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Lezione 1

Che cos’è l’architettura? Qual è il ruolo dell’architetto?

L’architettura è un’arte complessa: unisce saperi diversi, media tra esigenze funzionali, tecniche e

simboliche, e richiede la capacità di tenere insieme discipline che vanno dalla matematica alla

Carlo Mollino

poesia. sosteneva che l’architetto è un artefice che deve convivere con tre ossessioni:

prima di tutto vincere la forza di gravità, cioè dominare la tecnica costruttiva; poi deve affrontare la

necessità del compromesso, perché ogni progetto è il risultato di un dialogo, o uno scontro, con il

committente. Mollino parlava di “uccidere il demonio del committente”, intendendo i limiti culturali e i

vincoli che questo impone. Infine, l’architetto deve essere insieme matematico, poeta, meccanico e,

in qualche modo, persino avvocato: deve saper argomentare, difendere le sue scelte, mediare tra

esigenze contrapposte. Ogni architetto, però, deve soprattutto rappresentare il clima culturale e

spirituale del proprio tempo. L’architettura non può imitare il passato: nessuno oggi potrebbe

costruire il Partenone “come allora”, perché la nostra epoca non parla più quel linguaggio.

Peter Zumthor Terme di Vals

Per l’architettura è una cosa concreta, radicata nel luogo. Le sue

(1991–1996) sono un esempio emblematico: un corpo monolitico in pietra locale, perfettamente

integrato nel paesaggio montano. L’hotel è seminterrato e collegato internamente alle vasche termali.

All’interno sembra che le funzioni siano quasi sospese, separate da grandi muri in lastre di pietra, i

celebri “muri di Vals”, che mascherano una struttura portante in cemento armato.

Ludovico Quaroni, accademico e progettista tra i più influenti del Novecento italiano, ribadì più volte

Tiburtino a Roma

che l’architettura nasce dal luogo. Progettò quartieri residenziali come il e

Gibellina Nuova in Sicilia.

partecipò alla ricostruzione di In un suo libro scrive: “Orvieto è fatta per il

Duomo e il Duomo per Orvieto”, affermando l’indissolubilità tra contesto e architettura. All’opposto,

Rem Koolhaas provocatoriamente dichiarò: “Fuck the context”, esprimendo l’idea di un’architettura

che può anche affrancarsi dal luogo, riflettendo dinamiche globali, astrazioni, flussi e non solo radici.

Aldo Rossi,

Contemporaneo ma su un piano differente, autore de L’architettura della città (1966)

propose una visione autonoma e critica della città come organismo complesso, fondato su

Richard Neutra,

permanenze, memoria e archetipi. Un altro protagonista della modernità è architetto

austriaco naturalizzato americano. Non riusciva a lavorare nelle città compatte della East Coast come

New York o Boston perché aveva bisogno di percepire il paesaggio. In California trovò il suo

Kaufmann House

ambiente ideale: qui progettò la celebre a Palm Springs, resa iconica dagli scatti

Julius Shulman.

di La casa è costruita con vetro, acciaio e pietra locale; domina l’orizzontalità,

interrotta solo dal camino, unico elemento verticale emergente. Il vetro annulla il confine tra interno

ed esterno. Le travi del tetto si prolungano all’esterno trasformandosi in brise-soleil, le famose

“spider legs”. Neutra fece della psicologia del cliente uno strumento progettuale: considerava

l’empatia parte integrante del mestiere dell’architetto. Fernand Braudel,

Per comprendere l’architettura serve capire come funziona la storia. uno dei più

grandi storici del Novecento, distingueva tra:

• storia di lunga durata, che spiega la vita nello spazio e nel tempo, le strutture profonde di una

civiltà;

• storia di breve durata, cioè eventi e contingenze immediate.

La storia dell’architettura spesso usa in modo improprio i termini moderna e contemporanea.

Tradizionalmente, per gli storici:

• l’Età Moderna inizia tra 1492 e 1517 e arriva fino al 1870–1914;

Giuseppe Galasso,

• per lo storico “moderno” è tutto ciò che va dalla fine del Medioevo fino a oggi;

il “postmoderno” sarebbe solo un “moderno più moderno”.

William Curtis pubblicò Modern Architecture since 1900, tradotto in Italia come L’architettura

moderna (1982). Il testo copre circa 60 anni, dal 1914 al 1972, e cerca di spiegare sia l’ascesa sia il

superamento del Movimento Moderno.

