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Lezione 1

Gli umanisti

Nel primo Rinascimento (secc. XIV-XV) gli umanisti condannarono l’età precedente proponendo una sorta di percorso della civiltà:

  • L’età classica, in cui si era raggiunto il più alto livello della civilizzazione;
  • L’età successiva alla caduta dell’impero romano, ovvero il medium aevum, contrassegnata dal crollo dell’età classica e della sua cultura, lingua e arte;
  • L’età degli umanisti, con cui si recuperarono gli ideali dell’età classica, elaborando un nesso diretto tra il Rinascimento e il mondo classico.

I protestanti

Lutero e i riformatori della chiesa protestante (sec. XVI) considerarono l’età medievale come un periodo estremamente negativo, perché, durante quei secoli, ebbe inizio la progressiva corruzione della chiesa e il tradimento dei suoi ideali evangelici, mentre il clero visse continui periodi di decadenza morale. Tale opinione si evince, ad esempio, nella storia universale di Filippo Melantone (1497-1560), seguace di Lutero e tra i protagonisti della riforma protestante.

Gli illuministi

Durante l’illuminismo (sec. XVIII), si emanò una condanna senza appello del medioevo, che nell’opinione di numerosi pensatori era stato non solamente un periodo di oscurantismo religioso, ma anche una fase di enorme disuguaglianza sociale, in cui l’aristocrazia aveva imposto la propria autorità e il proprio privilegio, sfruttando in modo brutale le masse popolari. Si tratta di un’opinione che è arrivata fino ai nostri giorni, in virtù della quale il medioevo è un modello da respingere e rifiutare. Uno degli obiettivi degli illuministi è il feudalesimo, composto da latifondi e sfruttamento di masse sociali, che nell’età medievale non esiste.

I cattolici

Se la maggioranza dei pensatori ha utilizzato il termine medioevo in senso negativo, più tardi i cattolici per primi iniziarono ad utilizzare il termine anche in senso positivo. Nel secolo XVII, nell’ambito della chiesa cattolica, emerge un nuovo interesse per il passato medievale e per la documentazione prodotta in quei secoli. In particolare, grazie all’opera di Jean Mabillon (guerra delle carte), emergono due nuove discipline, la diplomatica (o diplomatistica) e la paleografia, che sono ancora oggi fondamentali per lo studio dell’età medievale.

Diplomatica: è la disciplina che studia la forma dei documenti, vale a dire i caratteri intrinseci ed estrinseci, allo scopo di verificarne l’autenticità e ricostruirne il processo di elaborazione e formazione delle scritture.

Paleografia: è la disciplina che studia le forme grafiche del passato e il loro uso, vale a dire come e perché si utilizzavano determinate scritture e in quali contesti sociali erano utilizzate.

I romantici

Nell’età del romanticismo, a cavallo tra i secoli XVIII e XIX, artisti e letterati promossero un recupero del medioevo, o quanto meno di una loro interpretazione del medioevo. Se ne esaltavano, in particolare, gli elementi irrazionali e passionali nell’ambito letterario, mentre il neogotico divenne una vera e propria moda architettonica soprattutto nel nord Europa e negli Stati Uniti, con chiese ed edifici costruiti in virtù di modelli del passato medievale.

Lo studio del medioevo

XVII sec.: Georg Horn suddivide la storia in tre fasi precise: l’età antica, l’evo medio e il mondo moderno, che poi Christoph Keller riprende e scrive un primo manuale dedicato alla storia del medio evo;

XVIII sec.: Ludovico Antonio Muratori e i suoi collaboratori danno inizio alla trascrizione di documenti medievali.

XIX sec.: Leopold Von Ranke e la professionalizzazione della ricerca storica; pubblicazione dei Monumenta Germaniae Historica e della Rolls Series;

XX sec.: la rivoluzione storiografica della scuola delle Annales e il nuovo interesse per il medioevo (M. Bloch); successivo ampliamento delle tematiche di interesse (J. Le Goff e G. Duby).

4 parti fondamentali

  • Nazionalismo: ha avuto un ruolo fondamentale per la nascita della storia medievale e continua ad influenzarla. Si costruisce un’identità che prima non esisteva.
  • Eredità/Retaggio: di solito quando parliamo di storia medievale utilizziamo i concetti contemporanei, cosa che non dobbiamo fare perché se parliamo di chiesa non dobbiamo pensare alla nostra chiesa contemporanea ma ad altro.
  • Storiografie nazionali: quando studiamo storia lo facciamo con gli occhi di una storiografia nazionale, gli interessi cambiano di posto a posto e variano anche le fonti.
  • Idea stessa di medioevo: alcune storiografie dividono il periodo in alto e tardo medioevo.

