disposizioni stabili del carattere. Il carattere non è dato, è costruito a partire dalla cura di sé, è

dinamico e plasmabile attraverso l’abitudine.

Nel I Libro dell’Etica Nicomachea (1102a 26 – 1103a 10), Aristotele definisce l’anima / psyché

come forma del corpo e a descrive come caratterizzata da una duplice natura:

- Dimensione irrazionale: alogon. Questa è a sua volta caratterizzata da:

Dimensione vegetativa: phytikon;

o

- Dimensione razionale: logos. Questa è a sua volta caratterizzata da:

Dimensione calcolatrice: logistikon;

o Dimensione scientifica: epistemonikon.

o

La dimensione vegetativa è presente in tutti gli essi viventi, di conseguenza le virtù non si

basano su essa, poiché necessitano della consapevolezza. La dimensione desiderativa

orektikon (desiderio / orexis) è invece presente in entrambe le dimensioni, razionali e irrazionali:

essa si lascia guidare dal logos, segue il suo consiglio non imperativo.

Rispetto alle virtù, esse sono:

- Dianoetiche:

Sapienza / sophia ;

o Senno / synesis;

o Saggezza / phrònesis: si intende saggezza pratica, propria del legislatore,

o continuità etica e politica;

- Etiche:

Generosità / eleutheriòtes ;

o Temperanza / sophrosyne;

o 6

Inoltre, alle due dimensioni dell’anima razionale sono associate determinate virtù:

- Dimensione scientifica: è legata alla ricerca della verità, alla sophia e alla theoria:

Episteme /scienza è la capacità di deduzione di conclusioni razionali da principi;

o Nous / intelligenza è la capacità di cogliere i principi;

o Sophia / sapienza è l’unione dei due.

o

- Dimensione calcolatrice: è legata all’agire / praxis, riguarda la phrònesis e la pratica:

Techne / tecnica legata alla produzione (poiesis), ha un fine estrinseco all’uomo;

o Phronésis / saggezza legata all’agire (praxis), ha un fine intrinseco all’uomo.

o

La vita morale non è meccanica. La phrònesis è fondamentale nella vita etica poiché è ciò che

consente di scegliere ciò che è bene: non si esercitano le virtù senza essere prima saggi.

Nel II Libro dell’Etica Nicomachea, Aristotele introduce i concetti di:

- Passione / pathos;

- Capacità / dynamis;

- Disposizione / hexis.

Aristotele afferma che le virtù non si generano né per natura né contro natura, ma è nella nostra

natura accoglierle e perfezionarle per mezzo dell’abitudine. Quando parla di abitudine,

Aristotele si riferisce alle dynamis che ognuno possiede, le predisposizioni che si pongono

prima dell’hexis. Da un loro corretto sviluppo possono nasce virtù o vizi. Per Aristotele, le virtù

etica sono quelle del carattere o del “giusto mezzo” / mesotes. Infatti, la virtù è ciò che si trova

in mezzo a due estremi / vizi. Contrarietà e non contraddizione. Per esempio:

- Estremo / vizio = temerarietà;

- Mesotes / ethike arete = coraggio;

- Estremo / vizio = viltà.

Gli estremi sono accumunati da un errato approccio ad una passione in comune, la paura. La

virtù è il corretto regolarsi rispetto al pathos. La mesotes non è definita matematicamente,

infatti essa oscilla in base al soggetto e al contesto. La virtù è dinamica. Inoltre, esse si pongono

sia sul piano ontologico (ousia / mesotes) che sul piano morale (ariston).

A proposito della mesotes, N. Hartman la legge come sintesi di valore. Tale meccanismo è

molto simile alla dialettica hegeliana, al momento dell’aufebung. La sintesi di valori si esprime,

prendendo sempre l’esempio aristotelico, come: 7

- Data la cautela, qualità che può essere positiva, dalla sua sopravvalutazione giungiamo

alla viltà. In questo caso, la passione è in difetto / elleipsis;

- Data la risolutezza, qualità che può essere positiva, dalla sua sopravvalutazione

giungiamo alla temerarietà. In questo caso, la passione è in eccesso / hyperbole.

La virtù, il coraggio, si pone tra il difetto e l’eccesso. C’è quindi un movimento / kinesis, un

divenire intorno alla virtù.