Secondo altri autori:

Bruno Zevi:

• la modernità inizia con la rottura della prospettiva rinascimentale;

Leonardo Benevolo:

• con la Rivoluzione Industriale;

Kenneth Frampton:

• l’architettura contemporanea nasce dall’evoluzione (e crisi) del Movimento

Moderno.

La filosofia della storia nasce nell’Illuminismo, che vedeva la storia come un percorso lineare. Lo

Pietro Rossi

storico ricorda che oggi la percezione del futuro è invece profondamente incerta,

dipendente da un passato che non smette mai di produrre conseguenze, salvo eventi catastrofici che

“tagliano” la continuità.

Nel Settecento gli architetti discutevano su cosa fosse l’architettura e come distinguerla

dall’ingegneria. La modernità portò la ricerca di un linguaggio nazionale e borghese. Nel XXI secolo

emerse con forza il tema della sostenibilità.

Peter Buchanan, in Ten Shades of Green, analizza dieci edifici sostenibili che riducono al minimo il

consumo energetico. Ricorda che:

• il legno è il materiale con minore energia incorporata;

• il mattone ne richiede circa quattro volte di più;

• seguono plastica, vetro, acciaio e infine l’alluminio, tra i più “energivori”.

Centro Culturale Jean-Marie Tjibaou

Uno degli edifici più emblematici è il (Nuova Caledonia, 1995–

Renzo Piano:

1998) di un insieme di “capanne” in legno lamellare alte da 20 a 30 metri,

reinterpretazione contemporanea dell’architettura Kanak.

Ogni involucro è composto da due strati: uno concavo e uno rettilineo, con una cavità interna

rinforzata da tubi in acciaio; tutto è incernierato a terra su strutture d’acciaio. Piano recupera

l’archetipo della capanna senza scivolare nel pittoresco, integrando tradizione locale, costruzione

avanzata e un impianto a “mat-building” orizzontale.

Lezione 2

Batteux e la classificazione delle arti

Charles Batteux

Nel 1746 il filosofo francese pubblicò Les beaux-arts réduits à un même principe,

un testo fondamentale che per la prima volta cercò di riunire le arti sotto un unico sistema. Batteux

individuò cinque arti maggiori:

• pittura

• scultura

• musica

• danza

• poesia

e due arti “secondarie”:

• eloquenza

• architettura

Secondo Batteux tutte queste arti hanno un principio comune: imitano la natura, ossia la realtà.

L’obiettivo dell’arte è imitare ciò che nell’esperienza umana appare rilevante e trasformarlo in

qualcosa di bello.

È importante notare che nel mondo classico non esisteva il concetto di “belle arti”; esistevano invece

le arti liberali, contrapposte alle arti meccaniche. Nel Medioevo queste furono suddivise in:

• Trivio: grammatica, retorica, dialettica

• Quadrivio: aritmetica, geometria, astronomia, musica

L’architettura occupa una posizione particolare, perché è un’arte che richiede misura, calcolo, parola

e tecnica. Ha un piede nelle arti liberali e uno nelle arti meccaniche: deve essere insieme teoria e

pratica, astrazione e costruzione.

Il tema dell’archetipo e l’eredità delle civiltà antiche: il caso Maya

Per capire la natura dell’architettura è utile osservare come culture lontane tra loro abbiano affrontato

piramide di Kukulcán

lo spazio. Un esempio sorprendente è la a Chichén Itzá, dove durante

l’equinozio di primavera l’ombra del corpo superiore proietta lungo la scalinata la sagoma di un

serpente che “scende” verso il suolo. Questo fenomeno, voluto e calcolato, mostra come

l’architettura fosse un ponte tra il divino e il terreno, una costruzione che univa cielo e terra. Questo

Jørn Utzon,

colpì profondamente uno dei maestri del XX secolo. Egli era affascinato dalle

architetture dei Maya e ne trasse un’idea fondamentale: ogni architettura può essere ridotta a un

dialogo essenziale tra piattaforma e copertura. La piattaforma è il legame con la terra, un piano che

organizza lo spazio umano; la copertura è ciò che ci protegge e ci collega simbolicamente al cielo.

Molte architetture antiche (dai templi greci alle ziggurat mesopotamiche) possono essere lette in

questi termini, e Utzon ne fece un principio guida. Un esempio straordinario di questa idea è la

Chiesa Luterana di Bagsværd (1976). Dall’esterno la copertura appare quasi neutra, come un

volume razionale; ma la sezione interna rivela una volta sinuosa, morbida, simile a una nuvola. Utzon

raccontava che quell’andamento gli era venuto osservando le nuvole tropicali durante un viaggio in

Estremo Oriente: l’architettura, quindi, come traduzione materiale di un’immagine celeste.

