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Educazione e media

Lezione 1 (asincorna)

Road map

  • I media nel dualismo rischi/benefici
  • Educare ai media
  • Perché educare ai media?

I media nel dualismo rischi/benefici

L’ideologia californiana è quella della ___ valley coding: insegnare un linguaggio di programmazione per poterne fare uso. Rischi: cyberbullismo, sexting, revenge porn, stalking, fake news. Vengono promosse delle campagne di informazione e prevenzione. Spesso non c'è una correlazione evidente tra rischio potenziale ed effettivo. Un altro problema è il modo in cui vengono trattati poiché si tratta di due generazioni diverse che parlano in modo differente, ragionano e usano i media in modo diverso. Quindi, c'è il rischio di scollamento tra le generazioni. Poi possiamo parlare dell'effetto "mela proibita".

Questi rischi e benefici spesso mandano un messaggio che è contraddittorio: i media sono buoni o cattivi? Due approcci diversi hanno portato allo stesso intervento, ovvero che per massimizzare i benefici dell'uso dei media e diminuire i rischi di un uso cattivo di questi, la soluzione è aumentare la cultura dei media degli individui.

Cosa vuol dire possedere concretamente una cultura dei media? Quando si parla di aumentare la media literacy degli individui, si vuole dire che sono fatti dall'individuo. Tocca all'individuo sviluppare questa propria cultura. È anche un modo da parte degli Stati, regolatori e decisori politici di “delegare” all'individuo la responsabilità dell'uso dei media. Buckingham dice che, in realtà, il concetto di rischio e benefici è riduttivo. Guardare ai media soltanto in un'ottica di rischio e benefici è una prospettiva che lui non accetta in quanto molto riduttiva perché i rischi e i benefici legati all'utilizzo di un media aumentano a seconda dell'uso che ne facciamo.

Questo è l'argomento centrale del suo testo e bisogna andare oltre la distinzione tra rischio e beneficio. Si tratta di quel concetto che lui definisce “bigger picture”, ovvero guardare i media in una prospettiva più alta e si fa riferimento ai social media.

Qual è il modello di business dei social media? Come funzionano gli algoritmi alla base di questi media? Perché si presentano come fornitori di servizi e non di contenuti?

Media Literacy = Capacità di riflessione critica ad ampio raggio sui media, al di là del dualismo rischi/benefici.

Educare ai media, educare con i media, educare attraverso i media

Perché educare ai media?

Apprendere ad analizzare e riflettere criticamente sui media in un'ottica più ampia del dualismo rischi/benefici, partendo dall’esperienza concreta ed indagando in particolare:

  • Linguaggio
  • Rappresentazione
  • Produzione
  • Pubblico

Come realizzare un'educazione ai media efficace?

Linguaggio: Codici e convenzioni specifiche di un medium: come vengono «stabilite» le regole? Cosa succede quando queste vengono infrante? Come viene trasmesso il significato? Come realizzare un'educazione ai media efficace?

Rappresentazione: Cosa dice del mondo un medium? Come dichiara di dire la verità? Cosa sceglie di includere ed escludere? Che conseguenze produce?

Produzione: Quali tecnologie vengono impiegate nella produzione di un prodotto mediale? Quali sono i ruoli e tipi di lavoro coinvolti? Come sono regolate produzione e distribuzione dei media? Quali sono i margini di scelta e controllo di cui gode il pubblico?

Pubblico: Come viene «targettizzato» e misurato il pubblico? Come usano il medium le persone nella loro vita quotidiana? Come li interpretano? Quali piaceri ne traggono e come cambiano in base a fattori sociali come genere, classe sociale, età, etnia?

Domande lezione 1

  1. Educare attraverso i media vuol dire: Utilizzare i media come spazio attraverso il quale passa l’intervento educativo
  2. Educare ai media vuol dire: Utilizzare i media come oggetto di studio e riflessione
  3. Educare con i media vuol dire: Utilizzare i media come supporto funzionale all’intervento educativo.
  4. La Media Literacy è: La capacità di riflessione critica ad ampio raggio sui media, al di là del dualismo rischi/benefici
  5. Per realizzare un'educazione ai media efficace, bisogna considerare: Linguaggio, Rappresentazione, Produzione, Pubblico

Lezione 2 (asincorna)

Road map

  • I limiti della media literacy
  • Storia delle politiche di media literacy nel Regno Unito
  • L’abbandono della media literacy nel Regno Unito
  • La media literacy a livello internazionale
  • La media education

I limiti della media literacy

È riconosciuta generalmente come una Cosa Buona ed è difficile contestarne la sua necessità. È certamente una life skill fondamentale: non possiamo farne a meno. Tuttavia, in pratica, è stata generalmente definita nei termini ristretti della dicotomia rischi-benefici. La media literacy viene vista come un mezzo che va a massimizzare l’efficacia della tecnologia.

