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Filosofia morale

Socrate

A lui si deve la teorizzazione della questione del bene. Per la conoscenza del vero bene è necessaria la ragione.

Conosci te stesso: solo se saremo in grado di conoscere noi stessi potremo sapere in che cosa consiste il bene e il male, e in questo modo potremo anche prenderci cura di noi. Inoltre, conoscendo noi stessi possiamo anche conoscere ciò che è bene per gli altri e per la polis. Il problema del bene passa al problema di quale sia la natura dell’uomo.

Secondo Socrate se ci prendiamo cura del corpo non ci prendiamo cura di noi stessi, in quanto il corpo non si identifica nella nostra realtà personale. Stessa cosa vale per le ricchezze che sono qualcosa di estrinseco. Noi siamo la nostra anima, quella parte dove risiede la razionalità (segno del divino che è in noi) ed è proprio essa che ci distingue dagli altri. Bene è ciò che è consono alla dimensione più propria e migliore di noi stessi, all’anima conoscitiva e razionale.

La virtù è scienza: non è possibile essere felici se non si è virtuosi e di conseguenza saggi, condizioni che portano anche alla libertà. L’intelligenza ci consente di cogliere ciò che è più buono e giusto per la nostra vita. L’intelligenza rende liberi, l’ignoranza rende schiavi. La salute, la forza, la bellezza, la ricchezza sono utili solo se controllate dall’intelligenza. La virtù è scienza e ci aiuta a concepire cos’è bene per l’uomo.

Arete: significa virtù e quella dell’uomo è la ragione che consente di conoscere sé stessi e cosa sia bene.

Intellettualismo etico: Socrate venne accusato di intellettualismo etico perché secondo egli chi agisce il bene necessariamente lo conosce e lo sceglie. L’uomo non potrebbe mai scegliere il male, perché sarebbe irragionevole. Chi commette il male è perché non conosce il bene o si è confuso tra i due, in quanto il male a volte inganna.

Platone

A lui si deve la teorizzazione della questione del bene. Per la conoscenza del vero bene è necessaria la ragione.

Idea: è ciò che esiste necessariamente, anche se non la pensiamo c’è.

Idea del bene: per Platone un tale sapere deve riguardare il bene supremo, in forza del quale tutte le cose buone sono tali. Infatti, il bene umano, le cose buone devono riferirsi al bene supremo chiamato “idea del bene”. Tale idea è principio di intelligibilità e di realtà di tutte le idee e cose sensibili. Il bene è puramente spirituale, lo si può incontrare con l’intelletto ed è “al di là dell’essere”. Il bene è un principio trascendente del quale non si può avere una conoscenza adeguata, ma solo parziale. La realtà e la conoscenza sono strutturate secondo una pluralità di gradi, al livello più basso si trovano le immagini sensibili delle cose. Ai due gradi della realtà sensibile si applica la conoscenza dell'opinione (doxa) e della scienza (episteme) ed è la conoscenza vera.

Il bene come intelligenza e piacere: nel Filebo, Platone mette a confronto due ipotesi:

  • La prima tesi è edonistica secondo cui il bene consiste in una vita di piacere e di godimento, è sostenuta da Filebo e Protarco
  • La seconda tesi è avanzata da Socrate e il bene si identifica con il pensiero e l’intelligenza

Vita buona: Senza l’intelligenza non ci sarebbe la possibilità di distinguere il piacere dal non piacere. Una vita piena di piacere, ma priva di pensiero e intelligenza non può essere considerata una vita buona. La vita buona per l’uomo consiste in una vita mista di piacere e pensiero.

L’intelligenza divina: la vita secondo l’intelligenza è superiore della vita di godimento, per l’intelligenza veritativa e divina è più affine al bene.

Aristotele

Aristotele riprende la concezione del bene come fine e come oggetto e dell’aspirazione.

Bene, fine, felicità: l’Etica Nicomachea, l’opera più importante di Aristotele, dedicata alla filosofia pratica la filosofia che ha per oggetto d’indagine l’agire dell’uomo.

Il bene è “ciò cui tutto tende”. Ogni arte, ogni ricerca, ogni azione e ogni scelta mirano secondo Aristotele a un bene.

  • Bene e fine si identificano
  • Vi è una pluralità di fini, al quale tendono le rispettive scienze, azioni = pluralità di beni con diverso valore si può stabilire una gerarchia per cui alcuni fini sono subordinati ad altri

Il bene assoluto è il fine delle azioni perché non dipende da altro, ma tutti gli altri dipendono da lui, mentre i beni relativi sono funzionali ad altri fini. Il bene supremo per l’uomo consiste nella sua felicità = eudaimonia.