Qui il rapporto tra piattaforma e copertura non è immediatamente leggibile dall’esterno, ma diventa

chiaro nella spazialità interna: uno spazio terreno che si apre a una dimensione simbolica superiore.

Il Rinascimento e la formalizzazione del mestiere dell’architetto: Vitruvio

Il Rinascimento è fondamentale perché è il momento in cui nasce la figura dell’architetto moderno,

come professionista autonomo. Ciò avviene grazie alla riscoperta dei testi dell’antichità, soprattutto il

Vitruvio Pollione,

De Architectura di primo trattato di teoria architettonica giunto fino a noi.

I Dieci Libri dell’Architettura contengono:

Libro I – formazione dell’architetto e sua cultura: deve conoscere matematica, geometria, musica,

medicina, filosofia, storia.

Libro II – origine dell’edilizia, sviluppo dell’umanità e materiali da costruzione.

Libri III–IV – ordini architettonici, proporzioni, templi, trabeazioni.

Vitruvio fonda l’architettura su tre requisiti imprescindibili:

• utilitas (funzione)

• firmitas (solidità)

• venustas (bellezza)

Questi tre elementi non sono separabili: un edificio bello ma instabile è inutile, uno solido ma brutto è

privo di valore, uno funzionale ma sgradevole non può essere definito architettura.

Abbé Cordemoy,

Nel XVII e XVIII secolo i teorici iniziano a discutere questi principi. primo

sostenitore di un linguaggio più razionale, li riformula in:

• ordonnance (ordine)

• bienseance (convenienza)

• distribution (distribuzione funzionale)

Cordemoy insiste su ortogonalità, semplificazione e purezza stereometrica, anticipando il

razionalismo dei secoli successivi.

Leonardo, Palladio, Le Corbusier: la questione delle proporzioni

Leonardo da Vinci, affascinato dalla precisione vitruviana, traduce le sue proporzioni nell’iconico

Uomo Vitruviano:

4 dita = 1 palmo;

4 palmi = 1 piede;

6 palmi = 1 cubito;

4 cubiti = 1 passo;

24 palmi = altezza dell’uomo.

Questa concezione proporzionale attraversa tutta la storia dell’architettura.

Palladio Le Corbusier

la applica ai suoi edifici; la rielabora nel Modulor, un sistema basato sulla

misura dell’uomo ideale e sui numeri della serie di Fibonacci (successione infinita di numeri interi

positivi, dove ogni numero (a partire dal terzo) è la somma dei due precedenti) tentando di creare un

linguaggio universale e proporzionato della modernità. Con la Rivoluzione francese (1789-1799)

nasce un nuovo sistema di misura: il metro, definito come frazione della distanza tra Polo Nord ed

equatore lungo il meridiano di Parigi. Il primo campione di metro in ottone venne creato nel 1795. Si

tratta di un momento cruciale: l’architettura inizia a entrare nel mondo della misurazione scientifica,

della standardizzazione e del calcolo.

Nel XVIII secolo si discute molto se l’architettura sia più vicina all’arte o alla scienza. Questo dibattito

Chiesa di Sainte-Geneviève

prende forma nel cantiere della (oggi Panthéon), progettata da

Jacques-Germain Soufflot nel 1758, conclusa nel 1790.

Soufflot voleva dimostrare che era possibile coniugare:

• la purezza e semplicità dell’architettura greca,

• la leggerezza strutturale del gotico,

• la razionalità costruttiva del suo tempo.

Jean-Baptiste Rondelet,

A suo fianco lavorò figura fondamentale per la nascita della scienza delle

costruzioni. Fu lui a eseguire prove sui materiali, calcolare gli spessori, rinforzare gli architravi con

barre metalliche e sviluppare teorie sulle volte sferiche. Rondelet divenne poi insegnante alla École

Jean-Rodolphe Perronet, Pont de la Concorde

des Ponts et Chaussées, fondata da autore del

(1787), celebre per gli archi ribassati e per la gestione idraulica dell’alveo urbano. Nel 1802 Rondelet

pubblicò il monumentale Traité de l’art de bâtir, primo vero testo scientifico sull’edilizia.

