Definizione di attenzione
Che cos'è l'attenzione?
“Prendere possesso con la mente in forma vivida e chiara di un oggetto o di un pensiero tratto da quelli che sembrano possibili simultaneamente. La focalizzazione e la concentrazione della coscienza ne costituiscono l'essenza. Essa implica il ritrarsi da alcune cose per poterne trattare altre con efficacia” (William James).
L'attenzione può essere considerata come la capacità di focalizzarsi e concentrarsi solo sulla parte più significativa di tutti gli stimoli interni ed esterni che di continuo colpiscono i nostri sensi o provengono dalla nostra memoria.
Proprietà dell'attenzione
- È un gruppo di processi cerebrali che interagiscono tra loro e con altri processi. Ogni processo viene svolto da una particolare area, che è quindi deputata ad una specifica funzione. Tutte le aree collaborano poi tra loro determinando diversi effetti complessivi;
- Ha un budget limitato. Non possiamo concentrarci contemporaneamente su tanti stimoli diversi e, se lo facciamo, la performance diminuisce;
- È influenzata anche da aspettative, obiettivi, motivazioni e modula tutti i processi cognitivi, mnestici, percettivi, decisionali;
- Sopprime gli stimoli irrilevanti;
- Determina cosa sarà elaborato, verso cosa sono orientati pensieri, parole, credenze, azioni. In altre parole, ci consente di “circoscrivere” il pensiero;
- Pone limiti su ciò che pensiamo.
Orientamento dell'attenzione
Attenzione Spotlight
L'attenzione può essere paragonata ad un faro (spotlight). In altre parole, l'attenzione non “osserva” tutti gli stimoli allo stesso modo, bensì focalizza le sue risorse su uno stimolo che ritiene rilevante, proprio come un faro che concentra la sua luce su una nave per poterla guidare verso il porto.
Per questa sua caratteristica il meccanismo attentivo può condurci a non leggere alcuni tipi di informazione. Per esempio, ci è stato mostrato un video in cui si potevano osservare dei ragazzi di due squadre diverse passarsi una palla. Il nostro scopo durante la visione era quello di contare i passaggi che i giocatori della “squadra bianca” eseguivano. Nel tentativo di concentrarci sul nostro compito non ci siamo accorti di come, durante il filmato, passasse un gorilla.
La funzione di selezione dell'attenzione consiste nello scegliere, da un insieme di stimoli in competizione tra loro, quelli più rilevanti per un certo scopo o una certa situazione. Per poter operare una selezione l'attenzione deve essere orientata, ossia indirizzata verso la fonte di stimolazione, sia essa esterna o interna.
Il processo di orientamento può essere distinto in orientamento esplicito e in orientamento implicito.
- Orientamento esplicito, come quando vogliamo lo sguardo verso un oggetto di interesse nel campo visivo.
- Orientamento implicito, non connesso ad un movimento del corpo.
Inoltre, l'orientamento può essere un orientamento automatico o un orientamento intenzionale.
- Orientamento automatico: uno stimolo cattura la nostra attenzione indipendentemente dalla nostra volontà. L'orientamento automatico è estremamente veloce e, una volta attivato, non può essere interrotto.
Inibizione di ritorno (Klein, 2000): L'attenzione difficilmente ritorna su una determinata posizione dello spazio dopo che vi sia stata diretta automaticamente. Il ri-orientamento automatico verso una posizione precedente viene per cui temporaneamente inibito a favore di nuove posizioni non ancora esplorate.
- Orientamento intenzionale: guidato dalle nostre motivazioni, dagli obiettivi che ci poniamo. L'orientamento intenzionale è generalmente più lento di quello automatico, ma garantisce numerosi vantaggi adattativi, permettendoci di focalizzare volontariamente l'attenzione su ciò che è importante per raggiungere i nostri scopi. Così come l'orientamento automatico, è influenzato dalle aspettative (e.g. stazione).
Classificazione dell'attenzione
L'attenzione può essere, in un certo senso, classificata sulla base dello stato in cui ci veniamo a trovare.