La felicità e la realizzazione dell’uomo: Per Aristotele, la felicità, nonché il bene supremo, risiede nell’esercitare in modo eccellente la funzione propria dell’uomo, cioè distinguersi dagli altri esseri = l’attività della parte razionale dell’anima. Nell’uomo la dimensione emotiva e passionale si intrecciano con quella razionale e qui si fonda la possibilità delle virtù etiche o del carattere che ci permettono di comportarci bene in rapporto alle passioni.

Tripartizione dell’anima: l’anima si distingue in:

  • Vegetativa: governa le attività più elementari (nutrizione e riproduzione)
  • Sensibile: funzioni vegetative + sensibilità
  • Razionale: consente di dominare l’anima sensibile

Nell’anima umana coesistono tutte e tre, le prime due sono irrazionali mentre l’ultima, attraverso la ragione è quella che consente all’uomo di conoscere la realtà e di dominare i propri istinti e passioni.

Virtù: l’opera di perfezionamento avviene attraverso l’esercizio delle virtù etiche e dianoetiche.

Virtù etiche: sono chiamate anche virtù del carattere o del giusto mezzo, derivano dall’esercizio e dall’abitudine a ripetere determinate azioni, sono espressione della parte irrazionale dell'anima.

Virtù dianoetiche: derivano dall’insegnamento e riguardano l’anima razionale (Sapienza e Saggezza) e ci consentono di scegliere bene in concretezza della situazione.

Il bene pratico: l’uomo si rapporta a una molteplicità di beni, ed istituisce una gerarchia dove al vertice si trova la Felicità (bene supremo e perfetto) che l’uomo può ricercare e raggiungere con il suo agire virtuoso. Il bene si predica secondo diverse categorie: si predica di Dio e dell’intelletto con la categoria della sostanza, delle virtù secondo la qualità, dell’utile secondo la relazione.

Felicità: Secondo Aristotele è il bene che viene ricercato per se stesso, il fine ultimo della nostra vita. La felicità è uno stato di soddisfazione soggettiva che richiede la realizzazione del sé, attraverso l’esercizio delle virtù. Non si può essere felici senza essere virtuosi. La felicità è il bene supremo per l’uomo. Parla di incompiutezza della virtù, in quanto la virtù da sola non è sufficiente per garantire la pienezza del concetto di felicità. Si può essere virtuosi senza essere felici, e la felicità va raggiunta attraverso l’esercizio delle virtù, la presenza di beni esteriori, il potere politico.

Plotino

Plotino guarda con ammirazione a Platone come maestro e ispiratore.

Dottrina dell’Uno: Plotino identifica il Bene platonico con l’Uno, ovvero l’essere necessario. Il bene per l’uomo consiste nel ritornare alla propria origine, cioè deve fare ritorno all’Uno-Bene, attraverso un cammino di purificazione spirituale dove un ruolo importante è dato dalla ragione. L’uno si articola secondo tre modi (ipostasi):

  • L’uno: potenza infinita da cui tutto deriva ed è semplice
  • L’intelletto (nous): deriva dall’uno e contiene in sé il mondo delle idee
  • L’anima (psyche): deriva dall’intelligenza e si divide in Anima Universale, Del mondo e Individuale

Il male come non essere: Al grado più basso dell’essere vi è la materia, ciò che non è in grado di sussistere da solo (assenza di essere). Il male viene definito in relazione al bene, come mancanza di ciò che propriamente è. Il male è negazione del bene e lo sperimentiamo perché nella gerarchia dell’essere siamo lontani dall’Uno. Plotino invita l’anima dell’uomo a compiere una vera e propria conversione dal mondo sensibile all’Uno.

Il bene come ciò a cui tutto aspira: Il cammino di liberazione che ci riporta alla nostra vera origine è di natura divina, infatti il bene per l’uomo è reso possibile proprio dal movimento di ritorno. Bene per l’uomo è pervenire a comprendere tutto ciò. Il bene dell’uomo è il bene della sua parte migliore, del suo vero essere, è la realtà a cui ogni essere aspira, è oggetto di desiderio ma non desidera nulla.

La via dell’Uno Mystica: Il cammino di risalita che conduce all’Uno-Bene è lungo e accidentato, l’anima è invitata a spogliarsi di tutto. Se vogliamo conoscere il Bene, dobbiamo diventare noi stessi Uno, immedesimarci nella sua natura. La vita buona: la vita buona è quella virtuosa, la vita consacrata alla ricerca del Bene in cui l’anima individuale opera il percorso di purificazione. L’unione dell’anima con l’uno si ottiene attraverso un percorso ascensionale per cui l'anima deve da prima abbandonare la doxa e successivamente elevarsi alla conoscenza delle idee per poi arrivare all’intelletto.