Negli Stati Uniti la Media Literacy viene vista come una strategia che prevalentemente si utilizza per prevenire la violenza. I media sono considerati come la causa del comportamento violento e la media literacy permette ai giovani di resistere a questa influenza andando a ridurre la loro propensione a commettere atti di violenza nella vita reale. La media literacy viene definita come una sorta di dimensione di autoprotezione, autoregolamentazione, cioè un insieme di regole che devono essere interiorizzate per poter mettere in atto un buon comportamento. Dall’inizio degli anni Duemila, i governi sono diventati sempre più riluttanti a regolamentare i media e l’industria dei media è incline a resistere alla regolamentazione. Si verifica il trasferimento di responsabilità dal governo all’individuo definito come «responsabilizzazione».

Storia delle politiche di media literacy nel Regno Unito

La storia delle politiche di media literacy nel Regno Unito illustra le motivazioni che hanno portato a questi sviluppi. Infatti, il termine è stato inserito nel dibattito politico in Gran Bretagna solo sul finire degli anni Novanta. Questo perché nel 1995 ci fu l’omicidio di Philip Lawrence, preside di una scuola di Londra, pugnalato da un quindicenne fuori dalla sua scuola, e questo episodio condusse ai soliti dibattiti sugli effetti della violenza dei media nei giovani.

All’inizio degli anni Duemila, la media literacy era diventata un argomento frequente nei circoli politici. Infatti, nel 2003 una nuova super autorità, a seguito di una legge sulla Comunicazione, istituì l’Ofcom (Office for Communications). A questa autorità venne affidato il compito di supervisione su tutta la regolamentazione dei media e telecomunicazioni. La Legge conferiva a Ofcom l’obbligo di «promuovere» la media literacy. In realtà, l’obiettivo della Legge del 2003 era essenzialmente la deregolamentazione. Infatti, cercava di aprire i media britannici al mercato e di ridurre ogni forma di controllo centralizzato.

Secondo alcuni rappresentanti del partito laburista e di educatori, la media literacy doveva far parte di un progetto educativo che doveva avere l’obiettivo di sviluppare una comprensione critica dei media e del ruolo che questi media hanno sulla società. Pertanto, nel 2004, il Ministro della Cultura Tessa Jowell si spinse a prevedere che nel mondo moderno, la media literacy diventerà una competenza tanto importante quanto la matematica o la scienza. In realtà, nel 2009, solo cinque anni dopo, il Rapporto del governo Digital Britain liquidava la media literacy come «un termine tecnocratico e specialistico, compreso solo dai politici e del tutto avulso dal linguaggio quotidiano». Per cui l’idea era di abbandonare il termine e di spostarsi verso la partecipazione digitale. Parallelamente, le attività di media literacy di un piano nazionale Ofcom venivano notevolmente ridotte.

L’abbandono della media literacy nel Regno Unito

La media literacy, nel corso di questi ultimi anni, ha assunto una nozione più riduttiva, intesa semplicemente come un’abilità tecnologica funzionale. Ancora una volta, la logica era quella della dicotomia rischi-benefici. La ragione importante dell’abbandono della media literacy è legata al fallimento delle politiche sociali educative nell’affrontare la questione.

La media literacy a livello internazionale

Mentre negli ultimi anni la media literacy sembra essere in qualche modo svanita nel Regno Unito, lo stesso non può dirsi in molti altri Paesi del mondo, tenendo conto anche di organismi internazionali come l’UNESCO e la Commissione Europea. Nel più ampio contesto internazionale il termine media literacy sembra essere molto malleabile.