Questione geografica

Il medioevo è il medioevo dell’Europa occidentale. Gli storici però hanno detto che si poteva parlare anche di medioevo dell’Europa orientale poiché l’Oriente, a differenza dell’impero romano d’occidente, resiste per l’intero millennio del medioevo. Il termine si può espandere anche al nord Africa in territori bizantini e arabi, più o meno Egitto e Siria. Fuori dal bacino mediterraneo la cosa cambia perché le dinamiche sono troppo differenti (uno dei motivi è l’assenza di documentazione scritta che molte di queste aree non hanno); l’unico sistema comparabile al medioevo occidentale è quello del Giappone.

Questione cronologica

Inizio Medioevo: più o meno tra il IV e il VI secolo.

Fine Medioevo: tra il XIV e il XVI secolo.

Esiste un dibattito su come strutturare e organizzare questo periodo. Il primo dibattito nasce per quanto riguarda la data di inizio del medioevo.

  • Nel 576 d.C. quando per motivi di crisi cadde l’impero romano.
  • Nel 410 quando Roma fu saccheggiata dai vandali.
  • Nel 310 Costantino concede la libertà di culto ai cristiani.

Anche per la fine del medioevo sono state individuate diverse fasi.

  • 1492 arrivo di Cristoforo Colombo in America poiché ci fu un cambiamento degli equilibri mondiali.
  • Nel 1347 si diffuse la peste nera in tutta l’Europa occidentale.
  • Nel 1453 c’è la caduta di Costantinopoli.
  • Nel 1122 concilio di Worms.

Periodizzazione del medioevo

Italia e Francia: Medioevo diviso in alto Medioevo con la caduta dell’impero Romano (dal V al X secolo) e basso Medioevo (XI a XV secolo). Il basso Medioevo è caratterizzato da un’alta quantità di documentazione scritta mentre nell’alto le cose scritte sono poche poiché prevalgono quelle di tipo materiale.

Inghilterra-Germania: C’è una tripartizione in fasi: Primo Medioevo (dal IV al IX secolo), Pieno Medioevo (X a XII secolo), Tardo Medioevo (XIII a XV secolo).

Lezione 2

Le fonti

Le fonti si dividono in fonti scritte (diplomi, atti pubblici, atti notarili, scritture ecclesiastiche, cronache, racconti di viaggio, cartulari, mappe) e fonti materiali (sepolture, resti umani, armi, gioielli, suppellettili, castelli, monete) che sono altre fonti ovvero fonti di fatto ma non scritte.

Le fonti scritte

Le fonti scritte si dividono in fonti primarie e fonti secondarie. Le fonti primarie sono in sostanza fonti solitamente prodotte nel medesimo tempo del vostro oggetto di studio:

  • Documenti
  • Libri
  • Interviste orali
  • Diari
  • Mappe
  • Quotidiani
  • Immagini
  • Oggetti

Le fonti secondarie sono fonti solitamente prodotte dagli storici successivamente all'oggetto della ricerca:

  • Libri
  • Capitoli di libro
  • Articoli
  • Recensioni
  • Quotidiani
  • Biografie

Le fonti primarie si dividono anche in fonti intenzionali: si tratta di fonti preparate a beneficio della posterità e sono solitamente fonti narrative come cronache, diari, pamphlet quotidiani e fonti non intenzionali prodotte dal risultato dell'attività amministrativa di governi, pubblici ufficiali e notai: atti pubblici, minute, lettere, registri.

Il materiale utilizzato per creare i fogli era il papiro, molto resistente e facilmente reperibile perché ricavato dalle piante; dopo il procedimento i fogli venivano rilegati tra loro fino a formare dei rotoli. Dopo si affermò il codex, antenato del nostro libro, formato dai fogli di papiro messi insieme. Si dice che la diffusione di questi codici si deve al cristianesimo perché la Bibbia aveva questo tipo di diffusione ma in realtà l’idea più accettata e convincente era che semplicemente si trattava di una questione economica e pratica.