Teorie del filtro attentivo
L'insieme delle informazioni sensoriali presenti in un dato momento, così come l'insieme dei nostri ricordi o dei nostri pensieri, deve attraversare un “collo di bottiglia” che filtra queste informazioni permettendo che venga prestata attenzione solo ad una parte di esse.
Le principali teorie che cercano di spiegare il funzionamento di questo “filtro attentivo” sono:
- Teoria dell'ascolto dicotico di Cherry
- Teoria del filtro di Broadbent
- Teoria del filtro attenuato di Treisman
- Teoria del carico (Lavie, 2005)
1) Ascolto dicotico (Cherry, 1953)
Ascolto dicotico: ascolto di due messaggi verbali differenti, uno per ciascun orecchio.
Esperimento di Cherry
Ai partecipanti furono fatti ascoltare due diversi messaggi attraverso la tecnica dell'ascolto dicotico. Il compito dei partecipanti era di ascoltare o solo uno dei messaggi, o entrambi, o ancora di passare dall'uno all'altro o di usare lo shadowing.
Tecnica dello Shadowing
Lo shadowing consiste nel ripetere a voce alta uno dei due messaggi (elenco di parole, numeri distanziati da 500 millisecondi ecc.) mentre si ascolta contemporaneamente anche l'altro messaggio.
Risultati
- I partecipanti erano in grado di focalizzarsi su un messaggio (stimolo atteso), ignorando in larga parte l'altro (stimolo inatteso);
- Non si ricordavano niente del secondo messaggio (anche quando una parola ritornava più di 30 volte);
- Riuscivano a notare il cambio di voce da maschile a femminile;
- Non notavano il cambio di lingua nel secondo messaggio.
2) Il modello di Broadbent
Broadbent:
- Nasce a Birmingham nel 1926
- A 17 anni entra nella RAF e studia ingegneria aeronautica.
- Studia per un periodo negli USA e si approccia alla psicologia.
- Nel 1947 lascia la RAF e si dirige a Cambridge, dove studia psicologia con Barlett. Si occupa di attenzione e memoria.
- Nel 1958 scrive “Perception and communication”.
- Nel 1993 muore all'età di 67 anni. È considerato tra i cento psicologi più eminenti del XX secolo.
Teoria del filtro di Broadbent
Broadbent studia i processi che stanno alla base della memoria e dell'attenzione. Anche Broadbent, nei suoi studi, usa la tecnica del messaggio dicotico di Cherry.
- L'attenzione opera secondo Broadbent come un filtro selettivo (selezione precoce) lasciando trapelare solamente le caratteristiche sensoriali elementari di un messaggio disatteso, come il tono della voce per l'udito, o il colore o la posizione spaziale per la vista;
- L'elaborazione delle informazioni del messaggio disatteso è veloce e avviene in parallelo a quella del messaggio atteso. La traccia delle informazioni ricavate dal messaggio disatteso decade così rapidamente;
- Solo gli stimoli selezionati dall'attenzione vengono elaborati a livello semantico e possono guidare le nostre azioni.
Effetto cocktail party (Cherry, 1953)
Un individuo che si trova in una stanza affollata e rumorosa ed è totalmente impegnato in una conversazione è contemporaneamente in grado di raccogliere informazioni importanti provenienti da qualche altra parte della stanza e a volte di decidere, sulla base di queste, di spostare il bersaglio della sua elaborazione (es. qualcuno ci chiama per nome e ci giriamo immediatamente).
Questo “effetto” mette in discussione ciò che afferma Broadbent, possono infatti essere elaborati anche elementi di contenuto riguardanti uno stimolo disatteso.
3) Il contributo di Anna Treisman
Anna Treisman propose una revisione della teoria di Broadbent ed elaborò la teoria del filtro attenuato. L'autrice ha evidenziato che non tutte le informazioni sensoriali che giungono all'orecchio disatteso (quello cui non si presta attenzione durante l'ascolto, ad esempio) vengono perse. Il filtro non blocca completamente l'accesso all'informazione, bensì ha una funzione di attenuazione, la cui soglia può essere momentaneamente abbassata dalle aspettative del soggetto.