Blondel, Perrault, Laugier e i fondamenti del Neoclassicismo

Jacques-François Blondel,

Un altro protagonista è grande teorico dell’architettura francese del

Claude Perrault, Colonnata del

Settecento. Blondel sosteneva il classicismo rigoroso di autore della

Louvre, che propose un’architettura più sobria e matematica. Allievo della stessa linea culturale fu

Ange-Jacques Gabriel, Place de la Concorde,

architetto di corte e autore della monumentale nodo

Marc-

urbano tra Champs-Élysées e Jardin des Tuileries. In questo clima teorico si colloca anche

Antoine Laugier, autore del celebre mito della capanna primitiva. Per Laugier, l’architettura deve

tornare alla sua origine:

• colonne isolate come tronchi d’albero,

• trabeazione semplice,

• frontone come segno della copertura,

• piante centrali, pure e leggibili.

Il tempio greco non sarebbe altro che l’evoluzione di una forma archetipica elementare. Laugier

propone quindi un’architettura essenziale, libera dagli eccessi barocchi.

Lezione 3

Classicismo, Neoclassicismo e la Riscoperta dell’Antico

John Summerson

Nel 1964 decide di parlare di architettura al grande pubblico attraverso la radio.

Questa scelta, all’apparenza semplice, sottintende un’idea chiave: la storia dell’architettura non è un

campo per specialisti, ma un modo per comprendere il rapporto profondo fra passato, presente e

futuro. Gli architetti del Settecento e dell’Ottocento vivono un momento in cui la ricerca delle origini e

il confronto con l’antico diventano una vera e propria missione culturale. Gli ordini architettonici

vengono letti come tappe dell’evoluzione dei materiali e delle tecniche, e la storia acquisisce un ruolo

centrale nella definizione del progetto moderno. In questo clima, il classicismo assume un nuovo

significato: non più semplice imitazione formale, ma riesumazione dei principi dell’arte greca e

romana. In Europa, soprattutto in Inghilterra, prende forma il Neoclassicismo, reazione al

decorativismo del Rococò e ricerca della semplicità, dell’armonia e dell’ordine. Il riferimento

Andrea Palladio,

principale è la cui interpretazione della classicità (chiara, proporzionata, sobria)

Johann Joachim

diventa un modello per la nuova cultura architettonica. Il pensiero di

Winckelmann, primo grande storico dell’arte antica, contribuisce a costruire un’immagine “ideale”

del mondo greco, fondato sulla “nobile semplicità e quieta grandezza”. Il classicismo si riconosce in

volumi chiari, in un’ornamentazione controllata, in contorni nitidi: elementi che caratterizzano il

Tempio Canoviano di Possagno, chiara citazione del Pantheon romano. Tuttavia, classicismo e

moderno non sono due poli opposti: si possono leggere come atteggiamenti paralleli, entrambi

orientati alla qualità estetica. Il Neoclassicismo cerca l’armonia e la proporzione (“venustas”), mentre

il Movimento Moderno cerca la “funzione” (“fitness”), ma in entrambi i casi esiste una volontà di

Neue

costruire in modo rigoroso, essenziale, privo di superfluo. Un esempio emblematico è la

Nationalgalerie di Berlino Mies van der Rohe:

di un edificio completamente moderno, ma

concepito con una mentalità classicista. Panthéon di Parigi,

Tra i primi edifici definiti neoclassici troviamo il iniziato da Soufflot nella metà del

Neue

Settecento e trasformato in tempio laico nel 1791. Un altro edificio simbolo del movimento è la

Wache Karl Friedrich Schinkel,

(1816–1818) di progettata come edificio commemorativo delle

guerre napoleoniche. La sua composizione associa un tempio romano a due torri laterali, con un

ordine dorico severo e una pianta quadrata. Schinkel diventa il punto di riferimento per tutta

l’Altes Museum, Konzerthaus,

l’architettura ufficiale prussiana dell’Ottocento: realizza la numerosi

La Porta di Brandeburgo,

edifici istituzionali e padiglioni privati. invece, è opera del suo maestro

Carl Gotthard Langhans (1788–1791).

Schinkel attraversa anche un periodo di intensa attività pittorica, durante l’occupazione francese della

Germania: questa esperienza lo aiuta a definire la sensibilità paesaggistica che ritroviamo nelle sue

architetture. Sotto Federico Guglielmo III, Berlino diventa un laboratorio urbano, dove Schinkel

introduce nuovi tipi edilizi e reinterpreta i modelli antichi con grande libertà. I suoi allievi e successori

Gunnar Asplund, Stockholm Public Library

continuano questa ricerca: in particolare con la (1928),

riprende i volumi fondamentali dell’architettura classica (il cilindro e il cubo) in chiave razionalista.