La media education

La media literacy è una necessità fondamentale della vita moderna: i media sono ovunque, dobbiamo capire come funzionano e dobbiamo essere in grado di usarli in modo efficace. Se lo sappiamo fare, siamo in grado di esercitare un potere e un controllo che diversamente non riusciremmo ad avere. La media literacy non è qualcosa che si sviluppa spontaneamente, semplicemente usando i media, è necessaria una media education, ovvero un sistematico insieme di programmi ben supportati di insegnamento e apprendimento per tutti.

Domande lezione 2

  1. La Media Education consiste in un sistematico insieme di: Programmi ben supportati di insegnamento e apprendimento
  2. La Media Literacy è generalmente definita nei termini ristretti della dicotomia: Rischi e benefici
  3. La presenza della Media Literacy è riconosciuta da organismi internazionali come: UNESCO e Commissione Europea
  4. Sul finire degli anni Novanta, il termine Media Literacy è stato inserito nel dibattito politico in: Gran Bretagna
  5. La ragione dell’abbandono della Media Literacy è dovuta: Al fallimento delle politiche sociali educative

Lezione 3 (asincorna)

Road map

  • Obiettivi formativi della lezione
  • Educare con i media
  • Perché educare con i media?
  • Media Literacy: Fake News e fatti reali

Educare con i media

Perché educare con i media?

«Se devo far acquisire ai miei studenti competenze sulla grammatica e la sintassi dell’immagine (...) posso configurare per loro un’attività di produzione grazie alla quale si troveranno ad apprendere gli stessi contenuti non in maniera astratta ma contestualizzata». «Learning by doing» (IMPARARE FACENDO)

Cinque ruoli delle tecnologie nel triangolo pedagogico

Due evidenze interessanti a proposito di tecnologia e scuola (Bennett et al. 2008) nella prospettiva della gestione della classe:

  • Non basta introdurre tecnologie a scuola per catturare l’attenzione e motivare all’apprendimento
  • Non è possibile importare nella scuola le stesse pratiche che caratterizzano il tempo libero domestico

Il focus è sulla metodologia: le evidenze scientifiche chiariscono che i miglioramenti degli apprendimenti degli studenti non dipendono dal ricorso alle tecnologie, ma dall'integrazione di queste con le metodologie didattiche.

Il contributo di Higgins e colleghi (2016)

In un lavoro di sintesi, questi autori riscontrano che, nella gestione della classe, i risultati migliori si registrano quando le tecnologie vengono utilizzate:

  • In funzione supplementare (piuttosto che sostitutiva)
  • In programmi circoscritti, ben focalizzati sugli obiettivi di apprendimento e in cui sia previsto un uso regolare e costante
  • Per un uso collaborativo (in coppia o in piccoli gruppi)
  • Per potenziare, consolidare o fornire occasioni di recupero (particolarmente efficace per alunni con un rendimento inferiore, quelli con BES e quelli con svantaggio socioculturale)

Media Literacy: Fake News e fatti reali

Come proteggersi online?

  • Come difendere la propria privacy?
  • Fake News e fatti reali

Educare all’auto-protezione e auto-regolamentazione

Per affrontare il tema in classe:

  • Strategie didattiche che partano trattando le controversie stesse
  • Chi è che parla delle fake news come un problema sociale?
  • Che tipo di affermazioni vengono fatte su questo problema?
  • Perché e quanto sono valide le prove fornite?

Gli studenti devono:

  • Analizzare il linguaggio e il progetto grafico di storie fake
  • Confrontare con fonti ufficiali rintracciando la diffusione di storie particolari e il modo in cui vengono riprese sui siti di altri media
  • Guardare i collegamenti ipertestuali tra questi siti e il tipo di pubblicità che veicolano
  • Riconoscere che le fake news non siano un fenomeno limitato ai social media

Domande lezione 3

  1. Secondo Calvani, le situazioni cognitive che si vengono a determinare nel momento in cui vengono utilizzate le tecnologie sono: 3 negative e 3 positive
  2. Educare ATTRAVERSO i media vuol dire: Intendere i media come ambiente di apprendimento
  3. Educare AI media vuol dire: Intendere i media come oggetto di studio e riflessione
  4. Educare CON i media vuol dire: Intendere i media come supporto funzionale all'intervento educativo
  5. Educare all'autoprotezione vuol dire mettere gli studenti nelle condizioni di essere in grado di: Analizzare il linguaggio e il progetto grafico di storie Fake, confrontando con fonti ufficiali

Lezione 4 (asincorna)

Road map

  • I principi dell’apprendimento multimediale

I principi dell’apprendimento multimediale (adattato da Mayer, 2009)

La teoria dell’apprendimento multimediale viene chiamata in causa quando si devono realizzare materiali didattici multimediali, selezionarli (ad esempio: reperire in rete dei video per facilitare l’apprendimento), impiegarli in aula o in rete.