Teoria del filtro attenuato (Treisman, 1964)
Nel suo esperimento Treisman ha presentato ai soggetti due messaggi quasi simultaneamente, con lo stesso contenuto ma in due lingue diverse (messaggio principale in inglese - secondario in francese). Ai soggetti è stato chiesto di scegliere il messaggio principale e trascurare le informazioni di quello secondario.
La maggior parte dei partecipanti ha riconosciuto comunque che i due messaggi avevano lo stesso significato, dimostrando che i due messaggi erano stati in qualche misura co-processati.
Risultato
Le informazioni secondarie possono essere comunque elaborate, quando assumono priorità rispetto a noi e ai nostri o obiettivi (vedi “cocktail party effect”).
4) Teoria del carico (Lavie, 2005)
L'attenzione è una risorsa limitata, dunque il livello di elaborazione è in funzione del carico;
- Se il compito principale è semplice, le risorse attentive disponibili possono essere usate verso gli stimoli disattesi o distrattori che verranno identificati;
- Se il compito principale è complesso verranno usate quasi tutte le risorse e i distrattori verranno ignorati o elaborati in misura molto minore.
L'attenzione distribuita
L'attenzione distribuita viene definita come la capacità di prestare attenzione contemporaneamente a più compiti, e di distribuire le risorse disponibili per il loro coordinamento e la loro esecuzione.
Perché alcune volte è difficile fare due compiti contemporaneamente?
Teoria delle risorse multiple: tale teoria costituisce una rivisitazione della teoria del carico. Essa assume che esistano diversi serbatoi di risorse attentive specifici per le varie nature del compito (percettivo vs cognitivo; uditivo vs visivo; visivo vs. spaziale).
- L'interferenza è maggiore quando per l'esecuzione di un compito attingo dallo stesso serbatoio. In altre parole, è più complicato svolgere insieme due attività che attingono alle stesse risorse rispetto a due attività che fanno affidamento a capacità diverse.
Attenzione distribuita e incidenti stradali
National Safety Council (2010)
- Il 28% degli incidenti stradali avviene mentre il guidatore sta parlando al telefono o inviando un messaggio di testo;
- 1 adolescente su 4 manda messaggi mentre guida (Pew, 2008);
- Le scansioni con fMRI mostrano che l'attività nelle aree cerebrali coinvolte nella guida si riduce del 37% quando il guidatore presta attenzione ad una conversazione (Just et al, 2008);
- Parlare al vivavoce mentre si guida è più distraente che parlare con i passeggeri (McEvoy et al., 2005; 2007);
Esperimento di Strayer e Johnston (2001)
In un importante studio, si è visto che ascoltare la radio durante un compito di simulazione di guida non interferisce con la capacità di individuare un semaforo rosso e di frenare per tempo. Per contro, parlare al cellulare (sia attraverso il telefono che attraverso l'auricolare), fa aumentare drasticamente il numero di semafori rossi mancati, cioè non visti, e i tempi di frenata.
- Aumento del numero di rilevamenti di luce rossa (7% vs 3%) e rallentamento dei tempi di frenata di circa 50 ms.
Esperimento di Strayer e Drews (2009)
Obiettivo di tale esperimento era verificare come diminuivano le capacità attentive alla guida parlando al telefono rispetto a parlare con un passeggero.
- L'88% effettuò la fermata se parlava con un passeggero mentre solo il 50% se parlava al telefono.
Processi automatici e processi controllati
Molte delle azioni che svolgiamo quotidianamente non richiedono attenzione per essere svolte. Non solo, buona parte dell'informazione proveniente dall'ambiente esterno è elaborata senza sforzo cognitivo e senza l'intervento dell'attenzione, cioè automaticamente.
- Un esempio di automaticità è rappresentato dal processo di lettura.
- Un altro esempio di azione automatica è rappresentato dalla guida.
Processi automatici Processi non-automatici
- Sono svolti rapidamente - Sono lenti
- Sono eseguiti in parallelo con altre operazioni - Consapevoli
- Non sono modificabili - Richiedono attenzione e pianificazione
- Possono essere modificati
Che cosa permette che un processo sia messo in atto in modo automatico o controllato?