L’ingresso incorniciato in pietra bianca è un chiaro omaggio al classicismo nordico.

Parallelamente, gli studi sull’antico si intensificano grazie ai viaggi: il Grand Tour, che nel corso del

Settecento raggiunge la Grecia e l’Oriente mediterraneo, diventa la formazione obbligatoria degli

Goethe,

architetti. Il viaggio è conoscenza e trasformazione personale: partito con un passaporto

falso per “perdere la propria identità”, racconta le impressioni e le sensazioni provate di fronte ai

paesaggi italiani e alle rovine. Le rovine stesse diventano un tema estetico: oggetti di

Giovanni Battista Piranesi,

contemplazione, simboli di mistero e immaginazione. Le incisioni di

Tempio di Nettuno a Paestum

come il (1764), restituiscono monumenti antichi come se fossero

elementi naturali, immersi in una luce drammatica e sublime.

In Italia, la scoperta di Ercolano (1738) e Pompei (1748) produce un vero fenomeno culturale: nasce

Villa Albani,

lo “stile pompeiano”, molto diffuso negli interni aristocratici. A Roma, progettata da

Carlo Marchionni per il cardinale Alessandro Albani, diventa una vera e propria “casa-museo” del

Neoclassicismo. Contemporaneamente, iniziano le prime missioni archeologiche finanziate dalla

James Stuart Nicholas Revett

società inglese dei “Dilettanti”. Gli architetti e pubblicano The

Antiquities of Athens (1762 e seguenti), primo rilievo sistematico dei monumenti ateniesi. Le loro

tavole rivelano dettagli fondamentali, come il capitello angolare ionico.

British Museum, Robert

Il Settecento è anche il secolo della nascita dei musei: il progettato da

Smirke (1823–1830), ricorda un tempio greco e ospita al centro la grande Reading Room, coperta nel

Norman Foster. l’Altes Museum Schinkel

1997 da A Berlino, di (1823–1830) cita il Pantheon in

modo sottile, con una rotonda interna nascosta dietro un parallelepipedo severo. Un altro grande

Piranesi,

protagonista della cultura antiquaria è che sostiene la superiorità dell’architettura romana

Carceri

(da lui ritenuta derivata da quella etrusca, e quest’ultima da forme egizie). Le sue

d’Invenzione (1760) sono spazi immaginari e labirintici, in cui l’uomo è perso e schiacciato dalla

Robert Adam,

grandezza architettonica. Un grande ammiratore di Piranesi fu considerato il primo

William,

architetto contemporaneo scozzese. Figlio di un imprenditore, lavorò insieme ai suoi fratelli

John James

e in una vera società di progettazione, in cui ognuno aveva ruoli differenti (chi più

esperto nella gestione economica, chi nella progettazione, chi nei rilievi). Durante il suo Grand Tour,

Palazzo di Diocleziano

Adam studiò il a Spalato: non si concentrò sui templi, come molti viaggiatori

del tempo, ma sull’architettura residenziale romana. Grazie alle tracce ancora visibili, riuscì a

comprendere la struttura originaria dell’edificio, la logica dei percorsi e l’organizzazione degli

ambienti. Questa attenzione alla dimensione abitativa, più che al monumento isolato, influenzerà

Kedleston House

profondamente la sua architettura. Uno dei primi incarichi importanti fu la (1760).

Adam curò soprattutto gli interni e la facciata sul giardino, impostando il grande salone (coperto con

una cupola di circa 19 metri) come una citazione del Pantheon, mentre la facciata presenta un

richiamo all’arco di Costantino. Le citazioni non sono immediate, ma una volta riconosciute risultano

evidenti. L’edificio è organizzato in modo che gli ambienti rappresentativi siano il cuore della

residenza, mentre le maniche laterali ospitino gli spazi della vita quotidiana e le cucine. Nel 1760

Syon House,

Adam realizza anche la che diverrà famosa soprattutto per gli interni. La pianta è

quadrata e deriva da un preesistente palazzotto seicentesco con quattro torri angolari. L’anticamera,

che a prima vista sembra quadrata, è in realtà deformata tramite la disposizione delle colonne (dodici

in totale) che creano un’illusione ottica. La decorazione combina bianco e oro, stucchi, sculture e un

uso molto orchestrato della luce. Questa attenzione all’unità

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher coccapistone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell’architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Comba Michela.
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