II Compito dell’etica

Nella “Lettera sull’umanesimo”, Heidegger riporta una frase di Eraclito: ethos anthropoi

daimon, ossia l’etica come dimora. Si parla di etica non più come carattere, ma dimora o

costume. Del significato “dimorare” parla Hegel, il quale costruisce un parallelismo tra la

parola sittlichkeit / eticità e la parola greca ēthos, mettendo in luce la relazione tra i sitten /

costumi e l’abitare. Infatti, secondo Hegel l’uomo vive all’interno di un determinato contesto,

siamo gettati in una determinata realtà nel quale esiste un ēthos predefinito. Ci troviamo

dunque ad abitare quell’ ēthos in una condizione che è al di là della nostra volontà. Nei suoi

“Lineamenti di filosofia del diritto”, Hegel si pone:

- Critico nei confronti dell’intellettualismo e l’astrattismo etico: l’etica non può

prescindere dall’abitare;

- Critico nei confronti di una morale individualistica: la soggettività è “inter-societività”.

Infatti, non esiste una coscienza morale che si rapporta autonomamente all’idea del bene,

bensì un individuo che è inserito nel contenuto stabile dell’ ēthos che abita (critica a Kant). C’è

quindi un evoluzione, passando da:

1) Recht o diritto astratto;

2) Moralitat o morale kantiana;

3) Sittlichkeit o morale hegeliana (sintesi).

Ovviamente, questa prospettiva è inserita nella dottrina idealista del Geist, ossia dello spirito

assoluto che si manifesta come aufebung / sintesi di logica (amsich) e natura (fursich). Lo

spirito assoluto è a sua volta suddiviso in:

- Soggettivo;

- Assoluto;

- Oggettivo: è lo spirito che si oggettivizza nei costumi, nelle istituzioni sociali, che si

realizza concretamente nella storia e che ha una valenza sovrapersonale. 8

Hegel definisce ēthos come contenuto stabile superiore al soggettivo opinare. Esistono sì gli

oggetti naturali che in qualche modo ci condizionano, ma hanno una valenza estrinseca al

soggetto. L’autorità della legge etica, dell’ ēthos, è superiore poiché è intrinseca all’uomo,

poiché essa è testimonianza dello spirito, nel quale il soggetto si riconosce. Però, Hegel ipotizza

un percorso di comprensione dell’ ēthos:

1) Rapporto immediato tra il soggetto e l’ ēthos: è il radicamento e l’abitare in un cotesto;

2) Rapporto di fede/fiducia con l’ēthos;

3) Momento dell’intellezione / ferstand, durante il quale si motiva la fiducia, ci si appropria

criticamente dei contenuti a partire da fini, interessi, presupposti storici.

4) Momento del concetto pensante / vernonft , quando il soggetto matura e comprende

dialetticamente le determinazioni dell’intelletto.

Il soggetto è pronto a mettere sotto la lente della ragione morale l’ ēthos, capendo se un

costume o un abitudine è eticamente giustificata ed essendo pronto a modificarla. Quindi, si

instaura un legame tra etica e ēthos:

- Ēthos: è descrittivo, una fotografia della realtà dei costumi in un determinato contesto

che non è di per sé giustificata per il solo fatto di darsi, è in divenire;

- Etica: è critica, un’analisi razionale che stabilisce la moralità dell’ ēthos, giudicando ciò

che è valido poiché “norma socialmente convalidata”.

Quindi, la questione importante è che:

- L’etica non deve appiattirsi all’ ēthos, è la rovina del secondo compito dell’etica.

L’appiattimento porta ad una mera descrizione dell’ ēthos. Invece, l’etica è prescrittiva,

dice ciò che si dovrebbe fare e non ciò che è giusto secondo un determinato ēthos;

- L’etica non sia separata dall’ ēthos, non è valido l’intellettualismo etico.

Inoltre, se da un lato Hegel è positivo circa lo sviluppo dello spirito oggettivo nella cosalità, la

Hartman mette in luce la perversione dello spirito: infatti, aspetti come l’antisemitismo

ritornano costantemente nella storia. Quindi, il processo di costruzione di una coscienza

morale non si può mai dire realizzato, deve sempre interrogarsi sulla differenza esistente tra

norma sociale e norma morale. Aristotele direbbe che non ci basta abitare, noi desideriamo

abitare bene: la vita buona consiste nell’agire bene / eupraxia e ciò conduce all’eudaimonia:

- Vivere è zen;

- Vivere bene è eu zen.

Infine, Kant aggiungerebbe che la libertà è il postulato fondamentale per la moralità. 9

La cura di sé e il criterio delle ragioni morali

Del duplice compito dell’etica ne aveva parlato già Socrate, distinta in due dimensioni:

- La prima è quella dell’ ēthos inteso come carattere;

- La seconda è quella che individua il punto di vista morale.

Per quanto riguarda la prima, Socrate si rifà all’insegnamento dell’Oracolo di Delfi: conosci te

stesso. Infatti, la conosc

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tommaso.buoso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale (b) e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Da Re Antonio.
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