L'affermazione della pergamena

Dal secondo secolo comincia a diffondersi la pergamena che si usa sia per la manifattura dei libri sia per la produzione di documenti. Si trattava di un materiale molto resistente e facilmente reperibile (si ricavava dalle pelli di animali ovini e bovini). La pergamena poteva essere riparata, soprattutto nei testi importanti da conservare, e riutilizzata, soprattutto in età moderna da chi gestiva gli archivi per fare le copertine. Il problema della pergamena era che si trattava di un materiale molto costoso, in particolare per le amministrazioni di regni e città. Un altro problema è dato dalla difficoltà della lettura poiché l’alfabetizzazione era molto diffusa, il latino non era conosciuto da tutti e le scritture non erano semplici da leggere poiché si basavano su abbreviazioni e contrazioni. Le decorazioni sulla pergamena si chiamano illuminazioni.

Varietà di forme grafiche

Tra le scritture principali ci sono quella carolina che prese il nome da Carlo Magno e si diffuse inizialmente tra i secoli VIII e IX e poi si ricominciò a utilizzare nel basso medioevo, per via del fatto che gli umanisti la consideravano ottima per redigere testi di ampia diffusione, in quanto era facilmente leggibile; quella gotica invece più complessa, perché più corsiva e piena di abbreviazioni e contrazioni, più densa, con lo scopo di risparmiare spazio e scrivere più parole nel foglio: non è un caso che fosse principalmente utilizzata in ambito cancelleresco; e quella mercantesca, utilizzata dai mercanti, ha avuto un forte impatto nella scrittura contemporanea poiché vengono introdotte le cifre arabe che corrispondevano a molte abbreviature.

Il primo documento cartaceo attestato in Europa è un mandato della Contessa Adelasia, reggente del regno delle Sicilie, nel 25 marzo 1109 ed è scritto in greco e in arabo.

Gli archivi

Con l’aumento delle scritture vennero creati e si diffusero, dalla metà del 200, dei luoghi in cui conservarle ovvero gli archivi, uno dei motivi per il quale noi oggi abbiamo questa documentazione. In alcuni casi ci sono state delle distruzioni legate agli archivi come ad esempio quello di Napoli nel 1941 poiché l’archivista raccolse tutti i documenti e li portò fuori città per salvarli dai bombardamenti, ma i nazisti per vendetta bruciarono tutto l’archivio, cancellando così la memoria di un popolo. Tra altri esempi di distruzioni di archivi c’è l’incendio dell’Irish public records e l’archivio di Catania. Gli archivi di stato italiani sono su base base provinciale e includono anche alcune sezioni di archivi di stato.

Le fonti materiali

Le fonti scritte sono studiate solo negli ultimi secoli del medioevo. Nel periodo precedente le fonti scritte sono pochissime poiché la maggior parte sono fonti di tipo materiale. Per questo motivo si diffuse l’archeologia medievale che oggi ha assunto una grande importanza come disciplina indipendente ed è la disciplina che ci consente di studiare queste fonti materiali. L’archeologia medievale si differenzia da quella classica perché quest’ultima vede le opere e gli edifici che hanno un grande valore artistico mentre quella medievale studia anche le opere e gli edifici che non hanno nessun valore artistico. Un’altra differenza è quella cronologica perché l’archeologia classica si basa sull’epoca classica mentre quella medievale si incentra sul Medioevo.

I due movimenti principali di ricerca sono il processualismo e lo strutturalismo. Il processualismo è nato negli anni 70 ed ha studiato i manufatti in modo scientifico, legandoli in maniera molto radicale all’ambiente in cui sono stati ritrovati con l’idea di raccogliere dati quantitativi in maniera scientifica e oggettiva e applicarli alla storia. Lo strutturalismo invece dice che gli oggetti devono essere contestualizzati nell’ambiente culturale.

Esempio di caso-studio: le sepolture dei Longobardi

  • Processualismo: le sepolture e i corredi ci dicono delle loro differenze con i romani e dimostrano la loro cristianizzazione.
  • Strutturalismo: gli oggetti presenti in una sepoltura non sono sufficienti per una precisa identificazione etnica e più attenzione per i resti umani.

Esempio di caso-studio: insediamenti abitativi

  • Processualismo: lo studio dell'incastellamento come prova dell'abbandono delle campagne per risiedere nei pressi dei castelli.
  • Strutturalismo: gli insediamenti sparsi sopravvissero all'affermarsi del fenomeno dell'incastellamento.