Epicuro

Il piacere come assenza di dolore e turbamento: per Epicuro il piacere è principio del vivere felicemente.

Edonismo epicureo: il piacere più autentico è il piacere catastematico, quello stabile non accompagnato da turbamento e dolore. L’assenza di dolore è il supremo piacere.

Piaceri del corpo: trovano la loro compiutezza nell’assenza di dolore

Piaceri dell’anima: perseguono uno stato di quiete, cioè assenza di turbamento.

  • Senza saggezza non c’è scelta tra i vari piaceri:
  • Piaceri naturali e necessari è possibile perseguirli senza problemi
  • Piaceri naturali e non necessari sono superflui
  • Piaceri non naturali e non necessari sono dannosi e illusori

L’implicazione di felicità e virtù: Epicuro propone all’uomo di rientrare in se stesso, di ricercare la serenità interiore, di rinunciare al superfluo e di coltivare l’amicizia = beni esteriori ostacolo per la felicità. Arriva a sostenere che il saggio sarà ugualmente felice anche quando verrà torturato o rinchiuso. La vera felicità prescinde da contesti particolari di dolore e piacere.

Gli stoici

Virtù basta a se stessa: il punto di partenza per gli stoici è la virtù, essa è ciò che di per sé è degno di scelta per l’uomo è una predisposizione alla coerenza morale che dobbiamo individuare e alla quale dobbiamo attenerci. Per essere virtuosi si ha bisogno solo della virtù. Per gli stoici virtù e felicità coincidono.

Felicità: la felicità autentica risiede solo nella virtù. L’uomo saggio e virtuoso è sempre felice, anche di fronte alle torture.

Gli indifferenti: la virtù non può essere misurata, quindi o si è virtuosi o si è viziosi. Chi ha una virtù le ha tutte, ed è improprio parlare di beni o mali, perché il bene è solo la virtù e il male è solo il vizio. Gli indifferenti sono tutti gli aspetti dell’esistenza (vita, salute, bellezza) e i loro contrari (morte, malattia, bruttezza) che sono indifferenti al vero bene morale; di essi ci si può servire sia per promuovere la virtù che per promuovere il male.

Il manicheismo

La realtà poggia su due principi: il principio della luce (bene) e il principio delle tenebre (male). L'uomo è attraversato da questo dualismo, in lui vi è un'anima corporea (male) e una luminosa (bene) in contrasto tra loro. L'uomo è chiamato a separare queste due anime attraverso un sapere rilevato e alcune pratiche. I manichei hanno la visione negativa della realtà corporea e materiali, infatti la qualificano come malvagia.

Agostino

Principio di creazione: ogni cosa è stata creata da Dio, Tra creatore e cose create vi è una netta distinzione, perché queste, senza l'intervento di Dio creatore, non esisterebbero. Il generato proviene tutto da Dio ed è fatto dalla sua stessa sostanza. Dio è il bene supremo, è immutabile, eterno e immortale, al di sopra di lui non c’è niente. Ciò che è da lui coincide con quello che lui stesso è, le cose che sono state fatte ad opera di lui non sono quello che lui stesso. Dal momento che tutte le cose buone sono ad opera di Dio, ne consegue che ogni natura in quanto natura è un bene e che non può essere se non dal Dio supremo è vero.

Male morale: vi è una diversità tra i beni: alcuni sono superiori, altri inferiori. Agostino definisce il male morale (iniquitas) come desertio meliorum, cioè l’abbandono dei beni migliori da parte della volontà libera = la volontà quando compie il male si dirige verso i beni inferiori (invece che privilegiare i beni superiori) che rapportati ai beni superiori diventano il male. L’iniquitas è il peccato che la volontà libera compie rinunciando al bene superiore.

Illuminazione morale: per spiegare la capacità conoscitiva dell’uomo Agostino ricorre alla dottrina dell’illuminazione: l’uomo si accorge di servirsi di concetti, idee che ritrova in se stesso e che sono sempre presenti nella memoria, riscopre in sé una luce naturale che illumina la sua intelligenza. L’uomo è capace di conoscere perché nella sua anima interviene un maestro interiore che lo istruisce e lo guida verso il bene. Dio vive dentro l'anima di ciascun individuo ed è ciò che illumina l'anima di ciascun uomo. Dio è puro interiore Rita e. L'uomo deve poter scegliere la propria salvezza, ed è una scelta che spetta solo a lui, Dio non interviene. Questa scelta può essere fatta attraverso illuminazione divina che e ciò rende possibile ogni forma di conoscenza.

Legge eterna e leggi terrene: Agostino ammette che c’è una molteplicità di beni, ma non esclude che ve ne sia uno sommo, rispetto al quale si possono commisurare gli altri.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher didi.collu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Formisano Roberto.
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