Pratica ed esercizio
Come si è visto in uno studio di Spelke, Hirst e Neisser (1976), l'esecuzione simultanea di due compiti impegnativi (per esempio leggere e comprendere un brano mentre si scrivono parole sotto dettatura) incide negativamente sul rendimento. Con la pratica si assiste tuttavia a un progressivo miglioramento della prestazione, grazie a un minor consumo di risorse attentive.
Effetto Stroop
L'effetto Stroop prende il nome dal suo scopritore, John Ridley Stroop (1897-1973).
L'esperimento…
Denominare il colore delle parole (condizione congruente) Denominare il colore delle parole (condizione incongruente)
Risultati
Tempi di reazione più veloci nella condizione congruente rispetto alla condizione incongruente.
Conclusioni
- Una caratteristica non rilevante dello stimolo (il significato della parola) produce un effetto di interferenza sulla rapidità della risposta.
Implicazioni
- Le caratteristiche irrilevanti vengono comunque elaborate;
- Non riusciamo a ignorare il significato di una parola;
- Il colore con cui è scritta una parola (caratteristica fisica) interferisce con il significato (caratteristica semantica).
Attenzione ed emozioni
Le emozioni possono influenzare l'attenzione, in termini di controllo, prestazione, selezione, concentrazione. Si tratta sia di stati emotivi già presenti nel soggetto (es. ansia di tratto o di stato) che di stati emotivi indotti dalla presenza di uno stimolo saliente (es. stimoli neutrali o minacciosi).
Lo stimolo saliente può attirare l'attenzione rapidamente, mantenerla a lungo, facilitare la selezione di altri stimoli nella stessa posizione (cueing emozionale), in modo sovramodale (indipendente da una specifica modalità sensoriale, percettiva o motoria).
Esperimento…
Esperimento da parte di Arne Ohman, Anders Flykt e Francisco Esteves
Cecità ai cambiamenti
“Whodunnit?” (=racconto giallo)
- La scenetta ritrae la scena di un interrogatorio condotto subito dopo un caso di omicidio.
- Durante la visione le nostre attenzioni si focalizzano prevalentemente sull'osservare i vari sospettati e capire chi è il colpevole.
- Nel frattempo, non ci accorgiamo che l'intero scenario è stato rapidamente modificato.
Simons & Levin
Nell'esperimento di Simons & Levin (1998) lo sperimentatore chiede delle indicazioni ad un passante. Durante il dialogo, passano fra i due individui, altri due collaboratori che portano una grossa tela. È allora che, sfruttando il quadro, lo sperimentatore si scambia con uno dei collaboratori, il quale continua la discussione con il passante come se niente fosse.
Risultato
La maggioranza dei soggetti, concentrati sulle istruzioni da impartire, non si accorge dello scambio di individui. La cecità ai cambiamenti viene definita come l'incapacità di notare consapevolmente cambiamenti in una scena visiva quando questi hanno luogo unitamente ad altri eventi visivi.
Cecità alla scelta
Esperimento:
- A un gruppo di soggetti si fecero assaggiare due marmellate e successivamente esprimere una preferenza.
- Fu fatta assaggiare nuovamente la marmellata.
- Fu chiesto di spiegare il perché della loro preferenza.
I barattoli vennero truccati e ai soggetti venne fatta riassaggiare una marmellata completamente diversa da quella scelta dicendogli che era la medesima.
Risultati:
Anche quando le marmellate erano nettamente differenti i soggetti si dimostravano cechi di fronte alla scelta.
La memoria
“Di tutte le cose che ricordiamo, il fatto davvero sorprendente è che alcune sono vere” (M. Gazzaniga).
“Si deve cominciare a perdere la memoria, anche solo a brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. Senza memoria la vita non è vita. La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, i nostri sentimenti, persino il nostro agire. Senza di essa non siamo nulla. Non mi resta che aspettare l'amnesia finale, quella che può cancellare una vita intera, come fu per mia madre” (Luis Bunuel).
- A livello biologico la memoria è la capacità di conservare nel breve, medio e lungo termine.
- A livello psicologico è la funzione cognitiva deputata a ricevere, ritenere e recuperare sotto forma di ricordo le informazioni apprese attraverso l'esperienza.
“La memoria non registra, ma…”
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