Domande lezione 4

  1. La teoria dell'apprendimento multimediale è chiamata in causa quando si devono: Realizzare, selezionare e impiegare materiali didattici multimediali in aula e in rete
  2. Tra i principi dell'apprendimento multimediale vi è il principio: Di segnalazione
  3. "Si apprende meglio quando sono esclusi materiali estranei al compito" è il principio di: Di coerenza
  4. Non è un principio dell'apprendimento multimediale: Di accordo
  5. Il principio dell'immagine afferma che: La visualizzazione dell’immagine dello speaker non migliora l’apprendimento

Lezione 5 (asincorna)

Road map

  • La pedagogia della media education: insidie e principi
  • L’approccio pedagogico: tre pratiche
  • Principi chiave della pedagogia dei media

La pedagogia della media education: insidie e principi

La media education può funzionare per educare ai social media. Esistono tre insidie comuni nell’insegnamento sui media che è bene considerare prima di approcciarsi alla pedagogia della media education.

Modelli in contesto e ambienti digitali

Prima insidia: approccio difensivo

  • Vaccino contro gli effetti negativi dei media
  • Utilizzato nei dibattiti sulla violenza dei media
  • Considera tutti i problemi come conseguenze dei media
  • Incoraggia ad allontanarsi dai media vedendo nel piacere un fattore negativo
  • Ragazzi percepiscono autoritarismo

Seconda insidia: approccio di contro propaganda

  • Focalizzata sugli atteggiamenti nocivi e non i comportamenti
  • Sostituire i messaggi falsi con quelli veri (fake news)
  • Fornire mezzi per discernere e demistificare credenze
  • Può degenerare nella tendenza a spingere i ragazzi ad assumere il punto di vista del docente
  • Approccio razionalistico ed autoritario tra docente e studente

Terza insidia: approccio creativo

  • Considera che i nativi digitali sono più pratici dei media rispetto ai propri docenti
  • Ciò che va considerato è cosa poter fare con i media
  • Il pensiero critico diviene superfluo
  • Visione della tecnologia come mezzo di espressione libero della creatività
  • L’enfasi sulla creatività vista in modo generico fa perdere la visione critica

L’approccio pedagogico: tre pratiche

Buckingham si distacca dagli approcci precedenti ed identifica tre dimensioni della pratica pedagogica della media education:

  1. Lettura (analisi testuale)
  2. Scrittura (produzione creativa)
  3. Analisi contestuale (lettura e scrittura inserite in un contesto sociale ampio)

Analisi testuale (lettura)

Linguaggio dei media e concetto di rappresentazione. Gli studenti effettuano letture accurate; rendere strano il familiare, guardare da vicino e comprendere i significati che media trasmettono.

Produzione creativa (scrittura)

Brevi sequenze video, progetti per siti web, stampe oppure simulazioni in cui agli studenti è dato un pubblico target. Tenere conto del linguaggio dei media, ma porre l’enfasi sul pubblico di riferimento o sulla rappresentazione.

Analisi contestuale

Dimensioni sociologiche relative ad istituzioni e pubblico. Gli studenti ricevono informazioni, modelli e teorie ma anche momenti attivi con ricerca sul campo, interviste ed indagini. Simulazioni di campagne mediatiche e ricerche online.

Principi chiave della pedagogia dei media

  • Partire sempre da ciò che gli studenti sanno e fanno per comprendere e prevenire i rischi dei media.
  • È necessario analizzare la ragione alla base di certi usi che i ragazzi ne fanno.

Gli studenti devono essere stimolati ad analizzare e riflettere sui propri usi dei media, analisi non sempre facile poiché in stretta correlazione con i pari. Il dibattito degli insegnanti deve essere aperto su come e perché si usano i media, sul tipo di comunicazione e di pubblico. Se questo dibattito non risulta realmente aperto a tutte le soluzioni ed opinioni, il rischio è elevato.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Emanuela.net di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione e media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Foggia o del prof Di Pace Anna.
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