Lezione 3

I Romani

Il passaggio dal mondo romano a quello medievale fu un percorso graduale e di trasformazione che iniziò più o meno nel sesto secolo. Il territorio romano non era omogeneo, racchiudeva territori differenti e distanti tra loro e quindi anche etnie diverse accomunate dal fatto di essere sotto la stessa autorità.

Crisi del III secolo

Ragioni:

  • Pressione delle popolazioni barbariche lungo il confine dei fiumi Reno e Danubio.
  • Conflitti con l'impero Sasanide sorto nell'area della Persia (attuali Iran e Iraq).
  • Crisi economica e inflazione che colpì l’impero.

Queste invasioni generarono anche un interesse dei romani nel costruire delle strutture difensive per la paura di essere invasi.

Il sistema economico

Per lungo tempo l’impero aveva basato la propria economia sullo schiavismo che serviva per coltivare campi. Con l’avanzamento delle conquiste e delle invasioni questo afflusso di schiavi va diminuendo sempre più.

Instabilità politica

Si alternarono 28 imperatori tra il 235 al 305. Questo periodo finisce nel 284 quando un altro membro del ceto militare riesce a prendere il potere ovvero Gaio Aurelio Valerio Diocleziano che eredita un impero di 4 milioni e mezzo di chilometri con circa 60 milioni di abitanti.

Le riforme di Diocleziano (284-305)

  • Riforma istituzionale dell'impero (sistema tetrarchico).
  • Riforma dell'esercito (limitanei e comitatenses).
  • Riforma del sistema di tassazione e lotta all'inflazione.

Riforma istituzionale

Diocleziano nominò un collega al quale affidò la parte occidentale dell’impero ponendo capitale a Milano mentre Diocleziano governò sulla parte orientale con capitale Nicomedia. Questi due imperatori presero il nome di “augusti” come titolo ufficiale. Diocleziano però doveva risolvere anche il problema della successione che era la maggiore causa dell’instabilità politica dell’impero. L’idea era di evitare una semplice successione da padre in figlio ma di costruire una politica in cui i poteri si bilanciavano tra i due augusti e altri due personaggi che sottostavano agli augusti ovvero i “cesari”, così che questi ultimi succedevano agli augusti una volta morti. L’impero fu diviso in 4 parti dette prefetture ognuna controllata da questi 4 personaggi, infatti si parla di un governo tetrarchico. Ogni prefettura fu divisa in 3 diocesi, quindi 12 diocesi finali.

Riforma dell’esercito

Diocleziano voleva distribuire il potere dell’esercito e legarlo all’imperatore. Spostò parte delle legioni che un tempo erano dislocate sui confini verso l’interno, infatti presero due nomi diversi: limitanei e comitatenses. Le truppe di confine difendevano i confini ed eventualmente avevano l’appoggio delle popolazioni barbariche che abitavano lungo il confine con i quali i romani facevano accordi. Dall’altra parte invece quelle comitatenses furono spostate verso l’interno per due motivi: il primo era quello di garantire una loro mobilità e venivano poste in una città non troppo lontana dai confini, il secondo aspetto importante è che queste regioni dipendevano direttamente dall’imperatore e non dal capo regionale come nei limitanei. In questo modo gli augusti avevano un controllo generale di una buona parte delle truppe. La parte negativa di questa strategia è che spostando parte delle truppe del confine all’interno, il confine inizia ad indebolirsi ed è proprio per questo che iniziano gli accordi con i barbari che iniziarono a fare parte dell’esercito imperiale, unico modo per ampliare il numero dei soldati fino a passare da 500.000 a 800.000 soldati al servizio dell’esercito romano.

Riforma del fisco

Una delle ragioni che spinse gli augusti a creare questa riforma fu il tentativo di incrementare gli incassi dell’impero per due motivi: da una parte perché dividendo l’impero in due e poi in quattro l’amministrazione divenne complessa con tantissimi ufficiali, dall’altra parte invece era necessario trovare più soldi per pagare un esercito così grande. Diocleziano fuse le due principali voci di tassazione di Roma, la ingatio (tassa sulla rendite della terra) e la capitatio (persone fisiche) in una singola tassa fondiaria, l'annona: i coltivatori dovevano pagare...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kekko6172 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Silvestri Agnese.
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